lunedì 27 agosto 2007

Sali, (mi) ti cucino io!

Vista la precedente esperienza negativa con la cucina popolare italiana e visti una serie di inconvenienti legati alle eventuali alternative, mi è venuto in mente che in fondo di alternative ce ne sono davvero tante. Il classico ristorante vicino casa non può che essere una scelta occasionale, visto che oramai tutti ambiscono ad un futuro glorioso e pieno di soldi. L'alternativa della telefonata a qualcuno che mi cucini (ben bene?) non è da scartare, ma in fondo si tratta di una parte della società in netta via di estinzione. Oramai ce ne sono poche di persone che sanno "cucinare" bene e, spesso (è davvero un esempio calzante) si tratta di molto fumo e poco arrosto, ammesso che ne rimanga a sufficienza dopo il fumo. L'opzione relativa ai pescatori l'avevo già sperimentata, in effetti l'arte di preparare il pesce appena pescato è una cosa che conosco molto bene, forse da prima della stragrande maggioranza dei frequentatori di questa amena dimora. Però oramai non mi sorprendo più, alla lunga si fa l'abitudine a tutto, alle gioie come alle delusioni, alle leccornie di carne come ai manicaretti di pesce. Alla lunga ci si abitua anche a ciò che abbiamo intorno, confondendo spesso la fantasia con la realtà, semplicemente per il gusto di condire, ad esempio, un anno di lavoro con un contorno di ferie varie spruzzato con una salsina di viaggetti verso mete che possano dare quel vago sapore appetitoso e a volte piccante tipico delle esplorazioni di mete sconosciute. Peccato che a volte ci si ritrovi a mangiare le migliori minestre riscaldate e i migliori calamaretti congelati oramai immancabili anche nei ristoranti più esclusivi.
Dai! Analizziamo insieme questo delizioso pranzetto di pesce... Un buon antipasto tanto per cominciare, di solito le portate sembrano non finire mai, c'è qualcosa di crudo e qualcosa di cotto. Qualcosa di piccante e qualcosa di speziato o aromatico o acidulo, magari ci sarà anche qualcosa che non ci piace, ma in prima fame si assaggia tutto. Che viene dopo? Tra un bicchiere di vino (bianco o rosè, di solito) arrivano i primi, di solito un paio, per avere un'idea di cosa siano capaci di fare i personaggi misteriosi chiusi dietro le ante delle porte basculanti. E' in genere a questo punto che i gusti si cominciano a separare, perchè i primi mettono a dura prova l'appetito dei più e perchè a quel punto devi fare delle scelte... Un arrosto misto? Una fritturina? Una pescatrice o un'orata o una spigola? Altro? Più niente? Boh! Comunque si sceglie e si comincia, magari una sigarettina per spezzare un po' e per ingannare l'attesa, anche se si tratta di un rito che oramai ha i suoi risvolti negativi, non ultimo quello di dover allontanarsi dal tavolo per andare all'aperto. Bene, si rientra, si sorseggia qualche altro goccio del vinello di cui sopra e si continua l'opera. C'è chi si concentra sulla propria portata, chi ammette di aver scelto male e chi assaggia qualcosa dai piatti degli altri, anche se pare che sia contrario alle regole del galateo, considerando che in genere si pranza sempre tra amici di vecchia data.
Continuo? No, non ho voglia per adesso, il dolce, il caffè e l'amaro li tengo in serbo per un'altra occasione, bisogna arrivarci con calma e tranquillità, bisogna che ci sia il momento giusto per completare l'opera, anche perchè quello è il momento in cui si apprezza, a chiacchiere, il valore della cucina, la freschezza dei piatti e la bontà del vino. Forse quello è il momento in cui si scopre se si è stati in buona compagnia, a tavola, o meno.
Le foto ovviamente non c'entrano molto, come è ovvio. Le mazzocche (o marrocche o pannocchie, ecc.) non sono un tipico piatto marinaresco e gli arrosticini c'entrano men che meno. Ma a quest'ora non posso fare di meglio, la mia memoria e la mia immaginazione cominciano a perdere colpi.
Mi sfugge persino il telefono di chi conosce la vera ricetta del pane ripieno d'amore e condito di fantasia...

venerdì 24 agosto 2007

Penne all'arrabbiata

Visto il notevole successo riscosso dalle ricette via blog, come già visto un po'qui e un po' là, ho deciso di proporre anch'io un classico della cucina (?) mediterranea, un piatto che conoscono un po' tutti e che ha numerose varianti. Non sono mai stato un granchè come cuoco e gli effetti di questo fatto sono sparsi un po' ovunque. Devo inoltre premettere che ci sono momenti in cui un digiuno vale molto più di mille antipasti, ma ovviamente questa è la mia personalissima idea...

Ingredienti (per 5 persone o per 2 GURU):

- 500 g. di pennette
- 5 spicchi d'aglio (l'originale ne prevedeva 1, ma visto che fanno bene alla pressione...
- 600 g di pomodori (o una bottiglia di pomodoro fatto in casa)
- Peperoncino (tanto! Sennò che "arrabbiata" è?)
- Un ciuffetto (o due) di basilico
- 3/4 di bicchiere di olio di oliva
- Sale e pepe (non troppo sale, sennò si attenua l'effetto dell'aglio)
- Un ombrello rotto
- Un impermeabile
- Un cappellino con visiera
- Pomata per le ustioni
- Garze sterili 10x10
- Una carta di credito in corso di validità
- Una fotocamera digitale

Preparazione:

attendete di rimanere soli in casa in un pomeriggio di un noramle giorno di cielo coperto, ma senza pioggia. Scoprite di non avere alcun ingrediente in casa e guardate dalla finestra. Quando avete la certezza di non beccare la pioggia, uscite verso l'unico discount aperto, che ovviamente sarà ad almeno 1Km e voi non avrete la macchina oppure quel giorno sarà uno di quelli con il blocco del traffico per via dello smog. Dopo aver percorso circa 200 metri e constatata la presenza di una discreta piovosità, tornate indietro a prendere l'ombrello che qualcuno della famiglia avrà già precedentemente usato. Dirigetevi di nuovo verso il discount e procuratevi tutti gli ingredienti. Con la busta piena di tali ingredienti e carica di altre cose inutili di cui normalmente ci viene voglia in un supermercato, riavviatevi verso casa. Al primo accenno di pioggia cercate di aprire l'ombrello con una sola mano, accorgendovi che, come per incanto, il manico è deformato e quindi il meccanismo non scorre. Senza poggiare la busta a terra continuate con la manovra fino a che il telo dell'ombrello non si rompa e una delle aste non vi entri nel palmo della mano facendovi intonare un allegro motivetto, associato a tanti ringraziamenti per coloro che dimorano nell'alto dei cieli. Correte verso casa cercando di evitare gli schizzi come in "Matrix", nell'aprire la porta fate attenzione a non rompere la chiave nella serratura, considerando che sarà difficile trovare un fabbro nelle vicinanze e che nessuno rientrerà prima delle prossime 2-3 ore. Una volta entrati in casa e resivi conto che l'olio che avete preso non è d'oliva, ma di semi e che nella fretta avete dimenticato il basilico, dopo opportuni ulteriori ringraziamenti a chi sapete voi, iniziate la preparazione.
Provate a far rosolare l'aglio con l'olio in una padella. Aggiungere i pomodori tagliati a pezzetti (oppure mettete la bottiglia di pomodoro). Unire il peperoncino. Dopo aver dimenticato di aver toccato il peperoncino, andate un attimo (ops) in bagno ed eventualmente stropicciatevi gli occhi. Quando sarà passata la sensazione spiacevole, togliete la padella dalla fiamma, certi che la cottura sia quella desiderata. Aprite il rubinetto dell'acqua, nel farlo, benedicete quelli che sono stati mandati a vario titolo ai vertici regionali visto che adesso vi accorgete che il rubinetto è a secco. Aprite il frigorifero e cercate tutte le bottigliette di acqua che trovate. Nel caso esse siano tutte di acqua frizzante, usatele lo stesso e proponetevi di brevettare la ricetta della pasta alla carbonica (quella alla carbonara esiste già). Dopo aver portato l'acqua ad ebollizione, rispondete al cellulare. E' il solito "amico" in crisi mistica che vi chiede i soliti consigli su come riparare una storia che va male. Mentre vi arrampicate sugli specchi, sapendo già di non avere la risposta perchè non ce l'avevate neanche prima, neanche per voi e neanche se ci cala uno di quelli di cui sopra che abitano lassù, buttate le pennette (nell'acqua, non nella spazzatura!) e, nel farlo, ustionatevi la mano destra. Mentre di nuovo intonate canti all'altissimo, correte a prendere la pomata per le ustioni e, con la sinistra, cercate di cospargere la destra. Utilizzate anche delle garze sterili 10x10, cercando di non far cadere la pomata nel sugo oramai già pronto. Passato il tempo di cottura (della pasta, non della mano) scolate le pennette e cercate di metterle nella padella in cui giace il sugo. Nel farlo, notate la differenza tra la quantità di pasta ed il piccolissimo diametro della padella che avete scelto per il condimento e procuratevi una paletta capiente in grado di contenere la pasta che oramai tappezza in grande quantità sia il piano della cucina che alcune mattonelle sul pavimento. Mandate a quel paese l'amico che vi attende ancora al telefono, ditegli le peggiori cattiverie sull'oggetto delle sue preoccupazioni (condendole di particolari piccanti che tutta la popolazione maschile della città vi avrebbe presumibilmente raccontato sul suo conto) e, nel riattaccare il telefono, attendete fiduciosi i titoli della cronaca locale del giorno dopo.
Lasciate tutto com'è e dirigetevi verso la porta armati di cappellino, impermeabile e con in tasca la carta di credito in corso di validità (o con una discreta dose di contanti). Spegnete il cellulare. Scegliete uno dei migliori luoghi ove viene cucinato il pesce (o la carne, a seconda delle preferenze) ed entrate. Alla domanda del cameriere: "oggi da solo?", rispondete con frasi colorite e tipicamente marinaresche e accomodatevi in un tavolo sufficientemente defilato. All'arrivo del cameriere o del (si presume vostro amico) titolare, ordinate quello che volete, ma, per primo, fatevi portare un bel piatto di penne all'arrabbiata. Non dovete mangiarle, dovete solo guardarle con aria di sufficienza durante tutto il resto della cena... Se qualcuno, incuriosito, vi chiedesse qualcosa, rispondete come da protocollo.

(... lo so, non è stato un granchè di giornata, oggi).

mercoledì 22 agosto 2007

Pigrizia

Eccomi qua, era un po' che non ci si leggeva, vero? Mi piacerebbe poter dire che il tempo trascorso dal mio ultimo post sia stato riempito da una miriade di impegni talmente fitti da impedirmi di scrivere. Sarebbe anche stato piacevole poter confessare di aver fatto una lunghissima vacanza contornata da viaggi in posti mai visti, ecc., ecc. Invece nulla di tutto questo, tutta questa latenza è stata dovuta ad una semplice, banale e sana pigrizia, di quelle che ti assalgono nei momenti e nei periodi più impensati e di quelle per le quali cerchi le scuse più illogiche, come il caldo, l'estate, la primavera, l'autunno, l'inverno, il freddo, la pioggia, il sole...
Non è che oggi mi senta poi così tanto meglio, nè più intraprendente dal punto di vista componitivo, ma in fondo l'estate sta per finire (si, mi diverto in maniera sadica a dirlo, anche perchè io ho appena iniziato le ferie, mentre gli altri rientravano) e la fine dell'estate è un altro di quei periodi in cui uno cerca stranamente di fare un bilancio del tempo appena trascorso. Non ho cercato mete lontane, non ne avevo molta voglia e spesso si può ancora trovare qualcosa di piacevole e carino anche a pochi passi dalla propria dimora. Questo ovviamente vale un po' per tutto, vale per i paesaggi, vale per le persone, per i sentimenti e perche no, anche per le passioni, soprattutto per chi ha ancora la voglia e la possibilità di permettersele e per chi ha ancora la forza di sopravvivere indenne a tutto quello che segue queste ultime. Ok, sto di nuovo parlando come un vecchio rompipalle, ma in fondo scartabellando un po' di vecchie foto che uscivano dallo scatolone consumato, mi sono reso conto che la data di alcune di esse era "1978" (in quel caso "19780000_liceo_aq", ve l'ho già detto che catalogo tutto, compreso i biglietti dei mezzi con cui ho viaggiato...) e ho deciso di mettere un grosso e intero rotolo di nastro adesivo da pacchi a quello scatolone. Non servirà a molto, ma forse la prossima volta che mi verrà in mente di metterci le mani dentro avrò più difficolta a farlo e mi preserverò da quegli strani sbalzi d'umore che alcuni tuffi nel passato sono in grado di regalare improvvisamente.
La giornata di ieri si è conclusa con una sana (...insomma) cena di pesce in compagnia del Guru (uomo di poca fede...), nonostante il fermo biologico e tutto il resto. Manca la documentazione fotografica, ma forse l'impegno nel cercare di non lasciare nulla nei piatti ci ha fatto dimenticare questo piccolo dettaglio. Tra l'altro erano mesi che non passeggiavo a quell'ora tarda sulla riviera in mezzo alla folla che la popola in questo periodo dell'anno, vedi a volte il caso? Devo ancora decidere se i Guru portano sfiga o portano fortuna, come per tutte le cose e come ho già detto altrove "gli elementi a disposizione non consentono analisi" (F. De Gregori, 1989).
Le foto non c'entrano nulla con il contesto, come al solito. O meglio, non c'entrano "quasi" nulla. La prima in alto è stata scattata intorno all'1984, quando avevo ancora gli occhiali a specchio rotondi. La seconda ha qualcosa a che fare con la cena di ieri sera. La terza è un giochetto che ho imparato sui giornali di enigmistica e ha qualcosa a che fare con la nota esclamazione che qualcuno sicuramente si lascerà sfuggire qualora sia arrivato a leggere fino in fondo questo post davvero "pigro"...