domenica 27 gennaio 2008

Riflessi, trombe & riflessioni

Ha ragione Moya, questo è un momento dell'anno decisamente particolare, i buoni propositi sono naufragati spesso dentro la calza della befana, per alcuni di noi le libagioni sono state eccessive e i periodi post-festivi, si sa, tendono a comportarsi come una specie di boomerang emozionale. Devo però dire che quest'anno, complice forse il lavoro, non ho avuto tanto modo di assaporare il retrogusto amaro delle feste natalizie, non ho neanche prestato il fianco a quel "sottile dispiacere" (op. cit. L. Battisti) che accompagna l'inizio di un nuovo anno insieme alla sensazione di invecchiare inesorabilmente. Oddio, non che io possa definirmi vecchio, ma lo san tutti che passati i 40 si comincia a riflettere un po' troppo e forse il guaio è proprio quello. Oggi non è stata una gran bella giornata dal punto di vista meteorologico, ma tutto sommato è stata sufficientemente tranquilla da permettermi il piacere di una passeggiata in riva al mare e nelle vie, troppo spesso da me trascurate, di una città che potrà anche non aver molto da offrire, ma per quanto mi riguarda basta e avanza. Son passato davanti ad uno specchio e, in fondo, quello che ho visto non mi è dispiaciuto. Gli anni passano, è vero, ma un po' di sana autostima e, perchè no, di narcisismo non guastano mai e provo a spiegarmi, forse prima ero un po' più bello, ma vuoi mettere il fascino di qualche capello bianco, di un sano post-holyday overweight (non molto, in realtà) e quella fugace quanto spiacevole consapevolezza di non riuscire a leggere i caratteri piccoli con cui sono scritte alcune pagine di giornale e con cui sono scritte le istruzioni e le avvertenze sui biglietti dell'autobus... Accidenti, ero partito ottimista e d'improvviso quello che vedo non mi piace più tantissimo. Non mi piace più tantissimo neanche quella malefica automobile, gioia del meccanico e dolore dei miei giorni. Però va bene anche così, in fondo mi ci sono affezionato, come a suo tempo mi affezionai a guai più o meno grandi, ma per fortuna passeggeri, fugaci, ininfluenti sul resto della mia evoluzione (o involuzione) personale. Ecco, ci risiamo. Stavo tranquillamente guardando la mia immagine allo specchio e ho fatto il solito errore, mi sono messo a cercare qualcosa dietro quell'immagine, senza rendermi conto che lo spazio in cui ero in quel momento era troppo confinato e che dietro quell'immagine c'era solamente la porta che si sarebbe di lì a poco aperta alle mie spalle. Ma sì, una bella foto per immortalare questo stupendo momento di lucida stupidità ci voleva proprio. Ed ora si torna a pensieri più coerenti e tangibili. No, amiche e amici, niente frittura questa sera. Neanche arrosto, pastasciutta e affini. Stasera si passa in un luogo dove si cucina dell'ottima "pizzetta" dietetica e gustosa, accompagnabile da una birra alla giusta temperatura. Ma senza esagerare, però. Non vorrei che dopo la fame questo blog possa mettere anche sete e, soprattutto, non vorrei essere responsabile di eventuali punti persi sulla patente. Ah, che c'entrano le trombe? Beh, l'ascensore l'ho preso per non fare le scale a piedi...

domenica 20 gennaio 2008

y = ax*2 + bx + c (parte prima)

Basta così, questa è l'ultima cena a cui vado! (l'aveva già detto qualcun'altro un po' di anni fa?)


Tanti anni fa c'era un ragazzo (non quello che amava i Beatles e i Rolling Stones e girava il mondo e veniva dagli Stati Uniti d'America), dicevo, c'era un ragazzo che aveva in mente una grande quantità di progetti, nonostante sapesse già allora quanto difficile sarebbe stata la realizzazione anche di pochi di essi. Quel ragazzo aveva già imparato a leggere i giornali e a rendersi conto che ce n'erano tante di cose che non andavano nel luogo in cui abitava e in generale in tutto il paese. Però in fondo aveva ancora l'ingenuità e l'incoscienza adolescenziale e continuò a sperare che le cose sarebbero lentamente migliorate, con il passare degli anni, con l'aumento del numero delle persone consapevoli della necessità di cambiarle, quelle cose che non andavano. Lui forse non l'avrebbe fatto, aveva tanti amici e compagni di giochi che, molto più di lui, erano portati a confrontarsi con le sterpaglie dei fatti organizzativi degli uomini. Per sè aveva altri obiettivi, decise di iscriversi all'Università e lo fece con entusiasmo, affrontando con il dovuto ottimismo e con una fisiologica dose di ansia le difficoltà e le fatiche dello studio. Era felice, a suo modo, anche se qualcosa lo rendeva a volte un po' malinconico, soprattutto perchè vedeva che le cose non cambiavano affatto e, anzi, peggioravano di giorno in giorno. Comunque riuscì a laurearsi e in questo fu accolto dall'entusiasmo dei familiari, di chi gli era vicino e dei tanti amici di un tempo che festeggiarono con lui l'evento. Uno dei progetti finalmente era andato in porto e pensò che da quel momento era pronto per affrontare le difficoltà vere della vita, iniziare a lavorare e poter essere in qualche modo utile agli altri. Incominciò così il suo viaggio nel mondo della professione e continuò anche a fare il lavoro già intrapreso negli anni dell'Università. Entrambe le attività gli provocavano soddisfazioni e, come è ovvio, anche qualche delusione, ma egli sapeva bene che tutto ciò è parte di quel gioco a episodi chiamato "vita".
Un giorno gli proposero di fare un viaggio, per imparare qualcosa in più e il ragazzo, che cresceva apparentemente sempre di più nelle suo conoscenze e nella sua esperienza, accettò ingenuamente quell'offerta. La accettò allo stesso modo di Pinocchio quando questi partì per il paese dei balocchi. Il viaggio era lungo, la terra era sconosciuta e le incognite erano tante. Come se non bastasse quello era il suo primo vero viaggio in aereo e la paura in fondo era davvero tanta, ma era di quelle paure che lui voleva provare, un po' come quando si mise la prima volta sulla bicicletta e sui pattini, paura di cadere e voglia di imparare.Durante la permanenza nell'ameno posto che gli avevano assegnato e che lui si abituò rapidamente ad amare e odiare nello stesso momento, tante cose stavano succedendo nel posto da cui era partito e il ragazzo cominciò a pensare che forse davvero qualcosa stava cambiando, pensò anche che ciò potesse essere dovuto a quella cosa che molti si auspicavano da tanto tempo, una cosa che andava sotto il nome di "ricambio generazionale".
Non sapeva ancora quanto sbagliata fosse quella sua previsione, non sapeva ancora quante fossero numerose le sue previsioni sbagliate...


(Non prendetevela con me, la colpa di questa farneticazione e di quella maledetta quanto buona frittura, unita ad una discreta dose di ostriche crude, con completamento finale lungo una nota via della mia città. Non so se scriverò mai la seconda e le successive eventuali parti, in fondo sono cose senza senso, come tutte le altre , ma *in verità vi dico* che il titolo del post c'entra qualcosa con tutto questo).

giovedì 17 gennaio 2008

Moto

Si, oggi è stata una bella giornata, anche se il tempo non è stato magnifico. Però non ci si può lamentare di tutto, anche in Italia un po' di nuvole e un pizzico di freddo sono normali in questo periodo dell'anno. Oggi avevo deciso di dedicare un po' di tempo a me stesso, tornando in luoghi che non frequento più tanto spesso, ma che costituiscono uno dei tasselli che compongono l'insieme che ho costruito poco alla volta, magari anche inconsapevolmente. Ve la ricordate la fontanella che ho descritto un po' qua e un po' ? Ce ne sono tante di fontane, sorgenti e fontanelle che mi ricordano qualcosa o qualcuno e ce ne sono tante davanti alle quali non resto indifferente. Però forse non è questo il punto, talvolta mi trovo a rovistare nei cassetti dei ricordi (si, anche degli indirizzi che ho perduto, come direbbe Baglioni), occasionalmente mi trovo a non aver altro a cui pensare, però correggo subito l'atteggiamento. E' un vecchio detto, no? "Il sonno della ragione genera mostri". Però mi ci sono affezionato oramai ad alcuni dei mostri generati dal sonno della mia ragione e ne faccio tesoro, li stringo a me prima di andare a dormire e li abbraccio nelle notti d'inverno in cui sento più freddo, anche se non possono scaldarmi più di tanto. Oggi ho provato a liberarmi di essi, senza successo, come al solito. Però non mi è dispiaciuto tornare un po' indietro nel tempo, per assaporare alcune delle cose che in passato aspettavo con ansia e trepidazione. Ce ne sono tante di cose che ognuno di noi aspettava con ansia e trepidazione, è la solita storia, no? Ci sono tanti momenti nella vita di ognuno di noi, in cui si prende consapevolezza di qualcosa di irreversibile. Irreversibile è il momento in cui si comprende che Babbo Natale e la Befana non esistono, irreversibile è il momento in cui scopriamo che chi ci ha generato non è infallibile e irreversibile è il momento in cui ci accorgiamo che alcune delle scelte che abbiamo fatto son derivate da un'analisi priva di atteggiamento critico o ponderato. Però non possiamo farci nulla, possiamo solo serbarne il ricordo e possiamo un po' piangere sul latte versato. Non troppo, però. Il passato è limaccioso, gli stivali che portiamo per esplorarlo non danno sufficiente sicurezza e, soprattutto, tutte le cose che rianalizziamo sono viste al passato con gli occhi del presente. Nessun punto di riferimento ha una sua costanza temporale e, se ci fermiamo un attimo a riflettere, non esistono situazioni statiche, cercarle sarebbe come pensare di guidare una moto senza sapere dov'è la posizione "neutral", quella che ci permette di fermarci con il motore acceso, ma senza muoverci, per consultare la mappa del territorio in cui ci stiamo muovendo in un determinato momento.
No, non sono uscito di testa, almeno non più del solito. Forse il guaio è solo legato all'abbondanza del pranzo, che in alcuni momenti obnubila la mente e oscura i pensieri. Si, mi rendo conto che avrei dovuto scrivere un post ipocalorico, ma non ci sono riuscito. Spero di farmi perdonare mettendo in bella vista solamente un dietetico antipasto di prodotti nostrani...
Guru, la moto non è mia, l'ho presa solamente per provare a vedere se sapevo ancora guidarla...

domenica 6 gennaio 2008

La Befana

Non vorrei iniziare la consueta lamentazione su come erano le feste una volta e su quanto le sentivamo di più nei "vecchi tempi", ma poi, alla fine, quali vecchi tempi? A volte c'è la tentazione di sbattere i ricordi e le sensazioni in un cassetto lontano, un po' per non pensarci, un po' per sentirci più liberi da pensieri e sensazioni che non si vorrebbero ricordare e un po' per fingere che il tempo non sia mai passato. E' la stessa cosa che faccio quando cambio i colori delle foto e quando le trasformo in bianco e nero, per spostarle un po' indietro e per trasferirle nell'area dell'immaginazione. Oggi è l'ultimo giorno delle ben conosciute feste natalizie, quelle feste notoriamente e inesorabilmente caricate di significati che il più delle volte non ci sono, è tempo di bilanci e di progetti, per qualcuno, ma ha ragione Moya, i buoni propositi per l'anno nuovo o le note "to-do list", per chi mastica un po' di time management, sono solo una scusa per procrastinare ancora, come si è magari fatto nell'anno vecchio. Ho provato a guardarmi di nuovo indietro e ho provato a vedere quali cose ho lasciato in sospeso. Mi sono spaventato non poco, erano più le cose non fatte, lasciate a marinare sotto un comodo strato d'aceto e olio, che quelle portate a termine o in procinto di esserlo. Certo, molte cose le ho portate a termine, alcune con scarsi risultati, altre, spero le più importanti, cariche di soddisfazioni e di stimoli per progetti ulteriori. Si, perchè le riconosci le cose che vanno bene e che sono importanti, le riconosci perchè un obiettivo importante non è la fine della corsa, non è un punto di arrivo, ma è il punto di partenza per nuovi viaggi e nuove avventure. E' il mio punto di vista ovviamente, opinabile come tutti i punti di vista soggettivi, opinabile perchè non è decontestualizzabile. Questo è anche un periodo in cui si finisce facilmente di fronte a una tavola imbandita, più o meno fornita a seconda delle situazioni. Si dimenticano diete ed esercizi fisici che verranno rimandati a tempi migliori (a proposito di "buoni propositi", eh?). Non sono scampato neanche io a questo malefico protocollo, mi ha salvato solamente un'inaspettata carenza di ferie accompagnata da un primato negativo che magari racconterò di persona a chi incontrerò prima o poi. E' da un po' troppo tempo che non mi perdo in qualche città, sia essa Roma, Venezia, Milano, Skopje, Chicago e chi più ne ha più ne metta, così ho deciso di soddisfare questa mia impellente necessità provando a perdermi in posti più accessibili e vicini, magari anche molto conosciuti. La domanda sorgerebbe spontanea, vero? Come cavolo ci si può perdere in un luogo ben conosciuto? Non è complicato, non ci vuole molto. Basta chiudere gli occhi, contare fino a 10 pensare di essere altrove. L'ho fatto, era quasi sera e non si vedeva nessuno in giro (è importante, se non volete essere caricati da qualche autoambulanza che vi porti in un adeguato centro specialistico...), c'era il classico odore dei camini fumanti e anche di un po' di arrosto, c'era il profumo della pioggia caduta da poco e il silenzio tipico del tardo pomeriggio invernale di paese. Mi ci sono perso davvero in quel posto per me più che conosciuto, alla fine mi sono ritrovato nella piazzetta che vedete in foto, nella foto che ho virato per adeguarla al mio contesto mentale. Belli i muri senza intonaco e i resti delle vecchie mura, buono il profumo dei camini accesi, buona, non dovrei dirlo perchè fa male alla salute, la sigaretta che ho acceso sedendomi alla panchina di quel posto. Non c'era nessuno a passarmela, questa volta. Non c'era nessuno a condividere questi 10 minuti di solitudine che cercavo da tempo, che buffo, vero? Mi è venuta in mente una citazione dal film "War games" del 1983, quella in cui il computer (Joshua) dice: "A strange game. The only winning move is not to play". Fumare farà male alla salute, è vero, ma anche pensare non sempre evita danni più o meno temporanei.
Cos'ho fatto dopo? Beh, semplice, ultimamente divento sempre più monotono... Un amico ha una cantina ben fornita (e anche troppo riscaldata) da quelle parti, nell'ultima foto stavo semplicemente scegliendo il coltello da usare per creare delle fette sufficientemente regolari. Mette fame anche a me, a volte, il mio blog. "Mette fame" si può dire, e anche se non si potesse dire, chissene importa! (ma si può dire "chissene"?).