venerdì 5 giugno 2009

Il Croupier di Hvar...

Un post al giorno leva il medico di torno? Chissa, forse sarà anche per questo che ho cominciato a scriverne uno al mese, quando va bene... Eppure ne avrei anche tante di cose da raccontare, belle, bellissime, brutte, così-così, ecc., ma come al solito ci sono momenti in cui non mi va di essere esplicito, in fondo lo sono stato sempre poco e chi è riuscito a sopportare pazientemente il gioco di questo luogo ne è ben a conoscenza. Si, il gioco, perchè ho continuato a giocare con le parole, ho continuato a giocare con le frasi e con le perifrasi e ho continuato a giocare con la lingua italiana che, di conseguenza, si prende oramai gioco di me senza pietà. Ve l'avevo detto un po' di post fa, ho litigato con il nostro idioma tanti anni fa, ho perso la partita e non riesco ancora a prendermi la rivincita. In fondo ne ho perse tante di partite, chi di noi in fondo non ha mai subito una sconfitta? A volte ci sono momenti in cui mi viene in mente una frase di una nota canzone di De Gregori, ve la dico? No, non adesso, ve la dico alla fine, così almeno qualcuno sarà costretto a leggere tutto il testo. Oramai mi aggrappo a tutto per costringervi a farlo :-) (che bella la faccina, vero? Fa tanto adolescenziale e scherzoso, non c'erano le faccine ai miei tempi e non c'erano neanche gli sms, le email, facebook e tutto il resto della compagnia tecnologica). Ci stavo pensando ieri a questo fatto, nel rovistare nuovamente i soliti scatoloni, tanto per passare un po' di tempo a nutrirmi di quella sana nostalgia che mi permette anche di fare un paio di considerazioni sul bello e sul brutto del fare esperienza. Si, perchè l'esperienza uno se la fa sostanzialmente dagli errori, quasi mai dai successi, almeno questo è ciò che è successo a me, magari altri saranno stati più fortunati, ma personalmente le cose che ho imparato meglio sono quelle alle quali ho legato un qualche cosa di non propriamente allegro, anche nel mio lavoro, purtroppo o per fortuna. Ecco, mi viene in mente un po' quello che succede ai bravi giocatori di poker, di biliardo, di blackjack e di altro. Dov'è il trucco? Dove si riconosce il giocatore esperto? Tempo fa uno di loro cercò di insegnarmelo, ma senza troppo successo. Mi diceva che erano importanti i nervi saldi, cosa che non ho, ci vuole una grande capacità strategica, e mi manca anche quella, ma soprattutto la forza di accettare la sconfitta e di pensare alla partita successiva e, francamente, credo che questa sia la cosa di cui ho difettato più profondamente. Vabbè, ero partito per scrivere qualcosa di leggero, volevo provare a non tediare nessuno, mi era anche venuto in mente di non pubblicarle, queste considerazioni, ma oramai è fatta, lo metto qui e chi s'è visto s'è visto.
Come dite? Ah, si, la frase della canzone di De Gregori, eccola: "... ma io non lo sapevo che era una partita, potrei dartela vinta e tenermi la mia vita...". Beh, alla fine la mia vita me la sono tenuta e, se devo dirvela tutta, mi piace davvero così com'è da 45 anni a questa parte, anzi, negli ultimi 40 giorni mi è piaciuta ancora di più.
Che altro? E' vero! Il titolo del post che c'entra? Nulla, come al solito. Solo una curioso particolare, ce ne sono tante di "sequenze di 3 parole" che non so dire bene, davvero tante. La sequenza delle 3 parole del titolo almeno ha una scusa, per non essere detta bene da me, ma solo per un motivo, che però è chiaro solo per quelli che mi leggono qui e che conoscono anche la mia voce e il mio "leggero" difetto di pronuncia...