sabato 6 ottobre 2007

Peperoni arrosto...

La notte porta consiglio? A volte si, a volte no, dipende da diversi fattori, alcuni ponderabili e altri molto più eterei e impalpabili, altri più concreti, come ad esempio il contenuto delle varie cene.
Mi è accaduto qualcosa di strano proprio alcuni giorni fa. Stavo facendo le canoniche quattro chiacchiere con un amico, proprio quello che ci voleva per iniziare la giornata. Il posto non è un granché, ai margini di un parcheggio a pagamento in una via quasi centrale della mia città. Non ricordo di cosa si stesse parlando, forse semplicemente del più e del meno, uno di quei discorsi in cui non dici quasi nulla, ma che ti aiutano a mantenere in essere il tessuto dei residui rapporti sociali. Una cosa mi colpì all'improvviso, era un tizio che smanettava con un lucchetto sotto il sellino di una bici. Che roba, pensai, quel disgraziato sta cercando di rubare una bici per rivenderla a poco prezzo, magari per un po’ di generi alimentari o per una dose di chissà che. Non mi sono accorto se alla fine ci sia riuscito, ma dopo aver salutato il mio amico, non ho potuto fare a meno di entrare anch’io nel parcheggio e lì ho notato qualcosa che ha attirato nuovamente la mia attenzione, una bella moto, credo fosse una Honda Custom di almeno 600cc di cilindrata. Si, la riconosco, è quella di quel riccone di Renato, vuoi vedere che non l’ha lasciata neanche chiusa? E’ proprio così, la sposto e mi accorgo che non c’è né il lucchetto con la catena e né il bloccasterzo inserito, ma la cosa più inverosimile è che le chiavi sono lì, inserite nella loro sede e pronte per essere girate in posizione “on”. E’ un attimo, ci salgo su e metto in moto, il rombo del motore è inconfondibile e, come per incanto, compare una vecchia amica, anche se non la riconosco subito e faccio fatica ad inquadrarla nella situazione in cui l'ho conosciuta. L'amica monta in moto con me e io parto felice, dimenticandomi del tutto che forse non ho un casco e forse non ho con me neanche la patente e i documenti. Parto e comincio a salire, prima, seconda, terza e quarta, sono già a velocità di crociera e pronto ad affrontare tutte la curve che mi si presenteranno davanti, ma qualcosa come al solito deve andare storta, in lontananza mi accorgo di un posto di blocco, non riesco ad individuare di cosa si tratti, Vigili urbani, Polizia, Carabinieri, altro? Non lo so, ma istintivamente cambio strada e mi immetto in un vicolo laterale, sperando di poter passare inosservato. In quel momento tutta la situazione diventa più intricata, quelli del posto di blocco cominciano ad inseguirmi, guidati da un commissario che ha un’incredibile somiglianza con Massimo Dapporto. Temendo guai peggiori decido di accompagnare l'amica fino a casa, dicendole di stare tranquilla ad aspettare il mio ritorno e riparto a tutta velocità verso qualche luogo che mi tenga lontano dal commissario e dai suoi agenti. Sembrerà strano, ma a quel punto cominciano ad intimare di fermarmi e mi scaricano addosso tutte le munizioni che hanno portato con loro. C’è di tutto, pistole, fucili, mitra e kalashnikov, ma io sono furbo, chi mi frega? Imbocco la statale e mi dirigo rapidamente sulle curve di un paese che conosco bene e semino abilmente gli inseguitori con qualche manovra spericolata di troppo. Mi fermo al centro del paese e mi accorgo con angoscia che quelli che mi cercano sono di nuovo vicini, drammaticamente vicini. Lascio la moto in piazza e mi avvio a piedi verso il sentiero che porta al fiume, però prendo inizialmente la strada che va verso l’alto, aspettando che mi seguano e confidando nella loro scarsa conoscenza del luogo. In effetti mi va bene, sono tutti dietro di me e sono tutti convinti di prendermi, ad iniziare dal commissario. Io però ho altri progetti e, dopo aver fatto un po’ di strada, mi butto a capofitto verso un’altra stradina che passa alcuni metri più giù e che porta al fiume. Tutti continuano ad inseguirmi verso l’alto, mentre io scendo giù, lungo la parete rocciosa e verso il fiume. C'è un tizio che risale lungo la stradina, facendo jogging e probabilmente rischiando un attacco cardiaco, mi saluta e lo ricambio , stranamente non mi preoccupo neanche che possa in qualche modo rivelare la mia posizione a qualcuno. C’è anche un gatto lì vicino, miagola tranquillamente guardando l’altra parete del canyon e non mi degna di uno sguardo neanche quando provo a chiamarlo (micio, micio!), mah, strani animali a volte i gatti. Comunque riesco ad arrivare in fondo alla discesa e sul letto del fiume e decido di risalirlo fino alla sorgente, per mettere un altro po’ di distanza tra me e gli altri. Che strano, per quanto cerchi di risalire incontro una marea di ostacoli sul cammino, rocce sconnesse, specchietti rettangolari sparsi qua e là, cascate d’acqua e via dicendo. Nel frattempo i miei inseguitori si sono accampati in prossimità della discesa, ma tra di loro c’è anche un mio amico che decide di provare a coprirmi le spalle. Lui è un appassionato di serpenti, li raccoglie e mette in un sacco, non prima di aver raccolto anche un po’ di terra per farli stare a loro agio. Il commissario è deciso a braccarmi senza sosta, anche se sta scendendo la notte, ma lui lo convince a non farlo, non sarebbe prudente perché il faro che dal paese illumina tutta la vallata non è attivo in questo periodo. In fondo anche gli altri agenti non credono di potermi più raggiungere, quindi se ne vanno a riposare, mentre il commissario decide di fare una visita dall'amica che avevo fatto scendere dalla moto. Va a casa sua e redarguisce la madre perché non è in grado di tenerla a freno e la fa uscire con un tipo come me, ma lei, la madre, non gli dà corda più di tanto. La ragazza passa accanto al commissario senza intimorirsi per nulla, lo saluta, ma lo prega di lasciarla stare, tra un po’ ha l’esame di stato e non ha tempo per rispondere a domande per le quali non ha risposta…
Uff, che nottata! E’ proprio vero, eh? Mai mangiare di sera ostriche, peperoni e altre diavolerie insieme, i risultati sono sempre imprevedibili. Poi tocca usare tante foto per nascondere il testo e fuorviare i lettori (ancora tutti lì?).