lunedì 30 aprile 2007

Spillette

La mia casa è sempre in ordine, ogni cosa è al suo posto, è quasi tutto catalogato, riposto, etichettato e, quando possibile, classificato su un database OpenOffice. Lo so, me lo hanno già detto in tanti che questo è uno dei tanti sintomi di qualcosa che non va nella mia capoccia, ma oramai mi sono affezionato ai miei labirinti e alle tante cose, compreso quelle dimenticate e che, a volte riaffiorano inaspettate mentre mi trastullo con altro... mettere tutto in ordine è una sorta di meccanismo di difesa. Perchè, direte voi? La risposta è piuttosto semplice, immaginate il fisiologico caos di una normale stanza di una normale casa abitata da persone più normali di me, per quanto la confusione possa essere creativa, vi capiterà più di una volta di non trovare quello che vi serve e, nel frattempo, imbattervi continuamente in qualcosa di inutile, di pericoloso o più semplicemente di ingombrante. Un po' di caos però ce l'ho pure io. Ci sono due soli scatoloni che non ho mai messo in ordine, ne ho parlato tante, troppe volte dello scatolone dei sogni? Beh, sorbitevela un'altra volta la descrizione. Tale contenitore è quello in cui ammucchio i progetti mai realizzati e forse irrealizzabili, è quello in cui a volte infilo le mani e gioco a immaginare cosa potrei fare se una determinata cosa si realizzasse, se un progetto complesso andasse finalmente a buon fine e se magari, pur non potendomi attualmente lamentare delle cose che faccio e che ottengo, riuscissi a raggiungere traguardi più ambiziosi... Vi ho detto anche un'altra cosa, c'è un altro scatolone che ho portato sempre con me in ognuno dei (pochi) grandi spostamenti nel corso della mia vita, un contenitore in cui metto le mani il meno possibile e che guardo a volte con odio, a volte con affetto e a volte con paura. E' quello delle cose perdute, quelle cose che uno sa benissimo di non ritrovare mai più, se non nei meandri dei ricordi e nelle pieghe dei sogni (quelli veri, quelli che un tizio con la barbetta si divertiva ad analizzare) più contorti che uno possa fare nelle notti d'Autunno o d'Inverno (vabbè, uno può sognare anche a Primavera e in Estate, ma volete mettere il fascino della neve del freddo e dell'umido e quell'atmosfera crepuscolare che ben si addice alle migliori fantasie malinconiche?). Così mi sono imbattuto in una serie di vecchie foto e di oggetti quasi dimenticati, uno in particolare che pensavo di aver perso per sempre è riaffiorato come per incanto da una delle pieghe del cartone e mi ha donato una buona mezz'ora di sana tristezza, senza motivo, senza che da nessuna parte ci fosse qualcosa di particolarmente deprimente, senza che la giornata fosse particolarmente faticosa o frenetica. No, è bastata quella stupida e deformata spilletta, esteticamente orrenda con quelle tre perline infilate da un lato, un oggetto che vaga per casa da tempo immemorabile e di cui non ricordavo neanche l'esistenza. Ne ignoravo persino la funzione, finchè non ho chiesto a chi poteva sicuramente saperlo, scoprendo improvvisamente che una volta i bavaglini non si chiudevano sul collo con il velcro, ma semplicemente con le SPILLETTE. Ebbene si, durante un breve periodo della mia vita quell'oggetto l'ho anche indossato, con tanto di perline e con tutti gli annessi e connessi. Che bello, ora mi sono sfogato un po'... capito ora il motivo per cui non scrivevo più? Mi passerà, gli sbalzi d'umore ce li ho pure io, Moya, ma purtroppo non ho scuse per averne. O forse sì, forse "se sto così sarà la primavera" (T. Ferro, 1980 -...), forse saranno le spillette oppure semplicemente il fatto che ci sono momenti in cui ci si sente come una foglia al vento. Però non posso neanche contraddirmi, "volare solitamente è bello" (io, 1963 - ...).
Le foto, come al solito, non c'entrano quasi nulla con tutto il contesto, ma questo oramai è cosa nota. Però in birreria ci sono andato veramente, offrendo io pur di racimolare quelle tre-quattro persone che di tanto in tanto costringo a sopportarmi. La data è sbagliata, l'orario no.