martedì 25 ottobre 2005

First things first...

Avete presente i quadranti di Covey e, soprattutto, ricordate chi è Stephen R. Covey?
Questo simpatico guru del time management ha scoperto, tra le altre cose, che nella nostra vita ci sono diverse attività e che ognuna di esse ha un'importanza relativa dettata da due parametri fondamentali: l'importanza e l'urgenza...
Direte forse che sono cose ovvie e che sono conosciute dalla notte dei tempi, ma quello che mi ha stupito e, in parte, spaventato, è stato il vedere inserite queste "possibili" attività in un grafico semplice e lineare quanto una tavola sinottica di un libretto di istruzioni. Perchè spaventato, direte voi? La risposta è semplice, lo spavento deriva dal fato che mi sono trovato più volte nel quadrante 1, molto spesso nel quadrante 3, quasi mai nel quadrante 2 e, infine, ho vissuto per anni nel terribile quadrante 4. Cos'è questo insano quadrante 4? E' semplicemente il luogo mentale dove si accumulano le attività che fanno perdere tempo, le attività piacevoli e quelle inutili. E' il quadrante dello "spreco", quello in cui i famosi esperti del time management piazzano le persone poco efficienti e, in sostanza, inutili ad una moderna società...
Devo aggiungere altro? Penso di no, i fantasmi che mi corrono dietro a quest'ora della giornata sono stati sufficientemente clementi da concedermi un post discretamente delirante, sostanzialmente inconclusivo e, spoprattutto, qualche ora di "inutile" sonno ristoratore.

sabato 22 ottobre 2005

La Città Eterna (3)

... ed ecco, finalmente, l'atteso post sul viaggio di ritorno. Come avevo già detto, uscire da Roma è stato più facile che entrarvi e il tempo impiegato per fare ritorno a casa è stato minore del previsto e indubbiamente minore di quello dell'andata. Un vecchio luogo comune popolare sosteneva che i cavalli sono sempre più rapidi quando tornano verso casa, ma io non mi sento tanto cavallo (a volte mi sento un po' asino, semmai) anche se penso che la strada di cui parlava De Gregori in una sua vecchia e nota canzone (Signor Hood, 1975, dall'album "Rimmel") mi sia talmente familiare da permettermi di percorrerla con una certa disinvoltura.
Torniamo a fare un cenno sulle analogie tra i luoghi reali e quelli della mente? Ma si, facciamo un po' di sana retorica da bar... Mi sono chiesto tante volte quali siano state le occasioni in cui un viaggio di andata mi abbia concesso anche il ritorno, dolce o amaro che sia stato. Ebbene, non è accaduto molte volte e quando è successo, il più delle volte è stato un viaggio faticoso e quasi sempre in salita. Eh, si! Nei luoghi della mente e della vita, quando si tratta di fare scelte importanti e non, si imboccano viali che appaiono i migliori o, quanto meno, i "meno peggio", ma per quanto possano sembrare più o meno facilmente percorribili in un senso, nella direzione inversa sono spesso penosamente insidiosi. Soprattutto perchè il "viaggio di ritorno", in molti casi, lo facciamo inciampando continuamente, a causa del nostro voltarci spesso indietro per guardare l'obiettivo che non abbiamo raggiunto.
Quasi dimenticavo, ho fotografato il ponte che vedete, semplicemente per metterlo nella mia nota collezione di scritte sui muri...

domenica 16 ottobre 2005

La Città Eterna (2)

Eccomi di ritorno, ovviamente è andato tutto come da protocollo... Sono uscito dalla mia bella tangenziale Est, ho preso la direzione della stazione tiburtina e, invece di imboccare la strada corretta che mi avrebbe portato a destinazione (il luogo indicato dalla freccia) in 10 min. circa, ho imboccato una lunga e lenta fiumana di macchine che, vista la mia imbranataggine, mi ha regalato un ameno giro turistico e panoramico dei luoghi più sconosciuti di Roma e dintorni.
Comunque poco male, oramai sono abituato a questo e sono avvezzo a programmare il mio viaggio, quando vado in macchina, in maniera da partire con qualche ora di anticipo. Però sono d'accordo con quelli che mi hanno detto, quando c'è stato il paragone con i percorsi della vita, che alla fine (quasi) sempre si arriva alla meta e in effetti è vero. La meta non era propriamente quella indicata dalla freccia, in realtà quel luogo mi serviva esclusivamente come base d'appoggio. Il posto in cui avrei passato gran parte del tempo nei giorni successivi era questo semplice, ma a suo modo stupendo e unico fabbricato immerso nel pieno del traffico più caotico, ma incredibilmente in grado di trasmettere un senso di pace e di tranquillità. Chi conosce i miei precedenti post conosce anche la mia passione per i luoghi antichi, soprattutto quelli legati alle varie comunità religiose dal '500 in poi e sa anche che non appartengo a nessuna di esse (tanto per chiarire). Comunque, prima che ci si addormenti tutti nel leggere queste righe, la sostanza è più o meno questa, il viaggio è stato piacevole, un po' accidentato, un po' più lungo del previsto, ma alla fine sono arrivato alla meta. Questa è stata una delle volte in cui ho preferito la destinazione, piuttosto che il viaggio (e non è da me), però manca un piccolo dettaglio... Manca il viaggio di ritorno, che nella realtà materiale c'è e che descriverò in un prossimo post, sempre che ci sia ancora qualcuno a leggermi. Nel viaggio metaforico, cioè nella vita di ognuno di noi, quante volte abbiamo la fortuna (o la sfortuna) di poter disporre di un viaggio di ritorno?

mercoledì 12 ottobre 2005

La Città Eterna (1)


Sono sufficientemente provinciale da provare un discreto disagio ogni volta che, in macchina, metto piede a Roma. Quello che mi ha sempre colpito è stata la incredibile sproporzione tra il tempo impiegato per il viaggio in autostrada, poco meno di 2 ore, è l'eternità necessaria per il brevissimo percorso tra l'uscita autostradale e qualunque area del centro cittadino. In fondo sembra la storia della vita di molti di noi, provate a pensarci un attimo... La strada che ci porta vicino ad un obiettivo che magari ci siamo prefissati da tempo, è spesso lineare e rapida, quasi piacevole e a volte monotona. Poi, di colpo, vediamo avvicinarsi la meta e improvvisamente ci accorgiamo che la strada comincia a salire, si incurva e si deforma e il liscio asfalto che stavamo percorrendo fa lentamente e inesorabilmente spazio ai sampietrini, alla brecciolina e allo sterrato più insidioso. Io faccio parte di quelli che da più importanza al viaggio, che alla destinazione anche se purtroppo (o per fortuna) un posto dove arrivare dobbiamo comunque trovarlo, quanto meno per riprendere forza e cercare altre mete. Però spesso mi chiedo se, a volte, non sia il caso di scendere dalla nostra piccola e scassata utilitaria e trovare il modo per salire su un potente fuoristrada, nostro o amichevolmente prestato da qualche anima pia che giunga in nostro soccorso, che ci consenta di arrivare tutti interi a destinazione.
Tornano al "tangibile", il posto indicato dalla freccia gialla mi attende inesorabile. Sarò contento di esserci, quando arriverò...

sabato 8 ottobre 2005

Il diavolo sulle colline

Non mi passa la voglia di pubblicare immagini di luoghi antichi o, meglio, impregnati di quello che la mia mente continua a considerare affascinanti e malinconici. Soprattutto non mi passa il vizio di associare immagini e titoli perfettamente scoordinati tra di loro, ma forse questo succede perchè non sono un bravo blogger. Continuo a visitare spesso questo mondo e, in giro, vedo blog veramente notevoli, sia come contenuti che come grafica e, a volte, provo anche un po' di invidia...
Comunque, per tornare a noi, il titolo è legato al racconto centrale di un noto romanzo di Pavese. L'ho letto più di 20 anni fa e non so per quale motivo mi sia tornato in mente oggi, forse perchè il mio stato d'animo attuale mi ha portato fin lì? Può essere, ma nel farlo ho anche ricordato le emozioni che vivevo in quel periodo, un po' come succede quando si sentono quegli odori che ci ricordano inesorabilmente la nostra infanzia e adolescenza. Leggevo molto, allora, e spesso oggi mi chiedo una cosa molto semplice, quanto inutile e forse senza senso. Quanto influisce, su ognuno di noi, quello a cui ci appassioniamo nei primi anni in cui cominciamo a prendere coscienza delle cose? Se invece di leggere Pavese, Baudelaire e compagnia bella, avessi letto cose più allegre, come sarebbe stata la mia interpretazione della vita quotidiana, oggi? (E non faccio neanche menzione di quello che ascoltavo allora...).

mercoledì 5 ottobre 2005

Dalla testa ai piedi

Pare che siano sempre i piedi, a soffrire di più, soprattutto nei percorsi accidentati e nelle salite che ci compaiono improvvisamente davanti al cammino. Un po' come succede per la nostra testa, quando ci capita di avere davanti mille difficoltà, vere o costruite da noi stessi. I fanatici del time management sostengono che la migliore efficacia (non efficenza, quella è un'altra cosa) si raggiunga con il crescere del numero e della pesantezza degli impegni... Sarà forse per quello che continuiamo a correre sempre più di fretta? Sarà anche per quello che abbiamo dimenticato la sottile e basilare differenza tra la velocità e la fretta?
Di certo ci sono un paio di cose da notare. Se decidi di fermarti un po', perchè magari sei stanco, trovi sempre qualcuno che ti passa avanti senza neanche degnarti di uno sguardo, ma la cosa più bella è quando provi a dire: "sai, in fondo non mi interessa correre più degli altri". Ve la siete già immaginata la risposta, anzi, la raffica di risposte a questa affermazione?
Dimenticavo una cosa, fotografo le mie scarpe di tanto in tanto, soprattutto per mostrare a tutti lo strumento con cui scatto le mie foto e con cui scrivo il mio blog...

sabato 1 ottobre 2005

Acqua alle papere

Uno dei modi migliori per buttare il proprio tempo è quello di andare in un parco pubblico provvisto di laghetto, con una buona scorta di pane avanzato o di biscotti. Poi basta solamente sedersi sullo steccato o su una panchina e tirare nell'acqua, molto lentamente, i pezzetti di pane o i biscotti, osservando le varie specie di volatili che si avvicinano, ovviamente ben felici della (per loro) grazia di dio che proviene inaspettatamente e senza fatica. In tutto questo si possono anche notare alcune variazioni sul tema, ad esempio possiamo notare che le oche (con il becco a punta), in genere, sono più rapide ad arrivare. Le anatre (quelle col becco appiattito, tipo "paperino") arrivano più defilate e timide e cercano di beccare qualcosa prima che le oche, solitamente più aggressive, le attacchino. Ci sono poi i cigni, con il loro movimento elegante e regale che non disdegnano un fugace e superbo passaggio, tanto per non essere da meno. Ci si possono passare anche pomeriggi interi, così, svuotando la mente dai più vari pensieri che la affollano. Tuttavia vi è un rischio, in tutto questo. Per qualche motivo, tenere la mente sgombra, a volte, permette ad una serie di immagini che credevamo dimenticate di riemergere, in maniera subdola e inesorabile. Ero qui proprio oggi, non avevo molto pane, per fortuna, ma la giornata autunnale e i colori intorno mi hanno fatto compiere uno di quei tuffi all'indietro che, imprevedibilmente, possono portare ad un atterraggio morbido sulla gommapiuma oppure ad un duro impatto su ricordi più duri del cemento. Ho lasciato il pane a due bimbi che erano sul bordo del laghetto, ho salutato i loro genitori e sono andato via. Era ora di tornare a casa, per mettere un po' di ghiaccio sul bernoccolo che mi ero appena fatto.