mercoledì 30 aprile 2008

P'anda' (si, ma p'anda' dove?)...

Basta poco, a volte, per farsi un viaggetto nel tempo. Altro che Jules Verne e le sue vecchie fantascientifiche diavolerie. Nemmeno il capitano Koenig e l'ingegner Victor, nell'episodio in cui entrano nel worm-hole, sono riusciti a fare tanto... No, è bastata una stupida guarnizione di una stupida pompa del gasolio, vicina ad uno stupidissimo "attuatore del minimo" (boh, così l'ha chiamato il meccanico) per mettere ko la mitica marea color oro pallido. Per essere più precisi, il gasolio finiva sul motore e io non ho ancora nessuna intenzione di finire arrosto, tanto più che ho un po' di impegni, prima di andare dall'altra parte per vedere chi/cosa c'è. Però provo a non perdere il filo, non vorrei impelagarmi in questioni filosofico-teologiche, non ora, anche perchè sono stanco a sufficienza da non poter evitare di dire stupidaggini o di dire cose di quelle di cui ci si pente dopo un po'.
Comunque, per tornare a bomba (no, non è ancora esplosa la macchina, tranquilli...), l'improvvisa rottura del mio principale mezzo di locomozione mi ha costretto a ripiegare su veicoli da tempo dimenticati. Tiro fuori le vecchie chiavi, recupero il vecchio libretto, prendo la vecchia patente e, a passo di volpe, mi avvicino verso il pandino. Mi fermo un attimo e mi ricordo che anche Mawiapia ha un pandino, ma nello stesso tempo mi ricordo che sono in tanti quelli che hanno o hanno avuto un pandino. Mi fermo di nuovo, lo guardo, mi chiedo quelle solite 2-3000 cose che ogni possessore di pandino da 750cc in su ha il dovere di chiedersi e. cioè: "ci sarà abbastanza benzina"? "La serratura funzionerà ancora"? "La cappelliera (quel ridicolo pianale che va tra i sedili posteriori e il lunotto) riuscirà a reggere il peso di tutto quello che ci mettiamo sopra?
No, nulla di tutto questo, mi sono rassegnato agli anni che ha alle spalle (è del 1987), mi sono anche rassegnato ai Km che ha alle spalle, avete visto il contachilometri?
Però non è questo il punto, il punto vero è rappresentato da quello che è il mio primo impatto nel momento in cui ci entro, nel momento in cui rivedo i colori sbiaditi della spartana tappezzeria di quell'auto, nel momento in cui vedo l'alloggiamento della radio, ma non per poterla ascoltare, solo per ricordarmi di come fosse quella montata nel 1986.
Alla fine uno non ci pensa alle immagini, alle voci e al profumo che possono racchiudersi in pochi metri cubi di abitacolo. Forse è quello che a volte ci stupisce, forse è il fatto che quei pochi metri potevano racchiudere in se l'intero universo conosciuto e non. Ora è diverso, la mia ultima macchina è "quasi" un pezzo di ferro che cammina, freddo come un normale pezzo di ferro, efficiente (o quasi) come un comunissimo mezzo meccanico. E non so se sia un bene o un male, so solo che è così e che non posso farci più nulla. Martedì mi ridaranno la mia splendida marea color oro, ma mai come in questo caso appare appropriato dire che "non è tutto oro quello che luccica" e che, forse, "si stava meglio quando si stava peggio" (vabbè, poi "non ci sono più le mezze stagioni", "i giovani non sono più come una volta", "una rondine non fa primavera" e "meglio un uovo oggi che una gallina domani"). Però ve l'immaginate che fine avrebbe fatto la pollicoltura se tutti avessero ragionato così?
Domani vado a Cocullo, magari troverò anche il modo di fare un po' di foto e di metterle qui. Magari saranno anche ripetitive, ma magari non lo saranno, semplicemente perchè è uguale il soggetto, è uguale il luogo ed è uguale la situazione. Però non siamo mai uguali noi, anno per anno. E forse questo è il brutto, ma anche il bello...

sabato 26 aprile 2008

Forse...

Si, lo so, avrei dovuto intitolarlo "Barcellona addio", ma non l'ho fatto per due motivi. Il primo è relativo al fatto che proverò a non scriverò mai più "addio" in riferimento ad una città, soprattutto perchè mi sta capitando di tornarci almeno due volte. Farò un'unica eccezione, quando finalmente riuscirò (e ci riuscirò, a costo di andarci appositamente) a fare un viaggetto a Lugano... Il secondo motivo è che avevo deciso di dedicare il post ad un'amica che ha ancora il coraggio di leggermi e, dalle mie parti, ogni promessa è debito.
Non è stato malvagio il rientro da Barcellona, anche se quella città mi ha lasciato, nelle pochissime ore vissute "da turista" un non so chè di incompleto e vuoto. Sarà forse il fatto che ho scoperto alcune cose importanti quando oramai non avevo più il tempo di rivederle una seconda volta, sarà forse per via della stanchezza che a volte mi assale in questi viaggi o forse semplicemente a causa di una ben conosciuta mia incapacità nel comprendere alcune sottili sfumature che le menti artistiche riescono a discriminare e interpretare da maestri in quello che creano o che descrivono.
Non c'entra nulla con l'arte, ma mi era venuta in mente una frase di una canzone di Mark Knopfler, quando ho visto le catenelle che vedete riprodotte nella prima immagine. Poi ho chiesto lumi ad una amica che aveva deciso di farmi compagnia per quella mattinata. Un'amica che vedo al massimo ogni 8-12 mesi e sempre in queste simpatiche occasioni, dal momento che condividiamo la stessa odissea lavorativa, anche se in regioni quasi geograficamente opposte di questa nazione. Sì, perchè io continuavo a trotterellare con la mente intorno alla frase di Knopfler e lei, ovviamente ben documentata e preparata, mi spiegava pazientemente che quelle catenelle appese rappresentavano la maniera con cui Gaudì progettava alcune delle sue opere e, forse, quella in assoluto più famosa.
Chi mi conosce bene starà allegramente rotolandosi sul pavimento dalle risate, per una serie di motivi tra cui il più importante è rappresentato dalla mia nota e cronica incapacità di capire alcunchè di relativo alle arti, soprattutto figurative... Allora perchè mi hanno colpito le catenelle? Perchè non avevo mai pensato che si potesse progettare qualcosa al contrario, o forse non l'avevo mai realizzato. Così come forse non avevo mai realizzato che alcune delle cose che mi sono andate bene, sono in realtà partite da contesti sostanzialmente negativi.
Ecco, volevo scrivere un post pieno di appunti di viaggio, un post pieno di riferimenti ai luoghi visitati e alle analogie con i luoghi, tranquilli o meno, della mente. Ma non sono riuscito nell'impresa, stavolta no, almeno per me. Ho deciso di pubblicare solamente una foto, pubblicarla due volte, ma sempre la stessa foto, con una spiegazione: quella iniziale è la posizione reale del modello, quella finale rappresenta il modello nella sua posizione reale... Un grande, ne sono certo e lo dico nel mio piccolo. Soprattutto perchè bisogna essere davvero dei Grandi per poter costruire qualcosa partendo dal suo contrario.
Ah, qual era la frase di Knopfler? Questa: "... when you can fall for chains of silver, you can fall for chains of gold...". Lo so, non c'entra nulla, ma le catenelle appese mi hanno "triggerato" (lo so che non si può dire, ma lo dico lo stesso, "il blog è mio e lo gestisco io") una serie di associazioni strane e ripetitive. Ma l'interpretazione del pensiero non è cosa mia. Lascio il compito agli addetti ai lavori, la prossima volta farò un'altra casetta, magari al mare, magari con un'alba invece di un tramonto...

venerdì 18 aprile 2008

Ricordi, ombrelli e chiavi (da scordare?)

Stavolta ho sbagliato i tempi, pensavo di trovare chissà quale traffico per arrivare qui e, invece, quello che ho trovato era solo un'illusione di traffico... Sì, nel senso che, a parte una quindicina di minuti di blocco totale per motivi sconosciuti, il resto del tragitto romano è stato assolutamente e imprevedibilmente diretto e rapido. Questo però ha comportato un anticipo di quasi quattro ore sull'effettiva partenza del volo, con tutti gli annessi e connessi. Provo a dirlo con parole mie, ma non so se ci riuscirò. Non ci sono molte cose da fare in un aeroporto affollato come non mai (sarà colpa degli spostamenti da Malpensa?), ho fatto il check-in quasi immediatamente, non avevo troppa voglia di aspettare nell'anticamera delle porte d'imbarco e volevo provare a vedere se davvero era attivata la rete wireless interna. Beh, almeno quest'ultima cosa era vera, anche perchè non avevo molta voglia di fare il solito giro dei negozietti interni pieni delle solite cose ormai viste e riviste e pieni delle solite sensazioni che credo di aver già descritto. Oggi no.
E' incredibile però quanta gente vada gironzolando per i cieli d'italia e del mondo ed è incredibile, quindi, quanti aerei passino ogni giorno sopra le nostre teste... come faranno a non scontrarsi con tutto il traffico che c'è? Ecco, mi fermo qui con questo dubbio, sennò mi riprende l'ansia. Ho dimenticato pure le matite colorate, magari mi riusciva un altro bel disegnino, però forse è meglio così, altrimenti corro il rischio di avere successo e di dover pure andare in giro per presentare i miei quadri :°D, nono! Mi bastano i motivi attuali, per andare in giro.
Ovviamente non potevo certamente partire digiuno, e qui le occasioni per abbuffarsi di certo non mancano. Però mi sono messo a dieta da un po' di giorni e vorrei provare a mantenere la promessa fatta a me stesso, sono tante le promesse che faccio a me stesso, forse ognuno di noi le fa. Ma voi ci riuscite a mantenerle? Ok, lancio questo mini-sondaggio chiudendo il post, hanno appena chiamato il volo, di solito non le rileggo quasi per nulla, le cose che pubblico, ma questa volta non c'è il tempo neanche per il "quasi", questa volta chi mi legge si beccherà questa serie di associazioni fatte alla rinfusa...
Ah, quasi dimenticavo! 1) Una delle foto mostra chiaramente quale sia la mia capacità di mantenere le promesse fatte a me stesso. Spero di riuscire almeno a mantenere quelle che faccio agli altri; 2) il titolo (peraltro malamente modificato) non c'entra nulla con il post, almeno credo.
L'aereo oramai è pronto sulla pista, i bagagli sono già a bordo (... lo spero, visti i tempi...), peccato per il Wine-Bar di fronte al gate B19, l'ho visto solo ora, sarebbe stata una maniera molto più raffinata per "non" mantenere la promessa...

mercoledì 16 aprile 2008

Ma a parte le parole...

Ecco, questo è un post "minimalista". Forse perchè questa volta sento il panico da "pre-volo" più delle altre volte... Non lo so perchè, forse perchè è primavera? Mah! Ogni scusa è buona per darsi giustificazioni. Comunque stavo cercando di definire gli ultimi dettagli delle cose che devo portare con me e, casualmente (o quasi) mi sono capitate tra le mani un po' di matite colorate. Non che io sappia usarle, non conosco neanche la differenza tra un acquerello e una tempera e non so neanche che cosa siano i colori a olio. L'unico olio che conosco è quello che cambio alla mia mitica auto ogni 10.000Km.
Però mi aveva incuriosito quell'astuccio di colori, erano decenni che non provavo ad usarli e, con la speranza di essere perdonato, ho deciso di fare sfoggio di tutte le mie capacità artistiche. Bello, vero? Ci sarebbe da scriverci sopra un trattato di quelli che tanto amano gli strizzacervelli, soprattutto perchè mancano alcuni dettagli, che non ho inserito semplicemente perchè non ce l'ho fatta, per una serie di motivi che è difficile spiegare in poche righe. Cosa manca? Ah, sì, questo posso dirlo, in parte. Mancano un po' di paperelle in un laghetto, manca qualche altra casa nell'intorno, manca qualcuno che tiene per mano un bimbo e lo porta da una casa all'altra, manca una collina e manca un canuccio sulla collina dove dovrebbe essere messa un'altra casetta (sempre con il camino acceso e fumante, non ci avevate fatto caso?). Sì, mancano davvero tante cose, ma in fondo non è difficile disegnarle, per chi abbia la capacità di farlo.
Ma quante cose ci mancano, normalmente? Quante di quelle che "non" si possono disegnare?
Anche il titolo del post ha una storia tutta sua...
Ah, quasi dimenticavo... per chi, come me, abita sull'Adriatico, il sole tra le montagne è *sempre* un tramonto.
Un sorriso e un abbraccio a chi mi ha dato l'ispirazione per questa opera d'arte...

lunedì 14 aprile 2008

FCO ---> BCN (AZ 070)

Partire è un po' morir? Spero di no, altrimenti a quest'ora dovrei essere già sepolto... Ma come si dirà in spagnolo? Sono un po' di volte che atterro nella penisola iberica e non l'ho ancora imparato. Certo, negli anni ho imparato alcune cose che, da bravo provinciale, mi hanno fatto anche sorridere un po', come quando ho scoperto che "salida" significa "uscita" dopo aver inutilmente cercato l'ascensore in un albergo di Pamplona, uscendo più volte all'esterno di esso. Dopo le altre tre volte ho imparato (non la lingua, ovviamente, ma solo i semplici messaggi di direzione), a Lisbona ho imparato che lo spagnolo e il portoghese sono molto diversi, imparerò qualcos'altro stavolta? Chissà, forse sì, forse no. Però non era di questo che volevo parlare, mi sono fatto un attimo trascinare dal panico pre-volo e cercavo di scacciarlo mettendo insieme un po' di sane sciocchezze, di quelle che mi riescono tanto bene...
Oggi ho fatto un viaggetto nello scatolone delle vecchie foto, lì sì che partire è un po' morir, anche se a volte è anche un po' "resuscitar", dipende da come le vedi, dipende da come stai e dipende da quale sequenza casuale di esse ti capita davanti. Ovvio, perchè nelle foto digitali uno ha delle date, dei codici o qualche altra diavoleria che permette di creare una sequenza logica e coerente (almeno per me che sono un catalogatore di tutto). Non è lo stesso per le "vecchie" foto con i negativi. Non è lo stesso perche, spesso, esse vengono buttate in un contenitore, guardate di tanto in tanto e, in quel "tanto in tanto", mescolate alla rinfusa. Ne ho tirata fuori qualcuna, oggi. Nel tirarle fuori ho deciso di passarne qualcuna allo scanner, ma poi mi son fermato, non so perchè, forse perchè non ho ancora la forza o il coraggio per ricostruire una parte del mio vissuto. Ognuno di noi crea le proprie difese, i suoi ambiti di vita e le proprie barriere per proteggersi da quella cosa improvvisa, imprevedibile e a volte devastante che va sotto il nome di "sentimenti", "emozioni", "rimpianti" e tutto il resto.
Comunque stavolta mi tocca dare un senso e un significato alle imagini che ho pubblicato, c'è la prima, credo scattata intorno al 1979, che fa parte del periodo in cui mi divertivo a giocare con i filtri del b/n, molte idee in più, molte illusioni in più, molte speranze in più e molti capelli in più (oddio, non è che oggi io mi possa lamentare, per i capelli...). La seconda è del 1993, estate ad 8000 Km da qui. Non ve le dico quante candeline c'erano sulla torta, allora. Diciamo che le illusioni, allora, erano più delle candeline, quest'oggi sarebbero al massimo le stesse e, di fatto, scendono di numero anno per anno (però oramai non me ne preoccupo più). La successiva è una delle solite immagini legate alla mia fissa di fotografare le scritte sui muri o sugli oggetti. Mi ha commosso quello che ho letto. Quel blocco metallico su cui è stato scritto ha appena 72 ore di vita e qualcuna ci ha già scritto qualcosa. Quella qualcuna non la conoscerò mai, forse, ma vorrei che quel tesoro di sorriso durasse, almeno per lei, tutta la vita.
... E l'ultima foto? Eh, l'autoscatto di spalle non è il mio forte, ho ancora molta tecnica da imparare... Per fortuna avevo le mie sigarette, le mie barrette di cioccolata e una sana voglia di appoggiare la schiena allo scoglio e fare finta di pescare. Il pescatore vero è passato più tardi e non mi ha detto nulla. Ma non ce n'era bisogno, oramai ci capiamo a volo, le mie sigarette sono anche le sue e viceversa. Però lo invidio, la serenità è qualcosa che non ancora abbiamo in comune e quello in difetto non è lui.