martedì 27 giugno 2006

C'è tempo...

Ci sono, sfortunatamente per tutti, ho ancora voglia di scrivere, che pensavate che fossi sparito? No, amici, come al solito mi sono trovato in viaggio per destinazioni più che note, di quelle banali, solite, scontate. Quelle destinazioni da raggiungere facilmente in macchina, nonostante il caldo pazzesco e con il climatizzatore rotto... Tutte le fortune, eh? Quelle fortune che ti fanno ricordare di quando il climatizzatore in auto era un lusso e sudavi le sette camicie per fare 40km o giù di lì. Dovevo pubblicare (non dirò mai più "postare", grazie, Moya) qualcosa su Siena, ma non c'è stato il tempo di assaporare l'attimo, che subito mi sono ritrovato sbattuto in questo posto ameno, bellissimo, sempre in Toscana e non lontano da Siena, un po' spartano ad analizzarlo meglio, ma carico di segni, simboli e profumi che pensavo di aver dimenticato. Com'è che dice "il pilota" di Fossati? Ah, già... Che lui non porta mai pensieri pesanti, perchè sarebbero già da soli tutto carico in più, che il tempo cambia andando via, ah, ma dice anche che tutto questo è normale "per chi vede ogni volta Linate diventare Pavia"...
Ho visto Linate diventare Pavia una sola volta, tanti anni fa, poi hanno spostato gli scali internazionali a Malpensa e, quindi, buonanotte ai suonatori, ai testi delle canzoni e a tutti gli annessi e connessi. Ok, lo so, mi sto perdendo attorno a concetti chiari solo a me e oscuri a tutti gli altri, ma oramai lo sanno tutti che perdermi per le strade terrene e per gli angoli della mia mente è uno sport nel quale sono campione del mondo. Comunque torniamo a bomba, anzi a Spineto. Un bel posto, immerso nel verde delle campagne, con tanto di laghetto e annessa abbazia dismessa. Grandi uomini i vecchi frati del passato, mi sono sempre chiesto con quale criterio scegliessero i posti per raccogliersi in preghiera e lavoro, probabilmente lo facevano per la tranquillità di cui dovevano necessariamente circondarsi, forse lo facevano anche perchè quello era il modo migliore per fuggire dalle tentazioni terrene, forse i motivi erano altri, chissà. Il guaio è che le emozioni che si provano, o che almeno io provo, in questi posti, sono ben lontane da un reale senso di tranquillità. Questo luogo, ad esempio, al di là degli ovvi risvolti professionali per i quali mi ci trovavo, non ha fatto altro che accrescere una buona parte delle mie inquietudini e una significativa fetta delle mie domande senza risposta. Già, quelle domande che ognuno di noi forse si fa quotidianamente, i famosi dubbi senza soluzione, quelli che un buon esperto di time management ti consiglierebbe senza pietà di abbandonare a loro stessi, la sapete la storiella, no? "Un problema è tale se ha una soluzione, se la soluzione non c'è, non siete di fronte a un problema, ma a un dato di fatto...".
Però una domanda adesso te la faccio, incauto lettore che ha avuto la sfortuna di passare da queste parti: lo vedi quest'angolo di giardino che ho fotografato passandoci casualmente? Ci sono due sedie, non bellissime, forse, ma discretamente suggestive. Immaginati seduto su una di esse e, indipendentemente da come stai ora, fatti questa domanda... chi vorresti che ci fosse seduto lì, a fianco a te?

domenica 11 giugno 2006

Stormi d'uccelli neri...

Non c'è nè la nebbia agl'irti colli e non c'è nemmeno il cacciatore che fischia sull'uscio. Più che il maestrale tirava un fastidiosissimo vento di tramontana (qui ci vorrebbe una mia cara amica, conoscitrice di venti e correnti) e pare proprio che l'estate non abbia alcuna voglia di farsi vedere da queste parti. E si che più o meno dovremmo esserci, il cambio del guardaroba è oramai un ricordo lontano e penso che ognuno di noi abbia cominciato stoicamente ad indossare qualche timida maglietta con le maniche corte. Beh! Ero partito con l'intenzione di postare (che brutto come termine, ci sarà l'equivalente in italiano?) qualche foto del "mordi-e-fuggi" a Siena, ma l'umore ha fatto più cilecca del solito e non mi è riuscito di accumulare un discorso decente da associare alle immagini. In compenso il tempo di oggi si sposava molto bene con un po' di nuvolette che mi passano dentro la testa, compagne oramai inseparabili e alle quali sono anche affezionato. Sapete cosa si dice di solito, no? Che alla fine ci si affeziona alle proprie malinconie, alle proprie ansie e alle proprie paure. Personalmente non ne ho molte di paure, ma di malinconie ne ho diverse e i nuvoloni di questi giorni certo non aiutano. Perchè ho fatto queste foto? Non lo so, se devo essere sincero. Non sono un fotografo professionista, ma da quanto la memoria mi aiuta a ricordare, ho sempre girato e viaggiato con una macchina fotografica in mano. All'inizio un giocattolo, poi una vecchia Retinette del '60 (forza mano a Google e cercate di capire cos'è) e di seguito compatte, reflex russe ed altre amenità. No, non ho mai posseduto una Contax o una Leica, ma non ho mai potuto fare a meno di scattare foto per il 90% perfettamente inutili, senza schema e senza tema. Il digitale non mi ha aiutato molto, è ovvio che le nuove tecnologie ti permettono di fare centinaia di foto che puoi anche cancellare all'istante se non vengono bene. Ma ve l'immaginate uno come me che cancella qualcosa? C'è solamente un vantaggio, in tutto questo e provo a renderlo evidente in poche righe: ho almeno due scatoloni tra foto, negativi e raccoglitori di diapositive. Non ho ancora la forza e la voglia di passare tutto allo scanner, forse anche per evitare di scandagliare troppo la mia memoria, forse perchè non è ancora il momento. Il digitale invece occupa meno spazio, hai tutto su un hard disk e non ti devi affaticare più di tanto per prendere le singole foto, ridimensionarle, cambiarne i colori o la luminosità. Certo, la sostanza non cambia comunque. Il soggetto resta quello che è, le sensazioni legate all'immagine non si modificano. Le foto che vedete qui possono diventare più luminose, ma l'uccello di metallo nero resterà sempre e solo un rumoroso elicottero. Le vele sono a riva, non in mare e, soprattutto, il cielo non promette nulla di buono. Posso giocarci quanto voglio con queste due foto, ma più che provare a disegnarcelo con il pennarello, un sole, non mi viene in mente nulla per renderle più allegre.

venerdì 2 giugno 2006

Com'è triste Venezia...

Premessa: il post ha la data del 2 giugno 2006, era allora che doveva essere pubblicato. In quel frangente, purtroppo, la piattaforma Blogspot aveva un malfunzionamento relativo all'inserimento delle immagini e ve l'immaginate un post su Venezia senza immagini? Sarebbe come i maccheroni senza il cacio, come un cielo senza le stelle e come l'amore eterno senza due amanti che lo interpretino, bene o male che sia... Ma torniamo alle cose serie!
Qui dovete ringraziare Francois Dorin (l'autore), Mogol (il traduttore) e Charles Aznavour (il magnifico interprete) per questo post che butto giù di ritorno da una città che ho visto tante volte, ma che non smette di trasmettermi quelle sensazioni a cui sono notoriamente avvezzi i fessi come me. Sapete, le solite cose, un misto tra incanto e tristezza, la sensazione di sentirsi soli nonostante la folla che l'attraversa tutti i giorni. E poi le gondole, quelle stranissime imbarcazioni che continuo a chiedermi come facciano a navigare dritte nonostante ci sia un solo remo. Vabbè, questa volta ci sono andato per lavoro, quindi ho dovuto fare un mordi e fuggi con la mia fidata dsc-t1, da cui mi separo il meno possibile per non perdere la possibilità di fissare qualche attimo in una memoria che sia meno labile della mia. Da perfetto sudista, essendo partito con 28 gradi di temperatura, ho portato con me il minimo del bagaglio possibile e, addirittura, un paio di magliette molto estive... La sorpresa è cominciata già a Bologna (altra stazione a cui dedicherò qualcosa, prima o poi), sotto forma di un gelido vento da nord che mi ha d'improvviso ricordato che sono *veramente*un fesso. Come dicono di solito le mamme? "Portatela una maglietta pesante, non si sa mai...", un consiglio vecchio come il mondo, un po' come dire: "stai attento per la strada", anche se vai in treno e anche se oramai hai viaggiato in lungo e in largo per anni. Bene, sono arrivato a Venezia come il più sprovveduto dei viaggiatori della Domenica, battendo i denti e pregando di trovare l'albergo al più presto. Fortunato, almeno in questo. Il posto era lì vicino e mai meta mi è sembrata più agognata, stanza comoda, tiepida e con quel calore finto e artificiale, ma utile, che solo le stanze d'albergo di un discreto livello possono regalarti. Devo dire che anche la hostess che accoglieva gli ospiti era carina? Va bene, l'ho detto, ma era un dettaglio, niente di torbido, un grazioso complemento di queste solite 72 ore di permanenza che quando c'è non guasta, soprattutto quando al piacevole aspetto si aggiunga una grande professionalità. Beh! torniamo alle cose serie. Come al solito mi sono riarrangiato la stanza per adeguarla ai miei schemi mentali, contando sulla inefficienza o sulla discrezione del personale addetto alle pulizie. Ho sistemato il portatile, ho mandato i miei sms di rito e anche quelli non di rito. Ah! Gli sms, che belli, come si faceva quando non c'erano? Io ho passato oltre metà della mia vita senza di essi, e sono straconvinto che il corso di alcuni eventi sarebbe stato probabilmente diverso se avessi avuto a disposizione questo elementare sistema di comunicazione. Alla fine delle solite capriole mentali in cui mi diletto ogni volta che metto piede in un altro albergo, e dopo il consueto disfacimento della valigia con la conferma che avevo solo materiale "estivo", ho preso la decisione di uscire al freddo per arrivare fino alla solita piazza S. Marco. Ci si deve andare per forza, è un po' come andare a Roma e non vedere il Papa, andare a Liverpool e non vedere il museo dei Beatles, andare a Skopje e non vedere... (boh! non ricordo ci fosse qualcosa da vedere, lì), ma come ci si va, in linea retta? Certo che no, non è da me. Che faccio, ho l'opportunità di perdermi per i vicoletti e le calli di Venezia e butto al vento quest'occasione? Detto fatto, lascio la piantina in albergo ed esco tutto felice come il bambino a cui hanno promesso la bicicletta perchè è stato bravo a scuola. Sensazioni? Quelle solite, quelle che ho vissuto centinaia di volte in altre città sconosciute, quelle che mi aspettavo di vivere in una città triste come solo questa è in grado di essere, che si porta dietro un destino di affondamento su cui ha basato una buona parte della sua fama (Venezia che muore), ma un destino che non si avvererà mai, come quello della torre di Pisa, che non cadrà mai. Forse che l'interpretazione di uno dei motivi per cui i turisti vanno a Venezia dipenda anche da questo, cioè dal dubbio che non ci sia un'altra occasione per visitarla di nuovo? Non sta a me dirlo, non posso fare scuola di una mia personalissima, forse erronea (e biased come direbbero gli anglofoni) sensazione, ma qualcosa posso aggiungerla. Spesso si corre dietro le cose quando si ha la sensazione di non avere altre opportunità, in futuro, di raggiungerle e forse è questo in qualche caso il modo giusto di affrontarle, soprattutto perchè, come diceva Fossati, "il tempo cambia andando via" e non si sa come cambi, non si sa se i piccoli cumuli di sabbia che ti separavano da un luogo a te caro siano poi diventati delle dune insormontabili che ti tologono anche la possibilità di dare uno sguardo a ciò che vedevi tutti i giorni. Sembra triste quello che scrivo? No, non vorrei che ci fosse solo quello, ma l'accoppiata viaggio-in-treno e visita-a-Venezia per uno come me è sufficientemente distruttiva. Ma non c'è problema, ci sono abituato e uso questi momenti a mo' di catapulta, come fionda gravitazionale per fare un bel salto nei giorni successivi. Comunque la meta l'ho raggiunta, la piazza è sempre qualcosa che vale la pena di vedere, insieme al ponte di Rialto e al turbinio di turisti che faranno anche confusione, ma vedendoli ti fanno venire in mente che, almeno loro, abbiano trovato quello che cercavano, almeno per oggi...
Com'è triste Venezia... La conoscete la canzone, vero? Lo so, dovete avere almeno 40 anni per ricordarla bene, ma come al solito Google fa miracoli. C'è un motivo, almeno in quel caso, che giustifichi la tristezza di quella città. Quasi quasi faccio come il Guru... "vado un attimo di là, scusate" (op. cit.), vado ad annegare un po' di farfalle... ma dubito di riuscirci, sono toste quelle bestiacce.