martedì 30 agosto 2005

Le scarpette al chiodo

Queste sono le classiche scarpette-appese-al-chiodo, a dimostrazione della volontà di non giocare più a calcio. Ma lo sanno quasi tutti che questo modo di dire è oramai utilizzato un po' per tutti i casi in cui qualcuno ha deciso di mettere la parola fine ad una qualche attività, piacevole o no, in cui era impegnato da lungo tempo. In genere è una frase che viene intesa come un qualcosa di definitivo, nel senso che chi appende le scarpette al chiodo, ad esempio, non giocherà più a calcio. A volte però potrebbe esserci un significato meno drastico e a tale proposito penso sempre ad alcuni giocatori professionisti che ho avuto modo di conoscere, seppur superficialmente. Questi adesso continuano a giocare tra amici, guadagnando sicuramente meno, ma divertendosi di più e utilizzando, forse, scarpette diverse da quelle che avevano appeso. Provo spesso a fare mia questa seconda interpretazione del modo di dire di cui parliamo, interpretandolo in modo meno negativo e pensando che un'attività monotona e routinaria possa trasformarsi in qualcosa di piacevole e, perchè no, rilassante semplicemente appendendo le scarpette al chiodo.

lunedì 29 agosto 2005

Certo, è molto curioso. Se facciamo un viaggio immaginario nei testi dei vecchi poeti e scrittori e tra le pagine dei vecchi libri di religione, ne troviamo tante di cose. Troviamo ad esempio che è il cuore, la sede dei sentimenti. Poi leggiamo che la vita di ognuno di noi è governata dalle emozioni, poi troviamo anche che le esperienze pregresse condizionano le nostre gioie e i nostri mali. Negli scorsi decenni si è parlato di qualcosa di simile, i traumi che subiamo nel corso della nostra vita forse influenzano le nostre emozioni e il rapporto con gli altri, ci possono creare disagio o indifferenza. Questo fino a quando qualcuno non ha provato ad associare i contorti pensieri della mente umana ad una serie di meccanismi e connessioni freddamente e semplicemente chimiche. E' facile, adesso. Hai un senso di tristezza o troppa malinconia? Ovvio! La quantità di serotonina che viene liberata è inferiore a quella che viene rimossa nelle aree specifiche. Era così facile, perchè nessuno ci ha pensato prima? Non si può somministrarne dall'esterno, la serotonina non raggiunge il cervello in quantità efficaci... Via, allora, a trovare il miglior sistema per mantenerne la quantità necessaria tra un pensiero e l'altro. Altro problema, la quantità di noradrenalina che restava nei neuroni inibitori. Gli inibitori selettivi del reuptake della serotonina non permettevano di controllare la funzione dei neuroni che "vanno" a noradrenalina e che giocano un ruolo essenziale nelle forme depressive e nelle crisi ansiose. Un problema? Tutt'altro... ecco a voi [rullo di tamburi] gli inibitori non selettivi del reuptake della serotonina!
Certo, è tutto apparentemente più semplice, adesso possiamo controllare meglio le nostre emozioni e gli attacchi di panico saranno solo un vago ricordo. Ma cosa ci abbiamo guadagnato a trasformare il cuore in una misera pompa e il cervello ad un orripilante miscuglio di reazioni chimiche e ingarbugliamenti recettoriali? Mah! Tutto questo pensare mi ha creato un po' di angoscia. Ci sarà qualcosa anche per questo? Il desiderio che abbiamo, a volte, di coccole e comprensione potrà essere sostituito da una bella "palletta"?
In parte è un male necessario, ma, per quanto utile, nessuna "palletta" potrà sostituire quel misero e antico insieme di cose che si chiamano "comprensione", "partecipazione", "accettazione", ecc., che ci fanno essere uomini e donne disperati, sofferenti, incazzati, ma comunque VIVI!
Un grande sorriso, a chi ha voglia di accettarlo, così com'è...

domenica 28 agosto 2005

La fontanella

In questo preciso posto c'è sempre stata una fontanella, quella della foto non è la stessa che c'era diversi anni fa, ma la funzione, ovviamente, è la stessa. La piazzetta in cui si trova è stata completamente ristrutturata, c'è un nuovo monumento e le facciate delle vecchie case sono state reintonacate e ridipinte (a volte con colori anche "curiosi").
Oggi sono passato di là, come faccio abbastanza spesso, con il solito intento di godermi la veduta della vallata con lo stupendo colpo d'occhio che si presenta in queste giornate di fine estate e cercavo qualcosa che mi aiutasse a ricordare i dettagli che vedevo da piccolo. Ho provato di tutto: ho chiuso gli occhi, ho bevuto alla fontana, ho aspettato il fischio del treno in lontananza, ma non è successo nulla...
Poi è accaduto l'imprevisto, un gruppetto di bimbi aveva deciso di giocare a rincorrersi e alcuni lo facevano con un vociare a dir poco assordante, tanto che una donna del posto, che conosco, si è affacciata alla finestra per farli smettere. L'ho chiamata, salutandola, e l'ho pregata di non farlo, almeno per qualche minuto. Perchè in quel momento ho visto il colore delle case sbiadire e tornare a quello della pietra naturale, ho visto le mattonelle altamente tecnologiche della piazza trasformarsi nei vecchi sampietrini, ho sentito di nuovo il chiocciare delle galline di una vicina aia che ora non c'è più e ho sentito l'odore della legna bruciata nei camini. Poi mi sono fermato, per fortuna, è troppo per oggi. La signora ha "convinto" i bimbi ad andare altrove e mi ha salutato incuriosita, ma senza il coraggio o la voglia di chiedermi nulla. I colori sono tornati come prima e tutto il resto ha ripreso il corso naturale degli eventi. E' troppo, per oggi, l'ho già detto, ma tornerò di nuovo lì o altrove e aspetterò qualcuno o qualcosa che mi rimandi un po' a spasso nel tempo, con la consapevolezza e, in fondo, la serenità di restarci solo lo stretto necessario.

sabato 27 agosto 2005

Parchi, piscine e fontane

Chissà perchè per gli avvenimenti importanti della propria vita si va sempre alla ricerca di posti raffinati o particolari o, comunque, suggestivi. E' incredibile che, poi, molti passino il resto delle loro vite in luoghi completamente diversi, spesso rumorosi e polverosi e a volte al limite della vivibilità. Chissà perchè, poi, il resto della vita è ben diverso da quello che traspare da quelle poche ore di allegria e spensieratezza che di solito si vivono in quei momenti.
La risposta forse è fin troppo ovvia, perchè in fondo l'allegria del momento di festa è un'allegria sicuramente vera, ma non ripetibile, come non è mai ripetibile un momento di gioia, come non è mai possibile vivere tutti i giorni con gioia e spensieratezza. Allo stesso modo, però, non si dovrebbero passare tutti i giorni della propria vita nell'angoscia e nella disperazione, ma lo so, è facile parlare senza conoscere tutte le sfaccettature di tutte le vite che ti passano davanti. A volte ci provo, a volte cerco anche di farlo con convinzione e pazienza, magari qualche risultato arriva. Ma continuo a chiedermi come sarebbe la vita di molti di noi se fosse possibile spalmare un po' della felicità che proviamo in certi momenti e che, qualche volta, ci sembra eccessiva, sul resto dei giorni che passiamo nella "neutralità" e, ancor di più, direttamente sui giorni tristi che durano un po' troppo. Al di là di quelle che sono le mazzate che ci aspettano di tanto in tanto e da cui dobbiamo risollevarci cercando di non farci del male anche da soli.

venerdì 26 agosto 2005

Puro testo...

[Qui ci andava la foto di un bel tramonto tra le montagne]

Ecco, questo è un po' come il black out di cui parlavo nel post precedente...
Mi sembra di essere tornato ai primordi della mia scoperta di Internet (1992, circa) con i programmi di email che giravano sotto Unix e ti permettevano solamente di scrivere con il set di caratteri ASCII, neanche esteso, addirittura senza neanche gli accenti. A volte sento nostalgia di quei tempi e mi viene da scrivere, ad esempio, *perche'*, invece di *perchè*, mi viene da mettere gli asterischi per fare finta di rendere un testo sottolineato o evidenziato, ecc. ecc.
Ma, come in quasi tutte le cose, "indietro non si torna" e così tra un po', penso, tornerà la possibilità di mettere i caratteri speciali, di inserire le foto e di abbellire a dismisura i nostri post.
Meglio come era prima? Meglio adesso? Forse nessuna delle due ipotesi, forse si tratta solamente di due cose *diverse*

mercoledì 24 agosto 2005

Luci e luce (e candele)

Lo so di essere il solito rompiscatole pignolo, ma vi siete mai chiesti come doveva essere la vita senza energia elettrica? Certamente questo paesaggio sarebbe stato meno "contaminato" da un palo che ha l'unica funzione di sorreggere 3 cavi di rame.
Stavo pensando al Black out che ci colpì nel 2003 e che lasciò un po' tutti in un buio che non avevamo mai conosciuto. Vi sembrerà strano, ma quella notte a casa mia non avevamo neanche una lampadina tascabile funzionante e così ci ritrovammo tutti a fare due chiacchiere e a sentire le notizie dalla radio (l'unica, a batterie, era una vecchia radiolina AM) con l'unica illuminazione di un paio di candele di cera... Non ho potuto, e nessuno dei presenti potè, non andare con la mente a quando quella era l'unica fonte di luce disponibile nella maggior parte delle case, in passato. D'accordo, forse era bello, forse non sono più "i tempi di una volta", ma il ritorno della luce, pur lasciandomi un minimo di nostalgia per il romanticismo delle candele, mi fece un gran piacere. (oh! lo so che scrivo un cumulo di baggianate e di frasi e pensieri sparsi e, a volte, senza senso... ma il blog è mio, no? :).
Sorrisi a tutti! Ho dovuto aspettare 42 anni per conoscere un augurio rotondo e accogliente come questo... e poi parlano male di internet!

martedì 23 agosto 2005

I luoghi della memoria

La giornata meritava, non c'è che dire. Erano almeno 15 anni che non tornavo in questo posto sperduto, ma eccezionalmente vicino a tutti i luoghi che conosco. Non lasciatevi fuorviare dalla vegetazione e dall'apparente assenza di strade. Ho impiegato meno di 20 minuti per arrivare qui, partendo dal posto dove avevo lasciato la macchina.
Questo è uno dei luoghi della MIA memoria, ma probabilmente è uno dei luoghi della memoria di altri, a giudicare dalle scritte lasciate sulle pareti esterne di questa cappellina. Eppure, la data più recente che ho trovato, e che è documentata dalle scritte, e questa: 1989. Strano, eh?
Mi è sembrato anche strano che fossi solo, lassù. In una giornata di fine agosto che vede ancora molti di noi in ferie. Forse è cambiato qualcosa negli ultimi anni, sicuramente è cambiato il significato del luogo a cui appartiene questa piccola, ma significativa, appendice.
Non preoccupatevi, però. Al di là delle mie convinzioni religiose e al di là del significato intrinseco di questo luogo, questa foto è solo uno dei tanti modi che noi abbiamo per ricordare il buono che c'è nel passato, per attenuare (non cancellare) le tinte fosche di tante cadute e delusioni che ognuno di noi ha sofferto e semplicemente per mettere un po' di sentimenti su un foglio di carta virtuale, così, per condividere un'emozione o un pensiero, profondo o semplice che sia.

lunedì 22 agosto 2005

Pizze e ricordi

Gran brutta cosa, le ferie. Soprattutto perchè finiscono...
La realtà, comunque, è che questi sono i pochi momenti in cui uno cerca di ritrovare se stesso oppure prova a rintracciare i vecchi amici o i vecchi compagni di scuola o i vecchi colleghi dell'università e dei primi anni di (pseudo) lavoro.
Perchè lo facciamo? Ognuno di noi ha una risposta tutta sua. Ho rivisto tante persone in queste ultime occasioni e le ho riviste piacevolmente, ma ho fatto la figura del solito "rompi" quando ho chiesto perchè ci faccia piacere rivederci, anche dopo molti anni, anche dopo molte e non sempre piacevoli avventure. Però ne ho ricevute diverse, di risposte. La più comune è stata "l'amicizia che ci lega". In realtà con molti non c'è mai stata vera amicizia, anche se i rapporti sono sempre stati cordiali e, spero, leali. Ho deciso di lasciare perdere le analisi, i commenti e le spiegazioni, avrei solo confermato di perseverare in quella che era la mia fama e, oramai, ho deciso anch'io che forse è meglio vivere di quella gioiosa spontaneità che di volta in volta si ritrova insieme con i "vecchi amici".
Mi sorge un dubbio: non sarà che il rivedere gente che appartiene, in fondo, al nostro passato ci fà restare in qualche modo più eternamente giovani?
Ci sarebbe anche un'ultima considerazione: chissà perchè si finisce sempre a tavola, come minimo davanti a una pizza. E questo è un altro lato piacevole di tutta la faccenda...

sabato 20 agosto 2005

Qualche parola in più

Oggi ho fatto un giro per la mia città, ovviamente a metà strada ho beccato il temporale e non c'era neanche un balcone per ripararmi... Poco male, mi è sempre piaciuta la pioggia in estate. Non ho particolari problemi di salute e le gocce d'acqua che ti cadono sul viso, a volte, sono anche piacevoli. In tutto questo passeggiare, complice la pioggia, tornavo indietro nel tempo, purtroppo solo con la mente. Ripensavo alle scelte fatte, che probabilmente rifarei allo stesso modo. Non è possibile cambiare il passato e il senno di poi, pur essendo una gran bella cosa, è appunto di POI. Rimpiango invece le parole che non ho detto, che non ho detto soprattutto alle persone a cui non avrei avuto più la possibilità di dirle, per un motivo o per un altro. Ma tant'è, forse il bello, e allo stesso tempo il brutto, di questa vita che rincorriamo e che ci rincorre giornalmente è anche questo. Cambia continuamente, come il tempo in una giornata di fine agosto, che parte serena, si rabbuia nel pomeriggio, ma spesso ci regala una sera tiepida e calma, di fronte alla visione di un mare che propone immagini fantastiche e possibili, anche se lontane e, forse (ma non lo sappiamo mai) irraggiungibili...

domenica 14 agosto 2005

Un inizio concreto?

Perchè questo blog e, soprattutto, perchè questo titolo?
Forse qualcuno potrà intuirlo, ma in realtà questo luogo esiste ed esisterà solamente per i fatti e i ricordi che mi verranno in mente volta per volta. Quindi sicuramente succederà che passeranno settimane e/o mesi tra un post e l'altro, sperando di non annoiare troppo l'incauto lettore...

Basta così, per ora. Magari mi farò di nuovo vivo quando avrò idee o momenti o cose da raccontare o da buttare via.