lunedì 29 dicembre 2008

Dubbi, incertezze, indecisioni & Co.

Mi sono accorto solo oggi che è dal 21 novembre che non scrivo nulla su questo blog, strano, eh? Nel senso, non che sia strano il fatto che io non scriva da allora, ma è strano il fatto che me ne sia accorto oggi e che la cosa mi abbia dato anche un po' di fastidio. Quel sottile disagio dovuto al fatto che di cose da dire, in fondo, ne ho molte e non ne ho nessuna. Dipende dai punti di vista, dipende dalla voglia che ho di rileggerle successivamente, dipende dai feedback negativi e positivi che ricevo. Comunque, morale della favola, non so ancora cosa scrivere qui sopra oggi, però ho iniziato e, come tutte le attività, i lavori e gli esercizi, uno degli obiettivi che a un certo punto della mia vita mi sono fissato di "provare" a raggiungere, è il termine di qualunque cosa iniziata, non importa se essa sia iniziata bena, male o semplicemente così-così. Avevo pensato di scrivere qualcosa di natalizio, ma non l'ho fatto. Non mi sono neanche buttato in tentativi di prosa a tema, anche a causa della solita apatia prefestiva che mi assale in questo tipo di ricorrenza. Buffo, vero? Non ho nulla contro il Natale, nulla contro questa tradizione e nulla contro questa festa che mi appartiene in tutti i sensi, cuturale, religioso, sentimentale, ecc. Ho scoperto però tempo fa di averne ereditato inconsciamente un aspetto un po' triste, ma quello non potevo immaginarlo fino a diversi anni fa e quando l'ho capito era oramai troppo tardi per liberarmene. Un giorno forse ve ne parlerò pure, ma per adesso non mi va di angosciare nessuno, forse non mi va neanche di angosciare me stesso perchè in fondo lo sapete, probabilmente chi si intende di "scienza dello strizzaggio del cervello" lo sa anche meglio, a volte è terapeutico, ma a volte può essere molto rischioso, raccattare oggetti smarriti nel calderone delle cose rimosse. E' affascinante quel calderone, anche perchè ognuno se lo immagina a modo suo. Io ho sempre pensato che fosse una specie di pozzo nel quale giacciono tutti quegli oggetti sepolti da tempo immemorabile... oggetti? Ad un certo punto mi son reso conto che quegli oggetti hanno vita propria, saltellano qua e là e a volte arrivano a farsi vedere di nuovo per un attimo, sì, solo un attimo, perchè non possono rimanere in alto a lungo, per fortuna non volano. Quell'attimo è però a volte sufficiente a creare qualche problema, qualche dubbio. Può essere sufficiente a riportare a galla qualche sensazione che magari abbiamo già provato, ma che può ripresentarsi condita con salse diverse da quella originale, accompagnata a volte da nostalgia, a volte da tristezza, a volte da una sottile rabbia, perchè no? Poi non ha importanza verso chi sia diretta, quella fugace e improvvisa rabbia, il più delle volte è solo verso se stessi. L'importante è che duri poco, in fondo sarebbe anche disonesto negare che ci sia. E dei rimorsi e dei rimpianti che ne facciamo? Non ho mai creduto alla storia che sia meglio il rimorso che il rimpianto, sono tante le storielle a cui non credo più da un pezzo, soprattutto perchè il valore assoluto che diamo ad ognuno dei sentimenti che proviamo dipende spesso anch'esso solamente da noi. Forse non ho rimpianti, sarebbe come dire che ho fatto scelte sbagliate e, poi, ci saranno davvero scelte "giuste"? In fondo quando vi trovate davanti a un bivio, a un trivio o a un quadrivio (ecc., ecc.) siete sicuri che la direzione scelta sia l'unica giusta? A volte è solo la "meno peggio"... Non credo neanche di avere rimorsi, sarebbe come ammettere di aver *deliberatamente* fatto del male a qualcuno e, tranne quando mi son dovuto obbligatoriamente difendere, credo in coscienza di non averlo mai fatto. Il rischio è sempre il solito, cioè scambiare un senso di colpa per un rimorso, ma quelli mi hanno detto che rientrano in un altra categoria e oggi credo che non ne parlerò, anche perchè ne avrei uno in più, quello di aver addolorato a dismisura chi è arrivato a leggere fino alla fine questo post.
Bene, tra un po' sarà passato un altro anno. Forse potevo trovare un altro modo per chiudere il vecchio, magari parlando di bilanci e consuntivi e pensando a buoni propositi e progetti, ma non sarebbe stato realistico, gli unici bilanci di cui mi rendo conto sono le cose che ho capito. Il progetto più importante a cui lavoro è di continuare a cercare di capire. In tutti i sensi...
Buon 2009 a tutti, lo spero davvero, per tutti... pescatore compreso.
Ah, dimenticavo, le foto, anche questa volta, davvero non c'entrano nulla. Forse.

venerdì 21 novembre 2008

Vento di Ponente...

Avete presente quelle giornate di vento sferzante, nelle quali non hai neanche voglia di uscire di casa? Beh, quelle non sono in genere le giornate o i pomeriggi in cui, impegni permettendo, mi piace fare un giro per i posti vicino al mare, fare due passi sul molo e guardare intorno il mare e il fiume con la loro calma a volte monotona. I venti da Ovest-SudOvest sono peraltro piuttosto strani da queste parti, li senti, non te ne accorgi subito che ci sono, perchè i palazzi ti riparano sufficientemente, finchè resti nelle loro vicinanze. In queste giornate, come ho detto, sarebbe più bello e più comodo restare a casa, al coperto, al sicuro da aria, pioggia, scossoni e notizie... No, dalle notizie no, non c'è riparo. Te le ritrovi addosso, ne cominci ad avere cognizione accendendo la tv lasciata accesa per caso. Ok, spegni, accendi la radio, ma non serve a nulla, ci sono cose che arrivano anche lì. Esci, cominci a pensare che forse è meglio subire un po' di vento e non pensare a nulla, ma ecco d'improvviso il sottile ticchettio del cellulare. Speri che sia un amico che ti manda un messaggino (no, non ce l'ho virgola il gattino, per fortuna ho un avviso convenzionale) e invece no, sono le notizie che stupidamente hai lasciato in "push" per restare aggiornato. Ma aggiornato di che cosa? Delle consuete diatribe economico-politiche? Dell'ultimo flirt tra letterine e calciatori o manager? Delle cose che non vorresti sentire mai? Delle cose delle quali ho deciso di non scrivere quasi mai nulla in questo posto che ho lasciato solamente per far pascolare i miei ricordi e la mia immaginazione? (Ok, d'accordo, un pascolo impervio e a volte arido, ma comunque mio). Capisco il senso del messaggio e premo il tasto "annulla". Due passi sul molo ventoso? Ma si, è sempre un ottimo posto per obliare i fatti a cui non vorrei per il momento pensare, vengo qui, guardo le barche che rientrano, osservo i trabocchi, oramai inutili per quello che era lo scopo iniziale, medito sulla linea dell'orizzonte che in fondo ha sempre il suo fascino. Eppure non ci riesco, oggi, a togliermi dalla testa una serie di domande, ovvie quanto inutili. Continuo a subire il vento e a guardare l'orizzonte pensando a un ipotetico viaggio, lontano, definitivo, che allontani per sempre dal posto nel quale si vive. Vabbè, oramai la frittata è fatta, nonostante io sia tutt'altro che dell'umore per continuare. Chiudo gli occhi, ci avete mai provato? Avete mai cercato un modo per trasformare un'immagine in un'altra, soprattutto cancellare un quadro a tinte fosche nel suo esatto negativo? Immaginate una barca o una nave o un aereo o qualsiasi altro mezzo di trasporto. Avete deciso di andare via non si sa per dove, ma semplicemente via, un bisogno improvviso o ragionato a lungo, un qualcosa dettato da un motivo o da nessuna ragione particolare. Cosa decidete di portare? Dipende da quato state via, direte voi, ma immaginate di andare via per un tempo indefinito e con un mezzo che non vi consenta troppo carico, un po' come i famosi 20Kg degli aerei, a quel punto dovete fare delle scelte inesorabili oppure decidere, una volta per tutte, di lasciarvi ogni cosa alle spalle. Il biglietto è pronto, il volo o l'imbarco sono stabiliti, sapete che verrà il momento di salutare gli amici, i parenti, le persone più care. Già, le persone più care, quelle che in qualche modo potranno essere tristi nel non vedervi più intorno, forse le uniche ad esserlo. Ci sono poche alternative per evitare tutto questo, in fondo uno può decidere di partire senza avvisare nessuno, magari ripromettendosi di mandare una cartolina una volta arrivati. E se lì non ci fossero uffici postali? E se non ci fossero francobolli? E poi, cosa penseranno di noi per averli lasciati lì nel posto che a noi sembrava così brutto? Si, alla fine uno può decidere di portare con sè persone piuttosto che oggetti, senza lasciare recapiti, senza avvisare nessun altro. In fondo se parti per sempre è semplicemente perchè nulla ti spinge più a restare dove sei... Vi potrà restare un fugace dubbio, ma in fondo i vostri compagni di viaggio avevano davvero voglia di imbarcarsi?
Li apriamo gli occhi? Ma si, dai! Il vento c'è ancora, il fiume e il mare sono ancora increspati e la linea dell'orizzonte è ancora lì, orizzontalmente dritta nell'aria salmastra, i pensieri sembrano andati via, per fortuna. Sono ancora contento di essere qui dove sono e gli aerei li continuerò ancora a prendere solamente per lavoro o per diletto. Mi giro appoggiando la schiena alla ringhiera osservo il sole che tramonta tra le palafitte e mi accorgo che qualcuno mi osservava sorridendo, probabilmente da un po'. Oh! Ma non ci posso venire qua senza incontrarlo? Alle volte lo invidio 'sto tizio, però sorrido anch'io, questa volta ha avuto difficoltà ad accendere la sigaretta, con tutto quel vento. Lo precedo prima che lui parli, gli dico che si, l'ho letto il giornale, ho visto la tv, l'ho sentita la radio e che ha ragione lui, non dovrei pensarci. Lui mi guarda ancora come se stesse osservando un ubriaco mi allunga l'oggetto acceso e mi fa: "guarda che lo so, è per questo che sono venuto qui...".

sabato 15 novembre 2008

"Come a tutti"... (ok, era: "Glasgow, addio...", ma alle 10,25GMT del 13/11/2008 ho cambiato idea).

[PREMESSA]
M'è rimasto un cruccio in questo viaggio, quello di aver di nuovo messo piede in terra angla, ma in una regione talmente lontana da Londra e Logoborro da farmi un po' sentire in colpa per non aver provato ad estendere la permanenza. Che faccio? Dirò, come si usa in questi frangenti: "sarà per un'altra volta"?
[POSTMESSA]
Sapete, a volte vorrei essere mediamente felice "come tutti", pensare "come tutti", non dare troppa importanza alle cose ("come tutti"?), guardare sempre avanti "come tutti" e, soprattutto, vorrei a volte che mi piacessero gli arrivi "come a tutti", sì, perchè d'improvviso ho scoperto di essere anomalo nel mio amore nei confronti delle partenze, con tutto il loro carico di aspettative, incognite e, perchè no, quella sottile vena di malinconia che accompagna gran parte di noi latini quando ci stacchiamo da terra. Anche gli arrivi possono essere belli, senza dubbio, ma non è sempre così, a volte arrivare comporta delusioni, perchè non sempre le nostre aspettative vengono soddisfatte e, allora, ci sono volte in cui davvero si preferisce ripartire e sperare di trovare qualcosa, magari non meglio o peggio, ma semplicemente "diverso". Se poi uno arriva e non trova la valigia? Beh, quella è un'altra cosa e va sotto un altro nome. Però, dico io, è vero che "la bestia è pesante da tirare su" (I. Fossati, 1984), però lasciate a terra solamente "i pensieri pesanti, le sciarpe, gli occhiali e i ricordi lasciati distante" (ibidem), che cavolo!
Comunque, oggi stavo pensando, come al solito e come tutte le volte che lascio una destinazione nuova, a cosa scrivere qui sopra. Soprattutto perchè oramai la fantasia comincia a scarseggiare, considerando che peraltro non ne ho mai avuto tantissima, e anche perchè la città non si prestava ad una interpretazione univoca. Bella città, non c'è che dire, ma i posti in fondo per me sono tutti belli, mi accontento anche di poco, tanto più quando essi siano nuovi e non conosciuti. Oramai lo avrete capito, no? Non amo tantissimo tornare in luoghi già visti, e fortunatamente mi capita di rado, ripercorrendo strade già camminate, sapendo perfettamente che esse cambiano con il tempo, i negozi chiudono e aprono, i palazzi crescono e si moltiplicano, le persone a volte non ci sono più o comunque non le incontriamo di nuovo. No, decisamente non sono neanche il tipo da "che bella Barcellona! Voglio tornarci" oppure "che emozioni a Praga! Non sarei mai andato via", ecc. (oddio, ho citato due belle località, in ogni caso, eh!). Se potessi andrei a vedere città sconosciute e assolutamente anonime, senza neanche un abbozzo di monumento, senza una storia importante, magari uno di quei luoghi in cui il tempo è passato senza lasciare traccia di sè. Sono tantissimi i posti così, ma solitamente non sono meta nè di turismo nè di lavoro, forse semplicemente perchè non c'è davvero nulla che le faccia mettere sugli itinerari battuti. Anche un posto famoso, comunque, può diventare perfettamente anonimo e uguale a tanti posti anonimi per sè. E' facile farlo diventare tale, basta un po' di fantasia, è sufficiente ad esempio andare a Roma e non vedere il Colosseo, passare a Parigi e non vedere la Torre Eiffel, passare a Pescara e non vedere... (ok, non è che ci si perda poi molto a non passarci). Però facendo così è anche facile tirarsi addosso le ire dei puristi dell'esplorazione, gli improperi dei fanatici della vacanza e le maledizioni di quelli che "bisogna vedere *vattelapesca* e arrivare alla cattedrale di *pippolandia* a tutti i costi! (evito di fare nomi di città per non scontentare alcuno). Quindi, mi direte voi, che hai fatto di bello a Glasgow? Non molto a dir la verità, anche questo era un viaggio di lavoro, l'oggetto del viaggio era decisamente interessante e il tempo residuo era davvero risicato. Si che ci sono andato a Edimburgo, ho visto anche il castello. Sono stato anche a George Square, in quel di Glasgow, a vedere il municipio, il monumento ai caduti e la statua di James Watt, peccato non poter chiedere a quest'ultimo che effetto faccia il trovare proprio nome scritto su tutte le lampadine, gli elettrodomestici e, oramai, anche le auto. Bella George Square, però ciò che mi ha affascinato di più è stata la zona fuori dal centro, ancora non periferia, una zona in cui non ci sono le casette a due piani raggruppate in aree residenziali più o meno estese. Ci passavo all'andata e al ritorno, evitando rigorosamente l'autobus, perdendo l'orientamento e la strada inevitabilmente il primo giorno e prendendo sistematicamente una pioggia qua e là. C'erano, ben visibili, i classici appartamenti simili a quelli delle nostre città italiane, palazzi di 7-8 piani, abitati da comuni persone del luogo, con comuni mini-market a livello stradale e comuni panni appesi dal lato interno del balcone (ma come si asciugheranno con quell'umidità?). Al solito, mi sono fermato ad osservare il "paesaggio", ben appoggiato alla ringhiera del fiume Clyde, provando a pensare cosa stessero facendo un po' tutti, lì dentro. Magari qualcuno era rientrato dal lavoro da poco, magari qualcuno ci stava andando e forse qualcun'altro non ci andava affatto. Quanti bambini felici, frignanti, capricciosi o disperati, c'erano lì dentro? Quanti gatti? Quante mamme intente a preparare la colazione, ammesso che la preparino ancora? Con quali ingredienti? Quante di quelle persone sarebbero state ancora lì se io fossi tornato un anno dopo? Si, lo so, mi sono sentito scemo anch'io e forse lo sono davvero, in fondo è sufficiente guardare le foto, per capirlo. Si, le solite foto che metto qua e là per ravvivare l'ambiente, un po' come i fiori finti che si mettono negli alberghi, che sono belli, ma non profumano. Buffo, però, quando pensavo a tutto questo è uscito un timido sole che mi han detto non essere cosa molto comune da queste parti. Bello il solicello, stavo per accendere la sigaretta, ma d'improvviso mi sono fermato, non è che ci sono vecchi pescatori anche qui intorno? Glasgow è ancora un bel porto commerciale e non era aria di sopportare un fisherman locale. Mi son guardato intorno, non c'era nessuno, bene! Ultima foto, avambracci sulla ringhiera e mani a proteggere la fiammella dell'accendino dal vento malefico che tirava dalla mattina. Che bello, tutto felice stavo guardando il fiume scorrere tra gli argini e davvero non pensavo a nulla, ma l'imprevisto è sempre dietro l'angolo. Un collega canadese passava di lì per lo stesso motivo per cui io stesso ci passavo, si è fermato, mi ha guardato e, con un sorriso a metà trà l'ebete e il cannato mi ha detto: "Arthur, don't tink about it, take it easy!". "Yes, Sir, it is what I was doing before you interrupted me...", avrei voluto rispondergli, ma non l'ho fatto, semplicemente perchè gli avrei detto che "YES UN ACCIDENTE" (per non dire altro), gli avrei anche detto di non chiamarmi con quel nome, visto che la tavola rotonda non ce l'avevo più, era troppo grande per i pochi cavalieri che mi son rimasti amici, Ginevra s'era stufata di prepararmi la cena, di aspettare le mie partenze e i miei ritorni, di ascoltare sempre le solite cose e se n'era andata con un tizio grande e grosso, vestito di bianco su un cavallo anch'esso bianco, la lancia e una pesante armatura, che anche la mia spada era arrugginita, tanto che oramai gli avversari in combattimento mi muiono per il tetano e non per le ferite, e che avrei volentieri "take" lui molto "easy" per buttarlo al fiume o in uno di quei laghetti congelati nel Saskatchewan del Nord, e che cavolo... Non so se lui abbia mai intuito i miei pensieri, però alla fine siamo andati insieme a sentire un po' di scienza, camminando lungo il fiume, ma non potevo neanche aspettare che mi passasse la sigaretta. Lui è canadese, non fuma, non beve, non dice parolacce, non si arrabbia mai, non ho indagato oltre per altri vizi... Ve l'ho già detto, no? Prima o poi smetterò di fumare anch'io. E' il caso che smetta di fare anche altro? Soprattutto, è il caso che io smetta di scrivere cumuli di scemate come queste? "Ci penserò domani" (Pooh, 1978), per ora spero che le conseguenze di ciò che vedete nel tabellone degli orari non siano troppo malefiche, anche se passare la notte ad Amsterdam, in fondo, non mi dispiacerebbe... Più che altro per il fatto che il panino con l'aringa, qualche foto più su, mi era rimasto un po' sullo stomaco... Mi raccomando le valigie!

giovedì 30 ottobre 2008

Lugano, addio!

Sono in ritardo, e la data dovrebbe essere diversa, indietro di almeno un mese, però ci sono giorni in cui non riesci a dar corpo a quello che ti frulla per la testa e ce ne sono altri in cui, anche volendo, non ne avresti il tempo. Però, visto che alla fine ce l'ho fatta? Mi è costato qualche chilometro in più, un po' di gasolio e qualche momento di sano traffico autostradale tra Milano, Como e il valico di Brogeda, ma alla fine ne è valsa la pena. Non era tanta, la distanza tra il capoluogo lombardo e l'amena località elvetica nella quale c'è anche un famoso lago. Mi hanno detto anche che in quella città risiede una nota cantante italiana, ma non era quello lo scopo della mia visita... L'ho passata tante volte la frontiera italiana, per destinazioni diverse, per motivi diversi, ma solamente una volta in automobile e, tra l'altro, moltissimi anni fa, sempre se 18 anni fa possano essere considerati moltissimi. Già, moltissimi, come definirlo un superlativo? Come definire i tanti superlativi che usiamo giorno per giorno e, soprattutto, perchè ad un certo punto cominciamo ad usarli meno? Io ricordo i momenti in cui ne usavo tanti, anche se non sono mai stato un gran dispensatore di parole e di aggettivi in particolare, forse potrei andare a ricordare le minestre buonissime che assaggiavo negli inverni di paese, specialmente con il freddo e la neve lasciati dietro una rassicurante porta e con un camino acceso a pochi metri dalle gambe. Forse dovrei ricordare meglio quando pensavo a cose bellissime, grandissime, importantissime, ecc. Ma lo sapete com'è, no? Il tempo smussa gli angoli di tutto quello che ricordiamo e, a volte, anche di quello che viviamo. Il bellissimo diventa bello e, più in là, "gradevole". L'importantissimo, anche se prioritario, diventa importante, quando non si trasforma in qualcosa "da prendere in considerazione". Potrei continuare all'infinito, ma forse diverrei di una noia mortale (si, una noissima, si può dire, Mawiapi'?) e penso di essere oramai diventato un campione in questo. No, mi piace solamente avere la scusa per dire che, parallelamente, anche il bruttissimo diventa brutto e, infine e se siamo fortunati, solamente "un po' spiacevole". Il tristissimo diventa triste, un po' come quelle tinte fosche e intense di alcuni quadri, che impercettibilmente, ma inesorabilmente, sfumano verso colori meno intensi, più tenui, così da lasciare solamente il ricordo lontano delle angosce, delle ansie, delle paure di cui "amiamo" circondarci quotidianamente. Ok, prometto, mi fermo. Nei prossimi giorni tornerò a riassaggiare qualche vecchia minestra davanti ad un camino, magari il sapore mi piacerà, magari l'odore mi ricorderà qualcosa e il vento fuori dalle finestre mi riporterà un po' di altri suoni che mi farà piacere riascoltare. Proverò a far finta che gli angoli non siano troppo smussati, proverò di nuovo a correre il rischio di intristirmi "tantissimo", ma spero che serva anche a provare di nuovo qualche sensazione "bellissima". Passerò di nuovo la frontiera, tra un paio di settimane, ma sarà in volo e, stavolta posso confermarlo, non è la stessa cosa... Ah, quasi dimenticavo, qualcuno mi ha chiesto cosa sia andato a fare a Lugano. Nulla, ma davvero nulla di nulla. Volevo passare di nuovo la frontiera in macchina, guardare le montagne e i laghi sul confine alpino, che nell'immaginario comune, o almeno nel mio, hanno sempre un fascino sottile e imponderabile. Volevo semplicemente, nella strada del ritorno, guardare il cartello stradale con l'indicazione della località e dire almeno per una volta "Lugano, addio!".

giovedì 25 settembre 2008

Milano addio...

Avete ragione, non so mantenere le promesse, avevo detto che non avrei più detto "addio" nominando una città, a meno che non fossi andato nella famosa città nella quale più volte si è detto "addio". Di solito tutto ha un motivo e una spiegazione, ma non nel mio caso, perchè quello che scrivo a volte fa parte di un mondo che neanch'io conosco fino in fondo. Poi capitano gli imprevisti che, a volte, sono dei finti imprevisti, finti perchè un po' dovevamo aspettarceli e, soprattutto, fintamente (si può dire "fintamente"?) imprevisti perchè un po' forse desideravamo pure che le cose andassero così. Comunque, per non tirarla troppo per le lunghe, mi sono preparato alle solite 72 ore, questa volta a Milano, una delle mete più battute negli ultimi 5-6 anni, con tutto l'entusiasmo di un viaggio mai fatto, lavando la macchina, cambiando l'olio e mettendo i pneumatici alla giusta pressione (ant=2,1; post=2,3). Cosa mancava? Ah, si! L'ecopass per milano, una multa da 81 eurozzi non volevo proprio metterla in conto. Ma poi perchè? In fondo tutto il viaggio si sarebbe svolto fuori dai varchi della cerchia dei Bastioni. Avevo anche in mente grandi progetti, compreso il fatto di visitare posti non visti per anni, incontrare persone conosciute e non (mi perdonerai per non essermi fatto sentire, carissima navigatrice dei fiumi d'asfalto di quella metropoli? :)). Poi ho cominciato a guidare, con le cinture allacciate, le luci accese e il biglietto dell'autostrada appena preso (no, non ce l'ho il telepass, sembrerà strano ma non ce l'ho e non lo voglio, per ora. Prima o poi vi dirò anche perchè). Passano i primi 100Km, poi altri 100 e poi una sottile sensazione difficile da definire. Sconcerto? tristezza, nostalgia? malinconia? No, non lo so, però è cominciato tutto guardando fuori dal finestrino le spiagge deserte prima del Conero... Cosa mai ti passa per la mente, direte voi e, in fondo, avete anche ragione, un po' scemo mi ci son sentito. Però mi sono venute in mente tutte le volte che, da piccolo e in treno, mi sarebbe piaciuto fermarmi per bagnarmi i piedi in quell'acqua sconosciuta, poi sono passati gli anni, non ci ho più pensato e invece ora la tentazione mi è tornata, ma stavolta non avevo tempo o, forse, non avevo voglia. Forse volevo mantenere vivo ancora quel desiderio irrealizzato per tenerne viva la voglia di realizzarlo, prima o poi. Di contrasto pensavo a quante cose, invece, avevo visto e non avrei più rivisto, quanti posti, quante persone, quante sensazioni... No, non ci si può distrarre alla guida, non ci si può fermare, oggi. Non è proprio giornata, non è giornata per fare foto e non è giornata per pubblicarne altre, oltre a quella, stavolta solitaria, che vedete in cima al post. Un'immagine che mi ha fatto sorridere, nel momento in cui ho pensato che, alla fine, le automobili sono pure fortunate, una lavata e via la polvere, un giretto dal carrozziere e via le ammaccature. Noi mi sa che non l'abbiamo la stessa fortuna e ci sono volte in cui non so davvero se sia un bene o un male.
[... ci siamo quasi per il "padre di tutti i post, cominciate a far rullare i tamburi :) sempre che siate ancora in numero sufficiente, a sopportarmi ancora]

domenica 31 agosto 2008

Dove si va, oggi? Ma, soprattutto, perchè si va?

Stavo rovistando uno degli scatoloni che molti di voi già conoscono, ma non vi dirò quale dei due... Comunque, in quel rovistamento sono uscite fuori tante cose (come direbbe T. Ferro, che non è che poi sia uno dei miei artisti preferiti: "case, libri, auto, fogli di giornale...), dicevo, tante cose, compreso una vecchia radiolina AM del 1970, un cellulare ETACS del 1995 e un accordatore d'antenna con misuratore di ROS/Watt (eh, buon divertimento con Google, ahahah). Ma tutto questo non mi aveva creato grossi problemi o preoccupazioni, no, era semplicemente un modo per strappare a me stesso un po' di sorrisi in questo pomeriggio di fine estate, si, perchè oramai l'estate è finita e mi diverto un mondo a dirlo per creare quella sana depressione post-solstizio a quei pochi che decidono di leggermi. Comunque, per tornare a bomba (da non confondersi nè con Bomba, nota località amena fornita di lago in provincia di Chieti, nè con la bomba, nota pasta fritta solitamente ripiena di crema) stavo rovistando nello scatolone e d'improvviso è sbucato fuori un libro che ricordo di aver letto quando avevo "ancora" 16-17 anni. Un bel libro, se devo essere sincero, ma uno di quei libri che avrei il terrore di vedere in mano ad un mio eventuale discendente che abbia la sventura di trovarsi in quella fascia di età che, se non faccio male i miei calcoli, potrebbe essere intorno alla post-adolescenza. Perchè, direte voi? Non lo so, in fondo ognuno di noi è condizionato nelle proprie scelte di vita, di lavoro e di abitudini, da ciò che ha vissuto, visto, letto e ascoltato in tenera età. Beh, forse adesso mi sto spingendo troppo in un campo che non è il mio e, nei campi non propri, si rischia sempre di affondare tra le zolle zappate o di venir presi di mira da una saporita scarica di fucile caricata a sale... Ok, mi fermo qui, non avevo velleità letterarie, oggi (vabbè, non è che in generale io ne abbia mai avute). In fondo mi serviva solamente un modo "elegante" per concludere il mese di agosto in maniera dignitosa.
Ah, dimenticavo, il titolo del libro... non ve lo dico, so' dispettoso. Posso però dire che si tratta di una sorta di trilogia e che il racconto "centrale" si intitola "il diavolo sulle colline".
Bello l'incrocio su cui mi son trovato davanti, vero? La centrale eolica, invece, sapete oramai molto bene quale significato abbia, no?

domenica 24 agosto 2008

Bandiera rossa...

Non fatevi ingannare dal titolo, non v'è alcuna velleità politico-ideologica in quello che scrivo e, in generale, non ve n'è proprio alcuna in assoluto, di velleità...
È esperienza comune il fatto che a volte se ne facciano tanti, di programmi, a breve, medio e lungo termine. Ieri ne avevo fatto uno a breve, per esempio. Contavo di andare a pesca in alto mare, avevo anche sistemato tutta l'attrezzatura, fatto il pieno alla barchetta e preparato le canne (da pesca, eh...). Tanto per non appesantirmi troppo, ieri avevo anche rinunciato ad un bell'arrosto cucinato "in diretta", anche per evitare il rischioso mal-di-testa-post-montepulciano. Ho rinunciato anche alla tv e, sul tardi, ho fatto un salto al molo Nord, per dare uno sguardo al mare, anche se di notte si vede ben poco e nonostante il fatto che, di notte, abbia tutto un aspetto un po' inquietante. Cerco le sigarette (vizio malefico, devo smettere prima che esse "smettano" me), osservo ancora un po' il cielo, quasi a cercare indicazioni e previsioni per domani. C'è una leggera brezza, di terra o di mare? Non l'ho mai capito, me lo farò spiegare di nuovo prima o poi, da quella mia amica che sapete, quella che conosce i venti e le correnti. Comunque, per tornare a noi, la leggera brezza sembrava davvero di buon auspicio e, felice di questo, continuavo la ricerca delle sigarette, dove diavolo le avrò messe? Ah! Eccole qua. Ora ci vuole l'accendino, introvabile anche quello, uff... Mi appoggio alla ringhiera del molo, sconsolato, ma chi arriva a quel punto? Si, proprio lui, il vecchio pescatore, venuto qui per tentare qualche cattura in notturna. Mi guarda, posa le lenze a terra e accende la sua sigaretta, scruta pure lui l'orizzonte, ma non mi chiede perché io sia lì, forse perché lo sa, infatti me la passa, la sigaretta, si gira di nuovo verso il mare e verso me e dice: "che vuoi fare come l'altra volta? Nel caso portati un accendino antivento, ad avvisare chi ti dovrà ripescare ci penso io...".
Faccio un gesto "scaramantico" e lo saluto. Aveva ragione, però. Lui ha sempre ragione, adesso sono qui, a riva, a guardare le onde di un mare impraticabile e le bandiere rosse dello stabilimento e, in fondo, a capire che comunque ho ancora tempo per riprovarci ad uscire, magari senza contarci troppo il giorno prima, magari provando a non caricare il domani con aspettative troppo fantasiose.

giovedì 7 agosto 2008

Candele

Ce ne sono tanti di momenti e di giorni in cui uno vorrebbe avere un po' di oscurità, tanto per sdraiarsi un attimo e lasciare la mente a spasso o a riposo, dipende dai punti di vista. Chi è che diceva che "il sonno della ragione genera mostri"? Non me lo ricordo più o forse non me lo voglio ricordare o forse non ho voglia neanche di cercare su google. Sì, oramai a tutto c'è una risposta, oramai non abbiamo quasi più neanche il beneficio del dubbio, perchè basta mettere quello che cerchiamo sulla famosa finestrella per avere, o aver l'impressione di avere, tutte le risposte. Però non è così per tutto, ovviamente. Ci sono cose a cui non riusciremo mai a dare una risposta oppure, semplicemente, ci sono cose a cui una risposta ce la siamo già data, magari sbagliata, però è la nostra e non abbiamo nessuna voglia di trovare qualcuno o qualcosa che ce ne dia una diversa da quella che già conosciamo. Accade come al solito su alcuni dei fatti del passato, di quelli soprattutto che pensavamo o volevamo andassero come ce li eravamo immaginati, sperati, sognati. Poi accade qualcosa, in genere, che ci cambia le prospettive, che ci porta su un'altra strada, imprevista, diversa, magari piena di curve non segnalate in precedenza e, a volte, anche più impervia, alla fine... ma a volte semplicemente più interessante e soddisfacente semplicemente per non dare l'impressione di aver trovato qualcosa di diverso da quello che ci aspettavamo. E' un po' come quando soffiamo sulle candeline di una torta, quando aspettiamo che tutti intonino il solito canto augurale, quello che ci dona sentimenti e sensazioni diversi, variabili a seconda del nostro stato d'animo del momento o di tutta una vita. Certo, se uno sostituisse le solite candeline con le candele della foto sarebbe un vero spasso, soprattutto perchè sarebbe difficile spegnerle tutte insieme e sarebbe anche diversa la sensazione nell'avvicinarsi troppo. Una candela di cera al massimo ti brucia. L'altro tipo di candela darebbe una sensazione certamente più elettrizzante, no?
Un altro giorno di bilanci, oggi. Ma non perchè mi vada di farli, non perchè sia necessario farne. No, semplicemente perchè ci sono giorni in cui essi vengono da sè, pronti a farsi analizzare con calma e pronti a crearti qualche momento di sano o insano dubbio. Ok, non so che farò oggi, andrò in barca? In montagna? In auto a fare qualche chilometro qua e là, tanto per passare in qualche posto nel quale non passo da tempo? Vedrò più tardi, magari mi verrà qualche idea in più, soprattutto per arrivare alle 24,00 tutto intero (bella la centrale eolica, vero?). Avevo messo "candele" su google, cercavo una candelina azzurra a forma di clown sdraiato, ma avete visto qual è stato il risultato, no?

lunedì 28 luglio 2008

Signor capitano che ci vuoi far...

Si, lo confesso, ogni volta che esco con un qualcosa di galleggiante, sia esso un gommone, una barca o un materassino gonfiabile, mi prende una specie di quasi angoscia, che non so ben definire. Ok, forse "angoscia" non è il termine esatto, ma io e la lingua italiana facemmo a pugni una trentina di anni fa e, da allora, non ancora son riuscito a prendermi la rivincita. Comunque, ce ne sono tanti di motivi per andare in mare e ci sono anche giorni in cui sarebbe meglio non farlo, però come si fa a perdersi una rituale processione sul mare? Sono anni che vivo qui, sono altrettanti anni che ne seguo i dettagli e le sfumature, diverse di anno in anno, particolari e dettagli che spesso sfuggono, se non li osservi attentamente. Ma anche dettagli che non condividi con altri, semplicemente perchè servono solamente a sè stessi. La sapete sempre la storia, no? Ci sono molti posti in cui conservare i propri ricordi, io scelsi un paio di scatoloni, quelli di cui vi ho già parlato, per mantanere in qualche modo quelli che non mi andava andassero persi, i due famosi scatoloni, quello dei ricordi e quello delle cose/occasioni perdute. Non ho mai avuto voglia di crearne un altro, di scatolone, perchè i due che ho menzionato sono sufficientemente ingombranti da occupare tutto lo spazio che ho a disposizione per le cose non "di tutti i giorni". Ho gettato, o forse ho provato a farlo, i pensieri che avrei voluto non far riemergere più, nel mare, tanto ce l'avevo vicino casa. Per anni sono rimasti lì, galleggiando tra le onde, poi sono andati a fondo, inesorabilmente, ma con mio apparentemente grande sollievo. Quello che va a fondo poi va sulla sabbia, quello che va sulla sabbia poi scende sotto la sabbia, si disintegra, si trasforma e diventa parte di quei sedimenti minerari con i quali spesso facciamo funzionare anche le automobili che guidiamo...
Ieri ho fatto un po' di pulizia, ho rispolverato qualche vecchia foto, ho buttato via qualche vecchio biglietto ferroviario, ho eliminato qualche vecchio boarding-pass aereo, insomma, non sono ancora in ferie, ma mi serviva qualche ora di sano "non-far-nulla" e di far finta di pensare a "quanto-erano-belli-i-vecchi-tempi". Ma ogni azione ha la sua reazione uguale e contraria e ogni scavo ha le sue difficoltà, un po' come quando uno cerca il petrolio e punta una trivella, scava sempre più, ma a un certo punto trova qualcosa di spaventosamente duro. Uno strato impenetrabile, quasi da lasciar perdere. Invece no, basta montare la giusta punta, intestardirsi e aumentare la velocità di rotazione. Alla fine lo superi quello strato, perfori la roccia come se fosse burro, aspetti che esca il petrolio. No, non è andata così. oggi. Ho sentito solo una folata di vento puzzolente e mi sono un po' rammaricato di questo. Però forse è meglio così, oggi non avevo voglia di trovarlo, il petrolio, in fondo posso aspettare ancora un po'. Mi sono seduto ai bordi del pozzo, ho preso una sigaretta... però che strano, non c'era il vecchio pescatore a passarmela, anzi. Il vecchio mi guardava da lontano e mi faceva strani cenni, come se volesse avvisarmi di un pericolo. Mah! Ho pensato che forse è quasi ora di consigliargli un bravo specialista, forse ha qualche problema di testa, vista l'età. Ho tirato fuori l'accendino, ho fatto ruotare l'innesco, come sempre, appena in tempo per realizzare con terrore una cosa, sempre seduto al bordo del pozzo, cioè che non avevo di certo trovato il petrolio, ma quello che usciva dal foro di trivellazione era semplicemente una delle tante possibili cose in cui si trasformano i detriti seppelliti sotto la sabbia, il metano... (BUM!)
Sono andato a scomodare Ernesto Testa, Eros Sciorilli e persino Iva Zanicchi, per trovare le parole sufficienti a fornirmi un titolo che non c'entra nulla con il post. Le foto non c'entrano "quasi" nulla, ma oramai sto diventando un maestro nell'allungare un brodo fatto di ingredienti sempre più triti e ritriti... Cosa c'entri il cigno non lo so neanch'io, però non è comune incontrarlo e, in fondo, mi aveva pure salutato, a modo suo.

domenica 13 luglio 2008

Fuliggine sui muri

E' curioso a volte quello che si scopre cercando la provenienza dei visitatori casuali di un blog e, soprattutto, quelli che andavano cercando tutt'altra cosa. Non so se immaginare in essi la sorpresa o la delusione, provo a spiegarmi meglio: se io volessi cercare un posto dove vendono coni gelato per ordinarne un vagone e, d'istinto digitassi "coni gelato" su un qualsiasi motore di ricerca, potrei essere molto deluso nel trovare, come risultati, una serie di centri di ricerca per lo studio della geometria elementare o un sito di soluzioni agli esercizi di trigonometria del liceo... In fondo io andavo solo in cerca di un buon sistema per soddisfare la mia golosità, no?
La fuliggine sui muri è un'altra cosa, forse. La conosco la fuliggine sui muri, perchè ho una vecchia casa, nella quale vado di tanto in tanto, in cui si sono ancora il caminetto a legna, la stufa a kerosene e un vecchio braciere di rame che, pur rischiando un'intossicazione da monossido di carbonio, potrebbe ancora funzionare benino. La fuliggine è una cosa malefica, non si riesce a toglierla dai muri vicini al camino senza danneggiarne la pittura e, a volte, l'intonaco. Perchè il più delle volte bisogna grattare a fondo, passare l'acqua con un po' di aceto, grattare ancora e sperare di non togliere troppa vernice. Sì, in certi casi sarebbe più opportuno avere a che fare con superfici piastrellate o rivestite di quei materiali sintetici resistenti un po' a tutto. Però non è la stessa cosa, la piastrella è resistente, ma è anche fredda in tutti i sensi, non modellabile, non danneggiabile facilmente, per certi versi eterna anche quando viene rimossa. La fuliggine ce la togli facilmente da lì, ma anche le cose piacevoli non ci restano appiccicate a lungo, i segni della matita o della penna di un bimbo li togli con un colpo di spugna e non puoi usare una parete a piastrelle per vedere di quanto è cresciuto un bimbo. Certo, una parete pitturata a tempera potete anche usarla per fare piccoli segni di riferimento (di nascosto da una moglie, eh!), non andranno via facilmente, così come non ne andrà via facilmente la fuliggine. Ma alla fine che importa? A me non ha mai dato fastidio la fuliggine, così come non mi dà alcun fastidio il profumo (non "la puzza") della legna bruciata nel vecchio camino. Si, lo so che sono palloso e che sto facendo la figura del solito vecchio nostalgico dei tempi andati, però qualche giretto da quelle parti, nei tempi andati (belli o brutti che siano stati) lo farei volentieri, "sarà per aver 15 anni in meno, o avere tutto per possibilità" (come diceva un ben noto cantautore italiano nato a Modena il 14 giugno 1940)...
Una sola foto, stavolta. Va tutto bene, per fortuna, ma oggi "ho l'anima in riserva e il cuore che non parte", come diceva un altro ben noto artista, nato a Roma il 4 aprile 1951...

lunedì 7 luglio 2008

Inchiostro...


Il caldo fa brutti scherzi un po' a tutti e, ovviamente, io non faccio eccezione...


Non mi andava di accendere il PC, con tutto il caldo che faceva oggi, però non mi andava neanche di far passare un'altra giornata senza che vi fosse qualcosa di scritto quaggiù (o quassù, a seconda dei punti di vista).












... metto qualche linea di testo qua e là, tanto per fare un po' di spazio e, soprattutto, per dare l'impressione che il post sia stato in qualche modo pensato a tavolino e studiato nei dettagli (ahahah!) :°°°°°)





... Et voilà!

Il capolavoro è servito, magari non su un piatto d'argento (no, neanche su un piatto di plastica, ci mancherebbe...).

Tutti pronti a cancellarmi dai link e dai bookmark?

Grazie a chi vorrà restare :*

sabato 28 giugno 2008

Self-organized criticality

Sapete una cosa? Ci sono giorni in cui mi piace andare a vedere le modifiche che i nostri amministratori apportano alle vecchie infrastrutture delle nostre città. Ok, come al solito era una scusa, la scusa per cercare di prendere una bicicletta e riprovare a percorrere, più che le strade, le sensazioni di quando quell'improbabile mezzo di locomozione era l'unico modo per arrivare da un punto all'altro. Certo, molti tra quelli che condividono con me la certezza che potrebbe essere anche oggi uno dei migliori mezzi di locomozione, converranno che l'aumento del traffico motorizzato costituisce un rischio non trascurabile all'incolumità di chi si muove "lentamente". Beh, ho detto che non avrei mai parlato di problematiche politiche o sociologiche e, quindi, tengo fede al mio impegno e chiudo qui la parentesi "polemica". Dicevo, ho fatto un bel giro della città e mi sono trovato su un vecchio ponte ferroviario, attualmente dismesso e trasformato in una brevissima pista ciclabile. Ci sono arrivato sopra e l'ho visto a colori in maniera distratta, non è che abbia un aspetto particolarmente significativo o artistico, anzi. Però ho fatto un errore, percorrendolo, mi sono fermato al centro di esso, così, tanto per dare uno sguardo al fiume che vi scorre sotto, un fiume peraltro che ha lo stesso nome della mia città, un fiume che ho percorso sia sulla riva che sull'acqua (no, non con i piedi, non ancora mi capita di fare il compleanno il 25 dicembre...). Un fiume, comunque, che porta nella sua corrente tante cose, tra cui i ricordi di un'alluvione del lontano 1992. Ci sarebbero una serie di post da scrivere per quell'alluvione, per i giorni precedenti e per i giorni e per gli anni seguenti. Comunque alla fine è andata nel solito modo, nel fermarmi, i colori sono scomparsi, il paesaggio è diventato in bianco e nero e io mi sono sentito con un bel po' di anni di meno, quando le sensazioni erano progetti, quando le impressioni erano speranze e quando le emozioni erano emozioni. Che significa? Boh! Non lo so neanch'io, se devo essere sincero. L'ho pensato e l'ho scritto così, sperando di trovarci un significato quando leggerò di nuovo questo saggio di stupidità tra 2-5-10 anni. Il risveglio è stato abbastanza soft, questa volta, si, perchè la sigaretta, anzi il sigaro toscano che un caro amico mi aveva donato la sera prima (un giorno vi dirò perchè) lo avevo acceso proprio al centro del ponte, mentre guardavo un paio di piccole barchette che si incrociavano lì sotto. Indovinate un po' chi c'era su una delle barchette? Si, proprio lui, il vecchio maestro di pesca che rientrava dal mare. Lo sapete che mi ha urlato da giù? Me lo sento ancora nelle orecchiè: "Uagliò (trad.: "ragazzo")! invece di stare là sopra, vattene a imparare come si pesca veramente!". Gli ho tirato il sigaro addosso, ma lui non ha fatto altro che prenderlo al volo, tirare un paio di boccate e lasciarsi guardare dal lato opposto del ponte. Mi ha detto qualcos'altro, qualcosa del tipo: "Grazie, sei un amico, ma la prossima volta tirami un 'Garibaldi', mi piacciono di più...".
Beh, basta così, per oggi, con le gite sul fiume, non sono per me. Molto meglio il mare, molto meglio guardare un orizzonte che, almeno immaginariamente, non ha un limite o una distanza. Mi manca qualcosa, forse. O forse non mi manca nulla, ma faccio di tutto per fare finta che qualcosa mi manchi... Oggi mi mancava l'arrivo di una barca a vela, magari capace di fermarsi dalle mie parti e di portarmi in qualche altro posto, vicino, lontano, non si sa. Bastava semlicemente, in quel momento, che fosse "altrove". Piuttosto, non chiedete mai ad un bimbo come funziona una pistola ad acqua, vi assicuro che ha in genere un modo molto semplice e diretto per farvelo capire...
Un'ultima cosa, mica vi siete chiesti il motivo e il perchè del titolo del post? Non c'è un motivo, non c'è un perchè. E' il solito titolo che non c'entra nulla con il testo che non c'entra nulla con le foto. Forse si (o forse no...).

domenica 15 giugno 2008

Casetta sul mare

Ok, sgombriamo subito il campo da equivoci. Il grande Montale non c'entra nulla, per quanto io in passato abbia già scritto qualcosa con un titolo simile. Adesso no, il post è nato da una sorta di scommessa con me stesso, perchè, direte voi. Come al solito non c'è un perchè, soprattutto per il fatto che io e le arti grafiche siamo due rette parallele, al massimo posso disegnare le casette in montagna e i gabbiani che sembrano tanti "viva il sole!". La scommessa consisteva nel riuscire a disegnare la casetta senza il consueto sfondo montagnoso, ma, questa volta, in riva al mare. Il risultato potete vederlo voi stessi in tutto il suo splendore... Ancora lì? Complimenti, è davvero una dimostrazione di grande coraggio o, provo ad essere anche un po' ottimista, di grande amicizia, il che mi onora non poco.
Non avevo mai disegnato casette sul mare, non avevo neanche mai disegnato il mare, ok, non avevo mai neanche DISEGNATO... Oggi ho avuto tanti motivi per farlo, non ultimo una tranquillissima cena sul piccolo terrazzino della casa in cui ho abitato per oltre 30 anni. Buffo non poco, vero? Da quel terrazzino si vede un discreto scorcio di mare, il portone di quella casa dista non più di 30 metri dal mare, la scuola elementare che ho frequentato dista 50 metri da quel portone e il mio vecchio (e defunto) maestro delle elementari ci faceva disegnare tantissimo. Eppure è così, questa che vedete è il primo (e probabilmente ultimo) tentativo che faccio. Sapete una cosa? Ci sarebbe da riscrivere da capo tutto il blog, per poter descrivere una serie di cose che mi legano a questo posto, che, come quasi tutti i luoghi della memoria, portano con loro un discreto carico di gioie e di dolori, di ricordi piacevoli e malinconici, insomma di tutte quelle cose che condiscono le vite di tutti noi e che alla fine tendiamo a racimolare e legare tutte insieme per denominarle "esperienze", "ricordi", "nostalgie", e chi più ne ha più ne metta. Lo confesso, però, voglio essere onesto almeno per una volta, anche se cerco di esserlo il più possibile, nei limiti del possibile. La cena è stata una meraviglia, nonostante la carenza di pesce fresco, ne avevamo di pescato "artigianalmente" e di buona qualità. Il profumo della grigliata era qualcosa di unico, tanto da farmi dimenticare di farne una foto adatta a questo contesto. Il corollario a tutto ciò è stato un magnifico Greco di Tufo, tenuto da noi alla temperatura giusta, versato nei bicchieri giusti e bevuto nella quantità giusta. Mancava il tocco finale, cosa voglio di più dalla vita? No, non un "amaro", oramai cerco di evitarli quei fastidiosissimi intrugli, no, volevo semplicemente che qualcuno mi passasse la solita sigaretta accesa, ma cascavo male, nessuno questa sera condivideva questo mio malefico vizio. Ho preso la via delle scale, ho attraversato la strada e mi son fermato un attimo sul muretto a bordo spiaggia, il vecchio pescatore non poteva esserci a quell'ora, lui va a dormire presto, ma di vecchi amici ce ne sono sempre tanti lì davanti... Giusto il tempo di fare 4 chiacchiere, finire l'ultima boccata e dire al malcapitato di turno: "oh, ti ricordi di quando venivamo a scuola qui?". Me la sono cercata la risposta, quale? Quella solita, quella in cui ti senti dire, rigorosamente in dialetto locale: "toh, fumati un'altra sigaretta e pensa alla salute...". Forse è questo il guaio, forse a furia di pensarci tutti i giorni alla salute in senso lato, mi dimentico un po' di pensare a quella mia :-)
Un grazie particolare a chi mi ha ispirato l'opera d'arte in cima al post :*)

lunedì 26 maggio 2008

Event(ually?)

Ce ne sono tanti di eventi e ricorrenze che di tanto in tanto ci tornano in mente, vero? Compleanni, anniversari, matrimoni, comunioni, e chi più ne ha più ne metta, passando anche per eventi meno piacevoli o decisamente tristi. Pensavo a questo ieri, mentre mi preparavo a passare una di quelle giornate che solitamente fissi nella memoria e in qualche album di fotografie. Pensavo alle solite cose, tanto per continuare ad essere monotono, una volta era un po' più difficile ritrovare tutte le foto e tutti gli eventi. Dovevi aprire uno scatolone o un armadio, tirare fuori tutti i raccoglitori, sfogliarli, spesso uno a uno, fino a trovare quello che andavamo cercando. Adesso è più facile, anche chi non è sufficientemente ordinato può facilmente con un click trovare quello che cerca, è fin troppo facile scandagliare un archivio digitale e rivedere in un'ordinata e rigorosa scansione tutti i ricordi fissati in un set di foto. Che bella la tecnologia, vero? Belle anche le foto digitali, fai uno scatto, vedi se va bene e decidi se tenerla o cancellarla, molto meglio dei vecchi negativi, per i quali era necessario aspettare almeno un paio di giorni o più, prima di vedere quale capolavoro (si fa per dire) o quale obbrobrio si fosse immortalato sulla pellicola. Davvero molto meglio? Chissà quante foto apparentemente insignificanti in un determinato istante sarebbero state cancellate, chissà di quante sensazioni ci avrebbe privato una tale "epurazione a priori". Forse è per questo che non cancello neanche le foto digitali uscite male, forse è anche per questo che dovrò decidermi a cambiare l'hard disk del mio notebook. Sì, perchè le foto digitali me le porto tutte dietro, non si sa mai, dovesse capitarmi di restare isolato per giorni in qualche località straniera...
Ok, mi sto facendo prendere la mano da argomenti che c'entrano poco con il filo conduttore del post, ma in fondo forse non ce l'avevo un filo conduttore. Stavo provando a farmi guidare da ciò che resta di una serie di emozioni e sensazioni odierne, ce ne sono tante di sensazioni, alcune descrivibili, altre un po' meno, forse perchè lontane nel tempo, forse perchè difficili da ricordare per il numero di anni passati, per la difficoltà a focalizzarne i contorni o semplicemente per quello schermo protettivo che alcuni di noi costruiscono con il solo scopo di difendersi da ricordi non del tutto allegri. Come al solito il rischio è anche quello di "dimenticare" i ricordi piacevoli, ma si sa, non si può avere tutto dalla vita, no? L'ho imparata tardi la lezione, ma poi non so se l'ho veramente imparata. Le mie fughe mentali continuo tranquillamente a farle, alcuni dei vecchi ricordi, sotto forma di foto, scritti e oggetti, continuo a tenerli per quanto possibile nascosti, ma la tentazione di dare ad essi un'occhiata è davvero forte, anche se alla fine si raggiunge un buon equilibrio, tutto sommato. Però è certezza o solamente sensazione di averlo raggiunto quell'equilibrio? Ho avuto anche il dubbio, a volte, di arrampicarmi un po' sugli specchi, mentre cercavo di insegnarlo ad altri, per motivi "istituzionali" o semplicemente per provare ad essere utile. No, alla fine non sono stato molto utile in questo, di lavoro da fare ce n'è ancora molto, credo... Così come ho molto lavoro ancora da fare per passare allo scanner i vecchi negativi tradizionali, le vecchie diapositive e i vecchi fotoritratti. Come quello qui a lato, scattato davvero in bianco e nero, in uno studio fotografico che non esiste più (qualcuno potrebbe anche pensare che io porti sfiga, eh!), una foto che non ricordavo nemmeno di aver fatto, ma in fondo può succedere che i 35 anni passati dalla luce di quel flash portino con sè un minimo di sano oblio, no?
Ecco, ora mi sono accorto che il layout è in verticale, avevo previsto meno testo da scrivere e oramai mi tocca dilungarmi, ma potete tranquillamente saltare queste ultime righe, hanno solamente uno scopo estetico e non contengono alcun significato compiuto. In fondo forse è così anche per le righe precenti, anche per i post precedenti, ma ad essere sincero ho preso questo vizio e, per ora, non riesco a togliermelo. Forse è più facile che qualcuno o tutti, un po' alla volta, decideranno di togliersi il vizio di leggermi... soprattutto quando scrivo qualcosa nel momento in cui lo "ieri" diventa "oggi" e in quest'"oggi" c'è già una parte del ricordo sicuramente felice, certamente gioioso, ma inesorabilmente velato di malinconia di quello che è successo "ieri"...
Però ero bello a 10 anni, vero?

mercoledì 21 maggio 2008

Venite e vedrete...

Titolo impegnativo, vero? Una vecchia canzone di Neil Young diceva, tra una strofa e l'altra, "there's more to the picture/than meets the eye...". Non ho alcuna intenzione di offendere l'intelligenza e la cultura dei più, la frase si spiega e commenta da sola. Ho perso un po' di tempo per guardare le foto che avevo fatto in questa insolita trasferta, insolita perchè in parte inaspettata. Ho perso un po' di tempo per scegliere quali mettere in questo post e, di conseguenza, non ne ho scelto che due, quelle che in qualche modo rappresentavano un po' le immagini che mi avevano colpito per l'occasione. Paradossalmente le foto non sono neanche state scattate a Paestum, meta del viaggio e luogo del solito soggiorno improvvisato. Tra l'altro posso serenamente affermare di aver soggiornato in uno dei peggiori alberghi che io abbia mai incontrato nel mio cammino. Sì, anche a Skopje la stanza era migliore, però in fondo non posso neanche lamentarmi, visto che non pagavo io :) Avrei dovuto intitolare il post in maniera diversa, che so, chiamarlo "Paestum 2 (la vendetta)", ma non mi andava, così come, al di là dell'interesse specifico legato al motivo del viaggio, mi ha entusiasmato meno che meno il rivedere quel posto già conosciuto e davvero desolato in questo periodo dell'anno. No, non è stato questo il motivo che mi farà ricordare il viaggio, i motivi sono altri, al solito più che incomprensibili per chi non mi conosca da almeno 20 anni. Motivi che si intersecano con le decisioni di altri, soprattutto se la macchina la portano loro e, soprattutto se ti sono gerarchicamente più in alto.
Forse è stata anche questa la causa della mia mancanza di entusiasmo, questa volta, forse perchè preferisco sempre andare con i miei mezzi e, se possibile, da solo. Buffo, no? Quando vado da solo mi perdo spesso (e volentieri), di solito ce la metto tutta per perdermi un po', per sbagliare strada, per farmi beffe del navigatore. Se non sono da solo, cerco di avere un po' di comprensione per chi siede con me, cerco di evitare al mio compagno di viaggio l'ansia di una (finta) perdita di orientamento e cerco di fare la strada più dritta possibile. Quando viaggio con uno dei "capi", cerco di evitare di tirar fuori la parte di me che si perde per strada, per paura di fare figuracce, ma oramai anche loro mi conoscono bene, si sono abituati e, a volte, mi assecondano pure nelle mie manie di pseudo esplorazione. D'altra parte sono bravo (e anche molto narciso) e un po' di cose (anzi, tante) me le perdonano pure...
E' stato il "capoccione" che mi accompagnava che, inaspettatamente mi fa: "che dici, [Try], ce la facciamo una puntatina ad Amalfi? E' ancora presto e c'è un bel ristorantino lì, ne vale la pena". Secondo voi potevo farmi sfuggire l'occasione di finire la giornata nella solita maniera culinaria? Cero che no, la tentazione era troppa. Eppure c'è sempre qualcosa di imprevedibile, qualcosa di inaspettatamente sorprendente anche nelle cose che sembrano più innocue. Era ottimo il ristorante, sia dal punto di vista estetico che dal punto di vista gastronomico, la giornata era anche calda e piacevole, c'erano già i primi turisti pronti per il mare. Ma qualcosa, come al solito, era lì nell'aria, sotto forma di suoni, colori, profumi e sensazioni. Siamo ripartiti abbastanza presto, c'era un bel po' di strada da fare, ma nel mettermi alla guida dopo aver accuratamente evitato di assumere alcolici (uno di noi due doveva farlo per forza), mi è venuto in mente qualcosa e ho detto al capo: "sai, capo, non c'è solo un bel ristorante qui, io ricordo che c'era anche un bell'albergo...". Non ha tardato molto la risposta, la solita, quella che oramai tutti conoscono, ma che in questo caso si è concretizzata in un "pensa a guida', chè la strada della costiera è insidiosa e piena di curve...". E' vero, aveva ragione, per fortuna avevo pure gli occhiali scuri (per il sole, no?). Ho pensato al solito pescatore, chissà che avrebbe detto e che avrebbe pescato nelle acque del Tirreno, io ho pescato solo la solita sigaretta dalla tasca, ho preso il solito accendino e ho tirato un paio di boccate con il solito finestrino aperto... bello il panorama, ma qui ad Ovest il sole sul mare è un tramonto, non un'alba.

mercoledì 14 maggio 2008

Ostriche a Fiumicino

No, amici, non sono uscito improvvisamente di testa, almeno non più del solito. Cercavo un titolo per il mio post che non c'entrasse nulla con il testo che stavo scrivendo. Sì, lo so che è quello che faccio normalmente, ma questa volta non avevo sufficiente fantasia e così ho dovuto far ricorso ad uno stratagemma che si è presentato all'improvviso, autonomamente e, peraltro, senza preavviso. In fondo però succede così per molte cose, alcune piacevoli, altre un po' meno, altre da dimenticare del tutto. Oggi stavo rileggendo un po' delle cose che ho scritto nei quasi tre anni di vita di questo foglio di appunti virtuale. Certo che ne ho scritte di cavolate, per non dire altro, però è bello rileggerle, in fondo. Sì, è un po' come sfogliare un vecchio album di foto o il vecchio quaderno delle medie (ve l'ho detto che conservo quasi tutto, vero?). Il guaio è che uno tende a rileggere le cose che ha scritto e a guardare le foto che ha fatto con lo stato d'animo del presente, dimenticando in parte quello che provava durante la scrittura/scatto originale. L'altra cosa curiosa è che ci sia stato (e ci sia) anche qualcuno che le legga, le cose che scrivo. Vi confesso che c'è stato un momento in cui pensavo di chiuderlo, il blog, ma non ci sono riuscito. No, perchè oramai era già diventato come una delle altre cose che mi porto dietro da tempo, mi ci sono affezionato e fa parte di me. Poi è venuta fuori anche la parte "narcisa" della mia personalità e mi è venuta in mente la possibilità che sarei potuto mancare ai miei lettori, non avrei potuto di certo perdonarmelo :) quindi resto qui, continuo a dilettare chi avrà il piacere di passare da queste parti con le mie sensazioni, con un cumulo di frasi a volte forse anche senza senso, con qualcuna delle mie impressioni di viaggio, ma in fondo, volendo anche usare uno dei soliti ed abusati luoghi comuni, che cos'è la vita se non uno di quei misteriosi viaggi nei quali non sai mai quali strade troverai? Larghe e scorrevoli, a volte trafficate, qualche volte sconnesse e piene di buche. E se il motore si guasta? Se le sospensioni cedono? Se i fari non illuminano abbastanza? Se il manicotto della turbina si buca? Beh, ce ne sarebbero diverse di soluzioni. Ligabue (il cantante, non il pittore...) parlava delle "strade troppo strette e diritte", quelle in cui non si può cambiare rotta o sdraiarsi un po', secondo me un po' di tempo per fermarsi a riflettere c'è sempre modo di trovarlo, anzi, è meglio trovarlo, soprattutto perchè non si può cambiare rotta se non ci si ferma un attimo, si rischierebbe di non vedere in tempo l'indicazione giusta, di mancare l'uscita desiderata e di doversi sentir dire la solita frase dal maledetto navigatore che sotto le gallerie nemmeno funziona: "tornate indietro quando potete". Lo sapete che cosa significa una frase del genere in autostrada, no? Di solito significa farsi inutilmente almeno altri 50 chilometri, se tutto va bene...
Ah, dimenticavo, dove ho preso il titolo del post? Eh, chiedetelo all'unico visitatore che è riuscito ad arrivare fin qui utilizzando quella chiave di ricerca. Per ora non ci vado a Fiumicino a vedere se ci sono negozi di ostriche, per ora (domani) mi accontento di questo simpatico viaggetto fino a Paestum, sperando di avere abbastanza tempo per assaggiare qualche bella bufala (nel senso di mozzarella, ovviamente...).

sabato 10 maggio 2008

Chain (Of silver? Of gold?)

REGOLE:
1- indicare il Blog che vi ha nominato e linkarlo
2- inserire le regole di svolgimento
3- scrivere sei cose che vi piace fare
4- nominare altre sei persone che proseguano la catena
5- lasciare un commento sul blog dei sei bloggers prescelti


Che lavoraccio...:
1) E' stato ricevuto da: Mami che ringrazio calorosamente (si, davvero :);
2) vedi sopra;
3) ecco le sei cose che mi piace fare:

a - disegnare casette in collina al tramonto con gli uccellini che svolazzano, magari insieme ai bimbi, per far loro capire come NON si disegna :D ;
b - sognare di essere al largo su una nave mercantile ad ascoltare la radio (ad onde corte);
c - viaggiare (e di notte con i fari illuminare chiaramente la strada... ecc., ecc.);
d - provare a "sentire il profumo di tutte le cose e la loro realtà tattile", però con l'ingenuità e la curiosità che avevo più di 30 anni fa (beh, me n'è rimasta ancora di curiosità, ma i "filtri mentali" tendono a offuscare i risultati delle scoperte...;
e - fare un po' di sane e inutili chiacchiere intorno ad un fuoco acceso con (ovviamente) un bell'arrosto in fase di cottura (per non parlare delle bevande...);
f - (rullo di tamburi...) "last but not least", riuscire a leggere "il piccolo principe" senza sprecare troppi fazzoletti (un giorno ci riuscirò, è una scommessa con me stesso :D)...

4) passerò la chain e il messaggio sul loro blog a:
Sig. Meibi (e che se la scampava?)
Lia (sperando che rimanga un po' più a lungo);
Fata Oscura (sperando che non mi fulmini con qualche incantesimo...)
Mawiapia... (scusami, ma stavolta non ho potuto farne a meno)
Moya SE4 (la giusta punizione per essere "sparita" :)
Lo Psicotaxi di Raffaella (era un po' che non ci si leggeva e mi serviva un modo per diventare antipatico :))

5) fatto!

-----------------------------

ADDENDUM

Ovviamente ho tralasciato tante altre cose, ovviamente forse ho tralasciato quelle più importanti. Ma chi mi conosce lo sa. Le cose importanti cerco di scriverle tra le righe, altrimenti il blog si chiamerebbe "Avete Già Capito" e non "Cercate di Capire", no?

Non poteva mancare una foto, sarebbe stato un sacrilegio. Ma come al solito non ho tantissima fantasia...

venerdì 2 maggio 2008

Dare la precedenza ai serpenti...

Per quanto il titolo possa trarre in inganno, in esso non c'è nessun doppio senso, sia esso voluto o casuale. No, è solo che ho un po' di foto da inserire in questo post e, di conseguenza, mi toccherà essere più prolisso del solito. Non che la cosa mi riesca male, anzi, però mi auguro che qualcuno un giorno mi chiederà anche il resto delle foto che non ho pubblicato. Sarò ben lieto di regalare tutta la collezione, magari deciderò di dedicare una didascalia ad ogni foto, per renderne comprensibile il significato che, altrimenti, resterebbe oscuramente sepolto in quella che è la mia tenebrosa e labirintica mente. Sì, labirintica, ma non come vanto, perchè è così labirintica che a volte mi ci perdo anch'io, imboccando strade sconosciute e, soprattutto, non riuscendo a trovare facilmente la via d'uscita. Comunque, per tornare all'argomento principale del post, come avevo già detto precedentemente, il primo giovedì di maggio sono andato in quell'amena località montana dove da anni si ripetono due tradizioni: la prima, più importante, è l'arcinoto rito dei serpari con tanto di celebrazione religiosa, processione e contorno di foto con serpenti al collo; la seconda, meno nota, è rappresentata dal mio personale pellegrinaggio in quel luogo, ma non nella chiesa, che pur merita davvero una visita (magari non in una giornata come questa) e neanche nei luoghi sacri limitrofi, ma semplicemente nella vecchia stazione di quel posto, la solita vecchia stazione di montagna che conserva, per chi ha voglia, fiato e un sufficiente grado di fessaggine, un fascino tutto particolare. Qualcosa però è cambiato, ma si sa che tutto cambia, no? L'ho detto ad un amico che ho incontrato lì, gli ho detto: "non ti sembra che ci sia qualcosa di diverso da quella volta che ci venimmo?". Lui me l'ha data una risposta, significativa, a suo modo, per certi versi anche profonda e riflessiva, in linea con chi ha davvero una mente acuta e fertile, ma non ve la dico ora, la risposta. Non ve la dico sennò rischiate di non leggere il resto di questo delirio letterario (ci credo slo io, eh!). In realtà io me ne aspettavo un'altra, di risposta, qualcosa di più articolato, forse perchè io pensavo a quel primo maggio del 1986... una vita fà, vero? In fondo ci penso qualche volta, quelle volte, per dirlo alla De Gregori, "quando la notte scende e 'mi' si gelano le braccia...", ma poi mi passa, in fondo non sono mai stato un tipo freddoloso, la permanenza in luoghi decisamente glaciali mi ha temprato ulteriormente e, qualche volta, riesco anche a far finta di essere immune ai venti di tramontana dei ricordi anzi, sapete una cosa? Faccio anche finta di poterli utilizzare per andare avanti con il vento in poppa... ma l'andatura di poppa non è mai il massimo, forse perchè, dalla mia minima esperienza di windsurf (con conseguente ustione dei piedi, ma questa è un'altra storia, ve la racconterò prima o poi) ho imparato che è una delle andature più instabili, una di quelle andature nelle quali se ti distrai un attimo o se un amico ti chiede: "oh! come va, tutto bene?", rischi di finire rovinosamente in acqua mandando all'aria un così bel rientro in porto. Beh, anche in quei casi tutto sommato si riesce a tornare a riva o sul muretto della banchina, magari ci si asciuga un po' le piume e, magari, qualcuno è lì pronto a portarti qualcosa di caldo per rimetterti un po' in piedi. Ma non è quello che aspetto, di solito il colpo di grazia me lo dà il solito vecchio pescatore, quello che oramai conoscete anche voi e che viene lì, mi guarda, si accende la sigaretta, me la passa e si siede lì di fianco. Che mi dice? Una delle sue solite frasi, magari del tipo: "non ci pensare, pensa alla salute!". Ecco, una volta gli ho detto: "scusami, tu mi dici pensa alla salute e mi dai una sigaretta, non ti sembra un controsenso? Dicono che il fumo uccida lentamente!", quella volta si è alzato pensieroso e si è allontanato di un paio di metri, di spalle. Io ho pensato: "ecco, stavolta l'ho messo in difficoltà", ma è stato un'attimo, perchè lui si è girato ed è tornato, ha tirato un paio di volte e, guardando il largo, mi ha detto: "ma perchè, tu hai fretta?".
Ecco, stavolta sono stato quasi prolisso, ma in fondo vi avevo avvertito. Avevo anche promeso di rivelarvi la risposta del mio amico circa la stazione di Cocullo. Ma oggi no, oggi si fanno solo promesse da marinaio... e poi anche questo avevo detto, il testo stavolta è assolutamente insignificante, era solo la scusa per inserire le foto, compresa quest'ultima che mostra solamente l'inizio della conclusione di quella giornata.

mercoledì 30 aprile 2008

P'anda' (si, ma p'anda' dove?)...

Basta poco, a volte, per farsi un viaggetto nel tempo. Altro che Jules Verne e le sue vecchie fantascientifiche diavolerie. Nemmeno il capitano Koenig e l'ingegner Victor, nell'episodio in cui entrano nel worm-hole, sono riusciti a fare tanto... No, è bastata una stupida guarnizione di una stupida pompa del gasolio, vicina ad uno stupidissimo "attuatore del minimo" (boh, così l'ha chiamato il meccanico) per mettere ko la mitica marea color oro pallido. Per essere più precisi, il gasolio finiva sul motore e io non ho ancora nessuna intenzione di finire arrosto, tanto più che ho un po' di impegni, prima di andare dall'altra parte per vedere chi/cosa c'è. Però provo a non perdere il filo, non vorrei impelagarmi in questioni filosofico-teologiche, non ora, anche perchè sono stanco a sufficienza da non poter evitare di dire stupidaggini o di dire cose di quelle di cui ci si pente dopo un po'.
Comunque, per tornare a bomba (no, non è ancora esplosa la macchina, tranquilli...), l'improvvisa rottura del mio principale mezzo di locomozione mi ha costretto a ripiegare su veicoli da tempo dimenticati. Tiro fuori le vecchie chiavi, recupero il vecchio libretto, prendo la vecchia patente e, a passo di volpe, mi avvicino verso il pandino. Mi fermo un attimo e mi ricordo che anche Mawiapia ha un pandino, ma nello stesso tempo mi ricordo che sono in tanti quelli che hanno o hanno avuto un pandino. Mi fermo di nuovo, lo guardo, mi chiedo quelle solite 2-3000 cose che ogni possessore di pandino da 750cc in su ha il dovere di chiedersi e. cioè: "ci sarà abbastanza benzina"? "La serratura funzionerà ancora"? "La cappelliera (quel ridicolo pianale che va tra i sedili posteriori e il lunotto) riuscirà a reggere il peso di tutto quello che ci mettiamo sopra?
No, nulla di tutto questo, mi sono rassegnato agli anni che ha alle spalle (è del 1987), mi sono anche rassegnato ai Km che ha alle spalle, avete visto il contachilometri?
Però non è questo il punto, il punto vero è rappresentato da quello che è il mio primo impatto nel momento in cui ci entro, nel momento in cui rivedo i colori sbiaditi della spartana tappezzeria di quell'auto, nel momento in cui vedo l'alloggiamento della radio, ma non per poterla ascoltare, solo per ricordarmi di come fosse quella montata nel 1986.
Alla fine uno non ci pensa alle immagini, alle voci e al profumo che possono racchiudersi in pochi metri cubi di abitacolo. Forse è quello che a volte ci stupisce, forse è il fatto che quei pochi metri potevano racchiudere in se l'intero universo conosciuto e non. Ora è diverso, la mia ultima macchina è "quasi" un pezzo di ferro che cammina, freddo come un normale pezzo di ferro, efficiente (o quasi) come un comunissimo mezzo meccanico. E non so se sia un bene o un male, so solo che è così e che non posso farci più nulla. Martedì mi ridaranno la mia splendida marea color oro, ma mai come in questo caso appare appropriato dire che "non è tutto oro quello che luccica" e che, forse, "si stava meglio quando si stava peggio" (vabbè, poi "non ci sono più le mezze stagioni", "i giovani non sono più come una volta", "una rondine non fa primavera" e "meglio un uovo oggi che una gallina domani"). Però ve l'immaginate che fine avrebbe fatto la pollicoltura se tutti avessero ragionato così?
Domani vado a Cocullo, magari troverò anche il modo di fare un po' di foto e di metterle qui. Magari saranno anche ripetitive, ma magari non lo saranno, semplicemente perchè è uguale il soggetto, è uguale il luogo ed è uguale la situazione. Però non siamo mai uguali noi, anno per anno. E forse questo è il brutto, ma anche il bello...