mercoledì 28 febbraio 2007

Date (e auguri)

No, amici, non è un esortazione ad essere più generosi. Il senso dell'oggetto si riferisce alle date intese come ricorrenze, come ricordi, come episodi e come situazioni. Ognuno di noi ha qualcosa da ricordare e qualcosa da dimenticare, ma c'è il solito problema dettato da uno dei più conosciuti luoghi comuni che quotidianamente ci portiamo appresso. Lo sapete qual è, no? E' quello che recita: "è più facile ricordare che dimenticare". Si, perchè i ricordi ci assalgono quando meno ce lo aspettiamo, quando meno siamo preparati ad analizzarli e, soprattutto, quando siamo più vulerabili alle intemperie del nostro (più o meno) burrascoso passato. Una bella giornata, oggi, almeno alle mie latitudini. Si fanno le solite cose, il lavoro ci mette del suo, gli amici ci mettono del loro e chi ci vive accanto chiede la sua parte... ma c'è qualcosa di noi che prova ad andare oltre e ad immaginare, per un attimo, le conseguenze di scelte fatte in altri momenti, in altri luoghi e in altri contesti. Noi siamo artefici del nostro destino, sempre e comunque. A volte la tentazione di dare agli altri la colpa delle nostre scelte è davvero grandissima, ma la realtà ci si ripropone davanti in tutti i giorni della nostra vita. Sarà forse questo il motivo per cui mi appassionano i racconti fantascientifici, sapete, quelli in cui una ipotetica astronave entra in un buco nero (Guru, non fare allusioni fuori luogo...). Parlo di uno di quei luoghi teorici nei quali è possibile tutto e il contrario di tutto. Uno di quei posti in cui puoi avere l'impressione di rivivere il tuo passato, guardandolo con gli occhi del presente, e osservare a priori le conseguenze delle tue scelte. Rifaresti lo stesso percorso? Diresti le stesse parole? Prenderesti le stesse decisioni? Chi lo sa, forse in fondo è meglio non conoscere a priori le conseguenze delle proprie scelte, forse il corso degli eventi ne sarebbe influenzato davvero poco. Oggi, o almeno in questo momento, ho provato sensazioni contrastanti. Oggi ho guardato la vetrina di un fioraio e ho visto un mazzo di rose gialle, ho pensato tante cose, troppe, tutte insieme e la mia mente ha subito il peso della sovrassaturazione di emozioni e passioni e ho avuto la necessità di guardare indietro nell'album dei ricordi. Ho provato a guardare indietro nei pacchi di fotografie, le tante fotografie fatte nel corso degli anni, fatte inconsapevolmente e ingenuamente. Ma non posso sentirmi nelle condizioni di consigliarlo a qualcuno di voi. Non so se il risultato di un tuffo indietro nel tempo sia un evento salutare o, semplicemente, un esercizio di masochismo da riservare a chi sappia ben apprezzare e gestire le conseguenze di un tale atto... A volte mi chiedo anche se la mia voglia di viaggiare derivi dal fatto che a 6 mesi ero già su un transatlantico in viaggio da Melbourne a Napoli... mah! Le rose gialle purtroppo o per fortuna resteranno nel negozio di fiori, a volte le emozioni e i desideri è giusto che restino nel famoso cassetto o scatolone dei sogni o delle cose perdute. Ce l'abbiamo tutti uno scatolone del genere, vero? Tutti abbiamo qualcosa da portare con noi, di nascosto, in ogni momento della nostra vita, compreso le date, le foto, i ricordi e le illusioni. In fondo viviamo anche di (e per) questo. Mi illudo solo di una cosa, e Freud ne sarebbe sicuramente contento, mia madre non era male da giovane, vero?

sabato 17 febbraio 2007

Un giorno normale

Eh, proprio così, nevica dovunque tranne che da noi, alla faccia delle cime innevate dell'Abruzzo e di tutto il resto che uno si aspetta in questo periodo dell'anno. L'avete già visto questo pezzo di autostrada che collega un po' di città dell'Ontario? Si, senza neve qualche decina di post fa. E' il mio solito vizio, quando resto senza viaggiare per troppo tempo mi diverto a guardare le vecchie foto, mi diletto a navigare per le webcam dei posti dove sono già stato e guardo la neve fuori per non sentire quella strana sensazione di freddo che in alcuni momenti dell'anno si affaccia all'uscio dei miei pensieri. Eppure avevo cercato di evitare l'eccesso di "stanzialità" allungando sistematicamente i miei percorsi, facendo 20Km quando ne sarebbero bastati 7 oppure tornando a riscoprire qualcuna delle vecchie feste locali, di quelle senza orchestra e senza fuochi d'artificio. Quelle semplicemente con la consueta banda che suona le consuete musiche e che, consuetamente, ti buttano indietro a momenti passati, che allora ti sembravano carichi di incertezze, pieni di insicurezze, ma sicuramente stracolmi di sogni. Prendo un altro luogo comune dalla mia famosa collezione? Ma si, è quello che riesco a fare meglio, è quello che mi fa immaginare un brano musicale, sia esso leggero, rock, classico, bandistico o comunque altrimenti possa essere, come un'emozione improvvisa, di quelle che ti assalgono alle spalle o ti si avvicinano apparentemente innocue. Ingenuamente ti fai prendere, in qualche modo ci giri intorno e ti ci immergi completamente dimenticando tutto il resto e dimenticando anche quello che un giorno normale è in grado di regalarti, nel bene e nel male, durante il suo svolgersi, lento o frenetico che sia. L'ho fatto anche stavolta, coscientemente e consapevolmente. Così come ero perfettamente consapevole dell'effetto rebound che avrei dovuto subire alle fine di questo intermezzo festaiolo. In fondo non è andata troppo male, stavolta. L'occasione di rivedere altri posti legati alla memoria delle cose andate incontrando anche gli amici del presente è sempre qualcosa di unico nella sua ineluttabile periodicità. C'è sempre un angolo di qualcosa che non hai ancora scoperto, sia esso un angolo di un vecchio paesino di collina che pensavi di conoscere come le tue tasche o le curve di una strada che hai percorso migliaia di volte, così come a volte scopri il lato nascosto di persone che pensavi di conoscere da sempre. Ma forse è così semplicemente per un motivo banalissimo, forse è così semplicemente perchè ci sono angoli della nostra mente nascosti talmente bene da palesarsi solamente per caso, a volte, anche a noi stessi. Non c'era molto da dire stavolta, forse sarebbe stata l'occasione per lasciare la tastiera a riposo e per evitare al solito incauto lettore un labirinto nel quale forse non saprei districarmi neanche io, ma il blog s'intitola "cercate di capire". A volte non c'è "niente da capire", come diceva un noto cantautore qualche decina di anni fa, ma voi che mi leggete siete amici (o almeno lo spero) e riuscirete anche a perdonarmi per questo, vero?