sabato 30 dicembre 2006

Intermezzo (un caffè dal Guru)

Un pomeriggio di quelli finiti prima del solito e un navigatore satellitare che mi impedisse di perdermi sono state due ottime scuse per mettermi in macchina e scoprire il piacere di vedere posti nuovi e di fare nuove amicizie. Grande la tecnologia, magari a volte la malediciamo pure, però prenderei volentiere a male parole quelli che la considerano un freddo strumento di lavoro che allontanerebbe dai contatti reali. Questa è una delle volte in cui posso smentire i pessimisti del web. Questa come tante altre volte, perchè da quando ho imparato a perdermi per le strade della rete, cosa che già facevo per le strade del mondo, ho avuto la fortuna di allargare il mio orizzonte relazionale in maniera sicuramente più estesa rispetto a quello che era possibile con gli strumenti tradizionali. Certo, sono d'accordo con i più, molti degli incontri che si fanno su questo mondo parallelo alla fine si rivelano futili e a volte deludenti. A volte si incontrano cose divertenti, a volte si incontrano cose tristi (anche molto), a volte si ha la fortuna di incontrare nuovamente volti che avevamo perso di vista e che mai avremmo reincontrato con altri sistemi. Comunque, per tornare alle ultime 24 ore, armato di cellulare e di navigatore (ci vediamo tra 23 min.) mi dirigo alla volta di un noto paesello non molto lontano dal posto in cui quotidianamente cerco di guadagnarmi la classica pagnotta. Anche questo posto mi fornisce un bel colpo d'occhio, sembra il mio paesino, con tanto di vecchio bar nella piazza della Chiesa e con tanto di muri a volte ristrutturati, ma sempre con quell'aspetto da nostalgia tristemente dolce o dolcemente triste, a seconda degli stati d'animo. Va bene, tutto questo sproloquio serviva per contenere degnamente le immagini che ho scattato purtroppo senza la mia fida macchinetta, ma semplicemente con un modesto cellulare e in una giornata decisamente nebbiosa. Quello che è stato davvero importante e buono, è racchiuso nei pochi minuti passati al bar della piazza, in compagnia di 2 cose per me importanti e che vengono insieme: una tazza di caffè fumante e una nuova amicizia. Ti ringrazio per entrambe, Guru, ne sono davvero felice. La prossima volta però offro io e voglio gli arrosticini.
Quasi dimenticavo, questo è l'ultimo post dell'anno! Buon 2007 (non ho mai avuto troppa fantasia), spero di riuscire ad incontrare tutti, prima o poi...)

domenica 17 dicembre 2006

Pensieri senza parole

Per una serie di motivi che sarebbero troppo lunghi da spiegare, questo è stato il mio ultimo viaggio fuori regione per i prossimi 3-4 mesi, tra l'altro è stato un viaggio non per lavoro e neanche per piacere. Con questo non voglio dire che non sia stato piacevole, in fondo mettermi in macchina, in treno, in aereo o in vaporetto per me è sempre un'attività che mi riempie di emozioni svariate e contrastanti. Comunque, per non divagare oltre il necessario, questa volta andavo dalle parti di Fiumicino per accompagnare chi partiva e ovviamente tra i tanti pensieri che giravano dentro la mia testa, restava anche un po' di spazio per una puntina di invidia. Invidia che è notevolmente aumentata nell'atrio di quell'aeroporto, alla vista di tutte le persone pazientemente in fila ai banchi del check-in e della sicurezza. Quante volte sono partito e tornato? Ne ho perso pure il conto, ma ve l'ho già detto, non sono mai riuscito a districare l'intreccio della ben nota metafora tra il viaggio materiale e il percorso che ognuno di noi fa nella propria vita. Depressione pre-natalizia? No, non vorrei usare una definizione diagnostica così precisa, riprendo ancora quello che dice Mawiapia, aggiungendo che forse è un misto tra sfelicità e stristezza. Al di là di tutte le polemiche pseudopolitiche e pseudoreligiose, questo periodo dell'anno ha un qualche significato per ognuno di noi, almeno di quelli vissuti per almeno i primi 20 anni in terra patria. Ma forse faccio come al solito un estrapolazione generale di un fatto personale, forse proietto verso gli altri le sensazioni che mi vengono in mente volta per volta...
Il ritorno da Fiumicino è stato piacevole, il piatto che vedete, e che in realtà appartiene a un altro contesto, è simile a ciò che c'era quel giorno tra le tante cose su un bel tavolo apparecchiato e almeno questo mi ha ripagato della stranissima sensazione di vuoto che avevo provato negli istanti precedenti. Ma d'altronde è così, si parte e (di solito) si torna attraverso strade più o meno lunghe. Un buon pranzo o una buona cena sono sempre un piacevole intermezzo tra una fermata e l'altra, quando ce n'è tempo. Anche una sigaretta? Si, anche quella, soprattutto per quello che avevo già detto, perchè forse potrò smettere di fumare solamente quando smetterò di pensare. Volete il motivo da cui è scaturito questo post oltremodo farneticante? Non c'è un vero motivo, il Guru mi aveva chiesto molto timidamente di "scrivere qualcosa", io in effetti avevo voglia di scrivere qualcosa, ma i miei pensieri in questo periodo sono più confusi del solito. Quello che volevo evitare era di scrivere un post troppo natalizio, ce ne sono fin troppi in giro e sono anche molto ben fatti. Non volevo neanche mandare i canonici auguri via blog, per quelli preferisco i soliti bigliettini postali, la solita email circolare e, quando possibile, la voce diretta. Però vagando su internet ho trovato un disegno che non so definire. Non so se sia bello, non so se sia brutto, non so se sia così così... Non so più neanche che tipo di emozioni veramente mi susciti, però in qualche modo mi ha colpito e spero di non aver infranto nessun diritto d'autore nel copiarlo qui.

mercoledì 6 dicembre 2006

Per sempre

Avevo appena parcheggiato la mia barchetta, che ovviamente non è quella della foto, e mi è caduta la mente su un concetto che non ho mai compreso fino in fondo, su una locuzione avverbiale molto semplice, un concetto chiaro, lineare e definitivo nella sua semplicità intrinseca. Quante volte avete detto o avete sentito dire "per sempre" o qualcosa di simile? I motivi sono i più vari, spesso vorremmo che alcune cose durassero per sempre, che l'amicizia durasse per sempre, che la gioia durasse per sempre che il successo (per chi l'abbia potuto assaporare) durasse per sempre. Ce ne sono tante altre di cose che vorremmo eterne e capita anche di avere l'illusione che esse lo siano, salvo poi ricredersi a distanza di tempo, volontariamente o in seguito ad uno di quei tanti eventi che dal sogno o dall'illusione ci fanno ripiombare nella realtà cara a questo sistema di leggi fisiche, chimiche, mentali e comportamentali che, come diceva Battiato, appartengono a questa parte di universo. Perchè dico questo? Forse perchè mi sono perso di nuovo nei ben noti vicoletti oscuri della mia mente, quelli nei quali vado alla ricerca di qualcosa che possa rimettere ordine in qualcuno dei puzzle che mi sono rimasti da completare. Brutto perdersi lì dentro, anche perchè la strada è quasi sempre poco illuminata, perchè la luce della ragione, che dovrebbe illuminare per quanto possibile le nostre strade, in quei vicoletti è quasi sempre fioca e tremolante, pronta a spegnersi del tutto al primo soffio di vento. Ok, un bel vicoletto quello in cui mi sono ficcato oggi, ci ho trovato di tutto, innanzitutto tanta polvere, lasciata lì dall'ultima volta che ci sono passato tanti anni fa, ho provato anche a toglierne un po', forse ne avevo già parlato. Forse avevo già accennato ai rischi correlati al togliere la polvere, con l'ovvio problema legato al bruciore agli occhi, ecc. Il sempre, in fondo, è solamente un'astrazione legata alla quantità di tempo che abbiamo per misurarla, il sempre può essere semplicemente un giorno per una libellula, che vive un'esistenza di sole 24 ore. Il sempre sono una ottantina di anni, per noi umani abitanti in Italia (secondo le stime dell'OMS, sono 82 anni per le donne e 79 anni per gli uomini), quindi dovremmo identificare il sempre con la lunghezza delle nostre vite... Benissimo, non c'è una cosa che duri per sempre, allora. Ho fotografato questa scritta su uno dei tanti massi che popolano il posto dove vado a pesca. L'ho fotografata perchè mancava una cosa fondamentale, la data in cui la scritta era stata creata. Sono passato di là e mi sono seduto sul masso accanto, stando attento a non farmi vedere dal pescatore vero, anche perchè oggi non avevo voglia di fumare. Pensavo tra me e me chi fosse l'autore della scritta, cosa avesse in mente in quel momento e cosa fosse cambiato da allora, ma forse pensavo anche a cosa fosse cambiato in me negli ultimi (imprecisati) anni. Bella frase, però. Il guaio come al solito è il passaggio centrale, quell' "io e te" che significa interazione, che significa due entità distinte, che forse cresceranno diversamente, che forse troveranno la loro realizzazione in destinazioni diverse da quelle che apparentemente sembravano le stesse, uniche e perfettamente condivisibili. Partire da un punto comune e arrivare in posti differenti è la normalità (credo) nel processo di evoluzione di ognuno di noi. E' inevitabile, è logico, ma ciò non toglie che a volte possa essere *un po'* triste.

sabato 25 novembre 2006

Sorsi di buio limpido...

Forse in qualcosa rischio di diventare monotono, il guaio è che ho fatto troppe foto da questo posto situato a metà tra le due aree principali della mia città. Un canale artificiale posto alla foce di un fiume che taglia in due la vita di tutti i giorni privandola per certi versi di continuità e ammazzandola, ovviamente, di traffico. Quante sono le cose che dividiamo almeno in due parti? Quante le realtà che prima o poi si dicotomizzano e allontanano con scarse o nessuna speranza di ritorno? Oggi comunque percorrevo questo viale a forma di banchina con uno strano senso di serenità, strano perchè era un po' che non mi capitava di sentirmi così sereno. No, non avevo nè bevuto nè fumato, nè tantomeno ero andato a pesca riportando un improbabile cestino colmo. Non so, in realtà non c'era neanche un motivo per essere più sereno del solito. Forse sarà stato questo tramonto inaspettatamente struggente, con una temperatura ancora sopra la media stagionale e con un vento che, per quest'oggi, aveva deciso di rimanere una semplice brezza, di quelle che si fanno sentire con discrezione, che ti accarezzano senza strapazzarti e che ti fa piacere continuare ad assaporare mentre continui a camminare avvolto nei soliti pensieri che puoi permetterti solamente quando hai quei pochi minuti lontani dalla routine, piacevole o meno, della vita di tutti i giorni. Sarà anche questo, probabilmente, che mi ha un po' dato da pensare mentre guardavo i muri che formano il canale. Anche un fiume che taglia in due una città potrebbe avere un suo scopo, mi butto nella mia vena quasi paranoica? Ok, l'avete voluto voi. Quante volte ci è venuta voglia di mettere un fiume largo decine di metri tra le due sponde dei pensieri e degli avvenimenti contrastanti che si formano durante gli eventi più significativi della nostra vita? In fondo è semplice, alla fine scegli una sponda oppure l'altra e, in ogni caso, sai o decidi che non potrai più attraversarla. Pensavo anche a questo, oggi. Pensavo anche a quante volte ho costruito un fiume, talvolta un ruscello e talvolta un gran canyon, buttandomi da una parte e dimenticando l'altra riva. Nel caso del ruscello magari uno ha anche la tentazione di guadarlo, andare un attimo di là (grazie guru!) e tornare indietro. Nel caso del canyon la cosa è un po' più complicata, ma qualcuno mi ha fatto presente che le moderne tecniche di costruzione dei ponti fanno miracoli... Ok, lo so anch'io questo, non è difficile costruire un ponte, ma avete mai notato quanto traffico ci sia sopra i ponti? Avete mai pensato a quanto sia facile individuarvi ed eventualmente buttarvi giù, quando passate sopra un ponte? Per ora mi basta un binocolo, al cemento e ai pali portanti ci penserò più in là...
Come al solito sia le foto che il titolo c'entrano apparentemente poco con tutto il resto, a meno che non ricordiate da dove venga, quel titolo (vabbè che oramai google è diventato meglio di un estrattore testuale in PERL).

martedì 14 novembre 2006

Prospettive

Ancora sul tema delle prospettive e delle viste prospettiche variabili? Ma si, dai! Oggi avevo un'oretta di tempo da perdere e mi trovavo per una serie di ragioni un po' troppo lunghe da spiegare, in un piccolo paesino a non troppa distanza dalla mia città. Sapete, no? Quei paesini in cui il tempo sembra che si sia fermato, ovviamente solo se si indugia un po' a guardare attentamente i muri delle vecchie case, magari nei pressi delle contrade dove passano ancora gli obsoleti cavi elettrici sostenuti da isolanti in vetro o porcellana. Si, giuro che ce ne sono ancora, basta cercarli e basta sapere dove essi siano. A volte ci vado di proposito in questi posti e mi diverto a pensare di essere per un attimo tornato indietro nel tempo. Di molto o di poco non ha importanza o forse ce l'ha, dipende un po' da quello che ho voglia di ricordare in quel momento. Ah, quasi dimenticavo un piccolissimo dettaglio, non serve neanche spegnere il cellulare, dal momento che le bts non sono tantissime lì intorno e per avere un po' di campo devi andare in giro con l'apparecchio alzato a mo' di bandiera o di cero. Per tornare a noi, oggi non volevo andare tanto indietro nel tempo, non mi interessava veder passare, con gli occhi della fantasia o della follia, i carri trainati dai muli con le donzellette che vengono dalla campagna in su il calar del sole, ecc., ecc. Mi bastava rivivere un gap di pochi anni, quelli in cui stavo cercando di capire (io cerco sempre di capire, il mio vecchio prof. di matematica mi ha insegnato a farlo...) cosa fare da grande, quegli anni in cui mi bastava uno straccio di trabiccolo a motore per percorrerla, quella strada, e sentire l'odore dell'erba o delle ginestre o della pioggia appena caduta. D'accordo, lo confesso, qualche volta ho avuto anche il piacere (o la sfelicita, come direbbe Mawiapia) di sentire la pioggia *mentre* cadeva, ma questa è un'altra storia che prima o poi vi racconterò. Comunque, stavo scrutando l'adesso con gli occhi del prima e stavo osservando tutto ciò in questo tramonto, un favoloso tramonto rosso fuoco su una montagna che si trova in direzione opposta a quella di qualche messaggio fa. E' novembre, quindi non c'erano odori di erba tagliata, non c'erano profumi di ginestre e per fortuna non pioveva, però qualcosa doveva succedere, no? L'odore del fumo di un camino da una casetta a me familiare mi stava attraendo come poche cose oramai riescono a fare e lì vicino vedo un vecchio (nel vero senso della parola) amico appoggiato alla porta con la classica sigaretta in mano e con l'aria di chi ha sicuramente meno labirinti mentali di me. Mi avvicino per sentire meglio quell'odore di legna bruciata, per sentire quella sottile nostalgia, che nel frattempo era riuscita ad emergere, fin dentro le ossa, per assaporare il sottile, doloroso e dolce piacere del ricordo delle cose antiche tristi e allegre, delle cose che ho avuto piacere che passassero velocemente e delle cose che avrei voluto trattenere e che invece sono scivolate via dalle mie mani come finissima sabbia tra le dita. Non c'era solo l'odore del fumo ad attirare la mia attenzione. L'ho già detto, no? E' novembre e il mio amico aveva anche messo mano alle botti con il vino che oramai è già pronto, accidenti anche a quel profumo di legno intriso di mosto inacidito e di vino fermentato. Non posso fare altro, mi appoggio anch'io alla porta e mi fermo a guardare il resto del tramonto da lì... Volete sapere il finale? Sono rimasto un bel po', a guardare il sole che scendeva dietro le montagne e che andava ad illuminare le altre esistenze poste a Ovest delle nostre. L'amico intuisce qualcosa e mi guarda un po', tra il divertito e il dubbioso, tra lo sfottente e il preoccupato. Poi esegue il rito magico, caro a tutti quelli che mi conoscono un po' più del superficiale. Cosa fa? Semplice, si leva la sigaretta dalla bocca e me la passa. Mi resta un dubbio e gli faccio una sola domanda: "per caso conosci un tizio che va a pesca sul molo nord?".

domenica 29 ottobre 2006

Don't cry for me Taormina... (AZ-1756)

Ve la risparmio, questa volta, la pappardella relativa alla paura dell'aereo, agli aeroporti affollati e a tutto il resto. Però c'è da dire che il posto dove mi sono fermato stavolta, sempre per le canoniche 72 ore, merita davvero di essere rivisto con più calma e attenzione. Al di là di tutte le possibili considerazioni e luoghi comuni relativi alla bellezza delle coste siciliane, alla limpidezza del mare, alla maestosità dell'Etna, quello che a volte prende i soliti fessi come me è un misto di ammirazione e timoroso rispetto, sopita (neanche tanto) nostalgia e silenziosa malinconia. Ecco, questa è stata una delle volte in cui mi è dispiaciuto dover ripartire, avrei davvero voluto restare più a lungo per esplorare la costa, per parlare con i pescatori sulla riva, farmi dire che tipo di esca usavano e che tipo di attrezzatura andasse meglio per quei fondali. Magari avrei provato a pescare anch'io, tanto ai cestini vuoti ci sono abituato e non sarebbe potuto essere peggio di quello che mi accade normalmente sugli scogli della mia città. Ecco, questa è un'altra considerazione che non credo di avere già fatto. Quando sarò troppo ripetitivo non fatevi scrupoli e ditemelo apertamente... Perchè vado a pesca? In fondo è un'attività apparentemente noiosa e inutile, soprattutto adesso, dopo la mia riconversione dalla pesca di fiume/lago a quella di mare (dalla riva o dallo scoglio). Cosa ci trovo a stare lì ad aspettare che qualche pesce decida di abboccare alla trappola che gli ho teso? Ultimamente poi la fortuna ha definitivamente preso strade distanti dalle mie e al massimo riporto a casa qualche misera cattura che al massimo vale una mini-frittura. No, forse non è la speranza di un abbondante arrosto di mare e neanche l'avvincente lotta con una preda che possa in qualche modo impegnarti e appassionarti nel tentativo di portarla fuori. Non ho più neanche lo spirito combattivo che avevo in questo sport qualche anno fa, ogni tanto penso solamente che il mio raggiungere il luogo dove aprire la canna serva solo a farmi guardare il solito orizzonte lontano sperando che arrivi chissà cosa. C'è sempre il solito pescatore vero di cui ho detto qualche mese fa, quello che andava a mare con le reti e che adesso si sede poco lontano da dove mi siedo io, quello che ha il cestino sempre pieno e la faccia solcata dal sole e dal sale, quello che mi rimprovera di avere sempre la testa tra le nuvole. Che cosa mi dice? La frase è la stessa dell'altra volta ed è sempre con la sigaretta già accesa e mezza fumata che a volte mi passa quasi come un vecchio amico di giochi, una frase in dialetto pescarese stretto e traducibile in: "finiscila di pensare e pensa a pescare, che sennò qua non ci rimangono nemmeno i granchi!". Devo smettere di fumare, prima o poi, ma prima di smettere di fumare forse sarebbe più opportuno che io smetta di pensare... Ah! Com'è andato il viaggio di ritorno dalla Sicilia? Non male, tutto sommato, vista anche l'avventura iniziata con l'alluvione di Catania, con tanto di aeroporto allagato e voli cancellati. In fondo non mi è neanche dispiaciuto vivere l'affollamento e l'incertezza dell'area partenze di quell'ameno aeroporto. Quasi quasi speravo che cancellassero tutti i voli, sarebbe stata una buona scusa per restare. Ma niente di tutto questo è accaduto, è tutto così efficiente oramai ed è stato tutto così rapido, compreso il viaggio Fiumicino-Pescara. Questa volta in macchina, di notte, senza poter guardare altro che le lucine dei paesini arrampicati sull'Appennino abruzzese, che questa volta non sapevo se identificare come piccoli presepi o come grandi cimiteri.
Cupo? No, dai! Semplicemente stavo rileggendo qualcosa di Thomas Gray (lo conosci, Moya, vero?) e la nota"Elegy Written in a Country Churchyard" pur non essendo cupissima, non può neanche definirsi allegra... Per il resto ho messo le solite foto che non c'entrano niente con il contesto del post, così come non c'entra niente il titolo, così come non ha nessuna importanza quello che scrivo, soprattutto perchè in questo momento è frutto di una mente bacata che alle 22,55 di una comune e noiosa Domenica di ottobre evidentemente non ha nulla di meglio da fare.

giovedì 12 ottobre 2006

AZ-1751

Dilemma del giorno: come ci arrivo a Fiumicino alle 17,15? Le possibilità sono come al solito tante, ognuna con differenti caratteristiche, ognuna con un suo differente costo, ognuna con un differente tempo di percorrenza e infine ognuna con un differente impatto psico-emozionale, almeno per me. Ve la sentite di sopportarvi un minimo di descrizione di ognuna di esse? Ok, dò per buono un vostro chiaro e incondizionato assenso e cerco di essere il più conciso possibile. L'automobile, il sistema più rapido, quello che ti permette di fermarti un attimo ogni tanto così, tanto per la voglia di farlo. Costo notevole, considerando non solo il carburante e l'autostrada, ma anche il parcheggio di Fiumicino che oramai ha raggiunto cifre da codice penale. Uno come me può risparmiare l'autostrada buttandosi sulla Tiburtina e snocciolandosi, come la corona di un rosario, tutti i paesini del vecchio tracciato che portava gli antichi romani dalle sponde del Tirreno a quelle dell'Adriatico. Tempo di percorrenza? Dipende da quante volte ti fermi, dipende da quanta voglia hai di arrivare presto e poi c'è la solita incognita, il Raccordo Anulare croce e mai delizia dei provinciali come me che non sanno cosa sia il traffico di una grande città (vabbe', neanche a Pescara scherziamo!). Impatto emozionale? Molto basso, i viaggi in macchina verso Roma mi danno un po' di brividini solamente quando passo in prossimità del mio paese e quando affianco l'uscita di Cocullo. Il resto è una discreta noia, è la radio che tra le montagne non prende, è il gusto di qualche fermata non necessaria, ma voluta, per il caffè all'autogrill, per prendere inutili caramelle e per la sigaretta che non mi decido a buttare per sempre. Dell'autobus che posso dire? Quello è veramente un mezzo che non mi è mai piaciuto per gli spostamenti superiori a un'ora di percorrenza. Sei seduto al tuo posto, con scarse o nulle possibilità di movimento, non è facile neanche prendere il notebook, come sto facendo ora, e abbozzare uno straccio di post. Il lato positivo è che se ti metti vicino al finestrino i posti che vedi passare meritano abbastanza, anche se comunque sei in autostrada per la maggior parte del percorso e, in questo, non c'è differenza rispetto all'auto. Costo ovviamente conveniente, oltretutto non ci sono parcheggi da pagare. Impatto emozionale? Dipende dalle reminiscenze che ti vengono in mente di volta in volta. A me vengono sempre in mente le vecchie gite scolastiche, parrocchiali e similari, quando si cercava di mettersi il più dietro possibile e quando si facevano i migliori progetti, nei giorni precedenti al viaggio, su come cercare di capitare il più vicino a quella a cui cercavi di piacere a tutti i costi, per riuscire finalmente a dirle quello che sentivi (ovviamente non ci riuscivi mai perchè c'era sempre la famosa amica del cuore da cui non si staccava mai...). Sto diventando prolisso, vero? La finisco qui, un'altra volta continuerò questa lagna con dettagli più analitici, voglio arrivare al dunque e, cioè, al mezzo che ho scelto e su cui mi trovo ora. Da premettere che solo uno squilibrato potrebbe avere la malsana idea di andare da Pescara a Roma con il treno ed evidentemente io lo sono... Però avevo voglia di rivedere un tracciato e delle immagini che non puoi cogliere in nessun'altro modo, perchè non c'è altro modo per percorrere quel tracciato se non con un treno. Costo? Piuttosto basso (11 "euri" in seconda classe e 17 in prima). Tempi di percorrenza, quelli rappresentano il lato dolente, considerndo che sono partito alle 9,36 e arriverò alle 14 circa. Però anche questo dipende dalle proprie intenzioni, dipende dalla fretta che avete, dipende da quanto in quel momento riteniate importante rallentare un attimo. Oggi avevo voglia di rallentare un attimo, ci sono i luoghi della memoria, questo per me è un "mezzo di trasporto della memoria". Avevo voglia di ricordare un po', e per ricordare bene non bisogna mai avere fretta. L'AZ 1715 che mi attende inesorabile a Fiumcino mi regalerà 45 minuti di sana ansia, prima dell'arrivo a Catania, ma di quello vi parlerò più in là, se vi resterà il coraggio di lasciarmi nei vostri bookmark...

domenica 24 settembre 2006

Bilanci

Immagino che non sia questo il momento e il tempo di fare bilanci, lo sanno tutti che i bilanci si fanno a fine anno e non certo agli inizi dell'Autunno. Però mi era piaciuto pensare ad un bilancio di fine Estate, tanto per ripensare a com'è stata, la scorsa Estate. Al solito, mi vengono in mente reminiscenze scolastico-adolescenziali, mi viene in mente un racconto di un certo Pavese, sfigatissimo come tutti gli autori che piacevano ad un gruppo di pseudodisadattati di cui facevo parte all'epoca. Il racconto in particolare era "il diavolo sulle colline" che peraltro era incluso nella trilogia "la bella Estate", titolo assolutamente non in sintonia con gli umori suscitati dalla lettura dello stesso... Mi fermo un attimo, prima di scivolare inesorabilmente nei labirinti mentali che tendo a costruirmi da solo e nei quali cado inevitabilmente.
Com'è andata la scorsa Estate? Tutto sommato bene, per certi versi è stata una stagione molto più intrigante e affascinante delle ultime che io ricordi. No, non sono andato in viaggio per lidi esotici, non ho esplorato nuove culture e variopinte società, non l'ho mai realmente fatto e non ho mai avuto la tentazione di farlo per "vacanza". L'ho detto già a qualcuno dei vecchi amici, quando viaggio, oramai, lo faccio quasi esclusivamente per motivi legati alla mia professione e ai miei interessi pseudoscientifici. Forse per questo ho deciso, d'accordo con chi divide con me gran parte delle giornate, di restare in questa per certi versi anonima città, a cercare di riscoprire il fascino di un mare andato in malora, provare a risentire i vecchi amici per troppo tempo trascurati e liberare la mente da sogni di mete esotiche che invariabilmente svaniscono al rientro nella cosiddetta "dura realtà" quotidiana... Non male, alla fine sono contento della scelta fatta, ho evitato lo shock da rientro e ho riscoperto colori, odori, sapori e sensazioni che avevo *quasi* dimenticato.
In compenso è stata un'Estate anomala e vertiginosa per altri aspetti. Non so se avete presente la vecchia storiella del passato che non passa mai. Ci sono cose che ognuno di noi porta dentro di se e che magari, se qualcuno decidesse di fare domande poco opportune, liquiderebbe come "niente, acqua passata". Non è così, non esiste l'acqua passata. Non ho mai creduto al vecchi adagio che recita: "acqua passata non macina più"... E' una realtà insita nel ciclo stesso dell'acqua, pensateci un attimo, pensate all'acqua che non macina più, pensate a quest'acqua che finisce nel mare e che lentamente evapora al caldo dell'estate. Che fine farà? La ritroverete sicuramente sotto forma di pioggia in un temporale estivo alle sorgenti del fiume a monte del vostro mulino. E prima o poi passerà di nuovo di là, macinerà ancora e inevitabilmente la riconoscerete di nuovo e di nuovo la vedrete scorrere via, senza poter fare nulla per trattenerla. Ma in fondo vi piacerà comunque vederla passare, vi farà comunque capire che siete ancora vivi, che in fondo oltre al piacere di godervi un'estate diversa dalle ultime passate, oltre al pensare semplicemente a riposarvi per affrontare nuovamente la routine mortale del solito lavoro, potete gustare appieno quel sottile dolore misto a piacere delle cose passate che, pur non tornando più, in qualche modo vivono per sempre in un angolo neanche tanto remoto della vostra mente o del vostro cuore.
Al solito le foto c'entrano ben poco (credo) con il post, ma mi conoscete bene, oramai, no? Prometto a quei pochi, ma buoni, che mi leggono di tanto in tanto, un dettagliato resoconto dei miei prossimi 2 viaggi, ammesso che riesca a farli. Uno è relativamente vicino (meno di 10Km), ma ci sarà modo di raccontarne la particolare rilevanza. L'altro, neanche tanto lungo, in terra di Sicilia. Lo so, sono prevedibile e le cose le so in anticipo, ma non è colpa mia, sono fatto così, e per giunta mi disegnano *anche* così, al contrario di Jessica Rabbit...

lunedì 4 settembre 2006

Poche idee, ma ben confuse...

Dai, Guru, non dirmi male... La nostra montagna non si vede un granchè, da qui e la foto è stata fatta con un misero cellulare. La prospettiva dal mare è tutta un'altra cosa, già, ma cos'è una prospettiva in senso lato? Siamo abituati a vedere le cose da diversi punti di vista, ma ci abituiamo a far finta di guardarle come se le vedessimo sempre dallo stesso punto di osservazione, come se non cambiassero o non cambiassimo mai posizione. Certo, nel caso di una grande montagna non è che ci sia molta scelta, possiamo guardarla da lontano, possiamo avvicinarci o metterci più a destra o più a sinistra. Diversa è la storia se decidessimo di osservare qualcosa di meno imponente, così come diversa è la storia se decidessimo di fotografare gli eventi per elaborarli qualche *tempo* più in là. Pensateci un attimo, dimenticatelo e fate passare un po' di anni (con la fantasia, eh!) , cosa ne sarà di quell'evento nella vostra mente? Saranno cambiate un po' di cose o tante cose intorno a voi, magari sarete cambiati anche voi, saranno successe altre cose, alcune piacevoli, altre un po' meno e comunque ci si sarà adagiati in quel caro vecchio luogo comune secondo il quale *quello che non ci uccide ci rende più forti* (mah!). Bene, è ora di tirare fuori il vecchio evento e di guardarlo da un'altra prospettiva... Tutto ok? Qualcuno ci ha provato? E' aperto il sondaggio, fatemi sapere, se volete ovviamente, che ne pensate.
Non è curiosità, è una delle poche volte in cui il titolo dell'articolo è uguale a quello che penso. E' una di quelle volte in cui provo a fare un po' di ordine. E' una di quelle tante volte in cui forse ho perso una buona occasione per non scrivere qui.

lunedì 7 agosto 2006

Polvere...

Facciamo così, il titolo è identico ad una vecchia canzone di Enrico Ruggeri, il significato forse se ne discosta un po', ma di polvere ammucchiata comunque ce n'è tanta. Sapete, no? Di quella che provi a togliere e che ricompare inesorabilmente subito dopo, forse perchè non usi uno straccio adatto, forse perchè ne è tanta o forse semplicemente perchè non hai veramente voglia di eliminarla. Magari dopo un po' ti ci affezioni, buttandola via ti sembra di buttar via una parte di te, ti sembra che il troppo pulito possa anche darti fastidio. Eppure allo stesso tempo l'odore di stantio, il bruciore degli occhi, l'offuscamento della vista ti danno fastidio, ti distraggono dalle normali occupazioni giornaliere, quelle routinarie, quelle "importanti", importanti soprattutto perchè forse ti danno da campare, ti danno sicurezza o semplicemente ti danno la piacevole sensazione che sia stato tu a scegliere di occuparti di quello di cui attualmente ti occupi. Che bella la vita eh? Puoi dannarti l'anima per quanto tempo vuoi, puoi decidere di dimenticarti delle cose di cui vorresti dimenticarti, eppure basta poco, basta una vecchia casa abbandonata al centro di una città, basta una giornata di quasi tempesta, nella quale magari avevi deciso di fare altro, per farti perdere tempo a scavare nel tuo passato. Già, scavare nel passato, nei ricordi, nelle sensazioni perdute. Sto diventando più ripetitivo del solito? Mi succede in alcuni giorni dell'anno, sempre i soliti, quelli in qualche modo legati ad eventi concretamente individuabili nel tempo e nello spazio, quelli che ti offuscano la vista come una nuvola di polvere che non riesci a spazzare o, come ho detto, che non vuoi spazzare. Perchè a volte è polvere d'oro, non puoi e non vuoi liberartene, in qualche modo è preziosa e fa parte di quell'effimero tessuto di cui è composta l'essenza stessa di ognuno di noi. Vabbè, basta così. Volevo scrivere qualcosa di più solare, di più consono al periodo in cui ci troviamo, ma è venuta fuori la solita lagna retrospettiva e dietrologica a cui i pochi che continuano a passare da queste parti sono più che abituati e assuefatti...
A proposito di dietrologia, qualche tempo fa buttai giù un qualcosa relativo ad una fontanella a me abbastanza familiare. A meno di un anno di distanza la efficientissima Amministrazione di quel Comune è riuscita a metterne una ancora diversa. Sono passato di là per caso e la sensazione che ho avuto è che quel posto comunque non sia diverso. Ho dovuto fare uno sforzo per decontestualizzare quel ferrovecchio che vedete nella foto, ma in fondo le sensazioni sono più o meno le stesse. "Più o meno", appunto, un po' come tutto in questa giornata. Un "po' come tutto" in questa vita. Vi è venuta la curiosità di vedere la vecchia fontanella? provate ad andare qui, non sono bravo con i link, ma questo era abbastanza semplice : http://cercatedicapire.blogspot.com/2005/08/la-fontanella.html
Ah! Quasi dimenticavo, questa è una delle occasioni in cui posso dire cosa mi lega a questa data, cioè alla giornata di oggi. E' una cosa semplicissima, qualcuno un (bel) po' di anni fa decise di mettermi al mondo, facendosi un piacere e pensando di farlo anche a me. In fondo sono loro grato, non è che possa lamentarmi. Magari avrei evitato volentieri un po' di tristezza sparsa qua e là e condita con qualche sprazzo di angoscia e disperazione, ma vuoi mettere i momenti di gioia che comunque ci sono? Un po' come il cocomero o il melone, l'importante è ricordarsi di sputare i semini...

domenica 9 luglio 2006

Calma apparente

Un bel titolo per un nuovo post, vero? Avete mai giocato a poker? Il poker è, secondo i suoi cultori, un gioco in cui vince chi ha la migliore strategia, ma soprattutto chi ha i nervi più saldi. E' un gioco che non mi è mai piaciuto particolarmente, forse perchè non ho le qualità tipiche del buon giocatore, forse perchè non mi va di rischiare più di tanto o forse perchè non sono sufficientemente capace di mascherare le emozioni che vagano al di sotto della superficie della mia pelle. Non so se a qualcuno di voi sia mai capitato di avere un turbinio di sensazioni, ricordi, farfalle e quant'altro. Avete mai provato a tenerle a bada, magari a sommergerle con disinvoltura agli occhi degli altri, per evitare che qualcuno si potesse accorgere di quanto in quel momento vi passava per la mente? Qualcuno forse ci è riuscito bene, qualcuno di voi forse potrebbe essere un bravo giocatore di poker. Eppure c'è sempre qualcuno che passa per caso dalle vostre parti. Qualcuno che magari non vedete neanche tanto spesso, in grado però di scorgere anche la più piccola esitazione dai vostri occhi, capace di distinguere in un attimo l'asimmetria nel corrugamento della vostra fronte. Sapete? Quello che passa di là, vi saluta è vi dice magari ingenuamente: "ciao, amico mio, cos'hai oggi? Vedo un'espressione strana nel tuo viso. C'è qualcosa che ti rende triste?".
La foto che vedete qui a lato fa parte di quelle che, forse, ho già pubblicato. Molti si chiederenno che cosa c'entri con tutto il contesto, ma chi mi legge da un po' si è oramai abituato alle immagini fuori luogo e ai titoli delle pubblicazioni che apparentemente non c'entrano nulla con l'oggetto delle stesse. D'altra parte se non fosse così, il mio blog si chiamerebbe "capite e basta" e non "cercate di capire"... Ma torniamo con i piedi per terra (si fa per dire, eh!). Un'amica carissima (quella che conosce i venti e le correnti) mi scrisse tempo fa: "che pensavi con un fiume e un cielo così, di trovare il mare piatto?". Sul momento non ci avevo neanche pensato, ma oggi ci riflettevo con calma, pensando alle analogie con i sentimenti di ognuno di noi. Provate ad immaginare di scavare nei vostri ricordi. Sceglietene uno, magari il più bello e il più intenso, provate ingenuamente e incoscientemente a riportarlo lentamente a galla, magari cullatelo e cullatevi in esso, come si fa normalmente su quelle altalene di cui sono forniti alcuni giardini ottocenteschi. Quando poi vi trovate travolti da un uragano di sensazioni e quando queste sembrano sopraffarvi, provate a farvi una domanda simile... Nel caso, se la trovate, fatemi conoscere la vostra risposta. Io mi limiterò a segnare nei meandri della mia mente un'altra data da ricordare, non potendo mai più dimenticarla.

martedì 27 giugno 2006

C'è tempo...

Ci sono, sfortunatamente per tutti, ho ancora voglia di scrivere, che pensavate che fossi sparito? No, amici, come al solito mi sono trovato in viaggio per destinazioni più che note, di quelle banali, solite, scontate. Quelle destinazioni da raggiungere facilmente in macchina, nonostante il caldo pazzesco e con il climatizzatore rotto... Tutte le fortune, eh? Quelle fortune che ti fanno ricordare di quando il climatizzatore in auto era un lusso e sudavi le sette camicie per fare 40km o giù di lì. Dovevo pubblicare (non dirò mai più "postare", grazie, Moya) qualcosa su Siena, ma non c'è stato il tempo di assaporare l'attimo, che subito mi sono ritrovato sbattuto in questo posto ameno, bellissimo, sempre in Toscana e non lontano da Siena, un po' spartano ad analizzarlo meglio, ma carico di segni, simboli e profumi che pensavo di aver dimenticato. Com'è che dice "il pilota" di Fossati? Ah, già... Che lui non porta mai pensieri pesanti, perchè sarebbero già da soli tutto carico in più, che il tempo cambia andando via, ah, ma dice anche che tutto questo è normale "per chi vede ogni volta Linate diventare Pavia"...
Ho visto Linate diventare Pavia una sola volta, tanti anni fa, poi hanno spostato gli scali internazionali a Malpensa e, quindi, buonanotte ai suonatori, ai testi delle canzoni e a tutti gli annessi e connessi. Ok, lo so, mi sto perdendo attorno a concetti chiari solo a me e oscuri a tutti gli altri, ma oramai lo sanno tutti che perdermi per le strade terrene e per gli angoli della mia mente è uno sport nel quale sono campione del mondo. Comunque torniamo a bomba, anzi a Spineto. Un bel posto, immerso nel verde delle campagne, con tanto di laghetto e annessa abbazia dismessa. Grandi uomini i vecchi frati del passato, mi sono sempre chiesto con quale criterio scegliessero i posti per raccogliersi in preghiera e lavoro, probabilmente lo facevano per la tranquillità di cui dovevano necessariamente circondarsi, forse lo facevano anche perchè quello era il modo migliore per fuggire dalle tentazioni terrene, forse i motivi erano altri, chissà. Il guaio è che le emozioni che si provano, o che almeno io provo, in questi posti, sono ben lontane da un reale senso di tranquillità. Questo luogo, ad esempio, al di là degli ovvi risvolti professionali per i quali mi ci trovavo, non ha fatto altro che accrescere una buona parte delle mie inquietudini e una significativa fetta delle mie domande senza risposta. Già, quelle domande che ognuno di noi forse si fa quotidianamente, i famosi dubbi senza soluzione, quelli che un buon esperto di time management ti consiglierebbe senza pietà di abbandonare a loro stessi, la sapete la storiella, no? "Un problema è tale se ha una soluzione, se la soluzione non c'è, non siete di fronte a un problema, ma a un dato di fatto...".
Però una domanda adesso te la faccio, incauto lettore che ha avuto la sfortuna di passare da queste parti: lo vedi quest'angolo di giardino che ho fotografato passandoci casualmente? Ci sono due sedie, non bellissime, forse, ma discretamente suggestive. Immaginati seduto su una di esse e, indipendentemente da come stai ora, fatti questa domanda... chi vorresti che ci fosse seduto lì, a fianco a te?

domenica 11 giugno 2006

Stormi d'uccelli neri...

Non c'è nè la nebbia agl'irti colli e non c'è nemmeno il cacciatore che fischia sull'uscio. Più che il maestrale tirava un fastidiosissimo vento di tramontana (qui ci vorrebbe una mia cara amica, conoscitrice di venti e correnti) e pare proprio che l'estate non abbia alcuna voglia di farsi vedere da queste parti. E si che più o meno dovremmo esserci, il cambio del guardaroba è oramai un ricordo lontano e penso che ognuno di noi abbia cominciato stoicamente ad indossare qualche timida maglietta con le maniche corte. Beh! Ero partito con l'intenzione di postare (che brutto come termine, ci sarà l'equivalente in italiano?) qualche foto del "mordi-e-fuggi" a Siena, ma l'umore ha fatto più cilecca del solito e non mi è riuscito di accumulare un discorso decente da associare alle immagini. In compenso il tempo di oggi si sposava molto bene con un po' di nuvolette che mi passano dentro la testa, compagne oramai inseparabili e alle quali sono anche affezionato. Sapete cosa si dice di solito, no? Che alla fine ci si affeziona alle proprie malinconie, alle proprie ansie e alle proprie paure. Personalmente non ne ho molte di paure, ma di malinconie ne ho diverse e i nuvoloni di questi giorni certo non aiutano. Perchè ho fatto queste foto? Non lo so, se devo essere sincero. Non sono un fotografo professionista, ma da quanto la memoria mi aiuta a ricordare, ho sempre girato e viaggiato con una macchina fotografica in mano. All'inizio un giocattolo, poi una vecchia Retinette del '60 (forza mano a Google e cercate di capire cos'è) e di seguito compatte, reflex russe ed altre amenità. No, non ho mai posseduto una Contax o una Leica, ma non ho mai potuto fare a meno di scattare foto per il 90% perfettamente inutili, senza schema e senza tema. Il digitale non mi ha aiutato molto, è ovvio che le nuove tecnologie ti permettono di fare centinaia di foto che puoi anche cancellare all'istante se non vengono bene. Ma ve l'immaginate uno come me che cancella qualcosa? C'è solamente un vantaggio, in tutto questo e provo a renderlo evidente in poche righe: ho almeno due scatoloni tra foto, negativi e raccoglitori di diapositive. Non ho ancora la forza e la voglia di passare tutto allo scanner, forse anche per evitare di scandagliare troppo la mia memoria, forse perchè non è ancora il momento. Il digitale invece occupa meno spazio, hai tutto su un hard disk e non ti devi affaticare più di tanto per prendere le singole foto, ridimensionarle, cambiarne i colori o la luminosità. Certo, la sostanza non cambia comunque. Il soggetto resta quello che è, le sensazioni legate all'immagine non si modificano. Le foto che vedete qui possono diventare più luminose, ma l'uccello di metallo nero resterà sempre e solo un rumoroso elicottero. Le vele sono a riva, non in mare e, soprattutto, il cielo non promette nulla di buono. Posso giocarci quanto voglio con queste due foto, ma più che provare a disegnarcelo con il pennarello, un sole, non mi viene in mente nulla per renderle più allegre.

venerdì 2 giugno 2006

Com'è triste Venezia...

Premessa: il post ha la data del 2 giugno 2006, era allora che doveva essere pubblicato. In quel frangente, purtroppo, la piattaforma Blogspot aveva un malfunzionamento relativo all'inserimento delle immagini e ve l'immaginate un post su Venezia senza immagini? Sarebbe come i maccheroni senza il cacio, come un cielo senza le stelle e come l'amore eterno senza due amanti che lo interpretino, bene o male che sia... Ma torniamo alle cose serie!
Qui dovete ringraziare Francois Dorin (l'autore), Mogol (il traduttore) e Charles Aznavour (il magnifico interprete) per questo post che butto giù di ritorno da una città che ho visto tante volte, ma che non smette di trasmettermi quelle sensazioni a cui sono notoriamente avvezzi i fessi come me. Sapete, le solite cose, un misto tra incanto e tristezza, la sensazione di sentirsi soli nonostante la folla che l'attraversa tutti i giorni. E poi le gondole, quelle stranissime imbarcazioni che continuo a chiedermi come facciano a navigare dritte nonostante ci sia un solo remo. Vabbè, questa volta ci sono andato per lavoro, quindi ho dovuto fare un mordi e fuggi con la mia fidata dsc-t1, da cui mi separo il meno possibile per non perdere la possibilità di fissare qualche attimo in una memoria che sia meno labile della mia. Da perfetto sudista, essendo partito con 28 gradi di temperatura, ho portato con me il minimo del bagaglio possibile e, addirittura, un paio di magliette molto estive... La sorpresa è cominciata già a Bologna (altra stazione a cui dedicherò qualcosa, prima o poi), sotto forma di un gelido vento da nord che mi ha d'improvviso ricordato che sono *veramente*un fesso. Come dicono di solito le mamme? "Portatela una maglietta pesante, non si sa mai...", un consiglio vecchio come il mondo, un po' come dire: "stai attento per la strada", anche se vai in treno e anche se oramai hai viaggiato in lungo e in largo per anni. Bene, sono arrivato a Venezia come il più sprovveduto dei viaggiatori della Domenica, battendo i denti e pregando di trovare l'albergo al più presto. Fortunato, almeno in questo. Il posto era lì vicino e mai meta mi è sembrata più agognata, stanza comoda, tiepida e con quel calore finto e artificiale, ma utile, che solo le stanze d'albergo di un discreto livello possono regalarti. Devo dire che anche la hostess che accoglieva gli ospiti era carina? Va bene, l'ho detto, ma era un dettaglio, niente di torbido, un grazioso complemento di queste solite 72 ore di permanenza che quando c'è non guasta, soprattutto quando al piacevole aspetto si aggiunga una grande professionalità. Beh! torniamo alle cose serie. Come al solito mi sono riarrangiato la stanza per adeguarla ai miei schemi mentali, contando sulla inefficienza o sulla discrezione del personale addetto alle pulizie. Ho sistemato il portatile, ho mandato i miei sms di rito e anche quelli non di rito. Ah! Gli sms, che belli, come si faceva quando non c'erano? Io ho passato oltre metà della mia vita senza di essi, e sono straconvinto che il corso di alcuni eventi sarebbe stato probabilmente diverso se avessi avuto a disposizione questo elementare sistema di comunicazione. Alla fine delle solite capriole mentali in cui mi diletto ogni volta che metto piede in un altro albergo, e dopo il consueto disfacimento della valigia con la conferma che avevo solo materiale "estivo", ho preso la decisione di uscire al freddo per arrivare fino alla solita piazza S. Marco. Ci si deve andare per forza, è un po' come andare a Roma e non vedere il Papa, andare a Liverpool e non vedere il museo dei Beatles, andare a Skopje e non vedere... (boh! non ricordo ci fosse qualcosa da vedere, lì), ma come ci si va, in linea retta? Certo che no, non è da me. Che faccio, ho l'opportunità di perdermi per i vicoletti e le calli di Venezia e butto al vento quest'occasione? Detto fatto, lascio la piantina in albergo ed esco tutto felice come il bambino a cui hanno promesso la bicicletta perchè è stato bravo a scuola. Sensazioni? Quelle solite, quelle che ho vissuto centinaia di volte in altre città sconosciute, quelle che mi aspettavo di vivere in una città triste come solo questa è in grado di essere, che si porta dietro un destino di affondamento su cui ha basato una buona parte della sua fama (Venezia che muore), ma un destino che non si avvererà mai, come quello della torre di Pisa, che non cadrà mai. Forse che l'interpretazione di uno dei motivi per cui i turisti vanno a Venezia dipenda anche da questo, cioè dal dubbio che non ci sia un'altra occasione per visitarla di nuovo? Non sta a me dirlo, non posso fare scuola di una mia personalissima, forse erronea (e biased come direbbero gli anglofoni) sensazione, ma qualcosa posso aggiungerla. Spesso si corre dietro le cose quando si ha la sensazione di non avere altre opportunità, in futuro, di raggiungerle e forse è questo in qualche caso il modo giusto di affrontarle, soprattutto perchè, come diceva Fossati, "il tempo cambia andando via" e non si sa come cambi, non si sa se i piccoli cumuli di sabbia che ti separavano da un luogo a te caro siano poi diventati delle dune insormontabili che ti tologono anche la possibilità di dare uno sguardo a ciò che vedevi tutti i giorni. Sembra triste quello che scrivo? No, non vorrei che ci fosse solo quello, ma l'accoppiata viaggio-in-treno e visita-a-Venezia per uno come me è sufficientemente distruttiva. Ma non c'è problema, ci sono abituato e uso questi momenti a mo' di catapulta, come fionda gravitazionale per fare un bel salto nei giorni successivi. Comunque la meta l'ho raggiunta, la piazza è sempre qualcosa che vale la pena di vedere, insieme al ponte di Rialto e al turbinio di turisti che faranno anche confusione, ma vedendoli ti fanno venire in mente che, almeno loro, abbiano trovato quello che cercavano, almeno per oggi...
Com'è triste Venezia... La conoscete la canzone, vero? Lo so, dovete avere almeno 40 anni per ricordarla bene, ma come al solito Google fa miracoli. C'è un motivo, almeno in quel caso, che giustifichi la tristezza di quella città. Quasi quasi faccio come il Guru... "vado un attimo di là, scusate" (op. cit.), vado ad annegare un po' di farfalle... ma dubito di riuscirci, sono toste quelle bestiacce.

sabato 27 maggio 2006

Meglio tardi che mai?

... o meglio mai che tardi? Questa è una bella domanda che ognuno di noi si sarà fatto almeno una volta nella vita. Comunque, per non scontentare il Guro, mi sono rimboccato le maniche e ho messo mano alle foto scattate a Cocullo lo scorso 4 maggio. Sono ben conscio del fatto di essere ripetitivo, ma oramai chi mi legge ha imparato a sopportarmi e poi ho la fortuna (o la sfortuna?) di essere letto solamente da amici che non mi hanno mai visto dal vivo... o quasi.
Comunque, chi è abruzzese dovrebbe conoscere bene sia il posto che la festa in questione. Come avevo già detto, questo ameno paesino è praticamente vuoto per 364 giorni l'anno, ma in occasione dell'evento diventa un posto molto affollato e nel quale difficilmente ci si riesce a muovere. A volte mi chiedo cosa mi spinga a passarci questa mezza giornata praticamente tutti gli anni. Sarà perchè mi piacciono le tradizioni della mia terra o forse perchè semplicemente mi piace questo misto tra sacro e profano che alberga in manifestazioni come questa. Di solito, poi, incontro sempre qualcuno dei vecchi amici da queste parti e, paradossalmente, mi è capitato di rivedere proprio qui, persone che non vedevo da anni. Ma forse non sono queste le vere risposte e non so se è questo il contesto in cui analizzarle, anche perchè "gli elementi a disposizione non consentono analisi", come diceva De Gregori in una nota e vecchia canzone. Ah! Anche quelle, dimenticavo! La prima volta che venni qui, avevo il mio fido walkman a cassette, un gioiellino di tecnologia (per l'epoca) che adesso farebbe sorridere qualunque adolescente munito di ipod o anche di quei minuscoli lettori MP3 che sembrano giocattolini. Che c'entra, direte voi. Probabilmente nulla, ma pensateci un attimo: adesso in un affarino da 512Mb (il più semplice) ci comprimete dentro un centinaio di brani musicali. Nel lontano 1986 per ascoltare 100 brani musicali vi servivano almeno 10 cassette, per non parlare del tempo necessario a cercarne uno in particolare, se vi fosse venuta voglia di ascoltarlo. Così ricordo che, il più delle volte, mi portavo dietro un paio di cassette, condite di pezzi mescolati ad arte nei giorni precedenti (non mi piace dire compilation) e di solito ne ascoltavo o ne ascoltavamo solo una. Bene, direte ancora, che bello! Facendo così, uno ricorda la colonna sonora di tutti i posti che ha visitato e lega i propri ricordi ed emozioni a suoni e parole ben riconoscibili. Suoni e parole che, come i profumi, hanno il potere di fiondarti in un attimo nella ben nota macchina del tempo che è parcheggiata dentro ognuno di noi. Non la faccio tanto lunga, va... ci sono cassette che non avrò mai il coraggio di buttare, che non riesco a passare in digitale, ma che giacciono inesorabilmente inascoltate nel ben nascosto cassetto delle cose perdute, che poi è a fianco del cassetto dei sogni. Ma questa è un'altra storia.
Un paio di considerazioni finali, le serpi non hanno coperto, quest'anno, gli occhi del santo e la cosa dovrebbe essere di buon auspicio, per chi ci crede; il treno che ho fotografato è decisamente più nuovo di quello della foto originale, è più bellino, più pulito (forse) e più veloce. Peccato, però. A me continua a piacere il vecchio catorcio marrone dell'86...

domenica 21 maggio 2006

Intermezzo

Lo so, ha ragione il Guru... Devo ancora buttare giù qualcosa relativa alla festa dei serpari (e dei serpenti). Purtroppo, o per fortuna, nel frattempo mi è capitato tra capo e collo un ameno viaggetto che, ovviamente, prevedeva una preparazione analitica e dettagliata della relativa presentazione *ovviamente* comunicatami all'ultimo momento. Così ho deciso di prendermi qualche altro giorno di riflessione, soprattutto per smussare gli angoli della tempesta emozionale che la fugace gita a Cocullo mi aveva regalato. Questa foto che vedete alla vostra destra, raffigura l'ingresso di un noto albergo di Paestum, dove ho avuto la fortuna di alloggiare per le canoniche e fatidiche 72 ore di durata dell'evento a cui dovevo partecipare. Al di là di questo non c'è stato il tempo e il modo di apprezzare la spettacolarità degli scavi archeologici e il bello di quella zona del Tirreno che, per una serie di motivi, non ho mai avuto modo di raggiungere. E' nota ai più la mia imbranataggine nel perdermi durante i viaggi in macchina. Chi mi conosce bene, tuttavia, ha semre il sospetto che io lo faccia apposta, a perdermi, per arrivare il più tardi possibile, per vedere posti che normalmente vengono tranquillamente ignorati nei tragitti *diretti*. Non ho avuto di questi "problemi" in questo viaggio, per un motivo piuttosto banale... Nei giorni scorsi ho avuto la malsana idea di provare un navigatore satellitare, sapete, no? Di quelli che, mentre siete in macchina, vi dicono: "tra 200 metri, uscita" oppure : "alla fine della strada, girate a destra", ecc. Comunque, una volta a destinazione, ho modificato almeno l'aspetto del tavolino in base alle mie esigenze e, questa volta, ho *minacciato* quelli della reception per evitare di ritrovare "tutto in ordine" al mio rientro in stanza. Mi è andata bene, ho avuto l'impressione di essere a casa, almeno per una volta, ma come al solito qualcosa doveva andare storto. E questa volta qualcosa è andato storto sotto forma di email inaspettata, desiderata per anni (anche quando le email non c'erano), ma in questo caso giunta nel momento sbagliato. Anche questo fa parte del gioco che sto conducendo con me stesso. Un gioco che consiste nel pubblicare qui sopra, a frammenti scoordinati, quello che contiene il baule dei miei ricordi. Un puzzle che, forse, non riuscirò mai a ricomporre neanche io. Ah! Dimenticavo... C'è una frase che il navigatore satellitare a volte dice e che mi manda veramente in bestia: "tornate indietro, quando potete". E quando potrò, navigatore dei miei stivali, tornare INDIETRO??? Ecco, in quei casi, lo spengo!

giovedì 4 maggio 2006

Cime tempestose

Ve l'avevo detto, no? Una delle mie specialità, è quella di complicarmi la vita e, quindi, se devo raggiungere una destinazione, ovviamente non per lavoro, cerco di scegliere sempre la via più difficoltosa, impervia e lunga. Soprattutto quando ho la fortuna di andare da solo...
Arrivare in quel piccolo paesino, Cocullo, che per 364 giorni l'anno è meta facilmente e rapidamente raggiungibile, diventa una sorta di avventura il primo Giovedì di maggio e, così, sono andato alla ricerca di un itinerario alternativo che potesse evitarmi un ingorgo autostradale (esiste un'uscita sulla A24, per quel posto) e regalarmi qualche emozione in più, di quelle derivanti dalla scoperta di strade mai percorse prima o di posti visti solamente di sfuggita negli anni addietro. Quindi, come di consueto, si fa il pieno, ci si rifornisce di opportuni elementi di conforto (biscotti, acqua, sigarette, ecc.) e si parte con il navigatore acceso e con la piantina cartacea ben contrassegnata sul cruscotto. Mi piace questa cosa, anche se non dovrò fare più di 60-70Km. Mi dà l'impressione di partire per chissà quale remota destinazione, anche se, per chi conosce un po' l'Abruzzo, è facile trovarsi senza volerlo, in posti *veramente* sconosciuti. L'uscita autostradale di Popoli (PE) è un luogo che conosco bene. Per una serie di motivi che è lungo da spiegare, ma che forse un giorno rivelerò, conosco a memoria ogni singola curva di quel tratto autostradale e anche della corrispondente strada nazionale. Potrei fare il percorso a fari spenti nella notte (Grazie Lucio!), senza neanche correre il rischio di morire.
Da quel punto in poi cominciano i misteri, soprattutto perchè l'ultimo mio passaggio attraverso la Provinciale n.9 risale ad almeno 20 anni fa, quando andavo in giro con la mia bella pandina 750 a gpl (E' vero, credetemi!), preoccupandomi più del carburante risparmiato che della lunghezza o suggestività del percorso. Non è che abbia fatto grandissimi salti di qualità, la macchina che utilizzo adesso è sempre una modesta torinese di qualche anno fa, ma il suo lavoro lo fa bene. Sono cambiato sicuramente io, nel senso che questa volta ho impiegato quasi il doppio del tempo per percorrere quella strada. E non per l'impervietà del percorso che, anzi, ho trovato molto migliorato. Non per le pendenze della strada (a volte superiori al 10%), che il mio "nuovo" 1900TD riesce a superare certamente meglio del pandino ad aria compressa, ma solamente per la quantità di tempo persa a fermarmi per guardare cosa c'era intorno e per fare (inutili?) foto a qualunque cosa attirasse la mia attenzione. Come al solito ho perso tempo a nutrirmi di futili dettagli, quasi non avessi voglia di arrivare a destinazione in tempo per la festa, ma anche questo avevo detto in un mio vecchio post, no? Il viaggio, come al solito, è spesso più interessante della destinazione. Il pezzo forte della mia collezione di luoghi comuni abbandonati e non... Il guaio è che non si può viaggiare per sempre, prima o poi devi fermarti e questo, un po', mi spaventa.
Manca il racconto relativo alla destinazione? Lo so, mi ci servirà qualche giorno per riprendere il filo delle idee, poche ma confuse, che mi permettano di buttare giù quello che penso di scrivere.

lunedì 1 maggio 2006

Viaggi e intemperie

Ci sono tanti modi per raggiungere uno scopo o una destinazione. Sapete qual è il bello dei navigatori satellitari? E' la possibilità che vi danno di scegliere il percorso più rapido. Purtroppo a volte il percorso è più rapido per 364 giorni l'anno, ma c'è sempre almeno 1 giorno in cui il calcolo potrebbe risultare fallace. Io andrò a Cocullo (AQ), salvo complicazioni, il 4 maggio 2006. Un anonimo Giovedì, per tutti qualli che non condividono questa mia particolare passione o questa mia particolare *pazzia*, che porta con se alcune complicazioni banali, quanto insormontabili. Partendo da Pescara, il percorso più breve è rappresentato dall'autostrada Pescara-Roma, con uscita a Cocullo e con tempi di percorrenza brevissimi, normalmente... Purtroppo il primo Giovedì di maggio non vi è possibilità di rosee previsioni, a meno di programmare la partenza verso le 3 o le 4 del mattino, così questa volta ho deciso che individuerò un diverso percorso stradale, non potendo prendere il treno come ai *bei vecchi tempi*. Non so quanti di voi siano mai stati in Abruzzo, ma per quei pochi che abbiano la voglia e il tempo di viaggiare "virtualmente" e per quei pochi che vivono in Abruzzo (ciao GURU!!!) , propongo il percorso alternativo che da Pescara porta a Popoli, quindi a Raiano, a Goriano Sicoli e, infine, a Cocullo. Una strada impervia, malefica e piena di curve. Non so ancora se la mia destinazione finale verrà raggiunta. Ho scelto di rendermi la vita difficile, per evitare, come l'anno scorso, di farmi 10Km a piedi in salita. Ho scelto un percorso più lungo e complicato per arrivare prima e meglio di chi sceglierà l'autostrada e la *solita via*. Riuscirò nell'impresa? Magari ve lo racconterò nella nottata tra il 4 e il 5 maggio (ei fu, siccome immobile...), ma posso assicurarvi una cosa: a Goriano Sicoli c'è una (magnifica) trattoria e, nella peggiore delle ipotesi, mediterò su queste cose davanti ad un bell'arrosto abbondantemente innaffiato da un verace e corposo montepulciano (d'Abruzzo). Non avrò fretta il 4 maggio. E' il giorno che dedicherò SOLAMENTE a me stesso...

giovedì 20 aprile 2006

Don't say a word...

Sapete cos'è la psicologia comportamentale, vero? E' quella cosa che vi permette di stare in una piazza affollata o vuota se soffrite di agorafobia. E' quella cosa che dovrebbe farvi sopravvivere al blocco dell'ascensore, se soffrite di claustrofobia. Oppure quella cosa che potrebbe addirittura farvi toccare una tarantola, anche qualora siate affetti da aracnofobia...
Ecco, io sono aracnofobico e mi è costata molta fatica recuperare l'immagine che vedete e piazzarla qui. Mi sono fatto una violenza incredibile, ma è stato necessario. Curioso, vero? La necessità è data dal vecchio concetto del "chiodo scaccia chiodo" e tutto è nato dopo che una cara amica ha deciso di farmi un regalo. E' stata molto gentile e carina a ricordarsi di me, soprattutto perchè, per una serie di motivi, riusciamo a vederci ogni 2-3 anni circa, ma il regalo che ho ricevuto, anche se estremamente gradito, ha avuto l'effetto di buttarmi un po' troppo indietro nel passato e, soprattutto, di scalfire quella corazza di cinismo/indifferenza che cerco di portarmi appresso per difendermi da spiacevoli intemperie emozionali. Si tratta di un libro, l'ho letto un bel po' di anni fa per la prima volta e, all'epoca, non gli diedi molta importanza. L'ho riletto altre volte e, ogni volta di più, ne ho potuto apprezzare la sottile vena di tristezza che lo percorre, forse anche a causa di quei dettagli che tutti noi interpretiamo come *maturazione* ed *esperienza*. Poi ho buttato la copia che vagava nella mia dimora.
Oggi ho provato a rileggerlo, visto che ne avevo un esemplare nuovo di zecca. E' breve, sono poche pagine, ma dopo essermi fermato più volte, dopo aver consumato una discreta quantità di fazzoletti, ho deciso di bloccarmi prima della fine. Non l'ho buttato, questa volta. Lo terrò con me, userò un pezzetto di scotch per evitare di aprirlo di nuovo, per evitare di rileggere un finale che conosco, ma che ho in parte oscurato nella mia memoria. Non ho più la forza di farmi trasportare da alcuni particolari tipi di emozioni...
Il titolo del libro? Troppo facile, facciamo così, ne riporto una frase pronunciata da una volpe:
"Voici mon secret. Il est très simple:on ne voit bien qu'avec le coeur. L'essentiel est invisible pour les yeux..."
L'autore è "sparito" a 44 anni, 2 più dei miei. Io devo restare qui, per tanti motivi che è lungo spiegare... ed è meglio che la corazza che indosso continui a fare il suo lavoro.