giovedì 14 giugno 2007

Voce 'e Notte

Sono d'accordo con chi sostiene che Napoli abbia un fascino tutto suo, indipendentemente da tutto quello che nel bene e nel male gravita intorno a quella città, caotica e misteriosa, quanto romantica e intrigante. Non è una delle mete che mi attirano di più, lo confesso, non ho mai avuto un grande trasporto per l'area partenopea, ma è lo stesso motivo per cui non sono attratto da altri posti obiettivamente interessanti, come Lisbona, Venezia, ecc. Non ho la pretesa di conoscere i posti, non mi basterebbe una vita per conoscere a fondo i luoghi dove vivo quotidianamente, immaginate quante ne servirebbero per conoscere "il mondo"... Però, in questa occasione, quelle poche ore che mi restavano libere le ho utilizzate per un giro panoramico nei soliti posti che alcuni di noi immaginano essere quelli tipici, quelli da vedere assolutamente e da stampare nella memoria. Ovviamente non ci sono riuscito, il navigatore mi ha salvato finchè sono stato in macchina, ma una volta a piedi non ho avuto più punti di riferimento e ho vagato inesorabilmente senza una meta precisa, senza avere neanche idea di cosa andassi cercando e senza avere idea di cosa avrei potuto trovare. Nella mente i soliti luoghi comuni relativi ad una città piena di incognite, secondo alcuni piena di pericoli (non è vero) e con gli occhi e la mente affamati di immagini da catturare elaborare e riportare indietro come ulteriore bagaglio di una vita percorsa nel cercare di capire il perchè delle sensazioni, dei sentimenti, delle gioie, delle delusioni e di tutto il resto. Ok, avete ragione, sto diventando sempre più palloso e sempre meno originale, continuo il più delle volte a ripetermi e a cercare simboli e significati nelle minuzie che mi capitano a portata di mano. Però anche questa volta mi è capitato qualcosa di singolarmente strano, qualcosa che non ho ancora capito se sia stato un bene che sia capitato o che se non fosse capitato sarebbe stato meglio. Provo a spiegarmi in maniera meno fumosa e provo a togliere un po' di inutili fronzoli... Trovare qualcuno che suona e canta a Napoli, non è cosa difficile, ovviamente. Neanche a farlo apposta, in una delle serate a cui ho dovuto partecipare c'era un gruppo di artisti di strada tanto bravi quanto cordiali e così ho potuto togliermi una mia personale soddisfazione, qualcosa che aspettavo da anni e che non risentivo da tempo neanche in radio o via MP3. Che cosa, direte voi? Semplice, una canzone in forma di serenata, un pezzo struggente tra i tanti che solo il mio profondo Sud è in grado di sfornare. Ho chiesto una sola cosa al capo della banda (musicale): "che la conosci Voce 'e Notte?". Certo che la conosceva! E a quel punto mi è dispiaciuto non avere un registratore (digitale, analogico, a filo o comunque fosse), mi è dispiaciuto perchè è stato uno di quei momenti che fisserò per sempre nella mia memoria, perchè in quel pezzo c'è tutto e non c'è nulla, perchè chi l'ha cantata ci ha messo tutto e non ci ha messo niente, perchè io non sapevo più dove trovare una sigaretta già accesa da farmi passare, non fosse stato altro che per trovare una scusa per dire "no, non piango, è solo il fumo che mi irrita le congiuntive" (Op. cit. A. Celentano, 1938 - ...).
C'era qualche altro particolare che dimenticavo? Ah, sì... Non era male la cantante del gruppo, anche se oramai forse non ho più l'età per lasciarmi andare a fantasie adolescenziali. Indietro non si torna, eh? D'altra parte mi resta solamente l'illusione di provare a cercare di capire quello che mi capita e quello che mi è capitato, semplicemente buttando su questo schermo un po' di caratteri alla rinfusa e un po' di foto che prima o poi mi stancherò anche di fare. Guru, la prossima volta ti porto con me, così avrai modo, tu che puoi, di apprezzare il bello di questa città.

domenica 3 giugno 2007

Timer

Una lavastoviglie che si sfascia, in genere, è un gran bel guaio, soprattutto per quelli che nascono evidentemente e incorreggibilmente pigri. Però anche un fatto "tragico" come questo ha i suoi lati esplorabili da diverse angolazioni. Scartata subito la riflessione relativa al grosso inconveniente di lavare i piatti a mano con conseguente screpolatura della pelle dovuta al detersivo e al prolungato contatto con l'acqua, si passa direttamente all'esplorazione minuziosa del possibile componente difettoso. In questo devo ringraziare la mia precedente passione giovanile per le parti elettriche delle apparecchiature in generale, unita al totale odio per le parte idraulica e meccanica. In questo particolare caso non c'è voluto molto a capire che l'oggetto che aveva deciso improvvisamente di sfasciarsi era il timer o programmatore elettromeccanico o comunque venga chiamato in termini merceologici. Bene, anzi, meglio! Questo mi consentiva non tanto di risparmiare sulla manodopera (il Guru lo sa che son pieno di soldi, ho pure lo yacht, il mercedes e il cayenne...), quanto di trotterellare un po' per la città alla ricerca del pezzo di ricambio e di giocherellare con le viti e i connettori per vedere quanti e quali danni io sia ancora in grado di fare, non prima di aver fotografato la disposizione dei fili per evitare "sorprese". Ma, come al solito, cosa c'entra tutta questa meccanica descrizione e quest'oggetto con il mio blog? Forse tutto e forse niente, finchè non sono passato davanti ad una nota Scuola Superiore della mia città e, casualmente, mi è andato lo sguardo su una delle tante scritte che giornalmente compaiono e scompaiono dalle mura di essa. Si, lo so, è una delle solite scritte forse tanto care ai lettori del tizio dei lucchetti, però stavolta avevo un timer in mano e la data su quella scritta mi è sembrata come il punto "start" di quell'attrezzo. Dove saranno adesso gli autori o i protagonisti di quella scritta? Ancora al prelavaggio? Avranno impostato un programma breve, lungo o a risparmio energetico? Non è che si trovino nella fase di scarico? Alla fine non so che cosa augurare loro, ma forse sì, forse uno dei migliori auguri che io possa fargli è che il loro timer si sfasci come quello che adesso ho in mano e che, quando il nuovo pezzo arriverà, mi appresto a sostituire spero con successo.
Ovviamente tutto questo sproloquio serviva solo a riempire lo spazio prima delle quattro righe relative al prossimo viaggio (era un po' che non uscivo) che mi porterà in terra campana. Andrò in macchina, questa volta. Ho già messo il navigatore sotto carica e spero di non perdermi oltre il necessario.