sabato 14 agosto 2010

14/08/2005 - 14/08/2010

Stamattina ho fatto due passi sulla riva di un lago, lo stesso posto nel quale mi venne l'idea di iniziare a mettere un po' di linee di testo in questo luogo , per certi versi, virtuale. Cinque anni fa, per l'esattezza, pensai di fare qualche foto, decidere cosa mi riportassero alla memoria e travasare il tutto su questo spazio, senza pensare a cosa ne venisse fuori, a chi lo leggesse e a cosa avrei provato a rileggere io stesso dopo un po' di anni. Non so ancora, in effetti, cosa io stesso provi nel rileggere i post, nel rivedere le foto e nel provare a ricontestualizzare ogni singolo momento vissuto e trascritto qui. Però devo ammettere che non mi aspettavo di arrivare a decidere l'effettuazione di una pausa "a tempo indeterminato"...
Si, perchè è arrivato il momento di tirare i famosi remi in barca, forse perchè in qualche modo è arrivato il momento di concludere il discorso iniziato cinque anni fa, quando mi son trovato di fronte al famoso lago di cui sopra e, seduto sulla riva, mi son fatto più di un paio di domande alle quali alla fine, e a pensarci bene, non era necessario nè utile dare risposte.
Ho riletto, negli ultimi giorni, ogni singolo post. Ho riguardato con attenzione ognuna delle foto pubblicate e, per certi versi, messe lì a casaccio e mi sono chiesto quanto ancora valesse la pena di andare avanti a scrivere e riversare ogni singola sensazione, per quanto camuffata più o meno abilmente, quaggiù. La conclusione è stata sostanzialmente disarmante, perchè forse ad un certo punto si deve ammettere di non aver più la voglia, la forza e la costanza di osservare, analizzare e descrivere. O forse bisogna avere, ma ci si arriva lentamente, la consapevolezza di quanto sia difficile e a volte impossibile descrivere ogni cosa.
Mi resta una cosa importante da fare, ed è sicuramente la più importante, rappresentata dall'esprimere un ringraziamento sincero e incondizionato a tutti quelli che in questi pochi (cinque) anni hanno anche deciso di perdere qualche minuto per leggere queste righe e, a volte, anche commentarle. Un ringraziamento incondizionato per tanti motivi, impossibili da descrivere singolarmente.
Non so ancora se prima o poi deciderò di pubblicare qualcos'altro in qualche altro luogo. Le vecchie cose resteranno scritte qui, finchè la piattaforma me lo consentirà, un po' come uno di quei laghi di montagna, isolati, chiusi, fermi e, in genere, appena minimamente increspati dai venti che soffiano tra le pareti rocciose.
Ciao, o addio, a tutti.

sabato 7 agosto 2010

Corsi (d'acqua)...

Avete presente il corso di un fiume? In fondo, se uno li guarda nella loro interezza, dalla sorgente alla foce, i fiumi si assomigliano molto tra loro, anche se molti di noi sono stati abituati a pensare a differenti tipi, quelli profondi, quelli larghi e lenti, quelli alpini, stretti, impetuosi e veloci. Non c'è molta differenza tra essi, in genere, in termini di portata d'acqua, ma tranquilli, non ho alcuna intenzione di scrivere un articolo sull'idrodinamica fluviale e sull'entropia delle molecole d'acqua allo stato liquido. Però ci pensavo oggi a quanti siano gli stati possibili di un oggetto, di un materiale o di un elemento geologico, un po' come accade per gli infiniti stati possibili dei pensieri che molti di noi si portano dietro, a volte come un ingombrante bagaglio che a tratti potrebbe anche essere definito inutile. Si, inutile, come direbbero i già precedenemente citati guru del time management, della finanza o della politica... Inutili perchè a volte pesano, ma senza portare alcun beneficio, inutili perchè a volte rischiamo di trascinarli dietro di noi come uno svogliato cagnolino che si è stancato di seguirci in ogni posto. Comunque, personalmente, non sono mai riuscito a pensarli così inutili, l'ho già detto in qualche altro posto, mi sono sempre affezionato ai pensieri e alle cose che fanno parte del presente e anche a ciò che è oramai rinchiuso tra le quattro mura del passato. Ho almeno uno dei soliti scatoloni per ogni differente categoria di eventi, esperienze, ricordi e anche per le cose apparentemente più insignificanti. Non ho neanche troppi problemi a portarne il peso, forse semplicemente perchè non lo porto. In realtà, mi limito semplicemente a catalogare tutto, distribuirlo al suo posto e andare di tanto in tanto a curiosarci dentro.
Lo faccio oramai non molto spesso e, per una serie di motivi neanche troppo difficili da intuire, oggi è uno di quei momenti da "piccolo esploratore" ed è anche uno di quei momenti da bravo scolaretto che fa bene il compitino. Come al solito però c'è sempre un intoppo lungo la via, un particolare che ti fa perdere tempo, un qualcosa su cui sei costretto a fermarti più del necessario, anche se l'avevi dimenticato, anche se sono passati oramai anni e anni e anche se sei convinto di non pensarci più. Ma non è la foto in sè, non è il foglietto di carta in sè, non è il ricordo in sè e non è neanche il contesto in cui quell'evento, quella foto, quel biglietto o quel momento si pongono. E' semplicemente un principio di base idrogeologico (ok, avevo promesso di non parlarne, lo so), quello per cui un fiume rallenta quando il suo alveo diventa più largo e profondo oppure accelera e schiumeggia rumorosamente quando è ristretto in una gola stretta e poco profonda. Si, a volte vale la pena rallentare un po', guardarsi intorno e scoprire che in fondo cambiano tante cose intorno a noi e, spesso, cambia davvero poco nelle cose che sono dentro di noi.
Mi siedo un attimo, mi godo quest'ampia insenatura in prossimità di una delle più tranquille e lente anse del fiume che mi scorre davanti. Sembra che ci sia ancora molto tempo, prima di raggiungere il mare e, tutto sommato, spero di aver conquistato un'esperienza sufficiente per affrontare le prossime strettoie e, soprattutto per capire, o per cercare di capire, quale sia il modo migliore per superare senza troppi intoppi le rapide.

venerdì 30 aprile 2010

Binari?

L’avevo già scritto un post dal treno? Non lo so, non me lo ricordo più, anche perché cominciano a passare troppe settimane tra un post e l’altro e oramai comincio anche a perdere il filo, beh, ammesso che un filo ci sia mai stato… Certo, il rischio di essere ripetitivo aumenta a dismisura, così come aumenta il rischio di scrivere inutili frasi che resteranno qui a riempire un vuoto che per certi versi non so se abbia tutta questa necessità di venire riempito. Ho passato gli ultimi tempi ad occuparmi del lavoro che solitamente dovrei svolgere e a re-imparare un po’ di quelle cose che a volte rischio di dimenticare. Sono a buon punto, tutto sommato e posso anche permettermi il lusso di guardare un po’ fuori dal finestrino. Non che ci sia molto da vedere, come d’altra parte è ovvio che sia, tanti altri prima di me hanno guardato fuori dal finestrino, ci hanno scritto libri, poesie, canzoni e scenografie di film. No, non lo farò, soprattutto perché non ne sono mai stato capace e credo che mai lo sarò. Però devo ammetterlo, ha un non so che di intrigante tutto questo scorrere di paesaggi e immagini e, tutto sommato, è anche rilassante. Mi chiedo se quelli che abitano lungo il tracciato condividano queste sensazioni, anche se ho l’impressione che chi abiti a fianco dei binari ne avrà le scatole piene dei rumori, delle luci e dei fischi che deve sopportare giornalmente. Ho provato per un attimo a mettermi nei panni di chi ha quella posizione geografica, che potrà fare? Si affaccerà alla finestra, vedrà il treno arrivare e magari fischiare, lo osserverà passare e lo vedrà allontanarsi lontano con le sue due lucine rosse accese. Magari nel caso si tratti di un AV non avrà neanche il tempo di contarne le carrozze, ma la sensazione sarà la stessa, quanta gente c’è lì dentro? Quanti stanno viaggiando per lavoro, quanti per necessità e quanti per diletto? Curioso, eh? Di solito la maggior parte delle metafore letterarie passano per i “treni visti dall’interno” oppure visti “dalla parte del macchinista”. No, stavolta voglio immaginare di vederlo da un balcone di una casa e pensare che, in fondo, a volte può essere piacevole anche restare dove si sta e immaginare i viaggi degli altri senza pensarci troppo. Beh, questo è impossibile, intendo “il non pensarci troppo”… Forse ci vorrebbe un treno merci, con la sola compagnia del secondo macchinista, del tracciato e dei semafori che ti si parano davanti.
Che farò domani? Non lo so ancora, sono mesi che non vado a fare due chiacchiere con il mio amico pescatore, per una serie di motivi, ma fondamentalmente perché non avevo voglia di farmi prendere in giro e anche perché credo che lui si sia preso una vacanza. No, non è andato molto lontano, mi ha lasciato un bigliettino sotto al faro perché non usa telefonini, computer, social network e quant’altro, ma forse è per questo che lo vedo sempre così tranquillo, rilassato e senza troppi pensieri, anche quando non pesca nulla.
Vado a cena, appena arrivo, mi è venuta un po’ di fame e forse ha ragione Fabio (a proposito, le fragole sono per lui, io sono allergico...). E’ un po’ che non metto immagini di tavole imbandite e di piatti addobbati a festa, ma non è mai troppo tardi per farlo di nuovo. E’ anche un po’ che non mi capita di andare in aereo, ma forse è meglio così, ultimamente non ho molta fortuna nel viaggiare e con le coincidenze. E per il momento non ho più tanta voglia di partire, a volte ci vuole un po’ di sana pigrizia, no?

sabato 30 gennaio 2010

Ma se io avessi previsto tutto questo (?)…

Bella domanda vero? In fondo avrete ormai capito che il mio miglior sistema per iniziare a scrivere è sempre correlato a qualcosa già scritto da altri. Spero sempre di non essere un giorno incriminato per violazione di copyright e quant’altro, anche se, come si dice in ambito accademico, “copiare da uno è *plagio*, copiare da molti è *ricerca*”…
Va bene, torniamo tranquillamente a noi o, almeno, a quello che avevo intenzione di scrivere. Ci pensavo una delle scorse mattine, alle 7 e 28 circa, mentre andavo al lavoro e mentre osservavo ai lati della strada le case con le finestre ancora non illuminate e i rari bar aperti con poca gente dentro, bar popolati da quei pochi che magari la mattina presto (di domenica in genere succede così…) vanno a lavorare, vanno a pesca o a caccia (si, la stagione è aperta) o tornano da qualche luogo ameno. L’avevo già detto che in auto mi vengono in mente le cose più strane? Si, perchè fa tutto parte di un rituale consolidato: accendo la sigaretta, giro la chiave, aspetto l'accensione delle candelette di preriscaldamento (ok, ho un vecchio TD, ma che ci posso fare?), avvio il motore e, dopo aver fatto i primi metri, accompagno dolcemente il volante e la leva del cambio e mi faccio rincorrere dai pensieri senza ragionarci troppo su, anche se so che, prima o poi, mi farò rincorrere dalle Forze dell’Ordine, nel mio continuare a scattare foto mentre guido.
Comunque in quell'*oggi* non avevo particolari pensieri, era da poco passato il periodo delle feste, mi ero come al solito accorto di non aver scritto neanche un post augurale, nè un post sulle solite tradizioni natalizie. Non avevo neanche fatto gli auguri via blog ai bloggers amici, come hanno fatto in tanti. Nell’accorgermi di non aver scritto alcunché, ho provato a fare un giro per i blog veri, quelli scritti bene, spesso puntualmente aggiornati e ancorati ai fatti della vita reale, del mondo, della politica, ecc. Ho guardato indietro il mio e vi ho scorto ben poco, a parte qualche sensazione personale variamente interpretabile, qualche considerazione generale e un bel canestro di parole buone (o cattive) per tutte le occasioni e per tutte le stagioni. Mi ci sono affezionato a questo luogo, però, e in fondo mi sono affezionato anche ai commenti che qui arrivano, nonostante tutto. A volte comincio anche a credere che chi mi legge possa addirittura aver voglia di un nuovo post, ma questo lo penso solo nella misura in cui il mio ego desideri essere un po’ massaggiato e tanto per avere qualche stimolo in più per portarlo avanti. Si, portarlo avanti, perché talora ho l’impressione che le sensazioni siano sempre le stesse e a volte forse è anche così, ci si abitua a quasi tutto, si impara anche a utilizzare le stesse reazioni ai fatti che ci accadono giornalmente, in qualche caso si cerca di costruire un proprio manuale di istruzione, una linea-guida, un protocollo per gestire correttamente i fatti della nostra vita, piacevoli o spiacevoli che siano, in maniera da non faticare troppo a cercare emozioni nuove o soprattutto per evitare di commettere errori più o meno gravi e più o meno riparabili. Ci pensavo a lungo, nei giorni scorsi, ho anche fatto lunghe passeggiate e ho anche provato ad approfittare di qualcuno dei più lunghi tra gli ultimi viaggi in macchina per esplorare il mondo delle risposte alle tante domande che in alcuni momenti dell’anno mi assillano di più. Poi alla fine ho rinunciato, forse perché oramai inizio ad essere sempre più pigro, pur senza essere stanco, forse perché non sono più abituato a nuotare nei dubbi, incertezze e paure che avevo in passato e che ogni tanto si fanno rivedere, nonostante la ragione tenti di farli desistere. Alla fine neanche essi mi danno più fastidio, mi ci sono affezionato al punto di evocarli di tanto in tanto, li chiamo per nome e mi preoccupo quando non li scorgo. Ci sono attimi in cui mi piacerebbe che, dopo di me, non non ci siano altri con gli stessi miei dubbi, paure e incertezze e che non abbiano il mio stesso modo di vedere le cose. Come al solito, però, la passeggiata sul molo Nord mi ha lasciato un po’ dei consueti interrogativi in tal senso. Lo so bene, purtroppo o per fortuna, scrutare lo spazio verso un orizzonte vicino o lontano lontano e tentare di fotografarne i dettagli, talvolta è un istinto difficile da reprimere…
Non c'era il mio amico di sempre, forse per il freddo, forse perchè sta ancora smaltendo i postumi delle abbuffate festive o forse, più semplicemente, perchè non è ancora il momento di andare a pesca. Oppure perchè, in fondo, mi avrebbe dovuto passare la solita sigaretta e, giustamente, è meglio non dare il cattivo esempio alle generazioni future, non pensate?
A proposito, con tanto ritardo, buon 2010 a tutti!!!

sabato 7 novembre 2009

First we take (a) Manhattan...

Quiz a premi: chi mi ha ispirato il titolo del post? Ero partito per scrivere qualcosa, ma poi ho virato verso altro proprio in base al titolo che ho scelto.
Sapete come si fanno i cocktail, vero? Al di là di chi abbia la fortuna di essere completamente astemio, penso che ognuno di noi abbia il suo preferito, scelto con cura dopo averne provati tanti, dopo aver subito anche, a volte, alcuni degli effetti collaterali più conosciuti di alcune di queste miscele che, soprattutto se non ben preparate, possono davvero far danno. Io ho il mio, ovviamente, a cui mi sono affezionato e dal quale difficilmente mi discosto, se non per qualcosa di molto simile, vero Fabio? Ci pensavo oggi, durante uno dei soliti ritorni in parte funestato dalla solita sfortuna che mi riservano i viaggi non effettuati con la mia fida Marea dorata. La storia è sempre la stessa, prenoti (o ti fai prenotare) i treni, scopri che la coincidenza a Milano ce l'hai dopo soli 15 minuti e, come per incanto, il primo treno ha un ritardo di 20 minuti... Ok, quest'anno è destino che sia così, ma lo era anche l'anno scorso, due anni fa, ecc., ecc. Dò un'occhiata al sito delle FS, scopro che alle 19 inizierà pure lo sciopero, mi accorgo che a quell'ora sarò sicuramente ancora in viaggio e, quindi, mi dirigo mesto verso la chiesetta della stazione centrale di Milano con la certezza di non essere ascoltato, sapendo che in fondo mi potrei anche sentir dire: "a fra', che te serve? Che vieni qua solo a chiedere?". Comunque a parte la parentesi mistico-dubbiosa, come le passerò le prossime ore senza stressarmi troppo e senza azzardare elucubrazioni qualunquistiche (si, quelle in cui si dice che il servizio pubblico fa un po' pena, che tutti mangiano e nessuno lavora, che ci vorrebbe un po' di serietà, ecc., ecc.)? Ho trovato la soluzione, in fondo è un po' che non scrivo su questo blog e, d'altro canto, penso che nessuno se ne sia chiesto il perchè. In fondo non me lo sono chiesto neanche io e, in fondo, se non fosse stato per un messaggio di spam che pare stia funestando tutta la piattaforma "blogspot", non mi sarei neanche ricordato che un blog l'avevo. Si, l'avevo e non lo so se ce l'ho più, sono passate diverse settimane e diversi cocktail dall'ultima volta che ho provato a scrivere qualcosa, è stato un tempo di bilanci, di considerazioni, di riflessioni e di meditazione. Ci credete? No, vero? Fate bene, sono tutte scuse per non rivelare anche a me stesso che sto diventando sempre più pigro, ma questo l'avevo già detto. Ritornando un attimo ai cocktail, il mio preferito è abbastanza semplice, 7/10 di rye whiskey (sostituito spesso malamente con il canadese o, ancora peggio, con il bourbon o con il Jack), 3/10 di martini rosso, 2 gocce di angostura, miscelato in un bicchiere alto e pieno di ghiaccio (non shakerato!!!), versato in un bicchiere conico con gambo medio, preventivamente raffreddato con pazienza (cioè facendovi "soggiornare" per qualche minuto un po' di cubetti di ghiaccio) e guarnito con una ciliegia candita dolcemente deposta sul fondo (e non con l'oliva, come fanno alcuni caimani). Semplice semplice, anche monotono se uno ci pensa e, soprattutto, sempre lo stesso, da bere molto lentamente, cercando di pensare il meno possibile, perchè per quello c'è la sigaretta o, meglio, un bel sigaro un po' aromatico da accendere dopo, mai prima, mi raccomando. Ma perchè, direte voi, ogni tanto non fai una variazione? Me l'hanno chiesto in molti, mi hanno proposto di tutto, dal Mojito alla Margarita, dal Blue Angel allo Screwdriver, passando per improbabili Bloody Mary o strani intrugli alla frutta... qualcuno non era neanche male, ma non sono mai riuscito a convertirmi. Perchè? Ce ne sarebbero tanti di motivi, ad una certa età si diventa abitudinari, pigri, monotoni anche pallosi, diciamocela tutta com'è. Ma il vero motivo probabilmente è anche un'altro, come ogni alcolico che si rispetti anche il mio cocktail ha un suo gusto, un suo colore, un suo odore e fin qui è tutto nella norma, ma soprattutto è alla tipologia dell'aroma combinato con il grado alcolico che forse ci si abitua, a quella fine sensazione di lieve euforia, di minimo capogiro che sappiamo già quanto durerà, sappiamo anche quale potrebbe essere la quantità che rischierebbe di farci svegliare il giorno dopo con il mal di testa o la quantità che ci farebbe perdere un po' di punti sulla patente (eh, si, c'è da dire anche questo). Sarà cosi? Non lo so davvero, è una di quelle domande che rimarranno senza risposta e poi, in fondo, è necessario davvero che ce ne sia una? Si, lo so, probabilmente sono sempre meno creativo, ammesso che io lo sia mai stato, probabilmente sono anche un po' deprimente e forse anche un po' stanco, ma questo lo so e, magari dovrei evitare di scrivere quando non ne è il caso. Però è più forte di me, in fondo è autunno e così come la primavera dovrebbe mettere euforia, questa stagione non aiuta certo in tal senso. Potevo raccontarvi del viaggio? Si, un viaggio po' assurdo, a meno che non troviate logico arrivare a Milano per scendere poi a Genova, ma alla fine il percorso è stato piacevole, il mare della Liguria, anche visto di sfuggita, è sempre un bel mare e anche l'albergo era uno di quelli nei quali ci si sta davvero volentieri, anche se solamente per poche ore. Ok, prendo il lato positivo del tutto, l'amico che ho citato prima mi diceva che forse non scrivevo più perchè non avevo più mangiato bene, alla fine aveva ragione lui... si è mangiato divinamente e non so ancora quanti Km mi toccherà sviluppare sui rulli e quanto lavoro mi toccherà fare per strizzare via tutto quel ben di Dio e, se devo essere sincero, non me ne sto preoccupando affatto.
Ah, dimenticavo, che cocktail beve il mio amico pescatore? Beh, l'ho scoperto non molto tempo fa che non beve. Me lo ha detto a modo suo, sorridendo divertito e guardandomi come si guarda un bambino che deve ancora imparare tutto, prendendomi la sigaretta già accesa, che un vizio è più che sufficiente, due sono già troppi.

sabato 22 agosto 2009

Intermezzo

Ci sono mattine in cui uno si sveglia più presto del solito e passa un po' di tempo a decidere se alzarsi dal letto e fare le solite cose, barba compresa, oppure passare qualche altro istante con sè stesso, si, perché ce ne sono sempre meno di momenti nei quali ci si può perdere nel labirinto delle sensazioni attuali filtrate e influenzate dagli eventi e dalle esperienze del passato. Lo so che lo sapete tutti che è così, che non esistono gesti o azioni che non vengano in qualche modo modificati da ciò che abbiamo già vissuto, nel bene e nel male, ma a volte vien voglia di far finta che non sia così, che almeno per un attimo si possa cancellare l'esperienza e guardare tutto con l'ingenuità dei tempi della scuola elementare. Si, lo so bene che il balcone era diverso, la casa era un'altra, i suoni e gli odori del tutto altri, ma un tentativo andava fatto lo stesso. Con quali risultati? Difficile dirlo, anche perché il risultato dei miei tuffi all'indietro, carpiati e non, è piuttosto imprevedibile e, quest'ultimo, a malapena raggiungeva la sufficienza...
Ok, meglio alzarsi, in fondo la strada delle gole del Sagittario è meglio farla con il fresco, il pedalò sul lago è meglio prenderlo con il sole non a picco e conviene andare a pranzo non troppo tardi. Come dite? Che ho mangiato? Non me lo ricordo più, ma sulla riva, seduto a fumare c'era pure il mio amico pescatore, non mi ha sorpreso la cosa in sè, ma mi ha sorpreso che non stesse pescando. Mi son seduto accanto a lui, come al solito, questa volta a guardare un orizzonte inesistente. Lui si gira, mi passa la sigaretta e mi dice: "lo so a che pensi, ma io non li pesco i pesci di lago, sarebbe come catturare qualcuno che è già in gabbia...".
Ve lo giuro, a volte faccio fatica anch'io a capirlo subito...

venerdì 7 agosto 2009

Aperto per ferie...

A volte mi chiedo se sia necessario andarci, in ferie. E soprattutto mi son sempre chiesto perchè ci si debba andare proprio tra luglio e agosto, quando ci vanno tutti e quando anche i vari Passanti di Mestre e le varie Circonvallazioni Orientali e Tangenziali Est non riescono a smaltire l'orda dei neoprofughi del (?) divertimento. Ci pensavo oggi e l'ho scritto domani, ma lo pubblico con la data cambiata, perchè in realtà avrei voluto pubblicarlo allora, questo post. "Il sonno della ragione genera mostri", vero? Ma mi sa che è anche vero che una "ragione" troppo sfruttata rischia di generare l'intero esercito dei demoni dell'Inferno...
Non ho scritto molto, ultimamente, è vero. Forse è stato anche un bene, visto che in estate non si riesce ad avere la lucidità sufficiente per evitare banalità e stupidaggini, però poi mi son detto che, in fondo, anche quando sono lucido (si, ma *quando*, sono lucido?) la razionalità non abita in questo ameno luogo. Quindi mettiamoci al lavoro e proviamo a tirare fuori qualche cosa da questa tastiera.
Sono stato al mare, questa mattina, non che sia una cosa che mi attiri molto, per tanti motivi, non ultimo il fatto che ho vissuto oltre l'80% della mia vita in riva al mare e che esso mi piace più nei momenti in cui non risulti affollato da bagnanti e coperto da quei simpatici oggetti a forma di fungo apribile. Si, faccio parte di quei pesonaggi che passano sulla battigia nelle giornate di tardo autunno, possibilmente senza sole, con un po' di vento e poco prima del calare del sole. Quante volte l'ho fatto? Ne ho perso il conto, non mi sono mai stancato, anche se il panorama è sempre lo stesso e anche se le persone che incontri, in fondo, sono sempre le stesse. Comunque, per tornare a noi, questa mattina d'estate con un caldo assolutamente normale e con un sole assolutamente ovvio, ho provato a camminare un po' sulla riva evitando le sdraio d'acqua, i racchettoni, gli schizzi e tante altre amenità. Ecco, in fondo il mare, per me, è un gran bel posto da dejà vu, soprattutto perchè l'aspetto di una città di mare cambia molto in 46 anni (si, tanti sono), non c'è più una bella fontana a forma di palla colorata, non ci sono più i muretti di una volta, c'è una nuova piazza di basalto nero con un calice rotto da un lato, c'è un nuovo ponte ciclabile fruibile solo dopo dosi massiccie di EPO, non ci sono più le mezze stagioni, ecc., ecc. Ho dato uno sguardo anche agli stabilimenti balneari rimessi a nuovo per l'occasione, mi sa che sto a diventare davvero un po' troppo "saggio", per non dire altro. Ho provato un senso di strana nostalgia nel vedere le comitive di ragazzini sedute ai tavolini, eppure in fondo potrei ancora andarci, a passare una serata tra buoni amici con un paio di birre davanti, evitando di prendere l'auto per non rischiare brutte sorprese soffiando in quel simpatico tubetto in dotazione ad alcuni tutori dell'ordine. C'è un vantaggio nell'abitare in questo posto, cioè il fatto che la maggior parte delle distanze si possono tranquillamente coprire a piedi, passando un po' di tempo anche a guardare le vetrine che, con il sole a picco, hanno anche un loro particolare fascino. Dicevo, pensando al mio primo giorno di ferie, di quanto quest'appuntamento abbastanza scontato per chiunque lavori o vada a scuola o altro sia in fondo sempre molto atteso, spesso carico di aspettative, propositi, progetti, fantasie, ecc. E' da tanto che cerco di non caricarlo più di tanto, con gli anni calano (ok, ora parlo per me, altrimenti qualcuno comincia con la solita "pizza" del 60enne che può avere lo spirito del 20enne e altre palle similari) le aspettative, le fantasie, i desideri, le forze e le illusioni, però quest'anno ho riprovato a programmarmi qualche tentativo di follia, ma non ho ancora deciso come, anche perchè è da domani che potrò dedicarmi a infilare qualcosa nell'intervallo spazio-temporale che mi è stato assegnato per i prossimi 15 giorni. Faccio una promessa ai pochi che passano ancora qui davanti, proverò a prendere un po' di appunti di viaggio, anche se non andrò da nessuna parte, farò un po' di foto, anche se mi è rimasta solo la 2Mpixel del mio nuovo 6120, disegnerò qualcosa, anche se non so disegnare e, alla fine, butterò tutto qua dentro...
Buone vacanze o buon rientro, a seconda dei casi. Questo post è del 16 agosto, ma la data che appare nei dettagli, in fondo, ha un suo perchè, così come ha un perchè il fatto che anche il pescatore ha deciso di andare in ferie per un po', lasciandomi con un il solito suo ammonimento:"dài, non ci pensare troppo!"...

venerdì 5 giugno 2009

Il Croupier di Hvar...

Un post al giorno leva il medico di torno? Chissa, forse sarà anche per questo che ho cominciato a scriverne uno al mese, quando va bene... Eppure ne avrei anche tante di cose da raccontare, belle, bellissime, brutte, così-così, ecc., ma come al solito ci sono momenti in cui non mi va di essere esplicito, in fondo lo sono stato sempre poco e chi è riuscito a sopportare pazientemente il gioco di questo luogo ne è ben a conoscenza. Si, il gioco, perchè ho continuato a giocare con le parole, ho continuato a giocare con le frasi e con le perifrasi e ho continuato a giocare con la lingua italiana che, di conseguenza, si prende oramai gioco di me senza pietà. Ve l'avevo detto un po' di post fa, ho litigato con il nostro idioma tanti anni fa, ho perso la partita e non riesco ancora a prendermi la rivincita. In fondo ne ho perse tante di partite, chi di noi in fondo non ha mai subito una sconfitta? A volte ci sono momenti in cui mi viene in mente una frase di una nota canzone di De Gregori, ve la dico? No, non adesso, ve la dico alla fine, così almeno qualcuno sarà costretto a leggere tutto il testo. Oramai mi aggrappo a tutto per costringervi a farlo :-) (che bella la faccina, vero? Fa tanto adolescenziale e scherzoso, non c'erano le faccine ai miei tempi e non c'erano neanche gli sms, le email, facebook e tutto il resto della compagnia tecnologica). Ci stavo pensando ieri a questo fatto, nel rovistare nuovamente i soliti scatoloni, tanto per passare un po' di tempo a nutrirmi di quella sana nostalgia che mi permette anche di fare un paio di considerazioni sul bello e sul brutto del fare esperienza. Si, perchè l'esperienza uno se la fa sostanzialmente dagli errori, quasi mai dai successi, almeno questo è ciò che è successo a me, magari altri saranno stati più fortunati, ma personalmente le cose che ho imparato meglio sono quelle alle quali ho legato un qualche cosa di non propriamente allegro, anche nel mio lavoro, purtroppo o per fortuna. Ecco, mi viene in mente un po' quello che succede ai bravi giocatori di poker, di biliardo, di blackjack e di altro. Dov'è il trucco? Dove si riconosce il giocatore esperto? Tempo fa uno di loro cercò di insegnarmelo, ma senza troppo successo. Mi diceva che erano importanti i nervi saldi, cosa che non ho, ci vuole una grande capacità strategica, e mi manca anche quella, ma soprattutto la forza di accettare la sconfitta e di pensare alla partita successiva e, francamente, credo che questa sia la cosa di cui ho difettato più profondamente. Vabbè, ero partito per scrivere qualcosa di leggero, volevo provare a non tediare nessuno, mi era anche venuto in mente di non pubblicarle, queste considerazioni, ma oramai è fatta, lo metto qui e chi s'è visto s'è visto.
Come dite? Ah, si, la frase della canzone di De Gregori, eccola: "... ma io non lo sapevo che era una partita, potrei dartela vinta e tenermi la mia vita...". Beh, alla fine la mia vita me la sono tenuta e, se devo dirvela tutta, mi piace davvero così com'è da 45 anni a questa parte, anzi, negli ultimi 40 giorni mi è piaciuta ancora di più.
Che altro? E' vero! Il titolo del post che c'entra? Nulla, come al solito. Solo una curioso particolare, ce ne sono tante di "sequenze di 3 parole" che non so dire bene, davvero tante. La sequenza delle 3 parole del titolo almeno ha una scusa, per non essere detta bene da me, ma solo per un motivo, che però è chiaro solo per quelli che mi leggono qui e che conoscono anche la mia voce e il mio "leggero" difetto di pronuncia...

giovedì 7 maggio 2009

... has the smile left your eyes?

Ecco cosa succede a non guardare attentamente i dettagli del paesaggio e, soprattutto, quei piccoli alberelli di metallo che compaiono, a volte furtivamente, sui bordi delle strade, sono alti all'incirca almeno 2 metri e riportano una sorta di disco bianco bordato di rosso con varianti più o meno fantasiose. E' importante notarli, perchè spesso risultano essere fonte di problemi e, soprattutto, di spese accessorie inutili per un viaggio che per altri versi è sempre piacevole. Così come è importante consultare la mappa delle città più o meno grandi per stabilirne la reale accessibilità, considerando che, alla faccia della privacy e di tutti gli annessi e connessi, da quando imbocchiamo l'autostrada e fino all'arrivo a destinazione, ci saranno di noi almeno qualche centinaio di foto (altro che calendario, ci uscirebbe...) e qualche mezz'oretta di sano filmato a risoluzione variabile. Bello, vero? Non ci avevo mai pensato fino a ieri o, più semplicemente, non ci avevo fatto caso più di tanto e tutto questo è davvero molto buffo. Si, "buffo" è la parola giusta, per uno che all'inizio ha scritto un blog cercando in tutti i modi di occultarlo alla vista del proprio mondo reale originario di riferimento, con davvero pochissime eccezioni, pochi amici fidati in grado di mantenere un riserbo assoluto. Si, assoluto, è ciò è ancora più buffo, perchè in fondo qui sopra non c'è scritto praticamente nulla di nulla, nulla da occultare, semplicemente qualche riflssione su cose a dire il vero anche molto scontate, emozioni banali, di quelle che ognuno di noi prova più volte nella propria vita e che in fondo non danno più noia di tanto. Si, in effetti il tentativo di "fotografarne" qualcuna in paricolare, di quelle emozioni, mi è pure riuscito, ma credo si tratti solamente di un mio personale convincimento, verosimilmente non supportato da alcun elemento oggettivo.
Comunque non volevo parlare dei dubbi pseudoletterari che di tanto in tanto mi vengono, nè dei motivi che mi hanno fatto iniziare questo blog e che mi spingono a continuarne la scrittura. Oggi pensavo di poter parlare un po' di un altro rapido viaggio al di fuori dei confini regionali, potrei anche definirlo"come tutti gli altri viaggi", ma non lo faccio, come d'altra parte non l'ho mai fatto, perchè nessuno dei viaggi che ho fatto è stato uguale a quello precedente, anche quando mi sia capitato di andare per 2, 3, 4 volte nella stessa città, seguendo la stessa strada e, a volte, incontrando le stesse persone. No, era particolare questo viaggio per una serie di motivi che sarebbe anche inopportuno elencare quassù, per il momento. Piuttosto, la conoscete un po' tutti la A14, vero? E' malefica quell'autostrada, un cantiere perenne, un'incognita piena di code e rallentamenti, ma ve l'avevo già detto come la penso personalmente. Per molti le code rappresentano un'ansia, un dramma o semplicemente una fastidiosissima perdita di tempo e io stesso non nego che il più delle volte sia così, tuttavia ci sono giorni in cui mi diverte rallentare fino quasi a fermarmi, in un posto dove generalmente si corre ad almeno 100Km/h e dove, come mi piace dire, gli oggetti più vicini fuggono via inesorabilmente, mentre i paesaggi più lontani ci accompagnano per tratti di strada anche estremamente lunghi. La faccio breve, sennò mi viene voglia di rileggere il tutto, modificarlo, stravolgerlo e, magari, cancellarlo. Ve lo confesso, è stata una delle poche volte nelle quali ero entusiasta durante l'andata, felice durante la permanenza e sereno durante il ritorno... tre cose che avevo provato tante altre volte, ma raramente tutte e tre insieme. Ok, lo so, il mio tempo delle mele è finio da un pezzo, quello delle ciliege è un vago ricordo, anche perchè, come diceva uno dei commentatori precedenti, il rischio di farsi impallinare è sempre molto alto. Diciamo che sarebbe il tempo degli "aghi di pino, del silenzio e dei funghi" (si lo so, l'ho già detto, sono ripetitivo, ma il blog è mio e se non vi piace cliccate sulla "X" in alto a destra), ma poi sarà vero che "la guerra è bella anche se fa male"?
E buffo quanto inutile e incomprensibile quello che ho scritto, vero? L'ho riletto 2-3 volte, alla fine mi era davvero venuta la tentazione di cancellarlo, poi ci ho ripensato, si, perchè quello che ho scritto ha un senso per me, perchè in fondo qualcosa in più mi era successo durante il viaggio di andata, ripensando al post precedente, ai relativi commenti scritti e ad altri commenti non scritti e tutto ciò mi è venuto in mente ascoltando per caso la canzone il cui titolo è stato da me stravolto e usato come titolo di questo post. Ascoltandola mi è venuto in mente il video e, all'improvviso, dopo anni passati ad averne una visione "classica" ne ho colto una possibile interpretazione anomala, forse.
E' un po' che non vedo il pescatore, vi dico la verità, mi manca davvero, ultimamente...

giovedì 2 aprile 2009

Torino, via Linate, Centrale FS, annessi e connessi...

Era inaspettato questo viaggio, uscito fuori all'improvviso come un apparentemente piacevole pesce d'aprile, però ovviamente non mi dispiace farlo. Come tutti avranno notato, da Nord a Sud, il tempo non è dei migliori, almeno se uno è in cerca di un po' di sole per riprendersi da quello stato di torpore che solitamente accompagna la Primavera. Ok, direte voi, non si può avere tutto dalla vita e il tempo non possiamo scegliercelo noi, ma volete mettere il gusto di lamentarsi un po', così, tanto per fare? E' un viaggio su mezzi di trasporto disomogenei, questa volta, diciamo che, sceso dall'aereo, sto approfittando delle due ore che separano Milano da Torino per scrivere qualcosa qui sopra, un po' per farmi passare il tempo, un po' per evitare di addormentarmi dopo la levataccia di oggi. Mi guardo un po' intorno, cerco di ricordare se io abbia mai percorso questa tratta e per ora non mi viene in mente nulla. Certo, l'ho già detto, il tempo non è un granchè e non suscita pensieri che siano il massimo dell'allegria, ok, forse non suscita neanche pensieri tristi, però immaginatela un attimo, la visuale, e immaginatela dal punto di vista di chi, solitamente, si gira a Est e vede il mare, si gira a Ovest e vede colline e montagne. Qui è tutto così diverso, tutto così risaie e pianura padana, nebbia, pioggerellina sui vetri, stazioni e binari. O almeno questo è il paesaggio che vedo e che mi fa rimpiangere un po' di non essere rimasto a casa, questa volta. Perchè? Non riesco a trovare una risposta, questa volta, forse perchè non c'è una risposta, forse perchè non ho voglia di trovarla o forse perchè adesso ho ricordato quando fu l'unica volta che passai dalla stazione di Novara, in un "lontano" 1988, in un treno Liguria-Friuli con qualche altro centinaio di conoscenti vestiti come me. Visto? Alla fine ci vuole poco per rimettere insieme un po' di pezzi, erano anni che non ricordavo quei momenti, vissuti più o meno come si può vivere uno qualunque dei momenti in qualche modo significativi della nostra esistenza. Ah, ecco, dov'è il trucco? Dov'è l'inganno? C'è, nel solito posto, nei meandri della mente dove succede che, come con le ciliege, un pensiero tira l'altro, si, come le ciliege, non so se qualcuno di voi abbia mai avuto la fortuna di mangiarle al buio sull'albero, sperando di non essere scoperti dal proprietario spesso munito di fucile a sale (si, a sale, non a salve!). Una ciliegia tira l'altra e nel contesto furtivo non ci si può tanto chiedere se il frutto sia abitato o no, chissà quanti ne avrò mangiati, di "abitanti". Non è lo stesso con i pensieri, uno tira l'altro, d'accordo, ma quelli "abitati" in maniera diversa da come si sarebbe voluto, a volte portano con se un supplemento di un qualcosa molto simile alla malinconia... Prima che il treno finisca questa corsa finisco di scrivere, magari arrivando a destinazione mi passerebbe la voglia di pubblicarlo, questo post. Anzi, aggiungo un paio di foto che non c'entrano nulla, come sempre. Non posso neanche sperare in qualcuno che mi allunghi una sigaretta, sui treni non si può e i pescatori di carpe (e anche quelli di scarpe, come me) sono troppo lontani da qui.