sabato 25 marzo 2006

Non gridarmi addosso...

Questa, è evidente, non è la solita "scritta sul muro" e c'è una storiella, dietro questo pezzetto di carta adesiva appiccicata dietro la porta dell'ufficio di un mio amico. Inizialmente pensavo che ce l'avesse appiccicata personalmente, stufo oramai del continuo vociare che facciamo un po' tutti quando ci fermavamo da lui a fare le classiche 2 chiacchiere. La cosa strana è che per anni non mi è mai venuto in mente di chiedere il perchè di quella scritta, senza peraltro capire i motivi di questa mia apparente mancanza di curiosità. Forse mi piaceva di più immaginare un'eventuale risposta molto articolata, con tanto di alone di mistero attorno e con la possibilità di trovare motivazioni profonde che abbiano potuto spingere l'improvvisato scrittore a vergare queste cinque parole, dandogli chissà quale significato.
Alla fine, però, ho perso la mia sfida con la curiosità stessa ed ho ottenuto la risposta che cercavo. C'era una bimbetta, nella stanza a fianco, che continuava a chiedere alcune cose alla mamma, insistentemente e utilizzando tutta la voce disponibile. Quella scritta è stata la sua "punizione", la solerte genitrice non ha fatto altro che esortarla a scrivere 10 volte su un foglio: "si parla a bassa voce". Per pura combinazione, l'unico foglio disponibile era un foglio di targhette autoadesive e, infatti, è proprio da quel foglio che l'oggetto di questo post proviene.
Però, per quanto banalmente immortalata sulla porta, questa frase ha un suo profondo significato. Almeno per me, come al solito...

venerdì 17 marzo 2006

I treni di Cocullo

Ecco, questa è la stessa stazione del post precedente, in un'immagine di circa 20 anni fa, per l'esattezza Giovedì 1 maggio 1986. I patiti di modellismo ferroviario e di storia dei treni non avranno avuto alcuna difficoltà a notare la vecchiezza della foto, dal momento che il locomotore inquadrato (636-202) dovrebbe essere oramai ampiamente fuori servizio. Dalla comparazione delle immagini non si percepisce, ma posso assicurarvi che il paesaggio è praticamente lo stesso, compreso il recinto della stazione e i colori degli intonaci e di tutto il resto. Quali le differenze, allora? Forse il fatto che questa foto sia stata scattata con una vecchia fotocamera reflex tradizionale "a rullino"? (qui apro una parentesi, se mi avessero detto, 20 anni fa, che avrei potuto scattare una foto, trasferirla sul pc e stamparla ad alta definizione oppure condividerla in rete con altre persone sparse in giro per il mondo, avrei dato del matto al mio interlocutore, oltre a suggerirgli di vedere meno puntate di "Spazio 1999" e "Star Trek" -quello con il capitano Kirk-. Per non parlare dei videofonini ...).
Non vi assillerò oltre, con la storia delle differenze e delle evoluzioni. Ne avevo già parlato nel post precedente e non vorrei ripetermi. Mi sembrava solo necessario mettere la *vecchia* foto, per completezza. Non tanto per il ramingo lettore casualmente incappato in questa buca, quanto per me, per evitare di fare troppo disordine in questo blog e, soprattutto, per non aggiungervi il disordine che proviene da una parte, spero piccola, dei miei pensieri.
Se il 4 maggio (Giovedì) ti trovi da queste parti, batti un colpo. Magari mi troverai nella piazza del paese o sul muretto a veder passare i treni...

sabato 11 marzo 2006

I treni di Tozeur

Chi ha un po' di dimestichezza con i paesaggi abruzzesi ha già capito che, come al solito, il titolo è completamente fuori contesto rispetto ai contenuti del post. Ma questa è una cosa che i pochi (ma buoni) frequentatori del mio luogo "fuori dal mondo e fuori dal tempo" hanno oramai pazientemente imparato a sopportare. Non ci sono mai stato, a Tozeur. Le uniche notizie che ho di quel posto, vengono da un po' di futile navigazione tra le pagine del web e dai racconti di qualcuno che è passato da quelle parti. Non so come siano i treni di quelle zone, ma ho sempre trovato affascinante fermarmi a guardare quelli che passano nelle vecchie stazioni di montagna delle nostre parti e che, a volte, vi si fermano anche. Mi intriga e diverte pensare a come doveva essere quasta vecchia stazione 60-70 anni fa, considerata l'importanza del relativo mezzo di trasporto, oramai quasi del tutto soppiantato dalle ben note automobili. Non credo sia cambiata molto da allora, questa foto è del 2005, ne ho scattata un'altra uguale nel 1986 e rivedendole, al di là dell'ovvio invecchiamento del soggetto seduto sul muretto, non ho notato grosse differenze. D'altra parte è ovvio, le "cose" cambiano poco, soprattutto se non danno troppo fastidio. Quelli che cambiamo, anche senza accorgercene, siamo sicuramente noi e, ve l'assicuro, in 20 anni si cambia parecchio... Si cambia anche lo spirito con cui si torna in un luogo già visto, no, non ho avuto flashback o deja vù improvvisi, nè importanti nostalgie del passato. Però qualche lacrima l'ho buttata lì, tanto per gradire, tanto per pensare che qualunque cosa uno abbia gettato dietro di se, positiva o negativa che fosse, faceva comunque parte di noi. Lo so, avevo detto che la fase discendente era passata, ma non mi ero sbagliato. Questa è la calma piatta prima della risalita e, soprattutto, è la calma piatta dell'acqua del lago prima che imbocchi il fiume per continuare il suo percorso (a volte mi metto a ridere da solo, quando rileggo le castronerie che scrivo...).

domenica 5 marzo 2006

Despair (?)

Credo di trovarmi in una di quelle fasi discendenti della curva bioritmica emozionale, almeno a giudicare dagli ultimi post e dalle foto allegate, compresa quest'ultima che vi mostro. Nel posto dove l'ho scattata, solitamente attracca una nave mercantile che non ho mai capito cosa trasporti. Quest'oggi non c'era e quello che mi ha attratto è stata la combinazione tra il colore del cielo di questa anomala calda e ventosa giornata di inizio marzo e le due gru che sostavano immobili sulla banchina. Le ho viste e non ho potuto fare a meno di fotografarle, accidenti ai cellulari con la fotocamera incorporata! Le ho fotografate perchè nel momento in cui le ho viste, ho provato una strana sensazione di tristezza, tanto immotivata quanto improvvisa e invadente. Forse non la disperazione con cui ho intitolato questo post, ma qualcosa comunque di concretamente tangibile, nella sua sottile impalpabilità. Questa è una delle volte in cui vi chiedo una mano per interpretare questa mia sensazione, un'opinione a chi si troverà a passare da queste parti. Non preoccuparti, viaggatore errante casualmente transitato nel mio blog. Non è un test di Rorschach "fotografico", anche perchè non sono uno strizzacervelli... , cerco solo un po' di sana complicità, un po' del tuo tempo per capire se questa foto "angoscia" solo me oppure possa rappresentare motivo di riflessione anche per altri. Prometto! Se i miei calcoli sono esatti, il tritamento di palle dovrebbe essere quasi finito e questo dovrebbe essere l'ultimo post della "serie nera".