sabato 28 giugno 2008

Self-organized criticality

Sapete una cosa? Ci sono giorni in cui mi piace andare a vedere le modifiche che i nostri amministratori apportano alle vecchie infrastrutture delle nostre città. Ok, come al solito era una scusa, la scusa per cercare di prendere una bicicletta e riprovare a percorrere, più che le strade, le sensazioni di quando quell'improbabile mezzo di locomozione era l'unico modo per arrivare da un punto all'altro. Certo, molti tra quelli che condividono con me la certezza che potrebbe essere anche oggi uno dei migliori mezzi di locomozione, converranno che l'aumento del traffico motorizzato costituisce un rischio non trascurabile all'incolumità di chi si muove "lentamente". Beh, ho detto che non avrei mai parlato di problematiche politiche o sociologiche e, quindi, tengo fede al mio impegno e chiudo qui la parentesi "polemica". Dicevo, ho fatto un bel giro della città e mi sono trovato su un vecchio ponte ferroviario, attualmente dismesso e trasformato in una brevissima pista ciclabile. Ci sono arrivato sopra e l'ho visto a colori in maniera distratta, non è che abbia un aspetto particolarmente significativo o artistico, anzi. Però ho fatto un errore, percorrendolo, mi sono fermato al centro di esso, così, tanto per dare uno sguardo al fiume che vi scorre sotto, un fiume peraltro che ha lo stesso nome della mia città, un fiume che ho percorso sia sulla riva che sull'acqua (no, non con i piedi, non ancora mi capita di fare il compleanno il 25 dicembre...). Un fiume, comunque, che porta nella sua corrente tante cose, tra cui i ricordi di un'alluvione del lontano 1992. Ci sarebbero una serie di post da scrivere per quell'alluvione, per i giorni precedenti e per i giorni e per gli anni seguenti. Comunque alla fine è andata nel solito modo, nel fermarmi, i colori sono scomparsi, il paesaggio è diventato in bianco e nero e io mi sono sentito con un bel po' di anni di meno, quando le sensazioni erano progetti, quando le impressioni erano speranze e quando le emozioni erano emozioni. Che significa? Boh! Non lo so neanch'io, se devo essere sincero. L'ho pensato e l'ho scritto così, sperando di trovarci un significato quando leggerò di nuovo questo saggio di stupidità tra 2-5-10 anni. Il risveglio è stato abbastanza soft, questa volta, si, perchè la sigaretta, anzi il sigaro toscano che un caro amico mi aveva donato la sera prima (un giorno vi dirò perchè) lo avevo acceso proprio al centro del ponte, mentre guardavo un paio di piccole barchette che si incrociavano lì sotto. Indovinate un po' chi c'era su una delle barchette? Si, proprio lui, il vecchio maestro di pesca che rientrava dal mare. Lo sapete che mi ha urlato da giù? Me lo sento ancora nelle orecchiè: "Uagliò (trad.: "ragazzo")! invece di stare là sopra, vattene a imparare come si pesca veramente!". Gli ho tirato il sigaro addosso, ma lui non ha fatto altro che prenderlo al volo, tirare un paio di boccate e lasciarsi guardare dal lato opposto del ponte. Mi ha detto qualcos'altro, qualcosa del tipo: "Grazie, sei un amico, ma la prossima volta tirami un 'Garibaldi', mi piacciono di più...".
Beh, basta così, per oggi, con le gite sul fiume, non sono per me. Molto meglio il mare, molto meglio guardare un orizzonte che, almeno immaginariamente, non ha un limite o una distanza. Mi manca qualcosa, forse. O forse non mi manca nulla, ma faccio di tutto per fare finta che qualcosa mi manchi... Oggi mi mancava l'arrivo di una barca a vela, magari capace di fermarsi dalle mie parti e di portarmi in qualche altro posto, vicino, lontano, non si sa. Bastava semlicemente, in quel momento, che fosse "altrove". Piuttosto, non chiedete mai ad un bimbo come funziona una pistola ad acqua, vi assicuro che ha in genere un modo molto semplice e diretto per farvelo capire...
Un'ultima cosa, mica vi siete chiesti il motivo e il perchè del titolo del post? Non c'è un motivo, non c'è un perchè. E' il solito titolo che non c'entra nulla con il testo che non c'entra nulla con le foto. Forse si (o forse no...).

domenica 15 giugno 2008

Casetta sul mare

Ok, sgombriamo subito il campo da equivoci. Il grande Montale non c'entra nulla, per quanto io in passato abbia già scritto qualcosa con un titolo simile. Adesso no, il post è nato da una sorta di scommessa con me stesso, perchè, direte voi. Come al solito non c'è un perchè, soprattutto per il fatto che io e le arti grafiche siamo due rette parallele, al massimo posso disegnare le casette in montagna e i gabbiani che sembrano tanti "viva il sole!". La scommessa consisteva nel riuscire a disegnare la casetta senza il consueto sfondo montagnoso, ma, questa volta, in riva al mare. Il risultato potete vederlo voi stessi in tutto il suo splendore... Ancora lì? Complimenti, è davvero una dimostrazione di grande coraggio o, provo ad essere anche un po' ottimista, di grande amicizia, il che mi onora non poco.
Non avevo mai disegnato casette sul mare, non avevo neanche mai disegnato il mare, ok, non avevo mai neanche DISEGNATO... Oggi ho avuto tanti motivi per farlo, non ultimo una tranquillissima cena sul piccolo terrazzino della casa in cui ho abitato per oltre 30 anni. Buffo non poco, vero? Da quel terrazzino si vede un discreto scorcio di mare, il portone di quella casa dista non più di 30 metri dal mare, la scuola elementare che ho frequentato dista 50 metri da quel portone e il mio vecchio (e defunto) maestro delle elementari ci faceva disegnare tantissimo. Eppure è così, questa che vedete è il primo (e probabilmente ultimo) tentativo che faccio. Sapete una cosa? Ci sarebbe da riscrivere da capo tutto il blog, per poter descrivere una serie di cose che mi legano a questo posto, che, come quasi tutti i luoghi della memoria, portano con loro un discreto carico di gioie e di dolori, di ricordi piacevoli e malinconici, insomma di tutte quelle cose che condiscono le vite di tutti noi e che alla fine tendiamo a racimolare e legare tutte insieme per denominarle "esperienze", "ricordi", "nostalgie", e chi più ne ha più ne metta. Lo confesso, però, voglio essere onesto almeno per una volta, anche se cerco di esserlo il più possibile, nei limiti del possibile. La cena è stata una meraviglia, nonostante la carenza di pesce fresco, ne avevamo di pescato "artigianalmente" e di buona qualità. Il profumo della grigliata era qualcosa di unico, tanto da farmi dimenticare di farne una foto adatta a questo contesto. Il corollario a tutto ciò è stato un magnifico Greco di Tufo, tenuto da noi alla temperatura giusta, versato nei bicchieri giusti e bevuto nella quantità giusta. Mancava il tocco finale, cosa voglio di più dalla vita? No, non un "amaro", oramai cerco di evitarli quei fastidiosissimi intrugli, no, volevo semplicemente che qualcuno mi passasse la solita sigaretta accesa, ma cascavo male, nessuno questa sera condivideva questo mio malefico vizio. Ho preso la via delle scale, ho attraversato la strada e mi son fermato un attimo sul muretto a bordo spiaggia, il vecchio pescatore non poteva esserci a quell'ora, lui va a dormire presto, ma di vecchi amici ce ne sono sempre tanti lì davanti... Giusto il tempo di fare 4 chiacchiere, finire l'ultima boccata e dire al malcapitato di turno: "oh, ti ricordi di quando venivamo a scuola qui?". Me la sono cercata la risposta, quale? Quella solita, quella in cui ti senti dire, rigorosamente in dialetto locale: "toh, fumati un'altra sigaretta e pensa alla salute...". Forse è questo il guaio, forse a furia di pensarci tutti i giorni alla salute in senso lato, mi dimentico un po' di pensare a quella mia :-)
Un grazie particolare a chi mi ha ispirato l'opera d'arte in cima al post :*)