L'ultima notte di guardia
Dopo esattamente vent’anni sto entrando in ospedale per il mio ultimo turno di reparto, la mia “ultima notte di guardia”, parafrasando una vecchia canzone di fine anni ‘70. Passo il badge per l'ultima volta, ascolto il ticchettio del vecchio orologio a muro che quasi stona con la modernità dei macchinari di ultima generazione, collegati a server in grado di scandire il tempo silenziosamente e con precisione assoluta. Ma quel ticchettio oggi non è un semplice rumore meccanico: rappresenta la misura del tempo che mi separa dalla mia nuova vita professionale. Tra poche ore darò le ultime consegne e toglierò il camice bianco della clinica, per indossare gli abiti del medico di sanità pubblica. C'è una curiosa pace in questo momento di passaggio, una sottile malinconia che non ferisce e che assomiglia al sentimento del saggio lettore, che accarezza la copertina di un libro prima di riporlo nello scaffale più alto. Sto lasciando la trincea del reparto, l’odore punge...