sabato 7 novembre 2009

First we take (a) Manhattan...

Quiz a premi: chi mi ha ispirato il titolo del post? Ero partito per scrivere qualcosa, ma poi ho virato verso altro proprio in base al titolo che ho scelto.
Sapete come si fanno i cocktail, vero? Al di là di chi abbia la fortuna di essere completamente astemio, penso che ognuno di noi abbia il suo preferito, scelto con cura dopo averne provati tanti, dopo aver subito anche, a volte, alcuni degli effetti collaterali più conosciuti di alcune di queste miscele che, soprattutto se non ben preparate, possono davvero far danno. Io ho il mio, ovviamente, a cui mi sono affezionato e dal quale difficilmente mi discosto, se non per qualcosa di molto simile, vero Fabio? Ci pensavo oggi, durante uno dei soliti ritorni in parte funestato dalla solita sfortuna che mi riservano i viaggi non effettuati con la mia fida Marea dorata. La storia è sempre la stessa, prenoti (o ti fai prenotare) i treni, scopri che la coincidenza a Milano ce l'hai dopo soli 15 minuti e, come per incanto, il primo treno ha un ritardo di 20 minuti... Ok, quest'anno è destino che sia così, ma lo era anche l'anno scorso, due anni fa, ecc., ecc. Dò un'occhiata al sito delle FS, scopro che alle 19 inizierà pure lo sciopero, mi accorgo che a quell'ora sarò sicuramente ancora in viaggio e, quindi, mi dirigo mesto verso la chiesetta della stazione centrale di Milano con la certezza di non essere ascoltato, sapendo che in fondo mi potrei anche sentir dire: "a fra', che te serve? Che vieni qua solo a chiedere?". Comunque a parte la parentesi mistico-dubbiosa, come le passerò le prossime ore senza stressarmi troppo e senza azzardare elucubrazioni qualunquistiche (si, quelle in cui si dice che il servizio pubblico fa un po' pena, che tutti mangiano e nessuno lavora, che ci vorrebbe un po' di serietà, ecc., ecc.)? Ho trovato la soluzione, in fondo è un po' che non scrivo su questo blog e, d'altro canto, penso che nessuno se ne sia chiesto il perchè. In fondo non me lo sono chiesto neanche io e, in fondo, se non fosse stato per un messaggio di spam che pare stia funestando tutta la piattaforma "blogspot", non mi sarei neanche ricordato che un blog l'avevo. Si, l'avevo e non lo so se ce l'ho più, sono passate diverse settimane e diversi cocktail dall'ultima volta che ho provato a scrivere qualcosa, è stato un tempo di bilanci, di considerazioni, di riflessioni e di meditazione. Ci credete? No, vero? Fate bene, sono tutte scuse per non rivelare anche a me stesso che sto diventando sempre più pigro, ma questo l'avevo già detto. Ritornando un attimo ai cocktail, il mio preferito è abbastanza semplice, 7/10 di rye whiskey (sostituito spesso malamente con il canadese o, ancora peggio, con il bourbon o con il Jack), 3/10 di martini rosso, 2 gocce di angostura, miscelato in un bicchiere alto e pieno di ghiaccio (non shakerato!!!), versato in un bicchiere conico con gambo medio, preventivamente raffreddato con pazienza (cioè facendovi "soggiornare" per qualche minuto un po' di cubetti di ghiaccio) e guarnito con una ciliegia candita dolcemente deposta sul fondo (e non con l'oliva, come fanno alcuni caimani). Semplice semplice, anche monotono se uno ci pensa e, soprattutto, sempre lo stesso, da bere molto lentamente, cercando di pensare il meno possibile, perchè per quello c'è la sigaretta o, meglio, un bel sigaro un po' aromatico da accendere dopo, mai prima, mi raccomando. Ma perchè, direte voi, ogni tanto non fai una variazione? Me l'hanno chiesto in molti, mi hanno proposto di tutto, dal Mojito alla Margarita, dal Blue Angel allo Screwdriver, passando per improbabili Bloody Mary o strani intrugli alla frutta... qualcuno non era neanche male, ma non sono mai riuscito a convertirmi. Perchè? Ce ne sarebbero tanti di motivi, ad una certa età si diventa abitudinari, pigri, monotoni anche pallosi, diciamocela tutta com'è. Ma il vero motivo probabilmente è anche un'altro, come ogni alcolico che si rispetti anche il mio cocktail ha un suo gusto, un suo colore, un suo odore e fin qui è tutto nella norma, ma soprattutto è alla tipologia dell'aroma combinato con il grado alcolico che forse ci si abitua, a quella fine sensazione di lieve euforia, di minimo capogiro che sappiamo già quanto durerà, sappiamo anche quale potrebbe essere la quantità che rischierebbe di farci svegliare il giorno dopo con il mal di testa o la quantità che ci farebbe perdere un po' di punti sulla patente (eh, si, c'è da dire anche questo). Sarà cosi? Non lo so davvero, è una di quelle domande che rimarranno senza risposta e poi, in fondo, è necessario davvero che ce ne sia una? Si, lo so, probabilmente sono sempre meno creativo, ammesso che io lo sia mai stato, probabilmente sono anche un po' deprimente e forse anche un po' stanco, ma questo lo so e, magari dovrei evitare di scrivere quando non ne è il caso. Però è più forte di me, in fondo è autunno e così come la primavera dovrebbe mettere euforia, questa stagione non aiuta certo in tal senso. Potevo raccontarvi del viaggio? Si, un viaggio po' assurdo, a meno che non troviate logico arrivare a Milano per scendere poi a Genova, ma alla fine il percorso è stato piacevole, il mare della Liguria, anche visto di sfuggita, è sempre un bel mare e anche l'albergo era uno di quelli nei quali ci si sta davvero volentieri, anche se solamente per poche ore. Ok, prendo il lato positivo del tutto, l'amico che ho citato prima mi diceva che forse non scrivevo più perchè non avevo più mangiato bene, alla fine aveva ragione lui... si è mangiato divinamente e non so ancora quanti Km mi toccherà sviluppare sui rulli e quanto lavoro mi toccherà fare per strizzare via tutto quel ben di Dio e, se devo essere sincero, non me ne sto preoccupando affatto.
Ah, dimenticavo, che cocktail beve il mio amico pescatore? Beh, l'ho scoperto non molto tempo fa che non beve. Me lo ha detto a modo suo, sorridendo divertito e guardandomi come si guarda un bambino che deve ancora imparare tutto, prendendomi la sigaretta già accesa, che un vizio è più che sufficiente, due sono già troppi.

sabato 22 agosto 2009

Intermezzo

Ci sono mattine in cui uno si sveglia più presto del solito e passa un po' di tempo a decidere se alzarsi dal letto e fare le solite cose, barba compresa, oppure passare qualche altro istante con sè stesso, si, perché ce ne sono sempre meno di momenti nei quali ci si può perdere nel labirinto delle sensazioni attuali filtrate e influenzate dagli eventi e dalle esperienze del passato. Lo so che lo sapete tutti che è così, che non esistono gesti o azioni che non vengano in qualche modo modificati da ciò che abbiamo già vissuto, nel bene e nel male, ma a volte vien voglia di far finta che non sia così, che almeno per un attimo si possa cancellare l'esperienza e guardare tutto con l'ingenuità dei tempi della scuola elementare. Si, lo so bene che il balcone era diverso, la casa era un'altra, i suoni e gli odori del tutto altri, ma un tentativo andava fatto lo stesso. Con quali risultati? Difficile dirlo, anche perché il risultato dei miei tuffi all'indietro, carpiati e non, è piuttosto imprevedibile e, quest'ultimo, a malapena raggiungeva la sufficienza...
Ok, meglio alzarsi, in fondo la strada delle gole del Sagittario è meglio farla con il fresco, il pedalò sul lago è meglio prenderlo con il sole non a picco e conviene andare a pranzo non troppo tardi. Come dite? Che ho mangiato? Non me lo ricordo più, ma sulla riva, seduto a fumare c'era pure il mio amico pescatore, non mi ha sorpreso la cosa in sè, ma mi ha sorpreso che non stesse pescando. Mi son seduto accanto a lui, come al solito, questa volta a guardare un orizzonte inesistente. Lui si gira, mi passa la sigaretta e mi dice: "lo so a che pensi, ma io non li pesco i pesci di lago, sarebbe come catturare qualcuno che è già in gabbia...".
Ve lo giuro, a volte faccio fatica anch'io a capirlo subito...

venerdì 7 agosto 2009

Aperto per ferie...

A volte mi chiedo se sia necessario andarci, in ferie. E soprattutto mi son sempre chiesto perchè ci si debba andare proprio tra luglio e agosto, quando ci vanno tutti e quando anche i vari Passanti di Mestre e le varie Circonvallazioni Orientali e Tangenziali Est non riescono a smaltire l'orda dei neoprofughi del (?) divertimento. Ci pensavo oggi e l'ho scritto domani, ma lo pubblico con la data cambiata, perchè in realtà avrei voluto pubblicarlo allora, questo post. "Il sonno della ragione genera mostri", vero? Ma mi sa che è anche vero che una "ragione" troppo sfruttata rischia di generare l'intero esercito dei demoni dell'Inferno...
Non ho scritto molto, ultimamente, è vero. Forse è stato anche un bene, visto che in estate non si riesce ad avere la lucidità sufficiente per evitare banalità e stupidaggini, però poi mi son detto che, in fondo, anche quando sono lucido (si, ma *quando*, sono lucido?) la razionalità non abita in questo ameno luogo. Quindi mettiamoci al lavoro e proviamo a tirare fuori qualche cosa da questa tastiera.
Sono stato al mare, questa mattina, non che sia una cosa che mi attiri molto, per tanti motivi, non ultimo il fatto che ho vissuto oltre l'80% della mia vita in riva al mare e che esso mi piace più nei momenti in cui non risulti affollato da bagnanti e coperto da quei simpatici oggetti a forma di fungo apribile. Si, faccio parte di quei pesonaggi che passano sulla battigia nelle giornate di tardo autunno, possibilmente senza sole, con un po' di vento e poco prima del calare del sole. Quante volte l'ho fatto? Ne ho perso il conto, non mi sono mai stancato, anche se il panorama è sempre lo stesso e anche se le persone che incontri, in fondo, sono sempre le stesse. Comunque, per tornare a noi, questa mattina d'estate con un caldo assolutamente normale e con un sole assolutamente ovvio, ho provato a camminare un po' sulla riva evitando le sdraio d'acqua, i racchettoni, gli schizzi e tante altre amenità. Ecco, in fondo il mare, per me, è un gran bel posto da dejà vu, soprattutto perchè l'aspetto di una città di mare cambia molto in 46 anni (si, tanti sono), non c'è più una bella fontana a forma di palla colorata, non ci sono più i muretti di una volta, c'è una nuova piazza di basalto nero con un calice rotto da un lato, c'è un nuovo ponte ciclabile fruibile solo dopo dosi massiccie di EPO, non ci sono più le mezze stagioni, ecc., ecc. Ho dato uno sguardo anche agli stabilimenti balneari rimessi a nuovo per l'occasione, mi sa che sto a diventare davvero un po' troppo "saggio", per non dire altro. Ho provato un senso di strana nostalgia nel vedere le comitive di ragazzini sedute ai tavolini, eppure in fondo potrei ancora andarci, a passare una serata tra buoni amici con un paio di birre davanti, evitando di prendere l'auto per non rischiare brutte sorprese soffiando in quel simpatico tubetto in dotazione ad alcuni tutori dell'ordine. C'è un vantaggio nell'abitare in questo posto, cioè il fatto che la maggior parte delle distanze si possono tranquillamente coprire a piedi, passando un po' di tempo anche a guardare le vetrine che, con il sole a picco, hanno anche un loro particolare fascino. Dicevo, pensando al mio primo giorno di ferie, di quanto quest'appuntamento abbastanza scontato per chiunque lavori o vada a scuola o altro sia in fondo sempre molto atteso, spesso carico di aspettative, propositi, progetti, fantasie, ecc. E' da tanto che cerco di non caricarlo più di tanto, con gli anni calano (ok, ora parlo per me, altrimenti qualcuno comincia con la solita "pizza" del 60enne che può avere lo spirito del 20enne e altre palle similari) le aspettative, le fantasie, i desideri, le forze e le illusioni, però quest'anno ho riprovato a programmarmi qualche tentativo di follia, ma non ho ancora deciso come, anche perchè è da domani che potrò dedicarmi a infilare qualcosa nell'intervallo spazio-temporale che mi è stato assegnato per i prossimi 15 giorni. Faccio una promessa ai pochi che passano ancora qui davanti, proverò a prendere un po' di appunti di viaggio, anche se non andrò da nessuna parte, farò un po' di foto, anche se mi è rimasta solo la 2Mpixel del mio nuovo 6120, disegnerò qualcosa, anche se non so disegnare e, alla fine, butterò tutto qua dentro...
Buone vacanze o buon rientro, a seconda dei casi. Questo post è del 16 agosto, ma la data che appare nei dettagli, in fondo, ha un suo perchè, così come ha un perchè il fatto che anche il pescatore ha deciso di andare in ferie per un po', lasciandomi con un il solito suo ammonimento:"dài, non ci pensare troppo!"...

venerdì 5 giugno 2009

Il Croupier di Hvar...

Un post al giorno leva il medico di torno? Chissa, forse sarà anche per questo che ho cominciato a scriverne uno al mese, quando va bene... Eppure ne avrei anche tante di cose da raccontare, belle, bellissime, brutte, così-così, ecc., ma come al solito ci sono momenti in cui non mi va di essere esplicito, in fondo lo sono stato sempre poco e chi è riuscito a sopportare pazientemente il gioco di questo luogo ne è ben a conoscenza. Si, il gioco, perchè ho continuato a giocare con le parole, ho continuato a giocare con le frasi e con le perifrasi e ho continuato a giocare con la lingua italiana che, di conseguenza, si prende oramai gioco di me senza pietà. Ve l'avevo detto un po' di post fa, ho litigato con il nostro idioma tanti anni fa, ho perso la partita e non riesco ancora a prendermi la rivincita. In fondo ne ho perse tante di partite, chi di noi in fondo non ha mai subito una sconfitta? A volte ci sono momenti in cui mi viene in mente una frase di una nota canzone di De Gregori, ve la dico? No, non adesso, ve la dico alla fine, così almeno qualcuno sarà costretto a leggere tutto il testo. Oramai mi aggrappo a tutto per costringervi a farlo :-) (che bella la faccina, vero? Fa tanto adolescenziale e scherzoso, non c'erano le faccine ai miei tempi e non c'erano neanche gli sms, le email, facebook e tutto il resto della compagnia tecnologica). Ci stavo pensando ieri a questo fatto, nel rovistare nuovamente i soliti scatoloni, tanto per passare un po' di tempo a nutrirmi di quella sana nostalgia che mi permette anche di fare un paio di considerazioni sul bello e sul brutto del fare esperienza. Si, perchè l'esperienza uno se la fa sostanzialmente dagli errori, quasi mai dai successi, almeno questo è ciò che è successo a me, magari altri saranno stati più fortunati, ma personalmente le cose che ho imparato meglio sono quelle alle quali ho legato un qualche cosa di non propriamente allegro, anche nel mio lavoro, purtroppo o per fortuna. Ecco, mi viene in mente un po' quello che succede ai bravi giocatori di poker, di biliardo, di blackjack e di altro. Dov'è il trucco? Dove si riconosce il giocatore esperto? Tempo fa uno di loro cercò di insegnarmelo, ma senza troppo successo. Mi diceva che erano importanti i nervi saldi, cosa che non ho, ci vuole una grande capacità strategica, e mi manca anche quella, ma soprattutto la forza di accettare la sconfitta e di pensare alla partita successiva e, francamente, credo che questa sia la cosa di cui ho difettato più profondamente. Vabbè, ero partito per scrivere qualcosa di leggero, volevo provare a non tediare nessuno, mi era anche venuto in mente di non pubblicarle, queste considerazioni, ma oramai è fatta, lo metto qui e chi s'è visto s'è visto.
Come dite? Ah, si, la frase della canzone di De Gregori, eccola: "... ma io non lo sapevo che era una partita, potrei dartela vinta e tenermi la mia vita...". Beh, alla fine la mia vita me la sono tenuta e, se devo dirvela tutta, mi piace davvero così com'è da 45 anni a questa parte, anzi, negli ultimi 40 giorni mi è piaciuta ancora di più.
Che altro? E' vero! Il titolo del post che c'entra? Nulla, come al solito. Solo una curioso particolare, ce ne sono tante di "sequenze di 3 parole" che non so dire bene, davvero tante. La sequenza delle 3 parole del titolo almeno ha una scusa, per non essere detta bene da me, ma solo per un motivo, che però è chiaro solo per quelli che mi leggono qui e che conoscono anche la mia voce e il mio "leggero" difetto di pronuncia...

giovedì 7 maggio 2009

... has the smile left your eyes?

Ecco cosa succede a non guardare attentamente i dettagli del paesaggio e, soprattutto, quei piccoli alberelli di metallo che compaiono, a volte furtivamente, sui bordi delle strade, sono alti all'incirca almeno 2 metri e riportano una sorta di disco bianco bordato di rosso con varianti più o meno fantasiose. E' importante notarli, perchè spesso risultano essere fonte di problemi e, soprattutto, di spese accessorie inutili per un viaggio che per altri versi è sempre piacevole. Così come è importante consultare la mappa delle città più o meno grandi per stabilirne la reale accessibilità, considerando che, alla faccia della privacy e di tutti gli annessi e connessi, da quando imbocchiamo l'autostrada e fino all'arrivo a destinazione, ci saranno di noi almeno qualche centinaio di foto (altro che calendario, ci uscirebbe...) e qualche mezz'oretta di sano filmato a risoluzione variabile. Bello, vero? Non ci avevo mai pensato fino a ieri o, più semplicemente, non ci avevo fatto caso più di tanto e tutto questo è davvero molto buffo. Si, "buffo" è la parola giusta, per uno che all'inizio ha scritto un blog cercando in tutti i modi di occultarlo alla vista del proprio mondo reale originario di riferimento, con davvero pochissime eccezioni, pochi amici fidati in grado di mantenere un riserbo assoluto. Si, assoluto, è ciò è ancora più buffo, perchè in fondo qui sopra non c'è scritto praticamente nulla di nulla, nulla da occultare, semplicemente qualche riflssione su cose a dire il vero anche molto scontate, emozioni banali, di quelle che ognuno di noi prova più volte nella propria vita e che in fondo non danno più noia di tanto. Si, in effetti il tentativo di "fotografarne" qualcuna in paricolare, di quelle emozioni, mi è pure riuscito, ma credo si tratti solamente di un mio personale convincimento, verosimilmente non supportato da alcun elemento oggettivo.
Comunque non volevo parlare dei dubbi pseudoletterari che di tanto in tanto mi vengono, nè dei motivi che mi hanno fatto iniziare questo blog e che mi spingono a continuarne la scrittura. Oggi pensavo di poter parlare un po' di un altro rapido viaggio al di fuori dei confini regionali, potrei anche definirlo"come tutti gli altri viaggi", ma non lo faccio, come d'altra parte non l'ho mai fatto, perchè nessuno dei viaggi che ho fatto è stato uguale a quello precedente, anche quando mi sia capitato di andare per 2, 3, 4 volte nella stessa città, seguendo la stessa strada e, a volte, incontrando le stesse persone. No, era particolare questo viaggio per una serie di motivi che sarebbe anche inopportuno elencare quassù, per il momento. Piuttosto, la conoscete un po' tutti la A14, vero? E' malefica quell'autostrada, un cantiere perenne, un'incognita piena di code e rallentamenti, ma ve l'avevo già detto come la penso personalmente. Per molti le code rappresentano un'ansia, un dramma o semplicemente una fastidiosissima perdita di tempo e io stesso non nego che il più delle volte sia così, tuttavia ci sono giorni in cui mi diverte rallentare fino quasi a fermarmi, in un posto dove generalmente si corre ad almeno 100Km/h e dove, come mi piace dire, gli oggetti più vicini fuggono via inesorabilmente, mentre i paesaggi più lontani ci accompagnano per tratti di strada anche estremamente lunghi. La faccio breve, sennò mi viene voglia di rileggere il tutto, modificarlo, stravolgerlo e, magari, cancellarlo. Ve lo confesso, è stata una delle poche volte nelle quali ero entusiasta durante l'andata, felice durante la permanenza e sereno durante il ritorno... tre cose che avevo provato tante altre volte, ma raramente tutte e tre insieme. Ok, lo so, il mio tempo delle mele è finio da un pezzo, quello delle ciliege è un vago ricordo, anche perchè, come diceva uno dei commentatori precedenti, il rischio di farsi impallinare è sempre molto alto. Diciamo che sarebbe il tempo degli "aghi di pino, del silenzio e dei funghi" (si lo so, l'ho già detto, sono ripetitivo, ma il blog è mio e se non vi piace cliccate sulla "X" in alto a destra), ma poi sarà vero che "la guerra è bella anche se fa male"?
E buffo quanto inutile e incomprensibile quello che ho scritto, vero? L'ho riletto 2-3 volte, alla fine mi era davvero venuta la tentazione di cancellarlo, poi ci ho ripensato, si, perchè quello che ho scritto ha un senso per me, perchè in fondo qualcosa in più mi era successo durante il viaggio di andata, ripensando al post precedente, ai relativi commenti scritti e ad altri commenti non scritti e tutto ciò mi è venuto in mente ascoltando per caso la canzone il cui titolo è stato da me stravolto e usato come titolo di questo post. Ascoltandola mi è venuto in mente il video e, all'improvviso, dopo anni passati ad averne una visione "classica" ne ho colto una possibile interpretazione anomala, forse.
E' un po' che non vedo il pescatore, vi dico la verità, mi manca davvero, ultimamente...

giovedì 2 aprile 2009

Torino, via Linate, Centrale FS, annessi e connessi...

Era inaspettato questo viaggio, uscito fuori all'improvviso come un apparentemente piacevole pesce d'aprile, però ovviamente non mi dispiace farlo. Come tutti avranno notato, da Nord a Sud, il tempo non è dei migliori, almeno se uno è in cerca di un po' di sole per riprendersi da quello stato di torpore che solitamente accompagna la Primavera. Ok, direte voi, non si può avere tutto dalla vita e il tempo non possiamo scegliercelo noi, ma volete mettere il gusto di lamentarsi un po', così, tanto per fare? E' un viaggio su mezzi di trasporto disomogenei, questa volta, diciamo che, sceso dall'aereo, sto approfittando delle due ore che separano Milano da Torino per scrivere qualcosa qui sopra, un po' per farmi passare il tempo, un po' per evitare di addormentarmi dopo la levataccia di oggi. Mi guardo un po' intorno, cerco di ricordare se io abbia mai percorso questa tratta e per ora non mi viene in mente nulla. Certo, l'ho già detto, il tempo non è un granchè e non suscita pensieri che siano il massimo dell'allegria, ok, forse non suscita neanche pensieri tristi, però immaginatela un attimo, la visuale, e immaginatela dal punto di vista di chi, solitamente, si gira a Est e vede il mare, si gira a Ovest e vede colline e montagne. Qui è tutto così diverso, tutto così risaie e pianura padana, nebbia, pioggerellina sui vetri, stazioni e binari. O almeno questo è il paesaggio che vedo e che mi fa rimpiangere un po' di non essere rimasto a casa, questa volta. Perchè? Non riesco a trovare una risposta, questa volta, forse perchè non c'è una risposta, forse perchè non ho voglia di trovarla o forse perchè adesso ho ricordato quando fu l'unica volta che passai dalla stazione di Novara, in un "lontano" 1988, in un treno Liguria-Friuli con qualche altro centinaio di conoscenti vestiti come me. Visto? Alla fine ci vuole poco per rimettere insieme un po' di pezzi, erano anni che non ricordavo quei momenti, vissuti più o meno come si può vivere uno qualunque dei momenti in qualche modo significativi della nostra esistenza. Ah, ecco, dov'è il trucco? Dov'è l'inganno? C'è, nel solito posto, nei meandri della mente dove succede che, come con le ciliege, un pensiero tira l'altro, si, come le ciliege, non so se qualcuno di voi abbia mai avuto la fortuna di mangiarle al buio sull'albero, sperando di non essere scoperti dal proprietario spesso munito di fucile a sale (si, a sale, non a salve!). Una ciliegia tira l'altra e nel contesto furtivo non ci si può tanto chiedere se il frutto sia abitato o no, chissà quanti ne avrò mangiati, di "abitanti". Non è lo stesso con i pensieri, uno tira l'altro, d'accordo, ma quelli "abitati" in maniera diversa da come si sarebbe voluto, a volte portano con se un supplemento di un qualcosa molto simile alla malinconia... Prima che il treno finisca questa corsa finisco di scrivere, magari arrivando a destinazione mi passerebbe la voglia di pubblicarlo, questo post. Anzi, aggiungo un paio di foto che non c'entrano nulla, come sempre. Non posso neanche sperare in qualcuno che mi allunghi una sigaretta, sui treni non si può e i pescatori di carpe (e anche quelli di scarpe, come me) sono troppo lontani da qui.

domenica 22 febbraio 2009

... ho tante cose ancora da raccontare (per chi vuole ascoltare)...

C'è sempre un momento nel quale ci si chiede cosa farne di una creatura pseudoletteraria creata per caso in un momento casuale e sviluppatasi nel corso dei mesi e degli anni in maniera a volte incontrollabile. Si, perchè c'è sempre almeno un momento in cui si fa un salto indietro a rileggere le cose scritte, per cercare di trovarci le stesse emozioni provate durante la scrittura e per capire quale fosse stata la spinta stessa che ne determinava la stesura. Certo che l'aiuto delle date è sempre fondamentale, soprattutto quando le stesse siano ricorrenti. Le date sporadiche invece hanno un non so che di misterioso, a volte, e di imponderabile.
Però non volevo fare una dissertazione sul significato postumo dei post (che bel gioco di parole, eh?) pregressi, era solo un modo per condividere un dubbio con gli amici che di tanto in tanto passano di qua. Negli ultimi anni ho letto diversi altri blog, molto interessanti, molto impegnati, molto aggiornati e molto scritti bene. Ho un po' riletto il mio, l'ho analizzato meglio, l'ho trovato poco interessante, poco impegnato, poco aggiornato (questo rischio, però, l'avevo già premesso dall'inizio) e scritto poco bene. Mi son chiesto quale utilità possa avere, ok, d'accordo, non è detto che le cose debbano esistere solamente perchè sono utili, di esempi di inutilità esistenti ce ne sono a tonnellate, credo. Quindi, in sostanza, che fare? Lasciarlo senza ulteriori aggiornamenti per il resto della vita di questo mezzo di comunicazione? Farne una copia di backup (io conservo sempre tutto, lo sapete, no?) e cancellarlo dalla rete? Continuare a scrivere come prima, mettendoci dentro le stesse cose che ho scritto finora?
Difficile rispondere, davvero, però mi è capitata anche un'altra cosa curiosa, rileggendo tutti gli articoli precedenti. Una cosa che in fondo mi ha stupito, ma che forse è solo una mia sensazione. Insomma, ho avuto l'impressione che alla fine "sembra" davvero che alcune delle cose scritte raccontino qualcosa, magari comprensibile solo a me stesso... E me ne capitata anche un'altra, di cosa curiosa, mi son reso conto che alla fine mi sono quasi affezionato a questo "spazio virtuale con vista sulla realtà" e allora credo che continuerò a buttare ancora un po' di materiale in questo contenitore. In fondo, a pensarci bene, meglio questo che passare le giornate con le canne (da pesca) sul molo. Anzi, a proposito, è un po' che non lo vedo il vecchio, a volte mi preoccupa, non vorrei che gli fosse capitato qualcosa di spiacevole. Ah, già, ma a lui non potrebbe mai capitare qualcosa di spiacevole, lui "non ci pensa", lui vede il lato positivo di tutte, ma proprio tutte, le cose. Probabilmente se gli accadesse qualcosa, essa al massimo potrebbe essere spiacevole per me. Davvero buona la pescatrice cucinata alla siciliana, ve la consiglio...

venerdì 30 gennaio 2009

Pensieri...

Di nuovo a Napoli, in fondo in Campania ci vado almeno una volta l'anno e davanti al Vesuvio almeno ogni due anni. Si, lo so che c'è chi ci va più spesso, ma mi consolo, c'è anche chi non ci va mai, no? Sapete cos'è una cosa che mi manca, a volte? Qualche momento di sana solitudine, che strano, vero? Anche in questo caso c'è chi si lamenta del contrario, ma l'ho già detto in qualche riga di qualche post fa e tra le righe di qualche altro mio testo, l'uomo è un animale che gode nel non essere soddisfatto delle cose che lo circondano, a volte. Comunque è difficile essere soli in una città come questa e nel contesto in cui mi son trovato nelle ultime ore, incontri, persone, addetti, gente, folla, ecc. La stanza d'albergo? Anche quella non va bene, è una solitudine troppo artificiale, troppo chiusa, per certi versi alienante. No, ci sono riuscito in maniera diversa a ritagliarmi un piccolo spazio e l'ho fatto in questo momento, nella solita hall di un solito albergo in una maniera inaspettata in una di quella maniere che mi capitano oramai sempre più di rado, forse perchè non sono molte le hall con annesso pianoforte e, spesso quando c'è, non si trova nessuno per farlo suonare. Io non ho mai imparato, le uniche cose che so suonare sono il campanello di casa e il clacson della mia Marea. Stavo provando a leggere la posta, a scrivere qualcosa e a pensare ad un po' di cose da dire e da fare, in generale, non per il contesto specifico per cui sono qui. Stavo pensando a quanto sia sempre più strana la sensazione che mi prende ogni volta che lascio casa, a quanto ultimamente la cosa, a volte, mi intristisca pure un bel po'. Chissà, forse è vero che un po' sto diventando più "saggio" (per non usare un altro aggettivo...), forse si avvicina il momento per cominciare a ridurre le solite 72 ore a solamente 24 e mirare solamente agli obiettivi specifici. Beh, prima di perdermi ulteriormente ve la descrivo la scena, in pratica ho il mio fido portatile sul tavolino, un bel Manhattan sulla sinistra e il modem USB sulla destra, osservo il pianista che si siede sullo sgabello, scopre la tastiera e comincia a suonare... che cosa? No, non ora, non è il momento di dirlo, però mi fermo, tolgo le mani dalla mia, di tastiera e prendo il cocktail, senza berlo. Semplicemente lo guardo e vado un po' indietro, 10, 15, 20, 25 anni? Boh! Ho perso il conto, non ricordo neanche quale fosse l'anno preciso del pezzo suonato, ricordo solo che era vivo il grande Troisi, ricordo solo che ce ne erano ancora tante di persone che non avevo ancora salutato per sempre, ricordo anche che in quel periodo le uniche preoccupazioni erano in fondo cose che, a pensarci adesso, farebbero solamente sorridere. Eppure alcune di quelle cose che ora fanno sorridere e che ora appaiono futili o secondarie erano in quei momenti importanti e oscuravano talvolta cose più importanti, più fondamentali (si, lo so, non si dice "più fondamentali"), cose per le quali avrei avuto, anni dopo, la sensazione di non aver usato le giuste parole o, semplicemente, di non averne usato affatto. Ok, il pianista si è fermato, la macchina del tempo si è resettata e lì davanti a me c'è sempre la mia tastiera, il mio modem e il mio Manhattan, ma non lo voglio più, lo lascio al mio collega che di solito va ad aranciata: "provalo, tanto oggi non devi guidare". A me non andava, Venezia mi mette una tristezza a volte "unbearable", come direbbero gli angli, non mi va che prima o poi anche Napoli possa farmi lo stesso effetto, sarebbe davvero il colmo... M'è venuta voglia di una sigaretta, ma qui non troverò un pescatore a passarmela, forse.
Ah, come dite? Qual è il pezzo suonato dal pianista? Non ve lo dico, mi devo vendicare con qualcuno, per le sensazioni che provo, no?

martedì 6 gennaio 2009

Tempo a rendere...

Stavo ripensando alle feste quasi passate, ai dolciumi ingeriti, ai saluti e agli auguri fatti. Si, lo so, è un gioco da rompiballe il pensare alle cose andate e alle sensazioni già provate, si, perchè gli ottimisti, i costruttivi e, forse, i vincenti, guardano avanti, non indietro... Chissà perchè pensavo a questo, sarei un ipocrita se dicessi che non faccio un lavoro che mi piace e mi appassiona, lo sarei altrettanto se dicessi che sono insoddisfatto di quello che ho attorno. Davvero non ho motivi per lamentarmi, però lo sapete tutti com'è fatto l'Homo sapiens, vero? Ci può andare tutto bene, possiamo essere al meglio della forma, al meglio dello stato mentale, ma qualcosa di cui lamentarci la troviamo sempre, è una droga, di cui nessuno di noi forse sa fare a meno.
Stavo riguardando un po' di foto, oggi. Le solite foto dentro lo scatolone, quelle che lascio lì e non ho il tempo nè il coraggio di passare allo scanner e pubblicare, quelle che in parte sono anche in bianco e nero, anche quelle nelle quali sono ancora in un'età nella quale la mia unica preoccupazione era di non essere lasciato solo e al buio, di poter passare le manine al collo di chi mi teneva in braccio e di avere abbastanza latte e biscotti dentro il contenitore apposito. Vedete? Alla fine son riuscito a rovinare anche un'immagine che in genere dovrebbe essere tenera e rassicurante, positiva, ottimistica. Beh, in realtà lo è, ci pensavo un paio di giorni fa, ci pensavo quando leggevo le solite retrospettive dell'anno vecchio. Quali retrospettive? Le solite, no? Quelle carrellate televisive in cui vengono ripercorsi tutti i momenti importanti, gioiosi e non, dell'anno che sta per finire. Sì, quelle sequenze in cui spesso si tende a ricordare principalmente gli eventi più tristi e più angoscianti, forse per sperare che il nuovo anno possa essere più bello del precedente. No, non ci credo più tanto, non mi illudo che l'anno nuovo sia meglio e del precedente e non mi preoccupo che esso possa essere peggio, in fondo la sequenza temporale è continua, le interruzioni ce le mettiamo noi, tanto per darci un termine e un inizio, dimenticando a volte che di inizio ce n'è uno solo e la fine è anch'essa unica. Riguardo un po' meglio la foto in cui ero *un po'* più giovane, non ero male neanche allora, vero? Ci avete mai pensato ad immaginare una foto "infantile" di un noto premio Nobel, di un famoso attore, cantante o calciatore, di un celebre pianista o, perchè no, di qualche temuto capo di organizzazione criminale organizzata? Si, forse la realtà è quella, da piccoli siamo tutti molto simili (non "uguali", sarebbe un po' triste, no?), il tempo che passa ci modifica costantemente, giorno dopo giorno. Abbiamo sempre la possibilità di cambiare in meglio o in peggio, ma cambiare in meglio richiede uno sforzo notevolmente maggiore, perchè maggiore è la difficoltà di far dimenticare agli altri e a noi stessi i momenti in cui siamo stati "peggiori".
Chissà com'era la foto del pescatore del molo Nord da piccolo? Secondo me aveva già la sigaretta in bocca e già rompeva le scatole ai bimbi vicini che si preoccupavano per qualcosa...
Buon 2009 a tutti, lo so, mi contraddico, il tempo è una misura continua, non ha inizio e non ha fine, ma di qualcosa dobbiamo anche illuderci, no? Comunque non ve lo dico cosa c'era dentro le pentole, oggi so' dispettoso.

lunedì 29 dicembre 2008

Dubbi, incertezze, indecisioni & Co.

Mi sono accorto solo oggi che è dal 21 novembre che non scrivo nulla su questo blog, strano, eh? Nel senso, non che sia strano il fatto che io non scriva da allora, ma è strano il fatto che me ne sia accorto oggi e che la cosa mi abbia dato anche un po' di fastidio. Quel sottile disagio dovuto al fatto che di cose da dire, in fondo, ne ho molte e non ne ho nessuna. Dipende dai punti di vista, dipende dalla voglia che ho di rileggerle successivamente, dipende dai feedback negativi e positivi che ricevo. Comunque, morale della favola, non so ancora cosa scrivere qui sopra oggi, però ho iniziato e, come tutte le attività, i lavori e gli esercizi, uno degli obiettivi che a un certo punto della mia vita mi sono fissato di "provare" a raggiungere, è il termine di qualunque cosa iniziata, non importa se essa sia iniziata bena, male o semplicemente così-così. Avevo pensato di scrivere qualcosa di natalizio, ma non l'ho fatto. Non mi sono neanche buttato in tentativi di prosa a tema, anche a causa della solita apatia prefestiva che mi assale in questo tipo di ricorrenza. Buffo, vero? Non ho nulla contro il Natale, nulla contro questa tradizione e nulla contro questa festa che mi appartiene in tutti i sensi, cuturale, religioso, sentimentale, ecc. Ho scoperto però tempo fa di averne ereditato inconsciamente un aspetto un po' triste, ma quello non potevo immaginarlo fino a diversi anni fa e quando l'ho capito era oramai troppo tardi per liberarmene. Un giorno forse ve ne parlerò pure, ma per adesso non mi va di angosciare nessuno, forse non mi va neanche di angosciare me stesso perchè in fondo lo sapete, probabilmente chi si intende di "scienza dello strizzaggio del cervello" lo sa anche meglio, a volte è terapeutico, ma a volte può essere molto rischioso, raccattare oggetti smarriti nel calderone delle cose rimosse. E' affascinante quel calderone, anche perchè ognuno se lo immagina a modo suo. Io ho sempre pensato che fosse una specie di pozzo nel quale giacciono tutti quegli oggetti sepolti da tempo immemorabile... oggetti? Ad un certo punto mi son reso conto che quegli oggetti hanno vita propria, saltellano qua e là e a volte arrivano a farsi vedere di nuovo per un attimo, sì, solo un attimo, perchè non possono rimanere in alto a lungo, per fortuna non volano. Quell'attimo è però a volte sufficiente a creare qualche problema, qualche dubbio. Può essere sufficiente a riportare a galla qualche sensazione che magari abbiamo già provato, ma che può ripresentarsi condita con salse diverse da quella originale, accompagnata a volte da nostalgia, a volte da tristezza, a volte da una sottile rabbia, perchè no? Poi non ha importanza verso chi sia diretta, quella fugace e improvvisa rabbia, il più delle volte è solo verso se stessi. L'importante è che duri poco, in fondo sarebbe anche disonesto negare che ci sia. E dei rimorsi e dei rimpianti che ne facciamo? Non ho mai creduto alla storia che sia meglio il rimorso che il rimpianto, sono tante le storielle a cui non credo più da un pezzo, soprattutto perchè il valore assoluto che diamo ad ognuno dei sentimenti che proviamo dipende spesso anch'esso solamente da noi. Forse non ho rimpianti, sarebbe come dire che ho fatto scelte sbagliate e, poi, ci saranno davvero scelte "giuste"? In fondo quando vi trovate davanti a un bivio, a un trivio o a un quadrivio (ecc., ecc.) siete sicuri che la direzione scelta sia l'unica giusta? A volte è solo la "meno peggio"... Non credo neanche di avere rimorsi, sarebbe come ammettere di aver *deliberatamente* fatto del male a qualcuno e, tranne quando mi son dovuto obbligatoriamente difendere, credo in coscienza di non averlo mai fatto. Il rischio è sempre il solito, cioè scambiare un senso di colpa per un rimorso, ma quelli mi hanno detto che rientrano in un altra categoria e oggi credo che non ne parlerò, anche perchè ne avrei uno in più, quello di aver addolorato a dismisura chi è arrivato a leggere fino alla fine questo post.
Bene, tra un po' sarà passato un altro anno. Forse potevo trovare un altro modo per chiudere il vecchio, magari parlando di bilanci e consuntivi e pensando a buoni propositi e progetti, ma non sarebbe stato realistico, gli unici bilanci di cui mi rendo conto sono le cose che ho capito. Il progetto più importante a cui lavoro è di continuare a cercare di capire. In tutti i sensi...
Buon 2009 a tutti, lo spero davvero, per tutti... pescatore compreso.
Ah, dimenticavo, le foto, anche questa volta, davvero non c'entrano nulla. Forse.