domenica 9 luglio 2006

Calma apparente

Un bel titolo per un nuovo post, vero? Avete mai giocato a poker? Il poker è, secondo i suoi cultori, un gioco in cui vince chi ha la migliore strategia, ma soprattutto chi ha i nervi più saldi. E' un gioco che non mi è mai piaciuto particolarmente, forse perchè non ho le qualità tipiche del buon giocatore, forse perchè non mi va di rischiare più di tanto o forse perchè non sono sufficientemente capace di mascherare le emozioni che vagano al di sotto della superficie della mia pelle. Non so se a qualcuno di voi sia mai capitato di avere un turbinio di sensazioni, ricordi, farfalle e quant'altro. Avete mai provato a tenerle a bada, magari a sommergerle con disinvoltura agli occhi degli altri, per evitare che qualcuno si potesse accorgere di quanto in quel momento vi passava per la mente? Qualcuno forse ci è riuscito bene, qualcuno di voi forse potrebbe essere un bravo giocatore di poker. Eppure c'è sempre qualcuno che passa per caso dalle vostre parti. Qualcuno che magari non vedete neanche tanto spesso, in grado però di scorgere anche la più piccola esitazione dai vostri occhi, capace di distinguere in un attimo l'asimmetria nel corrugamento della vostra fronte. Sapete? Quello che passa di là, vi saluta è vi dice magari ingenuamente: "ciao, amico mio, cos'hai oggi? Vedo un'espressione strana nel tuo viso. C'è qualcosa che ti rende triste?".
La foto che vedete qui a lato fa parte di quelle che, forse, ho già pubblicato. Molti si chiederenno che cosa c'entri con tutto il contesto, ma chi mi legge da un po' si è oramai abituato alle immagini fuori luogo e ai titoli delle pubblicazioni che apparentemente non c'entrano nulla con l'oggetto delle stesse. D'altra parte se non fosse così, il mio blog si chiamerebbe "capite e basta" e non "cercate di capire"... Ma torniamo con i piedi per terra (si fa per dire, eh!). Un'amica carissima (quella che conosce i venti e le correnti) mi scrisse tempo fa: "che pensavi con un fiume e un cielo così, di trovare il mare piatto?". Sul momento non ci avevo neanche pensato, ma oggi ci riflettevo con calma, pensando alle analogie con i sentimenti di ognuno di noi. Provate ad immaginare di scavare nei vostri ricordi. Sceglietene uno, magari il più bello e il più intenso, provate ingenuamente e incoscientemente a riportarlo lentamente a galla, magari cullatelo e cullatevi in esso, come si fa normalmente su quelle altalene di cui sono forniti alcuni giardini ottocenteschi. Quando poi vi trovate travolti da un uragano di sensazioni e quando queste sembrano sopraffarvi, provate a farvi una domanda simile... Nel caso, se la trovate, fatemi conoscere la vostra risposta. Io mi limiterò a segnare nei meandri della mia mente un'altra data da ricordare, non potendo mai più dimenticarla.