venerdì 21 novembre 2008

Vento di Ponente...

Avete presente quelle giornate di vento sferzante, nelle quali non hai neanche voglia di uscire di casa? Beh, quelle non sono in genere le giornate o i pomeriggi in cui, impegni permettendo, mi piace fare un giro per i posti vicino al mare, fare due passi sul molo e guardare intorno il mare e il fiume con la loro calma a volte monotona. I venti da Ovest-SudOvest sono peraltro piuttosto strani da queste parti, li senti, non te ne accorgi subito che ci sono, perchè i palazzi ti riparano sufficientemente, finchè resti nelle loro vicinanze. In queste giornate, come ho detto, sarebbe più bello e più comodo restare a casa, al coperto, al sicuro da aria, pioggia, scossoni e notizie... No, dalle notizie no, non c'è riparo. Te le ritrovi addosso, ne cominci ad avere cognizione accendendo la tv lasciata accesa per caso. Ok, spegni, accendi la radio, ma non serve a nulla, ci sono cose che arrivano anche lì. Esci, cominci a pensare che forse è meglio subire un po' di vento e non pensare a nulla, ma ecco d'improvviso il sottile ticchettio del cellulare. Speri che sia un amico che ti manda un messaggino (no, non ce l'ho virgola il gattino, per fortuna ho un avviso convenzionale) e invece no, sono le notizie che stupidamente hai lasciato in "push" per restare aggiornato. Ma aggiornato di che cosa? Delle consuete diatribe economico-politiche? Dell'ultimo flirt tra letterine e calciatori o manager? Delle cose che non vorresti sentire mai? Delle cose delle quali ho deciso di non scrivere quasi mai nulla in questo posto che ho lasciato solamente per far pascolare i miei ricordi e la mia immaginazione? (Ok, d'accordo, un pascolo impervio e a volte arido, ma comunque mio). Capisco il senso del messaggio e premo il tasto "annulla". Due passi sul molo ventoso? Ma si, è sempre un ottimo posto per obliare i fatti a cui non vorrei per il momento pensare, vengo qui, guardo le barche che rientrano, osservo i trabocchi, oramai inutili per quello che era lo scopo iniziale, medito sulla linea dell'orizzonte che in fondo ha sempre il suo fascino. Eppure non ci riesco, oggi, a togliermi dalla testa una serie di domande, ovvie quanto inutili. Continuo a subire il vento e a guardare l'orizzonte pensando a un ipotetico viaggio, lontano, definitivo, che allontani per sempre dal posto nel quale si vive. Vabbè, oramai la frittata è fatta, nonostante io sia tutt'altro che dell'umore per continuare. Chiudo gli occhi, ci avete mai provato? Avete mai cercato un modo per trasformare un'immagine in un'altra, soprattutto cancellare un quadro a tinte fosche nel suo esatto negativo? Immaginate una barca o una nave o un aereo o qualsiasi altro mezzo di trasporto. Avete deciso di andare via non si sa per dove, ma semplicemente via, un bisogno improvviso o ragionato a lungo, un qualcosa dettato da un motivo o da nessuna ragione particolare. Cosa decidete di portare? Dipende da quato state via, direte voi, ma immaginate di andare via per un tempo indefinito e con un mezzo che non vi consenta troppo carico, un po' come i famosi 20Kg degli aerei, a quel punto dovete fare delle scelte inesorabili oppure decidere, una volta per tutte, di lasciarvi ogni cosa alle spalle. Il biglietto è pronto, il volo o l'imbarco sono stabiliti, sapete che verrà il momento di salutare gli amici, i parenti, le persone più care. Già, le persone più care, quelle che in qualche modo potranno essere tristi nel non vedervi più intorno, forse le uniche ad esserlo. Ci sono poche alternative per evitare tutto questo, in fondo uno può decidere di partire senza avvisare nessuno, magari ripromettendosi di mandare una cartolina una volta arrivati. E se lì non ci fossero uffici postali? E se non ci fossero francobolli? E poi, cosa penseranno di noi per averli lasciati lì nel posto che a noi sembrava così brutto? Si, alla fine uno può decidere di portare con sè persone piuttosto che oggetti, senza lasciare recapiti, senza avvisare nessun altro. In fondo se parti per sempre è semplicemente perchè nulla ti spinge più a restare dove sei... Vi potrà restare un fugace dubbio, ma in fondo i vostri compagni di viaggio avevano davvero voglia di imbarcarsi?
Li apriamo gli occhi? Ma si, dai! Il vento c'è ancora, il fiume e il mare sono ancora increspati e la linea dell'orizzonte è ancora lì, orizzontalmente dritta nell'aria salmastra, i pensieri sembrano andati via, per fortuna. Sono ancora contento di essere qui dove sono e gli aerei li continuerò ancora a prendere solamente per lavoro o per diletto. Mi giro appoggiando la schiena alla ringhiera osservo il sole che tramonta tra le palafitte e mi accorgo che qualcuno mi osservava sorridendo, probabilmente da un po'. Oh! Ma non ci posso venire qua senza incontrarlo? Alle volte lo invidio 'sto tizio, però sorrido anch'io, questa volta ha avuto difficoltà ad accendere la sigaretta, con tutto quel vento. Lo precedo prima che lui parli, gli dico che si, l'ho letto il giornale, ho visto la tv, l'ho sentita la radio e che ha ragione lui, non dovrei pensarci. Lui mi guarda ancora come se stesse osservando un ubriaco mi allunga l'oggetto acceso e mi fa: "guarda che lo so, è per questo che sono venuto qui...".

sabato 15 novembre 2008

"Come a tutti"... (ok, era: "Glasgow, addio...", ma alle 10,25GMT del 13/11/2008 ho cambiato idea).

[PREMESSA]
M'è rimasto un cruccio in questo viaggio, quello di aver di nuovo messo piede in terra angla, ma in una regione talmente lontana da Londra e Logoborro da farmi un po' sentire in colpa per non aver provato ad estendere la permanenza. Che faccio? Dirò, come si usa in questi frangenti: "sarà per un'altra volta"?
[POSTMESSA]
Sapete, a volte vorrei essere mediamente felice "come tutti", pensare "come tutti", non dare troppa importanza alle cose ("come tutti"?), guardare sempre avanti "come tutti" e, soprattutto, vorrei a volte che mi piacessero gli arrivi "come a tutti", sì, perchè d'improvviso ho scoperto di essere anomalo nel mio amore nei confronti delle partenze, con tutto il loro carico di aspettative, incognite e, perchè no, quella sottile vena di malinconia che accompagna gran parte di noi latini quando ci stacchiamo da terra. Anche gli arrivi possono essere belli, senza dubbio, ma non è sempre così, a volte arrivare comporta delusioni, perchè non sempre le nostre aspettative vengono soddisfatte e, allora, ci sono volte in cui davvero si preferisce ripartire e sperare di trovare qualcosa, magari non meglio o peggio, ma semplicemente "diverso". Se poi uno arriva e non trova la valigia? Beh, quella è un'altra cosa e va sotto un altro nome. Però, dico io, è vero che "la bestia è pesante da tirare su" (I. Fossati, 1984), però lasciate a terra solamente "i pensieri pesanti, le sciarpe, gli occhiali e i ricordi lasciati distante" (ibidem), che cavolo!
Comunque, oggi stavo pensando, come al solito e come tutte le volte che lascio una destinazione nuova, a cosa scrivere qui sopra. Soprattutto perchè oramai la fantasia comincia a scarseggiare, considerando che peraltro non ne ho mai avuto tantissima, e anche perchè la città non si prestava ad una interpretazione univoca. Bella città, non c'è che dire, ma i posti in fondo per me sono tutti belli, mi accontento anche di poco, tanto più quando essi siano nuovi e non conosciuti. Oramai lo avrete capito, no? Non amo tantissimo tornare in luoghi già visti, e fortunatamente mi capita di rado, ripercorrendo strade già camminate, sapendo perfettamente che esse cambiano con il tempo, i negozi chiudono e aprono, i palazzi crescono e si moltiplicano, le persone a volte non ci sono più o comunque non le incontriamo di nuovo. No, decisamente non sono neanche il tipo da "che bella Barcellona! Voglio tornarci" oppure "che emozioni a Praga! Non sarei mai andato via", ecc. (oddio, ho citato due belle località, in ogni caso, eh!). Se potessi andrei a vedere città sconosciute e assolutamente anonime, senza neanche un abbozzo di monumento, senza una storia importante, magari uno di quei luoghi in cui il tempo è passato senza lasciare traccia di sè. Sono tantissimi i posti così, ma solitamente non sono meta nè di turismo nè di lavoro, forse semplicemente perchè non c'è davvero nulla che le faccia mettere sugli itinerari battuti. Anche un posto famoso, comunque, può diventare perfettamente anonimo e uguale a tanti posti anonimi per sè. E' facile farlo diventare tale, basta un po' di fantasia, è sufficiente ad esempio andare a Roma e non vedere il Colosseo, passare a Parigi e non vedere la Torre Eiffel, passare a Pescara e non vedere... (ok, non è che ci si perda poi molto a non passarci). Però facendo così è anche facile tirarsi addosso le ire dei puristi dell'esplorazione, gli improperi dei fanatici della vacanza e le maledizioni di quelli che "bisogna vedere *vattelapesca* e arrivare alla cattedrale di *pippolandia* a tutti i costi! (evito di fare nomi di città per non scontentare alcuno). Quindi, mi direte voi, che hai fatto di bello a Glasgow? Non molto a dir la verità, anche questo era un viaggio di lavoro, l'oggetto del viaggio era decisamente interessante e il tempo residuo era davvero risicato. Si che ci sono andato a Edimburgo, ho visto anche il castello. Sono stato anche a George Square, in quel di Glasgow, a vedere il municipio, il monumento ai caduti e la statua di James Watt, peccato non poter chiedere a quest'ultimo che effetto faccia il trovare proprio nome scritto su tutte le lampadine, gli elettrodomestici e, oramai, anche le auto. Bella George Square, però ciò che mi ha affascinato di più è stata la zona fuori dal centro, ancora non periferia, una zona in cui non ci sono le casette a due piani raggruppate in aree residenziali più o meno estese. Ci passavo all'andata e al ritorno, evitando rigorosamente l'autobus, perdendo l'orientamento e la strada inevitabilmente il primo giorno e prendendo sistematicamente una pioggia qua e là. C'erano, ben visibili, i classici appartamenti simili a quelli delle nostre città italiane, palazzi di 7-8 piani, abitati da comuni persone del luogo, con comuni mini-market a livello stradale e comuni panni appesi dal lato interno del balcone (ma come si asciugheranno con quell'umidità?). Al solito, mi sono fermato ad osservare il "paesaggio", ben appoggiato alla ringhiera del fiume Clyde, provando a pensare cosa stessero facendo un po' tutti, lì dentro. Magari qualcuno era rientrato dal lavoro da poco, magari qualcuno ci stava andando e forse qualcun'altro non ci andava affatto. Quanti bambini felici, frignanti, capricciosi o disperati, c'erano lì dentro? Quanti gatti? Quante mamme intente a preparare la colazione, ammesso che la preparino ancora? Con quali ingredienti? Quante di quelle persone sarebbero state ancora lì se io fossi tornato un anno dopo? Si, lo so, mi sono sentito scemo anch'io e forse lo sono davvero, in fondo è sufficiente guardare le foto, per capirlo. Si, le solite foto che metto qua e là per ravvivare l'ambiente, un po' come i fiori finti che si mettono negli alberghi, che sono belli, ma non profumano. Buffo, però, quando pensavo a tutto questo è uscito un timido sole che mi han detto non essere cosa molto comune da queste parti. Bello il solicello, stavo per accendere la sigaretta, ma d'improvviso mi sono fermato, non è che ci sono vecchi pescatori anche qui intorno? Glasgow è ancora un bel porto commerciale e non era aria di sopportare un fisherman locale. Mi son guardato intorno, non c'era nessuno, bene! Ultima foto, avambracci sulla ringhiera e mani a proteggere la fiammella dell'accendino dal vento malefico che tirava dalla mattina. Che bello, tutto felice stavo guardando il fiume scorrere tra gli argini e davvero non pensavo a nulla, ma l'imprevisto è sempre dietro l'angolo. Un collega canadese passava di lì per lo stesso motivo per cui io stesso ci passavo, si è fermato, mi ha guardato e, con un sorriso a metà trà l'ebete e il cannato mi ha detto: "Arthur, don't tink about it, take it easy!". "Yes, Sir, it is what I was doing before you interrupted me...", avrei voluto rispondergli, ma non l'ho fatto, semplicemente perchè gli avrei detto che "YES UN ACCIDENTE" (per non dire altro), gli avrei anche detto di non chiamarmi con quel nome, visto che la tavola rotonda non ce l'avevo più, era troppo grande per i pochi cavalieri che mi son rimasti amici, Ginevra s'era stufata di prepararmi la cena, di aspettare le mie partenze e i miei ritorni, di ascoltare sempre le solite cose e se n'era andata con un tizio grande e grosso, vestito di bianco su un cavallo anch'esso bianco, la lancia e una pesante armatura, che anche la mia spada era arrugginita, tanto che oramai gli avversari in combattimento mi muiono per il tetano e non per le ferite, e che avrei volentieri "take" lui molto "easy" per buttarlo al fiume o in uno di quei laghetti congelati nel Saskatchewan del Nord, e che cavolo... Non so se lui abbia mai intuito i miei pensieri, però alla fine siamo andati insieme a sentire un po' di scienza, camminando lungo il fiume, ma non potevo neanche aspettare che mi passasse la sigaretta. Lui è canadese, non fuma, non beve, non dice parolacce, non si arrabbia mai, non ho indagato oltre per altri vizi... Ve l'ho già detto, no? Prima o poi smetterò di fumare anch'io. E' il caso che smetta di fare anche altro? Soprattutto, è il caso che io smetta di scrivere cumuli di scemate come queste? "Ci penserò domani" (Pooh, 1978), per ora spero che le conseguenze di ciò che vedete nel tabellone degli orari non siano troppo malefiche, anche se passare la notte ad Amsterdam, in fondo, non mi dispiacerebbe... Più che altro per il fatto che il panino con l'aringa, qualche foto più su, mi era rimasto un po' sullo stomaco... Mi raccomando le valigie!