domenica 29 ottobre 2006

Don't cry for me Taormina... (AZ-1756)

Ve la risparmio, questa volta, la pappardella relativa alla paura dell'aereo, agli aeroporti affollati e a tutto il resto. Però c'è da dire che il posto dove mi sono fermato stavolta, sempre per le canoniche 72 ore, merita davvero di essere rivisto con più calma e attenzione. Al di là di tutte le possibili considerazioni e luoghi comuni relativi alla bellezza delle coste siciliane, alla limpidezza del mare, alla maestosità dell'Etna, quello che a volte prende i soliti fessi come me è un misto di ammirazione e timoroso rispetto, sopita (neanche tanto) nostalgia e silenziosa malinconia. Ecco, questa è stata una delle volte in cui mi è dispiaciuto dover ripartire, avrei davvero voluto restare più a lungo per esplorare la costa, per parlare con i pescatori sulla riva, farmi dire che tipo di esca usavano e che tipo di attrezzatura andasse meglio per quei fondali. Magari avrei provato a pescare anch'io, tanto ai cestini vuoti ci sono abituato e non sarebbe potuto essere peggio di quello che mi accade normalmente sugli scogli della mia città. Ecco, questa è un'altra considerazione che non credo di avere già fatto. Quando sarò troppo ripetitivo non fatevi scrupoli e ditemelo apertamente... Perchè vado a pesca? In fondo è un'attività apparentemente noiosa e inutile, soprattutto adesso, dopo la mia riconversione dalla pesca di fiume/lago a quella di mare (dalla riva o dallo scoglio). Cosa ci trovo a stare lì ad aspettare che qualche pesce decida di abboccare alla trappola che gli ho teso? Ultimamente poi la fortuna ha definitivamente preso strade distanti dalle mie e al massimo riporto a casa qualche misera cattura che al massimo vale una mini-frittura. No, forse non è la speranza di un abbondante arrosto di mare e neanche l'avvincente lotta con una preda che possa in qualche modo impegnarti e appassionarti nel tentativo di portarla fuori. Non ho più neanche lo spirito combattivo che avevo in questo sport qualche anno fa, ogni tanto penso solamente che il mio raggiungere il luogo dove aprire la canna serva solo a farmi guardare il solito orizzonte lontano sperando che arrivi chissà cosa. C'è sempre il solito pescatore vero di cui ho detto qualche mese fa, quello che andava a mare con le reti e che adesso si sede poco lontano da dove mi siedo io, quello che ha il cestino sempre pieno e la faccia solcata dal sole e dal sale, quello che mi rimprovera di avere sempre la testa tra le nuvole. Che cosa mi dice? La frase è la stessa dell'altra volta ed è sempre con la sigaretta già accesa e mezza fumata che a volte mi passa quasi come un vecchio amico di giochi, una frase in dialetto pescarese stretto e traducibile in: "finiscila di pensare e pensa a pescare, che sennò qua non ci rimangono nemmeno i granchi!". Devo smettere di fumare, prima o poi, ma prima di smettere di fumare forse sarebbe più opportuno che io smetta di pensare... Ah! Com'è andato il viaggio di ritorno dalla Sicilia? Non male, tutto sommato, vista anche l'avventura iniziata con l'alluvione di Catania, con tanto di aeroporto allagato e voli cancellati. In fondo non mi è neanche dispiaciuto vivere l'affollamento e l'incertezza dell'area partenze di quell'ameno aeroporto. Quasi quasi speravo che cancellassero tutti i voli, sarebbe stata una buona scusa per restare. Ma niente di tutto questo è accaduto, è tutto così efficiente oramai ed è stato tutto così rapido, compreso il viaggio Fiumicino-Pescara. Questa volta in macchina, di notte, senza poter guardare altro che le lucine dei paesini arrampicati sull'Appennino abruzzese, che questa volta non sapevo se identificare come piccoli presepi o come grandi cimiteri.
Cupo? No, dai! Semplicemente stavo rileggendo qualcosa di Thomas Gray (lo conosci, Moya, vero?) e la nota"Elegy Written in a Country Churchyard" pur non essendo cupissima, non può neanche definirsi allegra... Per il resto ho messo le solite foto che non c'entrano niente con il contesto del post, così come non c'entra niente il titolo, così come non ha nessuna importanza quello che scrivo, soprattutto perchè in questo momento è frutto di una mente bacata che alle 22,55 di una comune e noiosa Domenica di ottobre evidentemente non ha nulla di meglio da fare.

giovedì 12 ottobre 2006

AZ-1751

Dilemma del giorno: come ci arrivo a Fiumicino alle 17,15? Le possibilità sono come al solito tante, ognuna con differenti caratteristiche, ognuna con un suo differente costo, ognuna con un differente tempo di percorrenza e infine ognuna con un differente impatto psico-emozionale, almeno per me. Ve la sentite di sopportarvi un minimo di descrizione di ognuna di esse? Ok, dò per buono un vostro chiaro e incondizionato assenso e cerco di essere il più conciso possibile. L'automobile, il sistema più rapido, quello che ti permette di fermarti un attimo ogni tanto così, tanto per la voglia di farlo. Costo notevole, considerando non solo il carburante e l'autostrada, ma anche il parcheggio di Fiumicino che oramai ha raggiunto cifre da codice penale. Uno come me può risparmiare l'autostrada buttandosi sulla Tiburtina e snocciolandosi, come la corona di un rosario, tutti i paesini del vecchio tracciato che portava gli antichi romani dalle sponde del Tirreno a quelle dell'Adriatico. Tempo di percorrenza? Dipende da quante volte ti fermi, dipende da quanta voglia hai di arrivare presto e poi c'è la solita incognita, il Raccordo Anulare croce e mai delizia dei provinciali come me che non sanno cosa sia il traffico di una grande città (vabbe', neanche a Pescara scherziamo!). Impatto emozionale? Molto basso, i viaggi in macchina verso Roma mi danno un po' di brividini solamente quando passo in prossimità del mio paese e quando affianco l'uscita di Cocullo. Il resto è una discreta noia, è la radio che tra le montagne non prende, è il gusto di qualche fermata non necessaria, ma voluta, per il caffè all'autogrill, per prendere inutili caramelle e per la sigaretta che non mi decido a buttare per sempre. Dell'autobus che posso dire? Quello è veramente un mezzo che non mi è mai piaciuto per gli spostamenti superiori a un'ora di percorrenza. Sei seduto al tuo posto, con scarse o nulle possibilità di movimento, non è facile neanche prendere il notebook, come sto facendo ora, e abbozzare uno straccio di post. Il lato positivo è che se ti metti vicino al finestrino i posti che vedi passare meritano abbastanza, anche se comunque sei in autostrada per la maggior parte del percorso e, in questo, non c'è differenza rispetto all'auto. Costo ovviamente conveniente, oltretutto non ci sono parcheggi da pagare. Impatto emozionale? Dipende dalle reminiscenze che ti vengono in mente di volta in volta. A me vengono sempre in mente le vecchie gite scolastiche, parrocchiali e similari, quando si cercava di mettersi il più dietro possibile e quando si facevano i migliori progetti, nei giorni precedenti al viaggio, su come cercare di capitare il più vicino a quella a cui cercavi di piacere a tutti i costi, per riuscire finalmente a dirle quello che sentivi (ovviamente non ci riuscivi mai perchè c'era sempre la famosa amica del cuore da cui non si staccava mai...). Sto diventando prolisso, vero? La finisco qui, un'altra volta continuerò questa lagna con dettagli più analitici, voglio arrivare al dunque e, cioè, al mezzo che ho scelto e su cui mi trovo ora. Da premettere che solo uno squilibrato potrebbe avere la malsana idea di andare da Pescara a Roma con il treno ed evidentemente io lo sono... Però avevo voglia di rivedere un tracciato e delle immagini che non puoi cogliere in nessun'altro modo, perchè non c'è altro modo per percorrere quel tracciato se non con un treno. Costo? Piuttosto basso (11 "euri" in seconda classe e 17 in prima). Tempi di percorrenza, quelli rappresentano il lato dolente, considerndo che sono partito alle 9,36 e arriverò alle 14 circa. Però anche questo dipende dalle proprie intenzioni, dipende dalla fretta che avete, dipende da quanto in quel momento riteniate importante rallentare un attimo. Oggi avevo voglia di rallentare un attimo, ci sono i luoghi della memoria, questo per me è un "mezzo di trasporto della memoria". Avevo voglia di ricordare un po', e per ricordare bene non bisogna mai avere fretta. L'AZ 1715 che mi attende inesorabile a Fiumcino mi regalerà 45 minuti di sana ansia, prima dell'arrivo a Catania, ma di quello vi parlerò più in là, se vi resterà il coraggio di lasciarmi nei vostri bookmark...