giovedì 30 ottobre 2008

Lugano, addio!

Sono in ritardo, e la data dovrebbe essere diversa, indietro di almeno un mese, però ci sono giorni in cui non riesci a dar corpo a quello che ti frulla per la testa e ce ne sono altri in cui, anche volendo, non ne avresti il tempo. Però, visto che alla fine ce l'ho fatta? Mi è costato qualche chilometro in più, un po' di gasolio e qualche momento di sano traffico autostradale tra Milano, Como e il valico di Brogeda, ma alla fine ne è valsa la pena. Non era tanta, la distanza tra il capoluogo lombardo e l'amena località elvetica nella quale c'è anche un famoso lago. Mi hanno detto anche che in quella città risiede una nota cantante italiana, ma non era quello lo scopo della mia visita... L'ho passata tante volte la frontiera italiana, per destinazioni diverse, per motivi diversi, ma solamente una volta in automobile e, tra l'altro, moltissimi anni fa, sempre se 18 anni fa possano essere considerati moltissimi. Già, moltissimi, come definirlo un superlativo? Come definire i tanti superlativi che usiamo giorno per giorno e, soprattutto, perchè ad un certo punto cominciamo ad usarli meno? Io ricordo i momenti in cui ne usavo tanti, anche se non sono mai stato un gran dispensatore di parole e di aggettivi in particolare, forse potrei andare a ricordare le minestre buonissime che assaggiavo negli inverni di paese, specialmente con il freddo e la neve lasciati dietro una rassicurante porta e con un camino acceso a pochi metri dalle gambe. Forse dovrei ricordare meglio quando pensavo a cose bellissime, grandissime, importantissime, ecc. Ma lo sapete com'è, no? Il tempo smussa gli angoli di tutto quello che ricordiamo e, a volte, anche di quello che viviamo. Il bellissimo diventa bello e, più in là, "gradevole". L'importantissimo, anche se prioritario, diventa importante, quando non si trasforma in qualcosa "da prendere in considerazione". Potrei continuare all'infinito, ma forse diverrei di una noia mortale (si, una noissima, si può dire, Mawiapi'?) e penso di essere oramai diventato un campione in questo. No, mi piace solamente avere la scusa per dire che, parallelamente, anche il bruttissimo diventa brutto e, infine e se siamo fortunati, solamente "un po' spiacevole". Il tristissimo diventa triste, un po' come quelle tinte fosche e intense di alcuni quadri, che impercettibilmente, ma inesorabilmente, sfumano verso colori meno intensi, più tenui, così da lasciare solamente il ricordo lontano delle angosce, delle ansie, delle paure di cui "amiamo" circondarci quotidianamente. Ok, prometto, mi fermo. Nei prossimi giorni tornerò a riassaggiare qualche vecchia minestra davanti ad un camino, magari il sapore mi piacerà, magari l'odore mi ricorderà qualcosa e il vento fuori dalle finestre mi riporterà un po' di altri suoni che mi farà piacere riascoltare. Proverò a far finta che gli angoli non siano troppo smussati, proverò di nuovo a correre il rischio di intristirmi "tantissimo", ma spero che serva anche a provare di nuovo qualche sensazione "bellissima". Passerò di nuovo la frontiera, tra un paio di settimane, ma sarà in volo e, stavolta posso confermarlo, non è la stessa cosa... Ah, quasi dimenticavo, qualcuno mi ha chiesto cosa sia andato a fare a Lugano. Nulla, ma davvero nulla di nulla. Volevo passare di nuovo la frontiera in macchina, guardare le montagne e i laghi sul confine alpino, che nell'immaginario comune, o almeno nel mio, hanno sempre un fascino sottile e imponderabile. Volevo semplicemente, nella strada del ritorno, guardare il cartello stradale con l'indicazione della località e dire almeno per una volta "Lugano, addio!".