sabato 25 novembre 2006

Sorsi di buio limpido...

Forse in qualcosa rischio di diventare monotono, il guaio è che ho fatto troppe foto da questo posto situato a metà tra le due aree principali della mia città. Un canale artificiale posto alla foce di un fiume che taglia in due la vita di tutti i giorni privandola per certi versi di continuità e ammazzandola, ovviamente, di traffico. Quante sono le cose che dividiamo almeno in due parti? Quante le realtà che prima o poi si dicotomizzano e allontanano con scarse o nessuna speranza di ritorno? Oggi comunque percorrevo questo viale a forma di banchina con uno strano senso di serenità, strano perchè era un po' che non mi capitava di sentirmi così sereno. No, non avevo nè bevuto nè fumato, nè tantomeno ero andato a pesca riportando un improbabile cestino colmo. Non so, in realtà non c'era neanche un motivo per essere più sereno del solito. Forse sarà stato questo tramonto inaspettatamente struggente, con una temperatura ancora sopra la media stagionale e con un vento che, per quest'oggi, aveva deciso di rimanere una semplice brezza, di quelle che si fanno sentire con discrezione, che ti accarezzano senza strapazzarti e che ti fa piacere continuare ad assaporare mentre continui a camminare avvolto nei soliti pensieri che puoi permetterti solamente quando hai quei pochi minuti lontani dalla routine, piacevole o meno, della vita di tutti i giorni. Sarà anche questo, probabilmente, che mi ha un po' dato da pensare mentre guardavo i muri che formano il canale. Anche un fiume che taglia in due una città potrebbe avere un suo scopo, mi butto nella mia vena quasi paranoica? Ok, l'avete voluto voi. Quante volte ci è venuta voglia di mettere un fiume largo decine di metri tra le due sponde dei pensieri e degli avvenimenti contrastanti che si formano durante gli eventi più significativi della nostra vita? In fondo è semplice, alla fine scegli una sponda oppure l'altra e, in ogni caso, sai o decidi che non potrai più attraversarla. Pensavo anche a questo, oggi. Pensavo anche a quante volte ho costruito un fiume, talvolta un ruscello e talvolta un gran canyon, buttandomi da una parte e dimenticando l'altra riva. Nel caso del ruscello magari uno ha anche la tentazione di guadarlo, andare un attimo di là (grazie guru!) e tornare indietro. Nel caso del canyon la cosa è un po' più complicata, ma qualcuno mi ha fatto presente che le moderne tecniche di costruzione dei ponti fanno miracoli... Ok, lo so anch'io questo, non è difficile costruire un ponte, ma avete mai notato quanto traffico ci sia sopra i ponti? Avete mai pensato a quanto sia facile individuarvi ed eventualmente buttarvi giù, quando passate sopra un ponte? Per ora mi basta un binocolo, al cemento e ai pali portanti ci penserò più in là...
Come al solito sia le foto che il titolo c'entrano apparentemente poco con tutto il resto, a meno che non ricordiate da dove venga, quel titolo (vabbè che oramai google è diventato meglio di un estrattore testuale in PERL).

martedì 14 novembre 2006

Prospettive

Ancora sul tema delle prospettive e delle viste prospettiche variabili? Ma si, dai! Oggi avevo un'oretta di tempo da perdere e mi trovavo per una serie di ragioni un po' troppo lunghe da spiegare, in un piccolo paesino a non troppa distanza dalla mia città. Sapete, no? Quei paesini in cui il tempo sembra che si sia fermato, ovviamente solo se si indugia un po' a guardare attentamente i muri delle vecchie case, magari nei pressi delle contrade dove passano ancora gli obsoleti cavi elettrici sostenuti da isolanti in vetro o porcellana. Si, giuro che ce ne sono ancora, basta cercarli e basta sapere dove essi siano. A volte ci vado di proposito in questi posti e mi diverto a pensare di essere per un attimo tornato indietro nel tempo. Di molto o di poco non ha importanza o forse ce l'ha, dipende un po' da quello che ho voglia di ricordare in quel momento. Ah, quasi dimenticavo un piccolissimo dettaglio, non serve neanche spegnere il cellulare, dal momento che le bts non sono tantissime lì intorno e per avere un po' di campo devi andare in giro con l'apparecchio alzato a mo' di bandiera o di cero. Per tornare a noi, oggi non volevo andare tanto indietro nel tempo, non mi interessava veder passare, con gli occhi della fantasia o della follia, i carri trainati dai muli con le donzellette che vengono dalla campagna in su il calar del sole, ecc., ecc. Mi bastava rivivere un gap di pochi anni, quelli in cui stavo cercando di capire (io cerco sempre di capire, il mio vecchio prof. di matematica mi ha insegnato a farlo...) cosa fare da grande, quegli anni in cui mi bastava uno straccio di trabiccolo a motore per percorrerla, quella strada, e sentire l'odore dell'erba o delle ginestre o della pioggia appena caduta. D'accordo, lo confesso, qualche volta ho avuto anche il piacere (o la sfelicita, come direbbe Mawiapia) di sentire la pioggia *mentre* cadeva, ma questa è un'altra storia che prima o poi vi racconterò. Comunque, stavo scrutando l'adesso con gli occhi del prima e stavo osservando tutto ciò in questo tramonto, un favoloso tramonto rosso fuoco su una montagna che si trova in direzione opposta a quella di qualche messaggio fa. E' novembre, quindi non c'erano odori di erba tagliata, non c'erano profumi di ginestre e per fortuna non pioveva, però qualcosa doveva succedere, no? L'odore del fumo di un camino da una casetta a me familiare mi stava attraendo come poche cose oramai riescono a fare e lì vicino vedo un vecchio (nel vero senso della parola) amico appoggiato alla porta con la classica sigaretta in mano e con l'aria di chi ha sicuramente meno labirinti mentali di me. Mi avvicino per sentire meglio quell'odore di legna bruciata, per sentire quella sottile nostalgia, che nel frattempo era riuscita ad emergere, fin dentro le ossa, per assaporare il sottile, doloroso e dolce piacere del ricordo delle cose antiche tristi e allegre, delle cose che ho avuto piacere che passassero velocemente e delle cose che avrei voluto trattenere e che invece sono scivolate via dalle mie mani come finissima sabbia tra le dita. Non c'era solo l'odore del fumo ad attirare la mia attenzione. L'ho già detto, no? E' novembre e il mio amico aveva anche messo mano alle botti con il vino che oramai è già pronto, accidenti anche a quel profumo di legno intriso di mosto inacidito e di vino fermentato. Non posso fare altro, mi appoggio anch'io alla porta e mi fermo a guardare il resto del tramonto da lì... Volete sapere il finale? Sono rimasto un bel po', a guardare il sole che scendeva dietro le montagne e che andava ad illuminare le altre esistenze poste a Ovest delle nostre. L'amico intuisce qualcosa e mi guarda un po', tra il divertito e il dubbioso, tra lo sfottente e il preoccupato. Poi esegue il rito magico, caro a tutti quelli che mi conoscono un po' più del superficiale. Cosa fa? Semplice, si leva la sigaretta dalla bocca e me la passa. Mi resta un dubbio e gli faccio una sola domanda: "per caso conosci un tizio che va a pesca sul molo nord?".