sabato 30 dicembre 2006

Intermezzo (un caffè dal Guru)

Un pomeriggio di quelli finiti prima del solito e un navigatore satellitare che mi impedisse di perdermi sono state due ottime scuse per mettermi in macchina e scoprire il piacere di vedere posti nuovi e di fare nuove amicizie. Grande la tecnologia, magari a volte la malediciamo pure, però prenderei volentiere a male parole quelli che la considerano un freddo strumento di lavoro che allontanerebbe dai contatti reali. Questa è una delle volte in cui posso smentire i pessimisti del web. Questa come tante altre volte, perchè da quando ho imparato a perdermi per le strade della rete, cosa che già facevo per le strade del mondo, ho avuto la fortuna di allargare il mio orizzonte relazionale in maniera sicuramente più estesa rispetto a quello che era possibile con gli strumenti tradizionali. Certo, sono d'accordo con i più, molti degli incontri che si fanno su questo mondo parallelo alla fine si rivelano futili e a volte deludenti. A volte si incontrano cose divertenti, a volte si incontrano cose tristi (anche molto), a volte si ha la fortuna di incontrare nuovamente volti che avevamo perso di vista e che mai avremmo reincontrato con altri sistemi. Comunque, per tornare alle ultime 24 ore, armato di cellulare e di navigatore (ci vediamo tra 23 min.) mi dirigo alla volta di un noto paesello non molto lontano dal posto in cui quotidianamente cerco di guadagnarmi la classica pagnotta. Anche questo posto mi fornisce un bel colpo d'occhio, sembra il mio paesino, con tanto di vecchio bar nella piazza della Chiesa e con tanto di muri a volte ristrutturati, ma sempre con quell'aspetto da nostalgia tristemente dolce o dolcemente triste, a seconda degli stati d'animo. Va bene, tutto questo sproloquio serviva per contenere degnamente le immagini che ho scattato purtroppo senza la mia fida macchinetta, ma semplicemente con un modesto cellulare e in una giornata decisamente nebbiosa. Quello che è stato davvero importante e buono, è racchiuso nei pochi minuti passati al bar della piazza, in compagnia di 2 cose per me importanti e che vengono insieme: una tazza di caffè fumante e una nuova amicizia. Ti ringrazio per entrambe, Guru, ne sono davvero felice. La prossima volta però offro io e voglio gli arrosticini.
Quasi dimenticavo, questo è l'ultimo post dell'anno! Buon 2007 (non ho mai avuto troppa fantasia), spero di riuscire ad incontrare tutti, prima o poi...)

domenica 17 dicembre 2006

Pensieri senza parole

Per una serie di motivi che sarebbero troppo lunghi da spiegare, questo è stato il mio ultimo viaggio fuori regione per i prossimi 3-4 mesi, tra l'altro è stato un viaggio non per lavoro e neanche per piacere. Con questo non voglio dire che non sia stato piacevole, in fondo mettermi in macchina, in treno, in aereo o in vaporetto per me è sempre un'attività che mi riempie di emozioni svariate e contrastanti. Comunque, per non divagare oltre il necessario, questa volta andavo dalle parti di Fiumicino per accompagnare chi partiva e ovviamente tra i tanti pensieri che giravano dentro la mia testa, restava anche un po' di spazio per una puntina di invidia. Invidia che è notevolmente aumentata nell'atrio di quell'aeroporto, alla vista di tutte le persone pazientemente in fila ai banchi del check-in e della sicurezza. Quante volte sono partito e tornato? Ne ho perso pure il conto, ma ve l'ho già detto, non sono mai riuscito a districare l'intreccio della ben nota metafora tra il viaggio materiale e il percorso che ognuno di noi fa nella propria vita. Depressione pre-natalizia? No, non vorrei usare una definizione diagnostica così precisa, riprendo ancora quello che dice Mawiapia, aggiungendo che forse è un misto tra sfelicità e stristezza. Al di là di tutte le polemiche pseudopolitiche e pseudoreligiose, questo periodo dell'anno ha un qualche significato per ognuno di noi, almeno di quelli vissuti per almeno i primi 20 anni in terra patria. Ma forse faccio come al solito un estrapolazione generale di un fatto personale, forse proietto verso gli altri le sensazioni che mi vengono in mente volta per volta...
Il ritorno da Fiumicino è stato piacevole, il piatto che vedete, e che in realtà appartiene a un altro contesto, è simile a ciò che c'era quel giorno tra le tante cose su un bel tavolo apparecchiato e almeno questo mi ha ripagato della stranissima sensazione di vuoto che avevo provato negli istanti precedenti. Ma d'altronde è così, si parte e (di solito) si torna attraverso strade più o meno lunghe. Un buon pranzo o una buona cena sono sempre un piacevole intermezzo tra una fermata e l'altra, quando ce n'è tempo. Anche una sigaretta? Si, anche quella, soprattutto per quello che avevo già detto, perchè forse potrò smettere di fumare solamente quando smetterò di pensare. Volete il motivo da cui è scaturito questo post oltremodo farneticante? Non c'è un vero motivo, il Guru mi aveva chiesto molto timidamente di "scrivere qualcosa", io in effetti avevo voglia di scrivere qualcosa, ma i miei pensieri in questo periodo sono più confusi del solito. Quello che volevo evitare era di scrivere un post troppo natalizio, ce ne sono fin troppi in giro e sono anche molto ben fatti. Non volevo neanche mandare i canonici auguri via blog, per quelli preferisco i soliti bigliettini postali, la solita email circolare e, quando possibile, la voce diretta. Però vagando su internet ho trovato un disegno che non so definire. Non so se sia bello, non so se sia brutto, non so se sia così così... Non so più neanche che tipo di emozioni veramente mi susciti, però in qualche modo mi ha colpito e spero di non aver infranto nessun diritto d'autore nel copiarlo qui.

mercoledì 6 dicembre 2006

Per sempre

Avevo appena parcheggiato la mia barchetta, che ovviamente non è quella della foto, e mi è caduta la mente su un concetto che non ho mai compreso fino in fondo, su una locuzione avverbiale molto semplice, un concetto chiaro, lineare e definitivo nella sua semplicità intrinseca. Quante volte avete detto o avete sentito dire "per sempre" o qualcosa di simile? I motivi sono i più vari, spesso vorremmo che alcune cose durassero per sempre, che l'amicizia durasse per sempre, che la gioia durasse per sempre che il successo (per chi l'abbia potuto assaporare) durasse per sempre. Ce ne sono tante altre di cose che vorremmo eterne e capita anche di avere l'illusione che esse lo siano, salvo poi ricredersi a distanza di tempo, volontariamente o in seguito ad uno di quei tanti eventi che dal sogno o dall'illusione ci fanno ripiombare nella realtà cara a questo sistema di leggi fisiche, chimiche, mentali e comportamentali che, come diceva Battiato, appartengono a questa parte di universo. Perchè dico questo? Forse perchè mi sono perso di nuovo nei ben noti vicoletti oscuri della mia mente, quelli nei quali vado alla ricerca di qualcosa che possa rimettere ordine in qualcuno dei puzzle che mi sono rimasti da completare. Brutto perdersi lì dentro, anche perchè la strada è quasi sempre poco illuminata, perchè la luce della ragione, che dovrebbe illuminare per quanto possibile le nostre strade, in quei vicoletti è quasi sempre fioca e tremolante, pronta a spegnersi del tutto al primo soffio di vento. Ok, un bel vicoletto quello in cui mi sono ficcato oggi, ci ho trovato di tutto, innanzitutto tanta polvere, lasciata lì dall'ultima volta che ci sono passato tanti anni fa, ho provato anche a toglierne un po', forse ne avevo già parlato. Forse avevo già accennato ai rischi correlati al togliere la polvere, con l'ovvio problema legato al bruciore agli occhi, ecc. Il sempre, in fondo, è solamente un'astrazione legata alla quantità di tempo che abbiamo per misurarla, il sempre può essere semplicemente un giorno per una libellula, che vive un'esistenza di sole 24 ore. Il sempre sono una ottantina di anni, per noi umani abitanti in Italia (secondo le stime dell'OMS, sono 82 anni per le donne e 79 anni per gli uomini), quindi dovremmo identificare il sempre con la lunghezza delle nostre vite... Benissimo, non c'è una cosa che duri per sempre, allora. Ho fotografato questa scritta su uno dei tanti massi che popolano il posto dove vado a pesca. L'ho fotografata perchè mancava una cosa fondamentale, la data in cui la scritta era stata creata. Sono passato di là e mi sono seduto sul masso accanto, stando attento a non farmi vedere dal pescatore vero, anche perchè oggi non avevo voglia di fumare. Pensavo tra me e me chi fosse l'autore della scritta, cosa avesse in mente in quel momento e cosa fosse cambiato da allora, ma forse pensavo anche a cosa fosse cambiato in me negli ultimi (imprecisati) anni. Bella frase, però. Il guaio come al solito è il passaggio centrale, quell' "io e te" che significa interazione, che significa due entità distinte, che forse cresceranno diversamente, che forse troveranno la loro realizzazione in destinazioni diverse da quelle che apparentemente sembravano le stesse, uniche e perfettamente condivisibili. Partire da un punto comune e arrivare in posti differenti è la normalità (credo) nel processo di evoluzione di ognuno di noi. E' inevitabile, è logico, ma ciò non toglie che a volte possa essere *un po'* triste.