giovedì 28 febbraio 2008

Come sta la tartaruga?

Questa mattina due oggetti mi sono capitati tra le mani e, sfortunatamente per essi, avevo con me la mia solita fotocamera e un'irresistibile voglia di fare un po' di esperimenti grafici. Non troppo ben riusciti, come si può facilmente vedere, ma oramai ci siete abituati a queste farneticazioni fotografiche, condite da altrettante farneticazioni testuali e da quell'impalpabile sensazione che assomiglia molto a... no, non lo so neanche io a che cosa assomiglia, non provo neanche a trovare un argomento che possa sostenere il castello di carta costruito da ciò che scrivo e che butto in questo calderone. Beh, come sta la tartaruga? Potessimo chiederlo a lei, forse ci risponderebbe che sta bene, che la sua vita procede con la solita lentezza e che non capisce perchè tutti noi ci affanniamo nel correre a destra e a sinistra (ok, in alto e in basso, evitiamo le citazioni politiche). Già, perchè ci affanniamo? Forse perchè è questo che ci hanno insegnato a fare giorno dopo giorno e, nel caso non ce lo abbiano insegnato, chi più chi meno siamo stati costretti comunque a farlo. Ci pensavo oggi, mentre tiravo fuori uno degli attrezzi che mi porto dietro da una delle tasche del capo di abbigliamento che mi accompagna per gran parte della giornata. Si, perchè non mi ero accorto che nel farlo, avevo fatto cadere l'animaletto che vedete nella foto. Ho avuto paura che si fosse fatto male, l'ho raccolto con attenzione e l'ho esaminato con cura. Nulla di chè, per fortuna, come tutte le sue compagne essa era dotata di una buona corazza e la caduta non l'aveva danneggiata affatto. E' rimasta lì, a guardarmi, a chiederemi il perchè di questa mia apprensione, il perchè della tachicardia che mi stava assalendo. No, non c'era un perchè, così come non c'era un perchè nel metterla sulla campana dell'aggeggio che avevo tirato fuori dalla tasca, perchè lei no, non poteva essere tachicardica, forse perchè non fuma, forse perchè non va a pesca o forse, semplicemente, perchè non ne ha alcun motivo. Troppi dubbi tutti insieme, troppe domande a cui non c'è e non ci sarà mai risposta e troppe sensazioni difficili da ricacciare indietro. Un buon pranzo (senza penne all'arrabbiata, eh!) riesce sempre a rilassare a sufficienza, qualcuno con cui fare le classiche due chiacchiere, specie se lo inviti a pranzo, sono un ottimo antidoto ai momenti di imponderabile confusione. Peccato per il finale, quando qualcuno passa e ti dice: "oh! Hai visto che c'è scritto sulla tazzina?". Sì, l'ho visto che cosa c'è scritto sulla tazzina... Me ne vado a fumare, anzi, datemi una sigaretta già accesa, chè sono stanco.

sabato 9 febbraio 2008

Starting again (?)

A volte sono i dettagli che fanno la differenza, sono i dettagli che cambiano la realtà di una cosa immobile per trasformarla in un oggetto in movimento, così come sono dettagli quelli che cambiano il movimento di qualcosa in un'inesorabile immobilità. Chi ha un'automobile o una moto o un trattore e, soprattutto, chi li usa per lavoro, sa bene quanto sia diverso avere un motore che gira e trasmette il suo movimento alle ruote permettendoci di percorrere distanze lunghe o brevi oppure avere un pezzo di ferro dal peso di circa 1400Kg immobile sull'asfalto gelido di un anonimo parcheggio inaspettatamente vuoto. La differenza tra il movimento e l'immobilità, una strana e inquietante analogia con la differenza tra la vita e il suo non essere più. Ci pensavo oggi, mentre scorrevo un po' di dati che per una serie di ragioni che interessano forse solo me e quelli che condividono con me le gioie e i dolori di un lavoro che a volte butterei all'aria. Si, avevo aperto questo file pensando di scrivere "qualcosa di divertente", come mi era stato giustamente suggerito, ma non ci sono riuscito, non ci riesco ancora. Oggi ho di nuovo incontrato il mio elettrauto di fiducia, a volte non so se odiarlo o amarlo, ho con lui e con il mio meccanico lo stesso tipo di rapporto, un po' simile al rapporto che uno potrebbe avere con il suo psicologo o psichiatra di fiducia. "E' un problema di tipo topologico", diceva il mio vecchio prof di psichiatria. E forse è davvero così, perchè a volte non vedo molta differenza tra i guasti che avvegono nella mia automobile, croce e delizia di tutti i miei giorni, e i dubbi e le incertezze della mia vita quotidiana, da affrontare con entusiasmo, pazienza e (quando possibile) razionalità. Quello che vedo accadermi intorno, immodificabile, inesorabile, a volte piacevole, a volte disperatamente ineluttabile, mi turba non poco. No, non voglio essere pessimista o triste, non voglio neanche essere troppo realista. Oggi ho di nuovo imparato che sostuitire il pezzo giusto permette di ripartire di nuovo senza troppi problemi, ma questo forse vale solamente per i mezzi meccanici. In noi non ci sono pezzi riparabili o sostituibili, o meglio, tra i pezzi che ci possono sostituire ci sono solamente parti ininfluenti del motore che ci fa viaggiare. La parte più importante, la parte che ci dice quando andare, dove andare e, soprattutto, perchè andare, non ce la potrà mai sostituire nessuno. Ah, dimenticavo... cos'è la topologia? Beh, chiedetelo a Mawiapia, lei dovrebbe avere sicuramente basi teoriche migliori delle mie per poterne parlare con cognizione di causa.