giovedì 15 dicembre 2005

Mete balcaniche (4)

29.11.2005 - Camera con vista.
L'avevo detto, no? Uno scorcio di camera d'albergo non potevo farla mancare in almeno uno dei post dedicati a questo strano miscuglio tra lavoro e (pseudo) vacanza. L'arredamento è molto, ma veramente molto, spartano. In compenso l'ambiente è di sicuro accogliente e caldo, cosa che non guasta in un clima che è davvero rigido oltre ogni aspettativa. La TV è rigorosamente accesa, sarò provinciale e gretto, ma tenere questo elettrodomestico in funzione mi toglie un po' di inutili pensieri dalla mente e mi aiuta a riflettere meglio. Anche questo può sembrare strano, per chi mi conosce un po'. A casa il mio televisore è quasi sempre spento, lo tengo lì, come un inutile soprammobile sul quale qualcun'altro poggia altri soprammobili, fotografie e amenità di vario genere e fattura. In albergo no. Lì il televisore è sempre acceso, anche quando dormo, anche quando la quantità di cose che mi corrono dietro sembrano lottare furiosamente con il brusio incessante che proviene dall'apparecchio.
So anche questo, di essere monotono e ripetitivo. Ma in fondo sono pronto anche ad accettarne le conseguenze... Non sono in molti a leggermi e quindi posso sbizzarrirmi ad elencare concetti, a formulare ipotesi e a girare attorno ad ogni singola sensazione fino a sentirne la piacevole vertigine dell'averla esplorata fino in fondo.
Così come posso sbizzarrirmi a scattare foto che non hanno nessun valore artistico o sentimentale, trovate romantico il panorama di Skopje preso dall'albergo con l'autostrada in primo piano? Eppure stranamente mi era piaciuto scattarla, soprattutto all'alba, quando il muezzin della vicina moschea intonava la chiamata a raccolta dei fedeli per preghiere mattutine. Con gli occhi chiusi pensavo di essere a Damasco. Aprire gli occhi mi ha ricondotto ad una realtà ben diversa. Non migliore o peggiore, solamente diversa...

giovedì 8 dicembre 2005

Mete balcaniche (3)

28.11.2005 - Due passi in centro.
Questa è una delle rare volte in cui ho occasione di immergermi almeno un po' nella realtà locale, di solito il tempo che mi resta a disposizione durante queste "escursioni" è a malapena sufficiente a farmi sentire l'odore dei luoghi. Se ricordate uno dei miei ultimi post, questa è anche una delle volte in cui ho perso un po' di tempo a modificare l'aspetto della mia camera d'albergo, per portarla ad un aspetto più familiare. Tra l'altro le cameriere non sembrano estremamente efficienti e, quindi, continuo a trovare le cose esattamente come le ho messe (e questo, per me, è un bene...), pur non potendomi assolutamente lamentare della pulizia e dell'aspetto generale del luogo che mi ospita.
Comunque, ad un certo punto, insieme ad alcuni compagni di (s)ventura si è trovato il tempo e la voglia di capire qualcosa in più della realtà locale. Qualcosa in più di quello che aleggia nel perimetro dell'albergo che funge, in questo momento, da seconda casa.
Non è stato difficile raggiungere il centro della città, tra l'altro questo è uno di quei posti in cui il cambio monetario ci favorisce non poco, per cui un taxi arriva al massimo ai prezzi di un comune biglietto di autobus nostrano. Cosa ci si aspetta dal centro di una città che, tra l'altro, è anche la capitale della terra in cui mi trovo? Magari la frenesia e la folla di città come Roma, Milano o semplicemente Pescara... No, niente di tutto questo. Volete sapere che impressione ho? Quella di trovarmi nel bel mezzo di una grande periferia senza confini, anche l'immancabile centro commerciale sembra un complesso multifunzionale di periferia, con i negozi praticamente vuoti e quel senso di rassegnata quotidianità che scorgo nei volti delle persone che incrocio nel corridoio di collegamento. Una cosa colpisce le mie narici e, di conseguenza, la parte più recondita e lontana dei miei ricordi, l'odore delle castagne sapientemente arrostite da alcuni uomini che, con questo sistema, trovano il modo di farsi rientrare qualcosa in tasca. C'è solo un guaio, qualcosa che non può non colpire la mia attenzione e farmi vedere di colpo e per un attimo, tutto buio. Il figlio, probabilmente, del "castagnaro" che dorme tranquillamente a terra, semplicemente adagiato su un doppio strato di cartone da imballaggi. Dorme sereno, forse anche felice, ma a me ha lasciato un bel mazzetto di interrogativi e di strane sensazioni.
Ah! Tra parentesi, alla fine della freccia blu c'è la lapide che indica il posto in cui sorgeva la casa natale di Madre Teresa di Calcutta (e adesso non fate come me, che ero convinto che fosse nata in Albania...).

domenica 4 dicembre 2005

Mete balcaniche (2)

27.11.2005 - Il volo.
L’aereo è un mezzo di trasporto piuttosto scomodo, in particolare nei due momenti cruciali del viaggio: la partenza e l’arrivo. Gli spazi sono ottimizzati per il volo quando si abbia la pazienza di rimanere seduti e ovviamente, come tutte le altre volte, l’affollamento tipico all’ingresso nella cabina mi crea un discreto disagio. Comunque riesco a guadagnare il mio posto, sistemo il bagaglio, mi siedo e mi allaccio la cintura. Poi i soliti gesti routinari che probabilmente condivido con altri, guardare nella tasca di fronte a me e leggere i fogli che ci sono, in particolare le istruzioni da seguire in caso di emergenza. Le ho imparate a memoria, conosco l’ubicazione delle uscite di emergenza di quasi tutti i velivoli, le procedure per gonfiare il giubbotto salvagente, le modalità di utilizzo delle mascherine di ossigeno, anche se mi rendo conto che in caso di caduta l’unica cosa che potrebbe salvarmi sarebbe una buona dose di fortuna. Fine della lettura, il comandante dice qualcosa in macedone, una breve rullata, muso verso l’alto e distacco da terra. L’ho detto in un altro post, l’importante è il viaggio, non la destinazione, ma nel caso del volo faccio un’eccezione a questa regola, preferisco tornare rapidamente con i piedi sulla terra. Il mio vicino di posto non parla italiano e, verosimilmente, neanche l’inglese. Probabilmente non ha neanche voglia di parlare, ha l’aria di chi ha una mente satura di preoccupazioni e dubbi, forse ha lasciato qualcosa o torna da qualcuno, chissà. La traversata dovrebbe durare un paio d’ore al massimo, guardo le nuvole sotto di me, ma nessuna fantasia mi solletica la mente e fortunatamente nessuna preoccupazione rende tortuosi i miei pensieri. Continuo a leggere un po’ di materiale di lavoro che ho portato con me, senza troppa concentrazione e convinzione, ma sperando di trovare il modo per far passare serenamente dell’altro tempo, chi mi conosce dal vivo non ci crederebbe mai alla mia dannata paura di volare. Non l’ho mai confessata a nessuno e me la porto, come parte ingombrante del bagaglio, in tutti i viaggi via aria. Strano, eh? Ho aspettato di aprire un blog per avere la possibilità di produrre questo inedito scoop su me stesso e mentre penso a questo e a come lo scriverò qui, perdo qualche altro minuto e mi libero di qualche grammo di ansia infantile. Puntuali come un orologio a cucù iniziamo la discesa, flap aperti, carrello giù e appoggio dolce sulla terra di Macedonia. E’ già buio, posso farmi un’idea approssimativa dell’aeroporto che appare comunque straordinariamente piccolo rispetto a quello che mi aspettavo, oltre ad essere apparentemente spoglio. Un aeroporto che sconsiglierei fortemente a chi soffre di depressione. Avete presente quelle vecchie stazioni quasi dismesse dove si fermano, e neanche sempre, i treni regionali? Quelle, per dirla con Vecchioni, dove non c’è mai ad aspettarti nessuno, perché è sempre troppo presto o troppo tardi.

Mete balcaniche (1)

27.11.2005 - Aeroporto di Fiumicino.
E’ strano e in fondo non mi era mai capitato prima d’ora di prendere un aereo di Domenica. Fiumicino è un posto generalmente molto affollato e vederlo con meno di un quarto delle persone normalmente presenti nei giorni feriali mette quasi tristezza. Forse la sensazione che si prova è quella di essere lì per intraprendere un disperato viaggio per chissà dove o forse perché le persone che vedo intorno a me danno quell’impressione. E’ un’ora in cui si concentrano i viaggi verso le destinazioni dell’Est, europeo ed extraeuropeo, non è un periodo vacanziero e vedo visi tristi, preoccupati o semplicemente stanchi oppure non so neanche io cosa cercare in fondo agli sguardi che incrocio avviandomi verso l’area del check-in e del controllo. Dico tra me e me: benissimo, poche persone, controlli più rapidi e senza quel solito affollamento per l’imbarco. Vana speranza, anche per gran parte degli addetti alla sicurezza è Domenica e, quindi, i varchi a disposizione sono praticamente due e la fila ha già raggiunto una lunghezza più che considerevole. Poco male, non ho fretta e tra l’altro quest’oggi provo un’insolita inquietudine nel dirigermi verso i controlli. E’ una cosa nuova per me anche questa, nonostante non sia uno dei miei primi voli e nonostante non stia andando verso una delle cosiddette destinazioni a rischio. Solite perdite di tempo con chi ha dimenticato le chiavi in tasca e fa suonare continuamente il metal detector, solito intreccio di vaschette portaoggetti e, finalmente, passo il fatidico controllo e mi dirigo verso l’area di imbarco. Le sensazioni sono le stesse, i duty-free sono insolitamente vuoti. Entro in qualcuno di essi e guardo le solite cose che vendono: profumi, sigarette, liquori, gadget elettronici e altre amenità. Qui risiede un'altra mia personale curiosità che non riesco a togliermi, come se fosse una domanda alla quale non trovo risposta. Chissà perché nell’attesa del volo a molti viene voglia di fare spese e di comprare le cose più impensate? Forse la noia dell’attesa spinge a fare questo? Ho elaborato una mia personale opinione e cioè che il tutto possa derivare dalla stessa natura del mezzo di trasporto che ci attende, l’uomo è nato senza ali e quindi non può muoversi autonomamente, tranne che con la fantasia, in un ambiente quale è l’aria al di sopra delle nostre teste. Questo ci crea, magari nascosto in un qualche angolo remoto della nostra mente, una sensazione di disagio, un senso di indeterminazione e una sensazione di completa dipendenza dalla macchina che ci solleverà da terra. Forse il comprare qualcosa, lo spendere un po’ di soldi prima del decollo è un modo per concederci qualcosa nell’eventualità di un difficoltoso o mancato ritorno. Anche prendere un regalo per qualcuno a noi caro ci può forse dare l’impressione di dover comunque tornare indietro, prima o poi. Ma non c’è più tempo per i dubbi e le domande, il 737 è pronto ad aspettare e io, come al solito, sono l’ultimo ad imbarcarmi.