venerdì 30 gennaio 2009

Pensieri...

Di nuovo a Napoli, in fondo in Campania ci vado almeno una volta l'anno e davanti al Vesuvio almeno ogni due anni. Si, lo so che c'è chi ci va più spesso, ma mi consolo, c'è anche chi non ci va mai, no? Sapete cos'è una cosa che mi manca, a volte? Qualche momento di sana solitudine, che strano, vero? Anche in questo caso c'è chi si lamenta del contrario, ma l'ho già detto in qualche riga di qualche post fa e tra le righe di qualche altro mio testo, l'uomo è un animale che gode nel non essere soddisfatto delle cose che lo circondano, a volte. Comunque è difficile essere soli in una città come questa e nel contesto in cui mi son trovato nelle ultime ore, incontri, persone, addetti, gente, folla, ecc. La stanza d'albergo? Anche quella non va bene, è una solitudine troppo artificiale, troppo chiusa, per certi versi alienante. No, ci sono riuscito in maniera diversa a ritagliarmi un piccolo spazio e l'ho fatto in questo momento, nella solita hall di un solito albergo in una maniera inaspettata in una di quella maniere che mi capitano oramai sempre più di rado, forse perchè non sono molte le hall con annesso pianoforte e, spesso quando c'è, non si trova nessuno per farlo suonare. Io non ho mai imparato, le uniche cose che so suonare sono il campanello di casa e il clacson della mia Marea. Stavo provando a leggere la posta, a scrivere qualcosa e a pensare ad un po' di cose da dire e da fare, in generale, non per il contesto specifico per cui sono qui. Stavo pensando a quanto sia sempre più strana la sensazione che mi prende ogni volta che lascio casa, a quanto ultimamente la cosa, a volte, mi intristisca pure un bel po'. Chissà, forse è vero che un po' sto diventando più "saggio" (per non usare un altro aggettivo...), forse si avvicina il momento per cominciare a ridurre le solite 72 ore a solamente 24 e mirare solamente agli obiettivi specifici. Beh, prima di perdermi ulteriormente ve la descrivo la scena, in pratica ho il mio fido portatile sul tavolino, un bel Manhattan sulla sinistra e il modem USB sulla destra, osservo il pianista che si siede sullo sgabello, scopre la tastiera e comincia a suonare... che cosa? No, non ora, non è il momento di dirlo, però mi fermo, tolgo le mani dalla mia, di tastiera e prendo il cocktail, senza berlo. Semplicemente lo guardo e vado un po' indietro, 10, 15, 20, 25 anni? Boh! Ho perso il conto, non ricordo neanche quale fosse l'anno preciso del pezzo suonato, ricordo solo che era vivo il grande Troisi, ricordo solo che ce ne erano ancora tante di persone che non avevo ancora salutato per sempre, ricordo anche che in quel periodo le uniche preoccupazioni erano in fondo cose che, a pensarci adesso, farebbero solamente sorridere. Eppure alcune di quelle cose che ora fanno sorridere e che ora appaiono futili o secondarie erano in quei momenti importanti e oscuravano talvolta cose più importanti, più fondamentali (si, lo so, non si dice "più fondamentali"), cose per le quali avrei avuto, anni dopo, la sensazione di non aver usato le giuste parole o, semplicemente, di non averne usato affatto. Ok, il pianista si è fermato, la macchina del tempo si è resettata e lì davanti a me c'è sempre la mia tastiera, il mio modem e il mio Manhattan, ma non lo voglio più, lo lascio al mio collega che di solito va ad aranciata: "provalo, tanto oggi non devi guidare". A me non andava, Venezia mi mette una tristezza a volte "unbearable", come direbbero gli angli, non mi va che prima o poi anche Napoli possa farmi lo stesso effetto, sarebbe davvero il colmo... M'è venuta voglia di una sigaretta, ma qui non troverò un pescatore a passarmela, forse.
Ah, come dite? Qual è il pezzo suonato dal pianista? Non ve lo dico, mi devo vendicare con qualcuno, per le sensazioni che provo, no?

martedì 6 gennaio 2009

Tempo a rendere...

Stavo ripensando alle feste quasi passate, ai dolciumi ingeriti, ai saluti e agli auguri fatti. Si, lo so, è un gioco da rompiballe il pensare alle cose andate e alle sensazioni già provate, si, perchè gli ottimisti, i costruttivi e, forse, i vincenti, guardano avanti, non indietro... Chissà perchè pensavo a questo, sarei un ipocrita se dicessi che non faccio un lavoro che mi piace e mi appassiona, lo sarei altrettanto se dicessi che sono insoddisfatto di quello che ho attorno. Davvero non ho motivi per lamentarmi, però lo sapete tutti com'è fatto l'Homo sapiens, vero? Ci può andare tutto bene, possiamo essere al meglio della forma, al meglio dello stato mentale, ma qualcosa di cui lamentarci la troviamo sempre, è una droga, di cui nessuno di noi forse sa fare a meno.
Stavo riguardando un po' di foto, oggi. Le solite foto dentro lo scatolone, quelle che lascio lì e non ho il tempo nè il coraggio di passare allo scanner e pubblicare, quelle che in parte sono anche in bianco e nero, anche quelle nelle quali sono ancora in un'età nella quale la mia unica preoccupazione era di non essere lasciato solo e al buio, di poter passare le manine al collo di chi mi teneva in braccio e di avere abbastanza latte e biscotti dentro il contenitore apposito. Vedete? Alla fine son riuscito a rovinare anche un'immagine che in genere dovrebbe essere tenera e rassicurante, positiva, ottimistica. Beh, in realtà lo è, ci pensavo un paio di giorni fa, ci pensavo quando leggevo le solite retrospettive dell'anno vecchio. Quali retrospettive? Le solite, no? Quelle carrellate televisive in cui vengono ripercorsi tutti i momenti importanti, gioiosi e non, dell'anno che sta per finire. Sì, quelle sequenze in cui spesso si tende a ricordare principalmente gli eventi più tristi e più angoscianti, forse per sperare che il nuovo anno possa essere più bello del precedente. No, non ci credo più tanto, non mi illudo che l'anno nuovo sia meglio e del precedente e non mi preoccupo che esso possa essere peggio, in fondo la sequenza temporale è continua, le interruzioni ce le mettiamo noi, tanto per darci un termine e un inizio, dimenticando a volte che di inizio ce n'è uno solo e la fine è anch'essa unica. Riguardo un po' meglio la foto in cui ero *un po'* più giovane, non ero male neanche allora, vero? Ci avete mai pensato ad immaginare una foto "infantile" di un noto premio Nobel, di un famoso attore, cantante o calciatore, di un celebre pianista o, perchè no, di qualche temuto capo di organizzazione criminale organizzata? Si, forse la realtà è quella, da piccoli siamo tutti molto simili (non "uguali", sarebbe un po' triste, no?), il tempo che passa ci modifica costantemente, giorno dopo giorno. Abbiamo sempre la possibilità di cambiare in meglio o in peggio, ma cambiare in meglio richiede uno sforzo notevolmente maggiore, perchè maggiore è la difficoltà di far dimenticare agli altri e a noi stessi i momenti in cui siamo stati "peggiori".
Chissà com'era la foto del pescatore del molo Nord da piccolo? Secondo me aveva già la sigaretta in bocca e già rompeva le scatole ai bimbi vicini che si preoccupavano per qualcosa...
Buon 2009 a tutti, lo so, mi contraddico, il tempo è una misura continua, non ha inizio e non ha fine, ma di qualcosa dobbiamo anche illuderci, no? Comunque non ve lo dico cosa c'era dentro le pentole, oggi so' dispettoso.